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Arriva il momento che diventa necessario ricordare chi non c’è più

Eccomi qua a scrivere, di vita e nuovamente di morte. Il quotidiano ci costringe a correre, a pensare ai molti impegni, alle cose da risolvere. Forse saró un po´ ripetitiva, ma pensando all’anno appena terminato, a parte la mia vita totalmente scombussolata, il mondo continua a girare allo stesso modo.

Una ragazza di 18 anni con anemia falciforme é rimasta incinta; sapeva benissimo i rischi che correva, ha cercato di abortire bevendo chissá quale intruglio, ma senza risultato.
20 giorni in ospedale, il bambino é nato, ma sono morti entrambi. È stato devastante entrare in quella casa e vedere le due bare. Cosa é successo veramente? E chi lo saprá mai! Sua madre racconta una versione dei fatti, chi di dovere sa come tirarsi fuori dalle responsabilitá e nessuno cercherá di capire la veritá; semplicemente é un altro povero che é morto, tutto qui.

E così F., incinta del terzo figlio, che é morto..perché? Ognuno dice la sua, ognuno si giustifica come puó e se parli con chi di dovere la colpa é sempre del popolo.
Un altro bimbo morto, un´altra donna che soffre, povertá e tanta rassegnazione.

E poi c´é la mia Kethilyn che non ce l´ha fatta, anche lei é volata via. Lí a Mogi das Cruzes (San Paolo), dove la mia esperienza in Brasile ha avuto inizio; il diabete é apparso 7 anni fa. Dopo che le hanno ucciso sua madre: Vanessa, perché é cosi che si chiamava, l´8 marzo 2013 é stata uccisa con una coltellata alla gola, mentre Il figlio piú piccolo di 4 anni era tra le sue braccia e Kethilyn stava dormento, una colpa difficile da cancellare. Lei ci ha provato a rifarsi una vita, anche lei é diventata mamma, ma non sempre le cose vanno nel verso giusto e quel diabete emozionale tanto difficile da accettare e con cui convivere, l´ha uccisa.

Gustavo, una di quelle vite segnate da sempre, di quelle vite che tutti sono bravi a giudicare, perché li ho letti i commenti su internet: “ I poliziotti hanno fatto bene, un delinquente in meno”. Gustavo era entrato in una casa con un suo amico per rubare, la polizia lo ha ucciso.
Capelli biondi, occhi castani e uno sguardo perso; una frase “Con un padre omicida e una madre puttana, drogarmi mi aiuta a dimenticare”; aveva 12 anni quando l´ho visto l´ultima volta nel 2009, ma le notizie sulla sua vita, su quello che faceva le ho sempre avute dalla sua famiglia.
Persone a cui ho voluto bene, che non ce l´hanno fatta, per le quali bisogna trovare un momento per piangerle, pregare per loro e sperare che abbiano trovato la pace, tanto attesa e tanto meritata, in qualsiasi posto oggi si trovino, perché qui sulla terra non sono riuscite ad averla.

Un saluto anche a te, Carmela, nonna adottiva del mio paese di origine, che amava chiacchierare, sempre preoccupata dei suoi nipoti e di noi, suoi nipoti adottivi; sapeva delle diffcoltá che affrontavamo lontani da casa e con il suo preoccuparsi, sapeva lasciare sempre parole piene di gioia.

Quando ho iniziato a scrivere, pensavo di parlare anche della vita, della gioia dell´attesa e delle emozioni che si provano, dei cambiamenti, pensavo di parlare di me.
È arrivato un nuovo anno, sono stata in Italia, qui a Nova Redenção gennaio é trascorso nei migliore dei modi, commemorando il patrono San Sebastiano e con la pioggia che grazie a Dio ha rinvigorato la terra e gli animi di tutti. Ci stiamo preparando all´inizio di un nuovo anno scolastico e di attivitá, in parrocchia abbiamo cambiato parroco e questo significa tempo di adattamento .
Non ci si ferma mai, ma arriva un momento che diventa necessário ricordare chi non c´é piú.
Non piangere qualcuno volato via, non dirgli addio per l´ultima volta é difficile perché non sempre ci permette di elaborare il lutto, credere che quella persona non c´é piú non é cosi automatico e facile.
Forse queste mie parole di oggi mi aiuteranno a farlo, nel frattempo vivo i cambiamenti che avvengono dentro di me e il dono della vita che stravolge tutto.

Vanessa
Nova Redençao, 20 Febbraio 2020

Un saluto e gli auguri da Ruy Barbosa

Ruy Barbosa, 22/12/2019

IV domenica di Avvento

Carissimi tutti,

è da tempo che non scriviamo, ma adesso vogliamo raggiungervi tutti per fare i nostri più sinceri auguri di Buon Natale e Buon Anno 2020!

Qui è estate, la temperatura supera i 30 gradi ed è tempo di vacanze estive. Il Natale è un po’ diverso da come si vive in Italia…

Ringraziamo il Signore per questo anno, in cui ci ha donato di camminare come Casa in questa Chiesa, in questa parrocchia. Abbiamo camminato con il Consiglio di Casa, che continua a trovarsi circa tutti i mesi, abbiamo camminato con gli ausiliari facendo un primo anno di formazione per ricevere il Crocifisso, e abbiamo vissuto due giornate di Spiritualità, una in aprile e l’altra in I dicembre, aperte a tutta la Diocesi, per fa conoscere la Casa e la spiritualità delle Tre Mense. Abbiamo visto persone nuove arrivare per conoscerci e qualcuno prendersi un qualche impegno nella vita di Casa. Ringraziamo per le giovani che sono state o sono qui: Leidiane, che ha vissuto un’esperienza di leva di otto mesi, Gleide che ha terminato in maggio un tempo lungo passato qui in Casa, e Isabela che ha iniziato la leva in ottobre per un anno.

Ringraziamo per le visite dall’Italia: d. Filippo con Sara, sr Katia con Fabio, d. Pietro Adani con Stefano “il pagliaccio”, sr. Antonella con Elisa, e per il mese che Giada ha passato qui con noi!

In questo anno abbiamo salutato d. Gabriele Burani, che è tornato in Italia per partire per il nuovo fronte missionario in Amazzonia, e d. Luca Grassi, adesso parroco in centro a Reggio Emilia.

Abbiamo avuto varie visite di preti reggiani che sono stati missionari qui e che sono venuti a “matar a saudade” (“ammazzare la nostalgia”): d. Gigione che ha accompagnato il campo estivo del Centro Missionario Diocesano, d. Gabriele Carlotti in partenza per l’Amazzonia, e la scorsa settimana d. Luca Grassi con d. Riccardo Cammellini, che erano stato invitati per la festa dell’Immacolata, nella parrocchia dove era d. Luca, e d. Gabriele Burani, che è venuto dall’Amazzonia per l’Ordinazione sacerdotale di Fred, un ragazzo della parrocchia di Ipirà, dove lui era parroco.

E’ stato anche un anno particolare per la nostra Diocesi di Ruy Barbosa, che ha festeggiato i suoi 60 anni di vita, insieme ai 25 anni di episcopato del nostro Vescovo dom André. L’evento diocesano con cui si è festeggiato tutto ciò è stata il Pellegrinaggio Vocazionale il 25 agosto in un paesino qui vicino, Alagoas.

In maggio sono stati ordinati diaconi Claudio e Fred, che in questo mese di dicembre sono stati ordinati sacerdoti, Claudio il 7 dicembre nella sua parrocchia di Miguel Calmon e Fred il 21 a Ipirà.

Entrambi hanno scelto di celebrare, dopo la prima Messa nelle loro parrocchie di origine, la seconda Messa qui alla Casa della Carità: Claudio è venuto il 10 dicembre, nel triduo della festa di s. Lucia, patrona della nostra comunità, e Fred verrà a celebrare la Messa del giorno di Natale. Per noi è una grande gioia!

Vi chiediamo una preghiera per il Brasile, questo grande e bellissimo Paese in cui i poveri aumentano, come aumenta la violenza, ci sono tante ingiustizie e la natura è tante volte devastata.

Che Gesù che viene povero tra i poveri possa donare a ogni uomo e ogni donna uno sguardo di speranza e fiducia!

 

Buon Natale a tutti e Buon Anno Nuovo!

 

Enzo Bertani con i giovani della sua scuola

Auguri da Enzo Bertani da Utinga

Utinga-Bahia- Brasil 09-12-2019

Carissimi amici!

Vengo con questa lettera per farvi i miei auguri di BUON NATALE e un felice ANNO NUOVO.

Grazie a voi e alla vostra generosità il progetto (Não Sei Mas Quero – non so ma desidero sapere) termina le sue attività del 2019 il 13 dicembre e festeggia i 20 anni di esistenza.

Iniziammo il 04 gennaio del 2000 nei locale della parrochia di Utinga; è stato un cammino a volte difficile ma sereno e costruttivo.

La provvidenza di Dio tramite la vostra generosità e attenzione ci ha permesso di camminare con tanti giovani e adolescenti, dagli 8 ai 13 anni, aiutandoli a crescere sereni, nell’amicizia, rispetto e nella condivisione, proponendo oltre allo sport, musica e teatro, attività semi-professionalizzanti che possono aiutarli a entrare nel mondo del lavoro, fortificati soprattutto dai valori cristiani e umani che la buona notizia di Gesù ha seminato nei loro cuori. I ragazzi provengono da famiglie disagiate, spesso monoparentali, senza lavoro stabile, e spesso sono affidati a zii o nonni. Alcuni sono stati vittime di abusi e violenze anche in famiglia, ma scoprono che attraverso le attività artistiche, culturali e manuali delle officine di artigianato hanno grandi possibilità, capacità, creatività e talento.

Vi scrivo proprio per esortarvi a continuare a contribuire a sostenerci nella lotta al degrado sociale che spesso imprigiona o seduce questi giovani.

Collaborare per la diminuizione della violenza contro i ragazzi nella realtà di Utinga è un altro obiettivo che ci prefissiamo insieme alla educazione sui diritti – doveri.

Grazie, davvero di cuore!

Che la pace che Gesù è venuto a portare sulla terra sia sempre con voi e le vostre famiglie.

Un Grande abbraccio

Enzo Bertani

Lettera di Natale di Padre Gianchi

Jandira 15/12/2019

Carissime amiche e carissimi amici,

Sono qui di nuovo per augurarvi con tutto il cuore un Buon Natale; è una scusa in pratica perché quello che mi interessa soprattutto è mantenere questo contatto, questo dialogo, questo ponte che ci unisce. Fa bene a me prima di tutto perché unito a voi non mi sento solo. Unito a voi il discorso della presenza qui non è una questione individuale, ma rappresenta anche un gesto di convivenza con la gente, assieme a voi, specialmente con i più poveri. Ci sono tante forme di dedicarsi ai più poveri, però ognuno segue un po’ quello che si sente e soprattutto dove la storia lo porta, perché ognuno di noi è una Bibbia Sacra, in cui si rivela la presenza di un Dio che ti ama e ti libera da tante oppressioni.

La situazione qua in Brasile è una situazione un po’ anomala. Nessuno avrebbe pensato un governo che abbiamo oggi. Infatti l’estrema destra sta comandando, ingoiandosi anche la destra e il grande centro dei parlamentari. È vero che la sinistra mantiene ancora una certa unità, ma tutto ciò che la sinistra fa o dice è sistematicamente ignorato dai mass media per cui per la gente l’unico che fa qualcosa in Brasile è proprio Bolsonaro. E per di più Bolsonaro non ha una linea politica definita, lui segue delle idee che gli sembrano opportune: quando era in campagna elettorale, quando era all’inizio, se la prendeva con la Cina, con i cinesi, con il governo Lula che faceva alleanze con la Cina. Adesso è andato in Cina, ha stretto rapporti commerciali a tutto spiano, ha dichiarato che il futuro del Brasile è la Cina, adesso la carne viene esportata in Cina e tante altre cose, specialmente quelle di agricoltura. Non so se ancora possiamo chiamarla agricoltura perché è tutto a base di agro tossici, di prodotti chimici e di veleni, perché l’agricoltura ormai esiste solo in piccole esperienze di qualche contadino o di qualche associazione.

E quindi adesso per esempio il prezzo della carne è quasi raddoppiato perché devono esportare in Cina. La gente che mangiava carne anche a un prezzo economico, per questo Natale tirerà un po’ la cinghia, per la carne. Anzi mangerà più uova, perché 40 uova vengono a costare 10 reais (2 euro), ma proprio portate davanti alla porta. Se la Cina comincerà a comprare anche le uova o l’Europa o altri mercati, allora le uova aumenteranno di prezzo. Insomma per il momento facciamo la festa dell’uovo, Natale con l’uovo, perché per lo meno è il prodotto più economico. Chi ne fa le spese è soprattutto la politica pubblica, la scuola, l’insegnamento, la politica intesa come il bene della gente, il bene del Popolo, questo viene proprio calpestato in continuazione. Non c’è più una linea politica, è una linea bolsonarista quindi l’educazione si farà in base a quello che Bolsonaro pensa… se l’università fa troppa confusione, gli studenti protestano quindi togliamo gli aiuti all’università. Le scuole spendono troppo, i maestri o professori fanno sciopero, quindi tagliamo là tagliamo quà e va avanti così.  

Minha casa minha vida” è un programma per cui la gente riusciva a costruirsi la casa con l’aiuto del Governo. E’ stato il modo con cui siamo riusciti a fare la Comuna Urbana a partire dalla favela, 128 case comprando il terreno e tutto il materiale dato dal governo; noi abbiamo messo la mano d’opera e abbiamo fatto un quartiere. Adesso è tutto tagliato, l’aiuto ai più poveri lo stanno riducendo al minimo. E noi sentiamo le spese anche con i bambini, perché ci sono meno aiuti per la loro educazione. Il Comune ci ha già tolto un asilo e quindi stiamo tentando di costruire al John Caneparo, sotto la chiesa di San Francesco, e ad Analandia per recuperare 2-3 sale per i bambini. Così anche se il Comune chiude un asilo noi continuiamo ad avere la capacità di accogliere sempre lo stesso numero di bambini, quindi più o meno quel migliaio di bambini continueremo ad accoglierlo. Invece di avere 6 asili l’anno prossimo ne avremo 5, però il numero di bambini accolti sarà sempre lo stesso. Quindi sono tentativi che facciamo per mantenere a denti stretti questo lavoro con i bambini della periferia, con i bambini dei più poveri perché gli asili al centro città sono ben messi, ben situati e la gente va là e paga e quindi sono ben tenuti. Noi come Caritas continuiamo il nostro impegno non soltanto con gli asili ma anche in un certo discorso di artigianato sociale ecc.

Oltre a questo discorso di accoglienza ai bambini dai 2 anni ai 13 anni, noi cerchiamo di aprire spazi per preparare i giovani e le persone in generale al lavoro. Una specialità. Quello che sta funzionando già da due anni è il corso di taglio e cucito, i cui alunni sono già arrivati anche ad avere un secondo modulo, in cui imparano anche a fare i disegni e tagliare la stoffa a seconda di ciò che vogliono produrre. Quindi un discorso abbastanza tecnico e abbiamo della gente molto brava.

L’altro discorso che portiamo avanti è la Padaria. In questo mercato tutti i pani vengono da fuori città, con i camion pieni di pani congelati che sono distribuiti nelle varie panetterie o bar.. quindi i pani sono scaldati anche nel microonde e venduti. Noi abbiamo la produzione propria, in casa, resistiamo ancora su questa linea. I nostri bambini mangiano tutti i giorni il nostro pane, due volte nostro, perché è del Signore, frutto della Provvidenza, ed è anche fatto da noi. Quest’anno non siamo riusciti ad organizzare dei corsi di panificazione per tanti problemi che abbiamo avuto, però rimane sempre per il prossimo anno aperta questa possibilità di usare la panetteria anche come scuola di pane, di pasta, di cucina insomma.

Quest’anno abbiamo avuto anche l’iniziativa del medico negli asili. Abbiamo avuto la possibilità di invitare una Dottoressa cubana che è entrata in Brasile con un progetto di Lula e Cuba per avere in Brasile più medici specialmente nelle zone più abbandonate. Con Bolsonaro, questo progetto è stato interrotto e i medici hanno dovuto tornare a Cuba. Questa Dottoressa, che già aveva una famiglia, il marito qui, ha tentato di rimanere qui. Adesso sta convalidando il suo diploma in medicina, la sua laurea, che naturalmente quella di Cuba qui non è considerata, e nel mezzo a questo tempo lei fa assistenza domiciliare e con noi fa proprio un’assistenza degli asili quindi sono 1000 bambini che lei segue, ha fatto un programma di prevenzione, ha pesato tutti i bambini, ha fatto l’analisi di ogni bambino, i problemi, i non problemi, le riunioni con i genitori insomma.. e poi è anche a disposizione degli stessi genitori, che vanno là e chiedono consiglio. Io sono uno dei clienti perché tutte le mie magagne di salute le confido a lei e lei mi dà il suo suggerimento. E’ importante avere un medico che guardi la persona nel suo insieme, con tutti i problemi, perché quando vado dal cardiologo lui guarda il cuore, quando vado dal nefrologo guarda i reni, dermatologo guarda la pelle, però uno sguardo d’insieme ce l’ho solo da lei che è molto brava.

Quindi sta facendo questo lavoro, ha identificato i bambini denutriti quindi magri e super-magri, si vede nelle famiglie cosa mangiano, eventualmente si fa in modo che mangino di più all’asilo. Poi abbiamo anche un problema di sovrappeso. E non è perché i bambini mangino molto, è perché mangiano male: ormai tutti i prodotti del supermercato sono entrati nella dieta dei bambini.. le bibite, il guaranà, l’aranciata tutte quelle invenzioni a base di gas, zuccheri, conservanti ecc quindi tutte cose artificiali e che veramente fanno male, sia al corpo, come peso, e poi ci sono già casi di diabete. Ma non sono solo le bibite, ci sono tutti questi pacchettini di dolcetti, di cose salate, le patatine fritte sono le più oneste perché c’è qualcosa di naturale dentro, però è tutto un imbroglio di cui il bambino va matto. Ad esempio il miojo, questi spaghetti prè preparati in una bustina.. anche la bambina qui di casa di 6 anni si fa il miojo da sola, scaldandosi l’acqua e mettendoci dentro questo intruglio e lo preferisce agli spaghetti alla pommarola!! Quando li faccio lei chiede “ma non c’è un miojo?” Eh pazienza, adesso vediamo anche lì di portare avanti questa contro-cultura, la cultura dominante è questa di pubblicità, in cui ormai i bambini sono i più accessibili, sono direttamente colpiti; adesso cerchiamo di fare anche qualcosa.. coscientizzare attraverso i nostri orti, vedere le piante, piantare l’insalata, metterci l’acqua e poi vedere come cresce e via di seguito. E’ un progetto molto bello, un progetto ambientale a cui al bambino si spiega fin dall’inizio il pericolo che il pianeta Terra sta correndo a causa di questi prodotti agro tossici, questi prodotti chimici, veleni ecc, le plastiche, i sacchetti, le bottiglie… valorizzare l’organico per fare compostaggio e quindi sostenere l’orto con questo compostaggio.. insomma si cerca di avere una unità tra la dottoressa, la nutrizionista e l’agronoma (c’è questa tecnica in agronomia che fa queste lezioni di ecologia e gestisce gli orti, coinvolgendo i bambini).

La famosa Casa Vermelha, o casa rossa, che era la casa padronale dove abbiamo costruito le 128 case. Abbiamo tenuto questa casa di ricordo e siamo riusciti a riscattarla perché c’era una famiglia dentro. C’è stata una certa difficoltà perché non si poteva ovviamente cacciarli via e quindi siamo riusciti a comprare un’altra casa per loro e liberare questa, sempre con il vostro aiuto. Adesso l’abbiamo messa a posto, dal tetto che ormai era da rifare e la struttura interna con una cucina. Abbiamo anche ricevuto delle sedie universitarie donate per fare lezione; è tutto pronto però il progetto “Giovane Apprendista” deve ancora cominciare. Con queste faccende politiche, tagli di quà tagli di là, questo progetto è diventato più difficile, più burocratico e stiamo cercando di sbrogliare la matassa per avere anche noi a questo corso. Comunque sembra che sia questione di poco tempo. In questi giorni qualcuno di noi andrà a Brasilia a ritirare il documento di approvazione del Governo Federale. Ad ogni modo gli incontri, le riunioni le facciamo là, e c’è l’iniziativa di un corso di alfabetizzazione, c’è la capoeira, insomma ci sono tanti progetti che speriamo di poter aggiungere in questa Casa Rossa (rossa per il colore originale). Insomma diciamo c’è molta speranza.. il sogno è sempre presente, non abbiamo perso la capacità di sognare. Ecco questa penso sia l’ultima cosa che si riesca a togliere a un uomo: la speranza, la speranza finisce solo in Cielo, solo nel Paradiso, dove si vivrà l’Amore Totale.

Allora io vi auguro un Buon Natale, sono veramente contento di festeggiare questo Natale, anche con un gustino di più perché come voi sapete ho avuto delle difficoltà con i parroci qui che mi hanno succeduto, però è tutto passato. Sono arrivati nuovi parroci, attualmente i rapporti sono ottimi e direi che nonostante divergenze teologiche (cioè oggi come oggi c’è la Chiesa di Papa Francesco e c’è la Chiesa di Giovanni Paolo.. sono tutti Santi però sono due linee diverse), io vedo che c’è la possibilità di fare un dialogo e quindi aiutarli nella misura in cui posso, dal punto di vista celebrativo, sacramentale e anche dal punto di vista pastorale. Loro si sono aperti a questo dialogo e hanno avuto l’iniziativa di chiamarmi. Il prossimo anno, con l’accordo del Vescovo, già stabilito, avrò la nomina di Vigario, o Viceparroco, delle due Parrocchie, dei due parroci, quindi farò un po’ il nonno che va ad aiutare da una parte e dall’altra. Io sono molto contento di mettermi a disposizione di queste due Parrocchie, che sono nate grazie al nostro lavoro iniziale (la Parrocchia San Francesco e la Parrocchia della Madonna di Fatima). Potrò quindi mantenere questa dimensione di presenza ecclesiale che per me è molto importante. Fa parte della mia vita, della mia vocazione, e sono qui anche per questo.

E’ Natale, pieno di luci.. scintillante, di gente che corre per comprare e vendere. A me piace pensare al Natale cercando di pensare in concreto alla vita quotidiana di Maria di Nazareth. La penso come una giovane ragazza bruna dagli occhi e capelli neri (né bionda né bianca!). Là, all’unica fonte d’acqua del villaggio, fatto di tante grotte scavate nelle pendici della collina di roccia calcarea. Lei con sulla testa un’anfora di quindici/venti litri d’acqua, salendo sul sentiero che passa davanti alla sua abitazione, cioè una grotta. E’ lì, che Lei incontra l’Angelo Gabriele; è lì, che Lei si incontra con Dio; è lì, con il suo “fiat”, con il suo “sì” al progetto di Vita e Vita Piena, per tutti… che diventa feconda, gravida di Gesù, opera dello Spirito Santo, come un pezzo di pane, spezzato, Corpo di Cristo, dato per la salvezza di tutta l’umanità.

A pensare bene, Natale è la scintilla che innesca il progetto di una Nuova Creazione, di Cieli Nuovi e una Nuova Terra. È il Re del Cielo che viene in una grotta. Il suo Regno infatti non è di questo mondo: vive in questo mondo ma ci assicura, con la sua Morte e Risurrezione che un altro mondo è possibile.. fatto di pace, giustizia, fraternità, fatto di gente che spezza la propria vita e feconda la terra con il suo sudore e il suo sangue.

Natale non ci chiama a consumare cose, ma a generare Vita, Solidarietà, “pontefici” di un nuovo dialogo fra i popoli. In questo mondo i poveri si siedono al primo posto e i bambini, strappati alla morte precoce, di malattie e di fame, dai recinti spinati dei profughi, giocano con gli animali sopravvissuti all’incendio e alla distruzione delle foreste.

Natale è essere Greta, giovane voce che difende il Pianeta e feconda di speranza un futuro possibile. Natale siamo noi, che insieme crediamo ai valori del Vangelo di questo Bambino avvolto in fasce su una greppia. E con tutti i mille bambini della Caritas di Jandira, tutti i giorni accolti nei nostri asili, piccolo mondo possibile, grazie alla vostra amicizia e solidarietà. E assieme a loro (sentite come gridano?!) vi gridiamo auguri di Buon Natale, fecondo di Dio e di Vita. Grazie a tutti, e come tanti pastori, incontriamoci alla culla del Bambino Gesù!

Un abbraccio grande a tutti!                                                                                                                    

Padre Gianchi

Celebrazione della Vita con la Pastorale del bambini

La libertà che intendo io

Senso di impotenza: credo sia questo lo stato d’animo che più mi ha accompagnato in questi mesi.

Un’adolescente, situazione familiare abbastanza complicata, qualche anno fa è stata stuprata da qualcuno di cui avrebbe dovuto fidarsi, un sorriso magnifico. Io non la ricordavo, ma lei si ricordava di me; l’anno scorso ho accompagnato durante la gravidanza sua sorella, che dopo il parto si è trasferita in un altro paese. Un po’ di mesi fa ero andata a casa sua per informarmi sulla piccolina e ad accogliermi ho trovato S., bellissima e gentilissima, mi ha parlato di sua sorella e della nipotina, mi ha detto che sarebbero tornate a vivere qui in paese; e mentre ero sulla porta per salutarla mi ha detto con il suo sorriso migliore: <<Sono incinta!>>. Sono rientrata in casa, mi sono riseduta e abbiamo iniziato a parlare di lei, di come stava e che per qualsiasi cosa avrebbe potuto contare su di me.

Era seguita dai medici, aveva fatto gli esami necessari, ma non ci ha pensato che a 7 mesi di gestazione il piccolo sarebbe potuto nascere; quando è arrivata alla guardia medica il bimbo è nato lì e d’urgenza l’hanno portato all’ospedale più vicino con un reparto neonatale, 5 ore di strada; è arrivato vivo, ma dopo qualche ora non ce l’ha fatta.

Collera, la mia, tanta… a chi dare colpa? A lei che ha aspettato troppo prima di andare dal medico, all’ospedale troppo lontano, a chi era in ambulanza con lei che non ha fatto del suo meglio.

Lei è tornata a casa, con il suo sorriso magnifico ancora sulle labbra e con un’altra esperienza di vita che la farà crescere ancora un pò.

Tappeto fatto per il Corspus Christi

Tappeto fatto per il Corspus Christi

È una società egoista quella in cui viviamo, dove la cosa più difficile da fare è mettersi nei panni dell’altro.

Il Brasile ormai non è più considerato un “Paese del terzo mondo”, ma in realtà questo poco importa, dove c’è tanta povertà c’è sempre qualcuno che si approfitta della situazione, dove i giochi politici hanno sempre più importanza delle persone, dove gli ultimi saranno sempre marginalizzati o giudicati.

Spesso capita di sentir dire di lasciar perdere, a causa dell’ingratitudine, del menefreghismo, della mancanza di attitudine a volere il cambiamento. Ed è vero, capita che mamme che chiedono del cibo, le incontri a bere birra; che dopo aver insistito per abbreviare i tempi per fare un esame medico, la persona interessata non si presenti; si, ci sono state volte in cui mi sono sentita dire: <<Hai visto, hai fatto tanto per lei, a cosa è servito?!>>

M. è un ragazzino di 12 anni, un padre alcolizzato e una madre a cui non interessa nulla, ormai le insegnanti chiamano me quando c’è qualche problema a scuola. Lui ci prova, ma non è così facile. In questi giorni di festa (nel nord est del Brasile la commemorazione di San Giovanni è un evento culturale, è un pò come il nostro Natale, per la forma in cui è sentito e vissuto) tutte le scuole hanno presentato balli tipici di quest’epoca; 

Incontro settimanale con la pastorale giovanile

Incontro settimanale con la pastorale giovanile

M. ha voluto partecipare, le insegnanti hanno creduto in lui, è cambiato, è migliorato e oltre ad essere un bravo ballerino, ha smesso di uscire dall’aula ogni 10 minuti. Io ci spero, ci credo, anche le insegnanti ci stanno credendo e spero che ci possa credere anche lui. Con sua madre ho smesso di provarci, lei non cambierà e non ha neanche voglia.

I giorni passano, in Brasile come in Italia, lo scorrere del tempo, la quotidianità fanno parte della vita; dall’ultima volta che ho scritto: ho compiuto 30 anni; sono riuscita a vedere 2 giorni il mare; B. (una bimba con disabilità che ho conosciuto poco dopo essere arrivata qui) si è battezzata; con i giovani della parrocchia abbiamo fatto, come da tradizione, il tappeto per il giorno di Corpus Christi; c’è stata la visita di don Pietro e Stefano. E stiamo già organizzando la missione marista, ci stiamo preparando all’avvio di una nuova pastorale che si occupa di ogni forma di dipendenza, e potrei continuare ancora.

Tutti i giorni siamo in movimento, facciamo tanto, ma poi succedono cose, ci facciamo coinvolgere, alcune persone ci entrano dentro e non sempre è facile accettare quanto noi uomini siamo cattivi gli uni con gli altri.

E così, insieme al senso di impotenza, ci sono queste parole che rimbombano nella mia testa, così attuali e così piene di verità:

“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io.”

Sandro Pertini

Vanessa

Nova Redenção , 28/06/19

Incontro francescano in parrocchia

Incontro francescano in parrocchia

Ultime settimane a Ipirà

Ipirá – Bahia 7  maggio 2019

Carissimi, sono ormai giunto alle ultime settimane di servizio a Ipirá, e anche verso la conclusione di una tradizione di molti anni di preti reggiani a Ipirá: dal 1980 don Riccardo Camellini, don Piero Medici, don Paolo Cugini, don Antonio Davoli, don Vittorio Trevisi, don Mario Gazzotti,  don Marco Ferrari. Domenica 12 maggio don Roque ( che é giá qui a Ipirá) inizierá come parroco, un prete nato e cresciuto nella diocesi di Ruy Barbosa, con la formazione nel nostro seminário,  e questa é una conquista positiva.
Significativo per me il mese di formazione a Manaus, per i missionari che andranno a lavorare in Amazzonia; un mondo nuovo, ben diverso dalla regione del semi-arido,  interno della Bahia, dove sto atualmente vivendo.
Di ritorno da Manaus, la attivitá in parrocchia durante la quaresima e ora il tempo Pasquale. La parrocchia di Ipirá é grande e le attivitá non mancano, a partire dalla vita ordinária delle 92 comunitá sparse nel território parrocchiale, la organizzazione della Pastorale Familiare, della Catechesi, delle equipes di Liturgia ecc….  
Oltre a seguire  il percorso ordinário delle comunitá ( alcune piccole, con poche famiglie, altre con 2-3 mila abitanti), ho cercato di fare il possibile per la formazione dei laici. Questa la preoccupazione per me costante in questi anni di Ipirá.  Vincere il clericalismo e accompagnare i laici nella formazione cristiana (e quindi alla lbertá e disponibilitá ad assumere responsabilitá).

Ragazzi e Giovani

Nei limiti di tempo, ho fatto il possibile per radunare i giovani nel contesto di vita parrocchiale; una sfida assai difficile qui da noi, dove la chiesa cattolica é diventata marginale e non é piú (non saprei se lo é stato in passato) un punto forte di riferimento. Manca il lavoro e lo studio é carente, e molti giovani  vanno in altre cittá per uno studio piú qualificato e per cercare lavoro; di conseguenza non abbiamo una presenza perseverante nei gruppi di giovani, ben difficile dare continuitá alla formazione. Una soddisfazione é che sto seguendo gruppetti di giovani in comunitá nuove, che si stanno formando ora; giovani che non hanno mai partecipato alla vita ecclesiale, mai partecipato alla catechesi, in maggioranza non battezzati  e che poi ho battezzato; alcuni  si stanno preparando per il sacramento della Confermazione; ho proposto loro ritiri spirituali e hanno partecipato con disponibilitá ( per loro era tutto nuovo e certamente faticoso!) e sempre chiedono: quando sará il prossimo?  Abbiamo fatto vari ritiri ( negli ultimi due anni, quando ho raggiunto una mínima capacitá di predicare um ritiro) con 30 – 50-70 giovani aprendo uma prospettiva bella per il futuro.
Abbiamo anche creato um gruppo con adolescenti, “ Espalhando sorrisos”, con l’idea di andare nei quartieri o villaggi dove ci sono bambini in situazioni piú carenti, e organizzare un giorno di gioco, canto, preghiera, amicizia…. Una esperienza di missionarietá da parte degli adolescenti che spero abbia continuitá nel futuro ; gli adolescenti sono fragili, ma anche ben determinati quando riconoscono un valore a certe attivitá.    
La esperienza di “ Dançar à vida” , iniziata da don Marco in due quartieri poveri e socialmente disagiati sta continuando e abbiamo molte richieste da parte delle famiglie.  Siamo in una situazione delicata perché fino ad ora il progetto é andato avanti soprattutto con aiuti dalla Chiesa reggiana, in attesa che la amministrazione locale potesse assumere almeno lo stipendio degli educatori. Purtroppo la situazione del município é molto confusa e non saprei dire che aiuti arriveranno…. spero che la amministrazione locale non abbandoni queste famiglie, sarebbe una grave perdita educativa.

Caritas parrocchiale

Una esperienza di questi ultimi giorni é stata quella di  un primo ritiro spirituale con le famiglie che la nostra Caritas parrocchiale aiuta con generi alimentari, visite mediche, vestiti ecc… come nelle parrocchie reggiane. Non vorremmo solo fermarci ad un puro assistenzialismo ma aiutare un processo di formazione:  stiamo proponendo corsi di disegno, taglio e cucito, cucina, oltre a un gruppo per sostegno psicológico, e, a fine maggio un breve corso per dare inizio agli Alcolisti Anonimi. Sono perlopiú famiglie che non entrano in chiesa, non frequentano le comunitá e per questo la nostra proposta di ritiro spirituale e il desiderio di accompagnare anche nel cammino di fede. Non sono venuti in molti, ( é una novitá per i nostri poveri uma  proposta di questo tipo)  ma qualcuno é arrivato, sono rimasti contenti della giornata, ed é anche questo um buon seme per il futuro.

Scuola di Teologia

Una attivitá a cui tengo molto e che mi dá gioia é la nostra piccola Scuola di Teologia. Siamo al secondo anno ( un venerdí – sabato e domenica al mese), il gruppo dello scorso anno sta continuando e abbiamo formato uma nuova classe questo anno, con trenta nuovi ‘studenti’, alcuni dalle parrocchie vicine che hanno chiesto di partecipare ( “vicine” é un concetto relativo: 45 Km Pintadas, 150 km Bonito…).   Nell’ultima lezione ho fatto una introduzione alla cristologia, presentando  il Gesú storico e anche – brevemente- i primi concili.  Con persone che non hanno mai letto di concili o cristologia, conversavo su arianesimo, omo-ousios, monofisismo, modalismo, subordinazionismo…..  , certo non per creare difficoltá ma per aiutare a comprendere che la nostra fede ha una storia, e che il cristianesimo sempre si pone di fronte alla cultura del tempo, e come é facile cadere in infedeltá teoriche e pratiche al vangelo di Gesú.  E oggi siamo di fronte a sfide simili a quelle della antichitá: annunciare il vangelo di Gesú agli uomini di oggi, alle culture del nostro tempo, rimanendo fedeli alla vera fede.

La Chiesa cattolica in Brasile vive una crisi; in termini numerici siamo passati da piú del 90% di cattolici, negli anni ’60- e ’70, quando abbiamo iniziato la nostra presenza missionaria in Brasile, al 64% del 2010, per scendere – secondo le previsioni-  sotto il 50%  nel 2020.  A Ipirá la frequenza regolare alla vita della chiesa cattolica non so se arriva al 5%. 
 Ma ancor piú grave é la situazione di scarsa influenza del cattolicesimo  nella cultura, negli stili di vita, nella politica, nella scuola, nei valori del popolo brasiliano. Persistono alcune pratiche (chiedere il battesimo, ad esempio) ma quanto entra il Vangelo nel cuore delle persone, nella organizzazione sociale, nella cultura? Basta um predicatore televisivo che grida sciocchezze a far cambiare partecipazione alla  chiesa, basta  um sacco di cemento  o la prenotazione di una operazione chirurgica per votare un candidato sindaco; i politici cattolici sono piú rari degli orsi bianchi in Brasile;   piú di 60.000 omicidi lo scorso anno in Brasile….
   Se non offriamo la possibilitá di una conoscenza piú profonda e corretta dei contenuti di fede, il cattolicesimo in Brasile si scioglie ‘come la neve al sole’.  Per questo la proposta della nostra Scuola di Teologia; non per un diploma in piú nel próprio curriculum, ma apprendere per diffondere gli insegnamenti ricevuti. Accettiamo infatti solo chi ha una vita di comunitá e che si dispone a comunicare agli altri ció che sta imparando.

   Buon tempo Pasquale e … a presto in Italia.   Don Gabriele Burani, Ipirá – Bahia.

Buona Pasqua di fede

Jandira – Pasqua 2019

Carissimi amici e carissime amiche,

Quindici giorni fa ho potuto inginocchiarmi e pregare sul Santo Sepolcro in Gerusalemme. Una mescolanza di fede e di emozioni, di ricordi, di racconti, di storie… mi ha strappato qualche lacrima. Sono uno dei pochi al mondo che crede che quel Gesú, che avevano messo lí dentro con una pietra sopra, è Risorto ed è vivo e presente in tutti noi, specialmente fra i più poveri, scartati e crocifissi.

Proprio così, sono stato nella Terra Santa, grazie ad un amico che mi ha regalato biglietto e permanenza per 7 giorni a Gerusalemme. Un sogno che avevo smesso di sognare… e che si è rivelato al di là delle aspettative.

Sarebbe troppo lungo scrivere qui sui problemi di quelle terre. Sono stato anche in un Kibutz ai confini della Striscia di Gaza. Mi sentivo un po’ a Sarajevo (ma dalla parte contraria!) durante la guerra della Bosnia. Mi ha fatto molto bene percorrere i luoghi e le strade che Gesù ha percorso, i campi di cui Gesù ha parlato nelle sue parabole. La Galilea è bella, la pianura è piena di verde e le colline sono dolci, ricoperte di pascoli recintati da muri di pietra da migliaia di anni.

Pensavo che la grotta fosse solo il luogo della nascita di Gesù a Betlemme (ancora visibile) ma a Nazareth, ora città, ai tempi di Gesù non c’erano case né casettine. Vivevano tutti nelle grotte scavate in questa pietra calcarea che copre la regione. Cioè, Maria, Gesù e Giuseppe vivevano in una caverna. La bottega di Giuseppe era una caverna. Erano i pochi signori che avevano le case con muri di pietra. “Il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” non era un modo di dire, era una realtà. È spontaneo pensare alle Beatitudini come una vita che Gesù ha vissuto, non è “Beati voi poveri”, ma Gesù poteva proprio dire: “Beati noi poveri…”

i bimbi delle scuole di padre GianchiPoi son tornato a casa e la realtà mi ha subito “inondato”! il Tabor con la luce della Trasfigurazione era finito e son cominciati subito i grattacapi, come grandine d’estate.

Un grosso albero (Painera) è caduto sul tetto dell’asilo, sfondando il refettorio e due aule. Grazie a Dio di notte, quando non c’era nessuno.

Il Comune ci ha mandato una multa di 5.000 euro perché al John Caneparo il marciapiede è pieno di immondizie che… i vicini gettano lì di giorno e di notte da decine di anni.

Triste è anche la notizia che la Cooperativa di Riciclaggio, che è situata tra la favela e la sede della Caritas, abbia ricevuto l’ordine di sfratto dal Comune di Itapevi e che ora devono cercarsi un altro luogo dove ristrutturarsi.

Eduardo, uno dei 7 figli della Jaciara, è tornato qui dopo un lungo periodo in prigione e altrettanto sulla strada. Ha depositato qui i suoi “bagagli”, ha mangiato, e poi è partito dicendo: “Più tardi vengo qua a dormire”.

Naturalmente è malato mentale (schizofrenico) ed ha bisogno di un ricovero dove abbia anche un accompagnamento medico. Zezinho, ex consigliere comunale, si è preso l’impegno di andare in Comune, presentare il caso all’Assistenza Sociale, all’Ufficio Sanitario, e anche al Sindaco… ha ricevuto solo dei “no” e risposte come “il Comune non è in grado di assumere questi casi ecc”. Cioè, il sistema sociale è completamente fallito, i problemi sociali non hanno più il diritto di esistere. Per fortuna la madre, Jaciara, è venuta da Rio de Janeiro a prendersi il figlio e portarselo a casa; ma anche lei non ha casa, vive in una stanza prestatale da un’amica…

i bambini degli asili di padre Gianchi a pranzoI nostri asili, sempre con un migliaio di bambini e più di un centinaio di dipendenti, funzionano a pieno ritmo. C’è sempre un problema o l’altro ma la struttura Caritas Jandira e la sua organizzazione riescono a far fronte… GRAZIE agli aiuti che provengono dalla Onlus di Roma, dai Centri Missionari di Reggio Emilia e di Bolzano, GRAZIE a tanti amici che ci sostengono con le varie offerte e con l’impegno dell’adozione a distanza.

Qui in Brasile i poveri aumentano… e noi lo vediamo nei bambini, nei vestiti che indossano, nella fame che hanno, nei pidocchi… siamo in campagna di igiene ma ora abbiamo bambini che arrivano all’asilo con la testa ferita di tanti pidocchi che cadono anche nel piatto quando si inclinano per mangiare.

Secondo i sondaggi di opinione presentati nei giornali e televisioni, il 30% della popolazione brasiliana è a favore di Bolsonaro e il 30% è contro. Significa che una buona fetta di coloro che avevano votato l’attuale governo sono già delusi e speriamo che questo possa significare una presa di coscienza da parte della società. La Campagna di Fraternità della Chiesa presenta quest’anno il tema “Fraternità e Politica Pubblica” e questo significa un’attenzione maggiore ai problemi sociali, in modo particolare una maggiore sensibilità verso i più poveri.

 

A tutti rivolgo i miei auguri di Buona Pasqua, con un abbraccio grande grande.

Guardando l’albero spoglio durante l’inverno siamo sicuri che sarà pieno di fiori in primavera. Crediamo nella vita anche nelle espressioni di oppressione e di morte. Questa Pasqua è una sfida alla nostra capacità di credere nella Risurrezione.

Un abbraccio grande!

Padre Gianchi

un uomo dorme davanti all'altare nella chiesa di Ruy Barbosa

Vanessa e la capacità di mettersi nei panni dell’altro

Sono passati sei anni dalla mia laurea, ma il tema della mia tesi è sempre così attuale e torna ciclicamente nella mia vita e nei miei pensieri: La legge sulla cittadinanza italiana.

Per vivere qui in Brasile a gennaio 2018 ho richiesto un visto di permanenza temporaneo con un anno di validità; e a dicembre dell’anno scorso ho iniziato le pratiche per il rinnovo di un altro anno. Se tutto va bene riuscirò ad avere il documento provvisorio il 27 di marzo, 3 mesi dopo l’inizio della mia richiesta. Per chi non ha mai avuto a che fare con questo tipo di pratiche potrebbe sembrare tutto normale e potrebbe non capirci molto, anche io sinceramente prima di questi mesi ero estranea a parecchie situazioni in cui mi sarei potuta trovare.

Non starò a raccontarvi tutto quello che è successo in queste settimane, ma mi piacerebbe raccontarvi come ho vissuto.

Nei giorni precedenti alla scadenza del visto e senza aver ricevuto ancora una risposta positiva sul rinnovo, tutte le persone a me vicine continuavano a dirmi di stare tranquilla, per quale motivo non mi avrebbero voluto qui in Brasile e una serie di altre frasi di circostanza.

Bene, io so solo che un’amica avvocata qui in paese mi ha aiutata e sta continuando a farlo per cercare di risolvere i miei problemi.  Burocraticamente è tutto così “semplice”, ci sono delle leggi, bisogna saperle e rispettarle; emotivamente è uno schifo.

Il calendario delle attività dell’anno era già pronto, gli impegni già scritti in agenda e io non sapevo cosa avrei fatto il giorno dopo. L’ansia di non avere i documenti in  regola, non sapere se c’era da comprare un biglietto aereo per tornare in Italia nel giro di 2 settimane; c’erano mattine in cui mi alzavo ben predisposta, in cui sapevo che tutto sarebbe andato bene e che era inutile non fare nulla e perder tempo; altre mattine invece in cui qualsiasi cosa avessi fatto sarebbe stata inutile, tanto sarei andata via a breve.

Responsabilità prese o che dovevo prendere in parrocchia, senza sapere se le avrei potute mantenere;  attività da fare a cui mi sarebbe piaciuto partecipare e a cui avrei dovuto rinunciare.

Oggi tutte queste preoccupazioni sono passate, ma nei giorni di confusione più assoluta sulla mia situazione da straniera, la mia tesi di laurea, le persone che ho conosciuto e con cui ho parlato durante i mesi che l’ho scritta, tutti i miei amici di Reggio Emilia mi sono passati davanti: ma quanto è difficile essere stranieri, soprattutto in un paese che ci mostra tutti i giorni che non ci vuole?

Io ero preccupata di lasciare il Brasile, di dover rinunciare a tutte le cose programmate per quest’anno, sapendo che in Italia ci sarebbero stati la mia famiglia e i miei amici ad aspettarmi, con un futuro tutto da scrivere.

In Italia invece ci sono tanti  giovani nati  e cresciuti là, che tutti i giorni vivono nell’angoscia di pensare ad un futuro che non dipende assolutamente da loro, ma da leggi ingiuste; senza sapere cosa possono sognare, per esempio diventare avvocati, perchè tutto dipende da una cittadinanza che non sanno quando riusciranno a “guadagnare”, con la paura di diventare CLANDESTINI nella loro PATRIA, correndo il rischio di essere espatriati in un paese di ORIGINE che molte volte non hanno mai visto.

 In questi giorni di preoccupazioni ho pensato tanto a tutti quegli ITALIANI non riconsciuti da uno Stato che continua a rinnegarli; sono triste perchè le persone sono egoiste e la capacità di mettersi nei panni dell’altro è sempre più difficile da incontrare; ma anche se lontana spero che un giorno l’Italia si svegli e capisca quanto stia sbagliando.

Ci tenevo a scrivere queste parole, come ci tengo a mostrarvi una foto:

un uomo dorme davanti all'altare nella chiesa di Ruy Barbosa

Qui in paese il sabato è il giorno del mercato, per questo vengono molte persone delle campagne e la piazza è sempre piena. La mattina la chiesa rimane aperta e io trascorro il mio tempo lì: ci sono persone che passano a prendere il materiale per le varie comunità delle campagne, c’è chi passa per pregare, c’è chi passa per chiedere informazioni; sabato scorso è passata una vedova, da circa un mese, per un abbraccio e un pò di conforto.

Mi piace trascorrere il sabato mattina in chiesa, rafforza la mia fede e la convinzione di quanto sia bello credere in Dio.

Ci sono persone che pensano sia sufficiente credere in  Qualcuno o Qualcosa senza la necessità di entrare in una chiesa, e forse per un periodo l’ho creduto anche io.

Una mattina l’uomo nella foto è entrato  e ho sentito la necessità di fotografarlo, forse perchè mostrando questa foto sarei riuscita a spiegare più facilmente quello in cui credo.

Quest’uomo ha problemi psichiatrici, spesso entra in chiesa per prendere dei  fiammiferi per accendersi le sigarette,  per un bicchiere di caffè o di acqua; ma una mattina è arrivato e si è sdraiato per terra; non stava dormendo , semplicemente stava bene lì.

È vero, Dio è ovunque, ma la chiesa è un luogo dove possiamo entrare e rimanerci, nessuno ci manderà via (o almento dovrebbere essere sempre così), è un posto dove possiamo sentirci a casa, stare in pace e sperare in un mondo migliore; per un minuto, per un’ora o una mattinata.

Le porte sono aperte, chiunque può entrare e sentirsi libero: libero di amare,  libero di soffrire, libero di essere  qualsiasi persona si voglia essere.

  Vanessa

 Ah ho mostrato questa foto a due persone che conoscono la persona lì sdraiata, non l’hanno  ricosciuta, per questo ho deciso di mostrarla anche a voi.

 

Pe Luis: anno nuovo vita nuova

Carissimi tutti,
anno nuovo vita nuova, un detto che alle volte si dice all’inizio di un nuovo anno. Così mi sto trasferendo in Ruy Barbosa aiutando nella pastorale il parroco Antonio e continuando la presenza alla Casa di Carità.

 

 

 

 

 

In preparazione al Natale, alla Casa abbiamo fatto un ritiro, una giornata di spiritualità, parlando del mistero della Incarnazione del Verbo di Dio, il tutto per ricordare che questa casa è dedicata al mistero della nascita di Gesù. Buona la partecipazione e anche un bel momento per diffondere lo spirito delle tre mense in questa chiesa di Ruy Barbosa.
Questo rimane un obiettivo anche dei prossimi anni qui, la presenza reggiana in questa terra si sta spostando in Amazzonia, ma la Casa rimane come dono fatto a questa chiesa, che possa sempre più assunto da questa chiesa, portare frutto di conversione e di evangelizzazione.

Dopo Natale è partito don Riccardo per l’Italia, dal 2006 era qui in Brasile, la sua presenza è stata un bel dono sia per le parrocchie in cui ha svolto il ministero pastorale e anche per la Casa di Carità. Per questo oltre a celebrare il Natale, si è aggiunto anche il saluto alle comunità in cui siamo stati presenti in questi due anni.
Penso anche la riconoscenza delle persone che in questo tempo ci hanno aiutato a svolgere il ministero in Utinga, Wagner e Bonito; la testimonianza che tanti ci hanno dato della loro fede e dedizione alla vita della comunità cristiana. E’ proprio vero, come dice il Papa, che abbiamo santi, che vivono vicino, accanto a noi e tante volte non ci
accorgiamo della loro presenza.

Dene è una di queste, sulla settantina, è ministra della comunione, ha avuto 21 figli, ne ha educati 19, uno lo ha adottato; serena, rispettata da tutti, è rimasta vedova qualche anno fa e serve con molta discrezione la sua
comunità, in particolare nella visita agli ammalati. Molti i giovani e adulti che nelle varie comunità abbiamo accompagnato nel cammino di iniziazione cristiana alla celebrazione di battesimo, confessione, comunione e cresima; il cammino catecumenale che si è scelto sta portando buoni frutti come crescita personale e
comunitaria nella fede in Cristo.

La nostra chiesa diocesana qua ha un nuovo sacerdote, Valmir, è stato ordinato il 16 di dicembre, bella la celebrazione con un popolo di Dio ben animato. In questi ultimi dieci anni il vescovo dom Andrè ha ordinato 8 sacerdoti, ancora ci sono missionari stranieri, ma altri brasiliani che da altre diocesi vicine collaborano per aiutare la chiesa sorella. Al posto nostro infatti sono arrivati due sacerdoti missionari di diocesi della Bahia: padre José Wilson che si fermerà ad Utinga e dando presenza anche in Wagner, e padre Edson che starà in Bonito.
Anche un altro sacerdote missionario di Malta padre Andrè è andato ad Ipirà. Questo mi è sembrato un bel segno per quello che riguarda la scelta fatta dalla diocesi di Reggio Emilia di lasciare la diocesi di Ruy Barbosa, per iniziare un cammino nuovo in Amazzonia, nella diocesi di Alto di Solimões.

L’inizio dell’anno è stato anche l’inizio del nuovo governo di Bolsonaro, nuovo presidente del Brasile. Un governo di estrema destra come da anni non si vedeva. Le prime mosse che ha fatto sono significative perché ha deciso che la demarcazione delle terre indigene sia affidata al ministero dell’agricoltura, guidato da una donna che è nota come “regina del veleno”, perché si è battuta per un indiscriminato uso di pesticidi, di cui sono pieni la frutta e la verdura che mangiamo.
Allora penso che, se qualcuno della nostra chiesa va in area amazzonica, è anche per  difendere la terra e i popoli nativi da questo rischio di devastazione delle risorse ambientali del nostro pianeta.

In questi giorni c’è la novena della festa del Signore di Bonfim, il tema scelto è quello di essere strumenti di pace; 4 ragazze della parrocchia di Utinga andranno alla GMG, a Panama e speriamo che questa chiesa ancora giovane sappia camminare con speranza, in mezzo alle lotte di questo popolo possa aver vita e crescere nella fraternità.
Um Abraço Pe. Luis