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Anniversario della CdC di Ruy Barbosa

Domenica 8 aprile sarà l’anniversario della Casa di Carità di Ruy Barbosa.

Il tema della festa sarà:

“Casa della Carità: tutti insieme per diffondere nel mondo la civiltà dell’amore” 

Questo perché essere discepoli di Cristo è assumere l’impegno del Battesimo in tutte le vocazioni.

Venerdì mattina dopo la Messa inizieremo le 40 ore di Adorazione, a cui a turno sono invitate le comunità e i vari gruppi e movimenti della nostra parrocchia.

Venerdì sera vivremo una celebrazione guidata dalla Pastorale del Battesimo,che avrà come tema: “Vivere il nostro Battesimo essendo discepoli e missionari”, e sabato una veglia eucaristica : ” Prendersi cura gli uni degli altri è promuovere una cultura di pace e di fraternità”, in continuità con la campagna della Fraternità che ci ha invitato a riflettere e cercare modalità di pace per vincere la tanta violenza che ci circonda.

Domenica alle 10 celebreremo la s. Messa solenne di ringraziamento per i 22 anni di questa Casa, e  il nostro Francisco, il più piccolo di Casa, riceverà il dono dello Spirito Santo nel Sacramento della Cresima.

Siete tutti invitati alla festa, ma se non riuscite a venire, pregate per noi!

La CdC di Ruy Barbosa

Ultimi auguri di Pasqua…

Un caro augurio di buona Pasqua a tutti!!

Sono già trascorsi cinque messi dal rientro in Brasile e sono stati mesi intensi. Ciò che più lascia una traccia nel cuore è l’incontro con l’umanità, nella quale sei chiamato a scoprire e incontrare il Cristo vivo, in tutte le situazione anche di contraddizione o di morte.

Acqua, sangue della terra: semi di speranza e gioia in una terra drammaticamente segnata dalla siccità e dalla desertificazione.

Il rientro in Brasile è stato segnato dall’incontro con una realtà drammatica come quella della mancanza di acqua e di pioggia, che avevo lasciato in occasione del rientro in Italia e che ho ritrovato peggiorata. Quasi tutti i bacini e le riserve d’acqua erano completamente secchi,  molte cisterne delle case vuote, l’acqua razionata, il terreno bruciato per la mancanza di acqua e il bestiame venduto a prezzi stracciati, come non accadeva da quasi più di vent’anni. Tante carcasse di animali morti a completare il quadro desolante che accompagnava i miei viaggi per le comunità. Questa sofferenza non ha piegato la lotta di un popolo chiamato ad adattarsi a vivere in queste condizioni di siccità prolungata. Finalmente oggi la situazione si è capovolta. Nelle settimane scorse è piovuto moltissimo in tutta la regione e si sono rivisti i fiumi. Per la prima volta da quando sono in Pintadas, non sono riuscito a raggiungere alcune comunità per la presenza di molta acqua nei fiumi, solitamente secchi, la quale impediva il passaggio dei mezzi di trasporto e tagliava in due la parrocchia, lasciando varie parti isolate. Per la prima volta ho visto le dighe piene di acqua come non accadeva da anni. Sia benedetto il Signore, perché l’acqua è il sangue della terra, come dice il popolo del Sertão, abituato a vivere nella sofferenza e nella siccità.

Il rientro è stato segnato da diverse feste di prima eucaristia in diverse comunità, coinvolgendo circa un centinaio di bimbi e ragazzi, altrettanti battesimi e due feste del Patrono, tra cui quella della “Igreja Matriz”. La siccità prolungata e la sofferenza ad essa legata non tolgono la speranza e il desiderio di fare festa.

Violenza e traffico di droga, una piaga profondissima che sta inarrestabilmente distruggendo la vita. La Chiesa reagisce.

L’inizio del nuovo anno è stato segnato dalla violenza, con due giovani di 16 e 18 anni uccisi contemporaneamente a causa del loro coinvolgimento nel traffico di droga. L’“Igreja Matriz” è stato il luogo utilizzato come camera mortuaria per accogliere le salme dei due giovani e celebrare il funerale. Sono momenti che non si dimenticano, nei quali sperimenti in profondità il dolore di un’intera città e l’impotenza di fronte a una macchina della morte inarrestabile come quella legata al traffico della droga. Sono però anche momenti importanti per riflettere, annunciare la speranza cristiana e cercare di riattivare le energie per non rimanere con le braccia incrociate, impauriti e disanimati. Il traffico della droga sta sempre più coinvolgendo, in modo pianificato e sistematico, ragazzini tra i 9 e i 13 anni, entrando nelle scuole. Questi ragazzini saranno i drogati del futuro. Potranno, inoltre, essere facilmente manipolati, usati come fattorini ed uccisi altrettanto facilmente prima di raggiungere la maggiore età, perché testimoni scomodi. Quello che più spaventa nel Brasile è la forte percezione, anche se spesso non dimostrabile, di un coinvolgimento dei militari in questo traffico e in questa mattanza che ogni anno fa circa 70 mila vittime, la maggior parte dei quali “negri” e tra i 14 e i 29 anni. La Chiesa Brasiliana ha deciso profeticamente di orientare il cammino delle comunità cristiane sul tema della violenza: fratellanza è superare la violenza.

Ci sono alcune tendenze preoccupanti a livello nazionale. Il prossimo ottobre ci saranno le elezioni politiche del presidente del Brasile. Uno dei candidati è Bolsonaro, che proclama la volontà di “fare fuori le mele marce”, per riportare la giustizia e lo stato di diritto. La tentazione del giustizialismo è fortissima, coinvolge vari settori della società, principalmente i più giovani, e porta alla convinzione che con la “pistola dello sceriffo” si possano risolvere tutti i problemi. Peccato che queste “mele marce” siano per la maggior parte vittime, spesso appartenenti alle classi più povere ed emarginate e per lo più negri, ultimi ingranaggi di un sistema che coinvolge istituzioni politiche, forze economiche e militari. La Chiesa ha un ruolo fondamentale nel formare le coscienze. Con i giovani della parrocchia e le famiglie abbiamo cercato di lavorare su questi temi, organizzando incontri e momenti di preghiera nel salone parrocchiale e nelle scuole.

Un altro fatto legato alla violenza ha segnato la vita del paese in questi giorni. Il presidente del Brasile ha deciso di usare l’esercito per reprimere la violenza in diverse favelas di Rio de Janeiro. La chiesa ha condannato questa misura estrema, che ha creato ancora più violenza, affermando che è necessario prevenire più che reprimere, denunciando anche la mancanza di investimenti pubblici in educazione, salute e previdenza sociale. Una conseguenza di questa misura repressiva è stata l’esecuzione, lo scorso 15 marzo, da parte di un comando armato delle forze militari di una consigliera comunale di Rio Janeiro, Marielle Franco, che da anni denunciava la violenza delle forze militari e lottava per difendere la dignità delle donne. Questa esecuzione ha avuto una ripercussione di condanna a livello mondiale. Stiamo vivendo immersi in un vero e proprio stato di guerra.

Un’altra violenza, che si tocca con mano tutti i giorni e che ha cifre altrettanto spaventose, è quella verso le donne. Tante sono le donne, ferite da vari tipi di violenza, che incontro ogni giorno.

Non manca poi la violenza nelle istituzioni politiche, che coinvolge anche i municipi più piccoli. In tantissimi comuni il municipio è il grande datore di lavoro e la vittoria alle elezioni apre lo spazio per persecuzioni politiche sul luogo del lavoro, che possono portare alla perdita stessa del lavoro, a danno di coloro che hanno perso le elezioni. Tutto ciò genera meccanismi di vendetta che si radicano nel tempo e diventano vere e proprie strutture di peccato.

Dov’è il Regno di Dio? Abbiamo una speranza che non può essere soffocata: la settimana santa ci orienta.

domenica delle palme in una comunità rurale di Pintadas

In queste condizioni di frequenti ed estreme frustrazioni, di fronte a tante contraddizioni non risolvibili e a situazioni di morte permanenti, la fede viene posta a seria prova: è vero che Cristo ha inaugurato il Regno dei Cieli? Dov’è questo Regno? Sono domande vere e profonde, che sorgono spontanee di fronte a una mamma che piange, straziata dal dolore per la morte del figlio ucciso, o quando entri in case poverissime dove sembra che come società ci siamo dimenticati di che cosa voglia dire difendere e promuovere la dignità dell’uomo. Questi sono i “luoghi teologici” in cui siamo chiamati a credere alla realizzazione delle grandi promesse di Dio, ricordando le parole di Simeone che dice che il Regno di Dio è contraddetto in questo mondo, o quelle di Gesù che afferma che questo Regno è nascosto e soffre violenza nella nostra storia. Abbiamo però la testimonianza di fede di una miriade di testimoni, come dice la lettera agli Ebrei (Eb 11), e tra questi testimoni non ci sono solo i tantissimi personaggi biblici, ma tanti poveri che con perseveranza continuano ad avere fede. In particolare abbiamo la testimonianza di fede del nostro campione ed eroe, Gesù, che ha creduto fermamente nella realizzazione delle promesse di Dio e che, di fronte alla gioia che gli era posta dinnanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore. Pensiamo attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non ci stanchiamo perdendoci d’animo, Eb 12,2-3. In Gesù, nella sua vicenda culminata nella morte in croce e nella sua intronizzazione alla destra di Dio, abbiamo la certezza che Dio realizzerà il suo regno di amore, misericordia, consolazione, in cui vedremo Dio faccia a faccia e lo stesso Dio asciugherà le nostre lacrime. In Gesù abbiamo la certezza che ogni gesto di amore vero non si perderà e che collaborerà a quel Regno che sarà Dio stesso a realizzare. Siamo una primizia, un “primo frutto”, chiamato a testimoniare questa grande speranza per tutta l’umanità e per questo abbiamo ricevuto il sigillo dello Spirito: invochiamo senza stancarci la venuta del Regno di Dio e convertiamo continuamente la nostra vita e i nostri stili di vita. È così possibile scoprire e trattenere nel cuore tanti piccoli semi di questo Regno, come ad esempio la decisione di alcune famiglie della parrocchia di ricostruire la casa di una famiglia povera, collocando a disposizione il proprio lavoro, il denaro necessario e chiedendo donazioni di materiali ad amici, conoscenti o persone di buona volontà. Parte delle vostre offerte entra anche in questo tipo di iniziative.

Abbiamo la grazia di vivere la settimana santa. Abbiamo da poco terminato la Via Crucis per le vie della città, animata da varie persone della comunità nelle riflessioni delle varie stazioni e che ha avuto come filo conduttore il tema proposto dalla Chiesa Brasiliana: amare è superare la violenza. Ci ha preceduto nel cammino una grande croce alta diversi metri, portata dalla gente e che ricorda le lotte del passato, che la comunità aveva vissuto e vinto, perché continui a sperare e non si faccia vincere dalla paura o dal “comodismo” (parola portoghese che indica un atteggiamento di rilassamento spirituale che possiamo paragonare alla mondanità spirituale di cui parla papa Francesco). È stato un momento davvero toccante che si è concluso con la proclamazione del canto del servo sofferente e il bacio della croce. Ieri ci siamo riuniti per vivere la missa in coena domini, perché il gesto di servizio della lavanda dei piedi plasmi la nostra comunità e l’eucaristia sia la nostra vera speranza, proclamando la morte di Cristo e annunciando la sua resurrezione. In questi momenti avevo nel cuore le decine di comunità che celebrano senza la presenza del prete e che realmente sono luoghi in cui il Regno di Dio è invocato e si fa presente.

Ci attende il canto dell’alleluia del Sabato Santo!

“Domingo dos Ramos”: che inizio della settimana santa!

Abbiamo iniziato la settima santa con la celebrazione di “Domingo dos Ramos”. La domenica dei rami per noi preti inizia al sabato pomeriggio, in modo da poter celebrare in diverse comunità della zona rurale, che altrimenti non potrebbero riunirsi la notte. Ho celebrato nella comunità di Boa Vista, una delle più povere della parrocchia.

le buche per le strade…

Domenica la giornata è iniziata alle 6 del mattino per terminare alla 22.30 della notte. È accaduto di tutto. Decine di chilometri percorsi a piedi, acqua a catinelle, attraversamento molto pericoloso di fiumi, strade piene di fango e buche profondissime, più di cento chilometri in auto in questo tipo di strade, a volte con nove persone nell’auto e diversi tratti accompagnati da persone ubriache. Per poco non sono rimasto bloccato tra due fiumi, che avevano esondato con violenza, mentre stavo passando. Due gomme forate e più di cinquanta chilometri fatti gonfiando ripetutamente un pneumatico con una pompa di bicicletta. Siamo stati assistiti dalla provvidenza, perché, quando siamo rimasti con lo pneumatico di scorta a terra, avendone già forato uno, dopo un pò di tempo è passato un uomo in moto che è andato a cercare una pompa da bicicletta. Ho cavalcato per ben due volte un giumento per la processione dei rami, abbiamo visitato lungo il percorso diversi anziani, persone con handicap, ammalati e una mamma che da poco aveva partorito. Più di mille persone nelle diverse celebrazioni a cui ho partecipato: alla fine sono rimasto quasi senza voce. Il territorio di alcune comunità è di circa 20 Km2, di altre è di circa 50 km2: riuscire ad incontrarsi con i fiumi esondati e senza il segnale dei cellulari è stato un vero miracolo, date le condizioni avverse e molto difficili e i tanti chilometri da percorrere a piedi da parte di tutti. Un giovane ammazzato ed una mamma da consolare: quando sono arrivato al mattino nelle comunità di Laranjeira e Caldeirão Coberto, due comunità povere, ho capito che sarebbe stata una domenica di passione. La mamma era giunta da poco nel “povoado” (villaggio) di Caldeirão Coberto, dopo avere fatto alcuni chilometri a piedi per partecipare alla processione e alla messa, e, dopo essere entrata nella casa di un’amica per cambiarsi i vestiti, ha ricevuto la notizia che il figlio era stato da poco ammazzato. Tutta la comunità lo sapeva, tranne lei che stava camminando a piedi e il segnale del cellulare non era disponibile. Dopo essersi ristorata, la comunità le ha dato la triste notizia. “Padre che facciamo? Chi dà la notizia alla nostra sorella? Facciamo la celebrazione e la processione?”, queste le domanda che la gente mi rivolgeva. “Mi consulto con i leader della comunità”, è stata la mia risposta immediata. Così sono andato nella casa del signor Bellarmino, leader storico della comunità, distante un chilometro dal “povoado” e lì siamo stati raggiunti da Izita, leader della comunità di Laranjeira, distante 7 chilometri, che aveva saputo della notizia della morte del giovane ed era venuta per vedere cosa fare. Abbiamo deciso che una parte della comunità sarebbe stata con la mamma per consolarla e che il restante della comunità avrebbe fatto la processione di sette chilometri a piedi per raggiungere la comunità di Laranjeira, celebrando là la messa, e che questo sarebbe stato il modo più bello per stare vicini alla mamma e al figlio morto. Al ritorno dalla celebrazione ci siamo poi tutti stretti intorno alla mamma in una lunga preghiera. La mamma mi ha abbracciato per lungo tempo dicendomi: “padre, perdere un figlio è straziante, ma sapere che è morto ucciso è inconsolabile”. Abbiamo cercato consolazione nelle parole del Vangelo e della Scrittura.

La giornata è continuata. Mi hanno colpito le parole di una donna incontrata in un’altra comunità povera nel pomeriggio. Aveva fatto 8 chilometri a piedi con ciabattine “hawaiane”, in mezzo al fango e alla pioggia in strade sterrate e disastrate – queste sono le scarpe della maggior parte delle persone – per venire a partecipare alla messa e avrebbe dovuto farsi altrettanti chilometri al buio per il ritorno. Mi ha chiesto: “padre abbiamo ricevuto il perdono dei peccati, dopo questa pellegrinaggio e la messa dei rami, non è vero?”  Mi è venuto in mente che nella storia della Chiesa il pellegrinaggio è stato uno dei modi per ricevere il perdono dei peccati. Questi fedeli sono in stato permanente di pellegrinaggio per partecipare alle celebrazioni della comunità. Le ho sorriso, le ho messo la mano con la stola sulla testa, le ho fatto il segno della croce e dopo un momento di silenzio le ho detto di sì. Era radiante e felicissima. In alcune comunità, dove possibile, ho collocato momenti per le confessioni e celebrazione della penitenza durante la quaresima.

Celebrazione della domenica delle Palme

In tanti hanno partecipato alle celebrazioni della domenica dei rami, nonostante le condizioni avverse. Si è vissuto grande gioia, perché è da più di dieci anni che non cadeva questa pioggia. Tanta umanità incontrata povera, emarginata e ferita, ma piena di fede; tanta accoglienza in tante case.

Tutto questo è stato la domenica dei rami, con il Vangelo, proclamato nelle celebrazioni, che prendeva vita nei tanti avvenimenti e incontri fatti.

La nuova auto, un segno della provvidenza divina. Un grazie a tutti di cuore!!

Vi ringrazio di cuore, perché con le tante offerte ricevute siamo riusciti a comprare una Fiat Uno adatta per i percorsi sterrati. Come avete avuto modo di vedere questo è essenziale. Dopo la domenica dei Rami sono dovuto andare a Feira di Santana, distante 150 chilometri, per fare un giorno di revisione generale all’auto. L’auto è robusta, molto comoda da guidare e adatta ad affrontare le varie difficoltà che sempre si presentano. Ho già fatto 20 mila chilometri in questi 5 mesi, molti dei quali in percorsi sterrati.

Vi chiedo anche preghiere. Da diverso tempo sto ricevendo regali speciali: teste di cane o di vacca tagliate, bruciate e confezionate in una rete annodata molto stretta con dentro diversi oggetti, fiori collocati in sacchetti pieni di sterco, pezzi di carne bruciati con ossi o monete conficcati nel mezzo e tanti altri “simpaticissimi” regali. Si tratta di minacce e fatture a morte che mi trovo davanti alla porta di casa o al salone parrocchiale, sopra o sotto l’auto, appesi al crocefisso della chiesa. Non vi nascondo che la nuova auto e la precedente sono state oggetto di questi regali. Io scherzo sempre dicendo che quando il padre guida, l’auto è benedetta, ma non bisogna approfittare. Quando sono tornato in Brasile sono sbiancato e il cuore ha fermato di battere per alcuni secondi, vedendo come era ridotta l’auto precedente, completamente disintegrata. Apprendendo la dinamica dell’incidente, vedendo il luogo in cui è avvenuto con una scarpata di oltre tre metri, in cui l’auto, lanciata a quasi cento chilometri orari, è caduta per cercare di evitare un ragazzino di tredici anni, senza patente su una moto di notte senza luce e senza casco, ho capito che si è trattato di un vero miracolo che il giovane autista dell’auto parrocchiale e il ragazzino investito siano rimasti illesi, senza nulla di rotto. Sia lodato il Signore! Invochiamo la protezione di Maria e san Giuseppe. Conto nella vostra preghiera perseverante.

Mi scuso se sono stato prolisso e se non vi ho dato notizie per mesi. Avrei ancora altre cose da condividere, ma per queste vi raggiungerò con un’altra lettera.

Grazie ancora di tutto, per le tante offerte e le tante preghiere.

Una felice Pasqua a tutti!!

Pintadas, Venerdì Santo 2018 – Don Luca Grassi

Una bella foto del gruppo parrocchiale

Pe Luis e la quaresima del Brasile

“Chi uccide un GIUSTO perché è contrario alle sue opere, feconda il BENE che non può sopportare” .
Questo è un pensiero di d. Mazzolari che mi è venuto in mente in questo tempo di quaresima, perché come Chiesa brasiliana abbiamo fatto una Campagna di Fraternità in cui si è pregato e riflettuto del superamento della violenza. La Fraternità “siamo tutti fratelli”, fermentare nell’umanità l’amore fraterno: si è detto e cantato che vince sulla violenza.

Qui in Brasile questo mese ha fatto notizia, e si è diffusa per il mondo intero, l’assassinio di Marielle Franco, una consigliera comunale di Rio de Janeiro, uccisa assieme all’autista. Una giovane donna negra che ha lottato per diritti umani della sua gente, di una favela di Rio Maré; dove è riuscita a formarsi e laurearsi in amministrazione pubblica. Proprio in questo inizio d’anno, il presidente del Brasile ha deciso di dare un mandato speciale all’esercito per garantire la sicurezza in Rio de Janeiro. Molte manifestazioni di protesta, che hanno chiesto giustizia; certamente l’uccisione di Mariella ha scatenato un sussulto di indignazione tra la gente, speriamo che possa portare frutti buoni, risvegliare questa democrazia così fragile.

Nella quaresima abbiamo avuto la visita di don Filippo, è venuto con Maria Pia e ha portato anche una sorella nuova per la Casa di Carità di Ruy Barbosa, Ir. Josiane. La sua visita è stata importante per riguardare il cammino della Casa di Carità nella diocesi di Ruy Barbosa. La nostra diocesi di Reggio, dopo 52 anni di cooperazione come “Chiesa sorella”, ha deciso di iniziare una nuova missione, sempre qui in Brasile ma andando verso le Chiese dell’Amazzonia. Così la Casa deve sempre più essere non tanto un’opera nostra delle suore, come spesso è ancora vista, ma essere più assunta dalla Chiesa di Ruy Barbosa. Abbiamo fatto diversi incontri, col vescovo, coi sacerdoti giovani e anche con la gente comune; si è concordato alcune prospettive che speriamo possano crescere.

Per il resto bello per noi confrontarci con don Filippo anche sul cammino della famiglia in Italia. Nelle parrocchie si è ripreso il cammino pastorale, con assemblee e consigli delle comunità. La priorità di quest’anno è sempre la
catechesi con ispirazione catecumenale; bello un ritiro, una buona partecipazione una quarantina di catechisti, sulla “Samaritana” che ha fatto vedere i passi dell’iniziazione cristiana: come l’incontro con Gesù apre al dialogo, alla conoscenza e alla rivelazione, e porta all’annuncio e testimonianza.

In questo tempo sono riuscito a visitare alcuni anziani e ammalati; è sempre bello farlo anche con gli animatori delle comunità, sperimentare come la visita sia sempre più un ricevere che dare.
Scoprire la dignità di tanti che portano la croce come il cireneo con molta dignità e serenità. Ma anche scoprire le fatiche e il contesto di vita di famiglie, alle volte disastrate e alcune con germi di violenza che vanno pacificati.
Così ci avviciniamo alla Pasqua, ci saranno alcuni giovani, qui in Utinga, che ricevono il battesimo e l’eucaristia; tra loro ci sono Bernardo e Paulo, che hanno iniziato a venire alla messa perché sono animatori dei canti con chitarra e batteria; questo li ha portati a conoscere Gesù e fare un cammino di catecumenato.

La stagione estiva che sta terminando, è stata caratterizzata da caldo forte e temporali che per fortuna hanno consentito agli agricoltori di piantare e sperare il raccolto. Il 22 marzo si è ricordata la giornata mondiale dell’acqua; il Brasile detiene il 13% delle riserve di acqua dolce del pianeta. Ma non per questo siamo messi bene. Noi ad esempio stiamo bevendo solo acqua minerale naturale comprata, non ci si fida dell’acqua pubblica, quasi sempre di bassa qualità. Lo stesso fiume, che passa nella nostra regione, il Rio Utinga, é contaminato dai prodotti che vengono usati, veleni e fertilizzanti per proteggere in particolare le coltivazioni di banana, papaia, e varie frutta e verdura.

Siamo nella settimana santa, ci prepariamo al triduo pasquale, che culmina nella Vigilia Pasquale: il cantico dell’Exultet ci parla della notte felice che sola conosce l’ora in cui il Cristo è Risorto, notte che dissipa l’odio, lava tutti i crimini e libera dalle catene della colpa, riempie di luce e pace i cuori.
Questo è anche L’augurio di questa Pasqua

um Abraço
Pe. Luis – 28/3/2018

Domenica delle Palme a Pintadas – Boa Vista

Siamo in una comunità povera di Pintadas, Boa Vista

Di seguito processione in due delle comunità più povere della parrocchia di Pintadas, Laranjeira e Caldeirão Coberto. 7 km di processione con la messa finale.

Domenica di passione. Una mamma era venuta facendo alcuni chilometri a piedi per partecipare alla processione e a alla messa. Giunta nella casa di una amica per cambiarsi è arrivata la notizia che il figlio di 28 anni era appena stato ammazzato. Una parte della comunità di Caldeirão Coberto è rimasta con lei e una parte ha partecipato alla celebrazione. Al ritorno abbiamo tutti pregato insieme alla mamma Joelice. Buona domenica delle palme a tutti voi

Vi porto nel cuore. Oggi sono uscito alle 6.30 del mattino e mi riposo un attimo ora. E’ accaduto di tutto. Decine di chilometri a piedi, acqua a catinelle, attraversamento molto pericoloso di fiumi, strade piene di fango e buche profondissime, quasi cento chilometri di auto in questo tipo di strade, a volte con 9 persone nell’auto. Due gomme forate e decine di chilometri fatti gonfiando un pneumatico varie volte con una pompa da bicicletta.

Un giovane ammazzato e una madre da consolare. Per poco non sono rimasto bloccato tra due fiumi.
Siamo stati assistiti dalla provvidenza perché quando siamo rimasti con un pneumatico a terra e senza quello di scorta dopo un po’ è passato un uomo in moto che è andato a cercare una pompa da bicicletta. Ho montato per ben due volte un giumento. Abbiamo visitato anziani, persone con handicap e una mamma che aveva da poco partorito. In due viaggi ci hanno accompagnato anche persone ubriache.

Più di mille persone nelle diverse celebrazioni a cui ho partecipato: sono rimasto quasi senza voce. In alcuni luoghi in cui sono stato il territorio è di circa 20/30 km2 e per riuscire a incontrarsi è stato un miracolo, viste le condizioni molto difficili e i tanti chilometri da percorrere a piedi da parte di tutti. In tanti hanno partecipato nonostante le condizioni avverse. Per il resto grande gioia, perché è da dieci anni che non veniva questa pioggia. Tanta umanità incontrata povera, emarginata e ferita, ma piena di fede. Tanta accoglienza in tante case.

Una buona settimana santa a tutti.

Don Luca Grassi

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Auguri!

Buona Pasqua a tutti i missionari

Auguri!Carissimi missionari,

la Settimana Santa è un invito a tornare al cuore della nostra fede, della nostra vita, del nostro ministero: seguire Gesù e lasciarci santificare da Lui per essere così resi segno trasparente di un affascinante mistero di grazia, l’amore che è Dio, l’amore che solo sa donare salvezza a noi e a tutti i nostri fratelli.

Dopo gli incontri avuti con voi lungo questi mesi, desidero vivere la liturgia che in questi giorni celebreremo in angoli diversi del pianeta come un momento di comunione con ciascuno di voi e di tutti noi insieme, come il “luogo” in cui poter condividere le gioie e le preoccupazioni che portate nel cuore. Nell’Eucaristia siamo tutti uniti, ovunque ci troviamo. Accogliere, custodire e accompagnare interiormente la vita delle comunità affidate ai missionari è fonte di un’intima riconoscenza capace di allargare lo sguardo e di suscitare un rinnovato senso di responsabilità. Condivido volentieri alcuni dei motivi concreti che mi spingono a rendere grazie al Signore Dio.

Nel nostro cammino stiamo vivendo una nuova primavera in Madagascar di cui sono profondamente grato. I segni in cui essa brilla sono la nomina di mons. Gaetano a vescovo della Chiesa di Farafangana, la beatificazione di Lucien Botovasoa e la presenza di tanti giovani che si stanno “regalando” un anno per imparare a camminare con il popolo malgascio e a servirlo nel nome di Gesù, l’accoglienza dei missionari che sta permettendo ai “nostri” ragazzi di vivere quest’esperienza “facendo casa” tra le famiglie malgasce.

La mia riconoscenza abbraccia poi tutti coloro che, lungo gli ultimi cinquant’anni, hanno vissuto la loro missione nella diocesi di Ruy Barbosa. La nostra Chiesa è davvero sorella di questa Chiesa: è stata fatta una “semina” generosa che ha portato e continuerà a portare un frutto abbondante, nella nostra vita come nella loro. Ora ci è chiesto di vivere un importante momento di discernimento che focalizzerà l’attenzione sia attorno all’apertura di una nuova presenza missionaria in Amazzonia, sia attorno al futuro della Casa di Carità di Rui Barbosa. Al fine di verificare la fattibilità della prima ipotesi, il prossimo giugno visiteremo le diocesi che ci hanno invitato. Sarò accompagnato da alcuni sacerdoti che hanno dato la propria disponibilità ad aprire questa nuova missione. Lo sguardo è sospinto verso quest’affascinante orizzonte dall’invito di papa Francesco che ha indetto un Sinodo speciale per l’Amazzonia, dalle indicazioni della Conferenza Episcopale Brasiliana e dal desiderio dei nostri missionari che per anni hanno donato la vita in Brasile. Invito tutti a invocare il dono dello Spirito Santo perché la riflessione della nostra Chiesa, su entrambi i fronti, possa esser illuminata e guidata dal Signore.

Vi chiedo di ricordare nella preghiera anche la nostra missione in Albania: oggi è animata dal lavoro di suor Rita e di suor Grazia e rafforzata dalla disponibilità della famiglia Marina delle Case della Carità e dall’invio di suor Maria Angelica. Tutta la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla è profondamente grata di questa preziosa presenza! La testimonianza di Virginia e Federica, due missionarie da poco rientrate, ha confermato, ancora una volta, la ricchezza che scaturisce dalla nostra attività in Albania. Rafforziamo la nostra preghiera perché maturi il dono di un sacerdote e altri laici che possano continuare a “parlare di Gesù” ai nostri fratelli albanesi.

Durante il tempo di Natale ho incontrato insieme al Vescovo Massimo i nostri missionari in India. Mi ha impressionato il contrasto così forte, quasi violento, tra una miseria terribile e un’ostentata ricchezza. Santa Madre Teresa di Calcutta interceda presso Dio perché, a tutti coloro che sono impegnati in terra indiana, sia donata la grazia di perseverare nel testimoniare la gioia di amare Gesù riconosciuto e servito nelle persone che sono ai margini della vita.

Infine ricordo che quest’anno la diocesi di Kibungo, dove si trovano le Case Amahoro, compie trent’anni e nel 2019 sarà visitata dal nostro Vescovo. Uniamoci in preghiera perché il cammino iniziato dalla nostra Chiesa continui: un’opera di pace radicata nel servizio ai più piccoli.

Sono tanti gli avvenimenti che ci portano a riconoscere che davvero il Signore risorto cammina in mezzo a noi! Guardiamo a Lui, fissiamo il nostro sguardo su di Lui, è Lui la nostra forza, il solo che può far sorgere e ri-sorgere continuamente in noi il desiderio di partire, di annunciare, di condividere la nostra vita. Questa verità della nostra fede è grande, è affascinante, è splendidamente umana!

Auguro a tutti e a ciascuno di lasciarsi immergere nella vita nuova di Cristo Risorto!

don Pietro Adani

lbania e testimonia alla veglia missionari martiri 2018

La testimonianza di Federica Menozzi, rientrata dall’Albania, alla Veglia Missionari Martiri 2018

Virginia Beltrami, rientrata dall'Albania, testimonia alla veglia missionari martiri 2018

La testimonianza di Virginia Beltrami, rientrata dall’Albania, alla Veglia Missionari Martiri 2018

liturgia pasquale

Buona Pasqua da Jandira

Jandira, Pasqua 2018

Carissime amiche, carissimi amici,
quando scrivo, e scrivo solo a mano, mi vengono tanti pensieri della mia infanzia. Il pennino da intingere nel calamaio, non molto, ma nemmeno troppo poco… come ci insegnava la maestra; le macchie sulla pagina bianca, la provvidenziale carta assorbente, la gomma, i buchi sulla riga a forza di cancellare …, le sgridate, le lacrime che bagnavano il quaderno…. e i giochi pieni di grida e di vita.
Ora scrivo con la biro. Potrei dire che sono moderno. Invece no, sono ancora un semi analfabeta che non sa scrivere in digitale! Beh, pazienza, questa volta non verserò lacrime sul computer; qualche buon amico mi “tradurrà” sul digitale. Mal che vada, ve la manderò così, con le macchie e i buchi e gli scarabocchi.
Se la tecnica dello scrivere cambia e migliora, le tecniche per gestire il potere rimangono sempre le stesse: si cambia qualcosa per mantenere il potere sempre più assoluto. Dai tempi di Caligola, ai sistemi mafiosi, dalla strage degli innocenti di Betlemme al cartello appeso sulla Croce di Gesù (INRI), il potere lo si detiene eliminando i possibili concorrenti o sospetti di esserlo.

la folla Ai funerali di Marielle Franco

Ai funerali di Marielle Franco
photo credit: midianinja Ato Inter-Religioso – Rio de Janeiro – 20/03/2018(license)

Essere alternativa al potere dominante o semplicemente non essere affidabili, chi ha una proposta diversa capace di cambiare le cose, significa mettere a rischio la propria vita. Marielle Franco è stata uccisa due giorni fa perché, come consigliere comunale di Rio de Janeiro, difendeva i poveri, i neri, i favelados, ma soprattutto perché aveva denunciato la polizia di essere la “milizia della morte.”
In Europa ci sono i profughi e i nuovi poveri che, alla ricerca di una nuova vita, diventano minaccia allo status quo. Qui in Brasile abbiamo la Senzala,… il Brasile emarginato, afro discendenti, superstiti di indios, immigranti boliviani e venezuelani, il 70% della popolazione che vive al di sotto dei 250 euro al mese.

Il Brasile che comanda, la Casa Grande, è una classe di esecutivi alle dipendenze di alcune centinaia di padroni. Tutti bianchi, dai nomi stranieri: non c’è nessun “da Silva” o nero o scuro di pelle. Hanno il passaporto brasiliano, ma la patria del cuore e del portafoglio sono gli Stati Uniti d’America. Hanno in mano le banche, il cambio, la borsa, i mass media, i grandi gruppi agroindustriali… il giudiziario e una maggioranza parlamentare eletta con i loro soldi.
Sono riusciti ad applicare l’impeachment alla Dilma, eletta democraticamente per la seconda volta, accusandola di colpe che non aveva e che nemmeno sono state provate.
In Ottobre ci saranno nuove elezioni. Lula, che ha già governato il Brasile per 8 anni con un appoggio popolare tra il 70 e l’80%, anche negli ultimi sondaggi è di gran lunga al primo posto nelle preferenze popolari: è stato condannato a 12 anni di prigione per una questione di un immobile, di cui è accusato di essere il proprietario in modo illecito.
Ora… non c’è nessuna prova, accuse di “delatori” (corrotti in cerca di diminuire la propria pena) a non finire, ripetute all’infinito dai giornali e televisioni con campagne massacranti via internet.
L’accusato si difende dicendo che la proprietà non è sua, non è nel suo nome e non c’è un documento che dica che è sua, però è condannato. Ancora non è in prigione (c’è un ricorso) ma non può candidarsi alle elezioni di presidente, proprio per questa condanna.
Si affoga così, con i guanti neri della giustizia, una grande speranza della povera gente che aveva cominciato a credere in un Brasile differente: Lula, il metalmeccanico, era riuscito a provare che è possibile cambiare “le cose”.
Confesso che io ho pianto di delusione, di rabbia, di impotenza… quando ho saputo la notizia della condanna di Lula: è la speranza che viene soffocata, il giusto messo a tacere, l’ipocrisia che strangola l’utopia…così, con notizie falsamente neutre, impersonali come quando si dà la notizia che un barcone di profughi sono affogati nel mare, tentando di raggiungere il sogno di una vita migliore.
Non voglio santificare nessuno, ma è una nuova Croce che si alza sul calvario. Forse no… è la stessa Croce di Cristo che assume e incorpora tutte le croci, migliaia, come le stelle del cielo… di giusti, di profeti, di utopisti, sognatori, profughi… di senza terra, di martiri che costruiscono un regno di pace, una nuova terra e cieli nuovi.
Nello stesso tempo, per ordine del Presidente Temer, illegittimo, l’esercito ha occupato Rio de Janeiro. Carri armati, mezzi blindati e tanti soldati armati fino ai denti si esibiscono sulle strade della città “maravilhosa”, per “proteggere” la popolazione dalla violenza. Guerra contro chi? Contro i poveri, favelados, ragazzi per lo più neri, adolescenti che si guadagnano la vita al soldo del trafficante, il quale paga politici e comandanti per controllare il commercio della droga non solo all’interno del Brasile, ma anche all’estero. “Saremo un esempio per tutto il Brasile” ha dichiarato il Generale Braga Neto nell’assumere il comando di Rio de Janeiro (viva il duce!?).
E’ una lezione che sapevamo, ma che si fa presto a dimenticare: dai partiti non avrai mai cambiamenti, e se tentano di cambiare qualcosa, i signori del mondo (dei soldi, delle armi, dei politici, dei militari ecc) possono accettare piccole riforme, che non disturbino le loro strutture politico-culturali ed economico-militari. Neanche delle istituzioni, come tali, possiamo fidarci più di tanto: università, chiese, sindacati, movimenti giovanili per sopravvivere sono costrette a rimanere legate ai meccanismi del sistema economico dominante.

liturgia pasquale

liturgia

Allora gettiamo la spugna? Tiriamo i remi in barca? C’è la scelta delle Tre Marie con il giovane Giovanni, ai piedi della Croce (le donne e i giovani) di fronte al Crocifisso che ha sete… non di acqua né di aceto, ma di vita per tutti, ha sete di un mondo fatto di servizio, di giustizia, di pace, è il mondo delle minoranze “abramiche”, come diceva Monsignor Elder Camara, perché Abramo ha creduto nella speranza contro tutte le speranze.

In questa Pasqua vi auguro di vivere questa sete del Crocifisso, assieme agli oppressi di questo sistema economico-militare, assieme ai profughi, ai senza terra, ai senza patria… assieme a tutti gli uomini di buona volontà , perché l’Acqua Viva c’è, la Resurrezione c’è, e il mondo che sogniamo c’è, nella nostra sempre più forte sete di Utopia.
E a tutti i martiri che hanno dato la vita per questa Utopia diciamo “anche se sono morti, vivono nei nostri cuori”. La Croce è il cammino della Resurrezione.

 

Un abbraccio grande a tutti e Buona Pasqua,
Vostro fratello, Gianchi

NB. Le notizie dei nostri progetti (sempre assetati!) ve le dirò a voce in maggio quando vi verrò a trovare!

la porta di entrata della Casa della Carità

Non credo nella casualità: tutto è stato un regalo

Eccomi qui, poco pronta a scrivere e parlare di me, ma se non altro motivata dalla bellezza dei giorni che ho trascorso alla Casa della Carità di Ruy Barbosa, una cittadina dell’entroterra dello stato della Bahia, in Brasile.

Attraverso amiche suore mi è arrivata inaspettata, ma tanto desiderata da tempo, l’offerta di andare a stare un po’ alla Casa della Carità per sopperire almeno in parte all’assenza di una loro consorella malgascia, che doveva tornare in Madagascar per tre mesi di riposo. Pur non essendo più così giovane, ho deciso di concedermi un periodo prolungato di “vacanza alternativa”e grazie all’aiuto del CMD di Reggio -e al sostegno di quello di Modena!- ho potuto rispondere sì all’invito e sono partita.

Il clima non si prospettava a mio favore, in quanto sono un’amante del freddo e della neve, ma si è rivelato lo stesso molto accogliente: caldo intervallato da benedetti giorni di pioggia rinfrescante e tutte le sere soffiava una brezza che permetteva di dormire.

Appena arrivata sono stata messa al corrente di alcune abitudini di vita un po’ differenti, ma soprattutto mi è stato consigliato di cercare di cogliere ogni sguardo, di riempirmi dei sorrisi…niente di più giusto: ho cercato di vivere in pieno ogni giorno e sono stati gli sguardi, eloquenti o misteriosi, e i sorrisi -oltre alla farofa e al pão doce..- che hanno reso questi giorni così indimenticabili.

Ero partita consapevole che sarebbe stato un periodo in cui davo la mia disponibilità a stare in casa, quindi non mi aspettavo gran riposo o escursioni. Sul fatto del riposo un po’ ci ho preso, ma suore, ospiti, fratelli e volontarie si sono prodigati per non farmi mancare nulla: grazie a don Riccardo e a don Gigio ho potuto vedere la Chapada diamantina, Salvador e l’oceano, i cieli infiniti della Bahia, ogni mattina non sono mai mancati il saluto di Valter e una risata di Elza e di Luana, ir. Lory cercava di capire e carpire tutti i miei punti deboli in golosità, e ir Manu, ir Alle e Gleide volevano che non mi mancassero momenti di riposo, di svago, e si sono prese cura anche del mio abbigliamento. Le stesse attenzioni le ho ricevute anche da tante persone che sono passate dalla casa o che partecipano alla vita di famiglia più o meno assiduamente. Mi hanno aiutata ad avvicinarmi soprattutto agli ospiti, facendomi conoscere tanti loro aspetti e dandomi qualche spunto per iniziare a comunicare anche senza poter usare le parole: un cammino quotidiano che in tre mesi era cominciato appena, ma mettersi all’ascolto dei gesti e degli sguardi è così importante anche nella vita di ogni giorno.

Devo dire che la mia conoscenza della lingua era molto limitata: la casa, nel bene e nel male, è molto italiana quindi non mi sono mai trovata in grande difficoltà a capire, ma sono tornata senza essere ancora in grado di esprimermi e sostenere una conversazione. Inoltre non sono mancate a volte le incomprensioni, qualche reazione da contenere -quanti pizzicotti sulle braccia che dà Gea, la nonnina che crede di avere cinque anni!-, momenti di stanchezza -non capirò mai perché nelle Case ci si sveglia così presto!-, ma tre mesi sono passati in un soffio e ho avuto pochissimo tempo anche solo per sentire nostalgia di casa.

Purtroppo il numero dei volontari è piuttosto esiguo e si fatica a distribuire un po’ le mansioni, anche per avere più tempo per altro: i più assidui erano tre/quattro bambini dai 6 agli 11 anni, un bell’esempio per tanti giovani pigri italiani! Per compensare questa carenza di aiuto, per la pulizia dei locali da anni è stato messo in piedi il progetto Arcoiris in cui, settimanalmente, alcune donne si alternano nel venire a lavorare e in cambio vengono loro dati dei buoni spesa: da una parte è un aiuto per la Casa, dall’altra il progetto viene a sostenere almeno un poco tante situazioni di famiglie monoparentali, con giovani mamme che da sole, o con l’aiuto di una nonna, e in una situazione di generale carenza di lavoro, devono spesso crescere diversi figli.

Posso assicurarvi che è stato tutto davvero un grande regalo. Ho sperimentato tanta pazienza nell’aspettarmi coi miei tempi e ho imparato a mettere un po’ da parte la paura di essere sempre troppo imbranata e lenta: con Francisco, il “piccolo” tredicenne di casa, quanto timore-terrore avevo le prime due settimane anche solo di toccarlo e prenderlo in braccio nella sua fragilità, e invece gli ultimi tre giorni passati praticamente sempre con lui perché il resto della banda si era beccato l’influenza e noi due eravamo stati messi “in quarantena”, avrei voluto non passassero più, a dispetto delle prese in giro spassosissime di don Luigi. Ognuno in casa viene accettato con le proprie caratteristiche.

E poi la fortuna di essere andata nello stesso periodo in cui erano là Luca e Bendetta, due fratelli di Scandiano,coi quali potevo avere qualche momento di confronto, e che proprio negli stessi giorni fosse arrivata per stare un po’in casa anche Gleide, una volontaria brasiliana che parla benissimo italiano e che spesso mi aiutava a guardare a quello che succedeva sotto punti di vista differenti.

Sono tornata a Modena con la “saudade” per tutti questi volti e suoni -le occhiate di MariaInes, le fossettine sulle guance di Gueu, gli occhioni di Roger, le strette di Lia, i monologhi di Agdo, gli “aaaaqui” di Thais, le risatine maliziose di Nailton quando combina guai- ma li sento anche nel cuore che mi sostengono nel quotidiano: sguardi profondi, sorridenti o anche seri, come quelli di Cedinha e di Maurina, ma che -mi hanno insegnato- possono parlare più delle parole che non sempre possono essere espresse a voce, perché la bellezza del creato a volte è un po’ nascosta, ma più la scopri, più ti sorprende e la ami. E per i momenti di scoraggiamento, conservo nel cuore un messaggio scritto da un amico: “Mi sa che il Signore si diverte a regalarti occasioni per fidarti di più di lui” e anche questo è stato un regalo…

Auguro a tutti di incontrare sui nostri cammini -poco importa dove- se già non sta succedendo, persone che ci ricordino che da soli non possiamo nulla, che vivendo solo di sé non ci si può arricchire e che per vivere bene abbiamo bisogno degli altri.

Muito obrigada.

Alessandra Gibertini – Modena

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Vanessa festeggia il suo rientro con alcuni amici

Cos’è l’amore? gli amici … – da Vanessa

Cos’è l’amore? È una donna di ottant’anni che alle undici di sera viene a prenderti in aeroporto e arrivati a casa sua con grande gioia ti dice: “Ti ho preparato un po’ di macedonia di papaia per rinfrescarti un po’ in questo caldo bahiano.”. Sono gli amici che dopo il lavoro e quasi due ore di strada vengono a prenderti per non aspettare il giorno dopo per vederti; sono sempre loro che nei giorni prima che arrivassi, la sera si sono riuniti per pulirti casa, pitturarla e sistemare tutto quello che non andava. È una mamma che dopo esserci abbracciate, mi mostra la foto mia e di suo figlio nella parte esterna di una custodia di un DVD usata come porta foto: “E’ per non farla strappare!”; sono i grandi abbracci, i grandi sorrisi, la gioia di sapere che sono ritornata!

Benvenuto! Boas Vindas

Benvenuta!

Febbraio è ancora un mese di vacanze, ma è stato importante tornare per fare il riepilogo della situazione, capire da dove ripartire e in realtà anche festeggiare il compleanno di alcuni amici.

Le attività in parrocchia non si fermano mai: il gruppo giovani è ripartito, quest’anno con un coordinatore in meno perché si è trasferito a Salvador per studiare (buona fortuna Fran), ma pieni di nuove forze e voglia di fare; inoltre quest’anno oltre ad accompagnare il gruppo della mia parrocchia mi è stato chiesto di farlo anche in una parrocchia vicina (per arrivare in macchina 45 minuti di strada di terra =D) .

La Pastorale con i bambini continua, ho già rivisto tutte le famiglie e i bambini che accompagno, a febbraio ci siamo riuniti per celebrare la vita, pesare i bambini e passare un pomeriggio insieme; ed è sempre una grande gioia farlo!!

Grande novità di questo mio ritorno: mi è stato chiesto di coordinare il gruppo delle gestanti del paese. E’ un’attività organizzata dai servizi sociali del comune, una volta a settimana ci riuniremo per stare insieme, chiacchierare, svolgere delle attività insieme anche a specialisti (infermiere, medico, psicologo) per accompagrare le donne in questo momento così importante che è la gravidanza. Inoltre una volta a settimana andrò a visitarle in casa per un accompagnamento più da vicino e più specifico in base alle esigenze di ognuna di loro.

E oltre a tutto questo c’è sempre il tempo di continuare a visitare tutte quelle famiglie con cui ho stretto un legame in questi due anni passati, stare insieme agli amici, dare una mano in parrocchia, andare a far visita alle famiglie che vivono nella campagne.

Come ho detto in una testimonianza nel mio paese prima di ripartire pe la Bahia: le cose da fare sono tante, le giornate passano e non ce ne si rende neanche conto, ma la cosa più importante di tutte è STARE!!

Venerdì sera dopo una settimana piena, ho invitato qualche amico a casa per mangiare qualcosa insieme; suor Marisa mi ha chiesto cosa stavamo commemorando. L’amicizia, la gioia di poter stare insieme dopo una settimana in cui tutti, chi in un modo chi in un altro, ci siamo impegnati per rendere la città in cui viviamo, un posto più bello!!

Vanessa festeggia il suo rientro con alcuni amici

Un bimbo sorridente di jandira

Meditazione di Natale da Padre Gianchi e dalla comunità di Jandira

Jandira, Natale 2017

Carissimi amici,

      nonostante i grandi successi della tecnologia per comunicare velocemente, cellulari, social…, lo scrivere rimane sempre un insostituibile mezzo di comunicazione, potente e penetrante. A me piace scrivere.
Il problema è fermarsi e mettere a fuoco ciò che desidero dire.
Mi lascio prendere dalle preoccupazioni, dalle più semplici alle più complicate, del tipo: ancora non ho preparato la messa o la riunione; c’è da visitare quell’asilo in difficoltà; c’è da sistemare il tetto di casa, da visitare l’accampamento e la scuola agricola. Da quanto tempo non vado da quelli della favelas? Come fare con la Comuna Urbana che ha un sacco di problemi e la Panetteria Comunitaria “Padre Nostro” che è stata già assaltata 2 volte anche a mano armata?…
Potrei continuare questa litania per ore… ho solo cominciato per dirvi i miei impegni “spiccioli e non”, giorno per giorno, che mi assorbiscono da mattina a sera, chiedendomi anche cosa deve fare un prete missionario per andare in pensione e stare tranquillo… Si fa per dire. Anzi, è un regalo della vita essere sempre richiesti, vivere sotto “pressione” dalle persone più povere e più in difficoltà.
“Avevo fame e mi hai dato da mangiare…”.
Non è solo una bella azione da scout o elemosina alle porte della chiesa, è un dovere senza il quale non si entra nella Casa del Padre. “Andate via, maledetti”…, è una maledizione non solo contro i ricchi e i popoli ricchi, ma anche contro chi distoglie lo sguardo dal povero, che fa l’indifferente, che fa il “non sapevo”, che fa il sorpreso “quando mai ti abbiamo visto?!!!”.
Papa Francesco ci mette il Vangelo puro e semplice sotto i nostri occhi, anche se vive in una struttura carica di secoli di ipocrisia e tanto pesante per muoversi. Prudente e semplice, dalle “prigioni” del Vaticano sfida il mondo sul tavolo dei più poveri. Un mondo dominato dal Dio Denaro che vuole seppellire il Dio fatto Carne, il Bambin Gesù, sotto la valanga smisurata di luci, regali, cibi e frastuoni. Poveri alberi, poveri vecchietti e papà costretti a spendere anche ciò che non hanno per fare i Babbi Natale dei loro piccoli.
Il Bambin Gesù, nella grotta, sulla paglia, con Maria e Giuseppe, il bue e l’asinello, le pecore con i pastori ci colmano di speranza, perché ci assicurano che un altro mondo è possibile.
Su quasi 1.000 bambini che abbiamo nei nostri asili, 300 non mangiano in casa perché non ce n’è: mangiano solo all’asilo.
E in tutto il Brasile, quanti bambini sono ancora alla fame e non hanno l’asilo per sfamarli?!
Il Brasile non ha bisogno di cacciare via i poveri o i profughi, come fanno i paesi d’Europa; agisce nella cultura di colonia, costituita da padroni e schiavi. Discendenti di africani, di indios, di orientali, di europei mal capitati, etc. sono espulsi dalle terre, rinchiusi in favelas o periferie urbane, caotiche e violente, costretti a vivere al di sotto di un tetto di povertà o semi-povertà (salario minimo), dentro la grande rete del sistema economico che si piglia anche quel poco che guadagnano.
C’è stato anche un governo popolare che ha tentato di cambiare le cose, ma i padroni non erano disposti a perdere i loro schiavi e con un colpo di stato “bianco” le cose si sono ristabilite nell’ordine di sempre e di buona colonia.
 
In Brasile oggi (cosi dicono i mass-media) va tutto bene, tutto sta migliorando.
Fra poco ci sarà Natale e Capodanno, poi il Carnevale e poi… se il Brasile riesce a vincere anche la Coppa del Mondo in Russia, beh… è fatta!!! Il Dio Denaro può cantar vittoria: ha conquistato il mondo!!!
Non c’è un angolo di terra di questo pianeta che ancora sia libero dal suo dominio: dalla foresta alle favelas, dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa… e i popoli più deboli fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla sfruttamento.
Tante guerre, tante rivoluzioni, tanti tentativi e esperienze… C’è stato rubato tutto… siamo costretti a pagare i nostri rapinatori, ridotti a schiavi, sottomessi alle leggi inique del mercato.
Ormai non è più una questione di destra o sinistra, di socialismo o capitalismo, di libertà o uguaglianza ma di sopravvivere, di resistere, piegarsi come il bambù, che dopo il vento e la tempesta torna dritto come prima e più forte di prima.

La celebrazione natalizia a Jandira Ci hanno rubato tutto, ma non la speranza. Hanno bruciato gli alberi, ma non le radici. Hanno incatenato i nostri corpi, ma non i nostri cuori.

Contemplando il Bambin Gesù nella mangiatoia, ascoltando il canto degli angeli ai pastori, possiamo ancora gridare forte con Papa Francesco:
“Pace agli uomini di buona volontà”.
Non la Pax Romana, né la pace opulenta dei soldi, ma la pace senza armi, senza bombe atomiche… 
la pace di Cristo. 
Pace, che è cammino di cambiamento, di conversione, verso la solidarietà, verso la comunione, 
fino a dare la propria vita, nella Croce. 
Morte feconda, di martiri,
da cui germina una nuova vita,
la Resurrezione,
l’Utopia dei Cieli Nuovi e della Nuova Terra.
                                                           Bambin Gesù, dacci sempre la capacità di credere 
                                                           in questa utopia, perché è l’unica nostra speranza 
                                                           cui dedichiamo il nostro sudore, le nostre lacrime, 
                                                            la nostra gioia, la nostra vita.
 
A tutti Buon Natale. Questo Natale, con il profumo di paglia e di stalla, di pastori e di pecore, ma soprattutto con il profumo del sorriso di Maria, nostra Madre, che ha saputo dire sì alla vita.
 

Buon Natale e Buon Anno!

Padre Gianchi

 

 

 

Le attività pastorali di Pe Luis

Scrivo due righe per fare memoria di quanto visto e ascoltato.

 

 
Agosto qui in Brasile è il mese delle vocazioni.
Abbiamo fatto un ritiro con tutti i sacerdoti della diocesi, io sono uno dei più anziani. La diocesi di Ruy Barbosa, ha un vescovo belga Dom Andrè, e ha un clero giovane: sono 7 i sacerdoti ordinati negli ulti
mi 8 anni; di brasiliani che vengono da altre diocesi sono 4, di missionari ci siamo 2 spagnoli, 4 italiani e un belga. La vita consacrata è rappresentata da tre Francescani, più un monastero di Cistercensi.

I giovani sono con entusiasmo nei primi anni di sacerdozio, anche se devono affrontare problemi di come attuare il ministero in situazioni alle volte di difficoltà e anche il modello di Chiesa che si cerca di impostare non sempre è chiaro. C’è un modello classico delle CEB’S comunità di base ma anche quello più legato ai movimenti carismatici e devozionali; questo tipo di Chiesa è molto alimentato dalle televisioni cattoliche. Il seminario ha 8 giovani che si stanno preparando a diventare sacerdoti e nel propedeutico ci sono tre ragazzi in cammino.

La pastorale familiare nelle parrocchie dove funziona ha organizzato due celebrazioni di matrimoni comunitari; sono stati belle, erano stati preparati bene; anche qui le 6 spose, come succede in tutto il mondo, si sono fatte aspettare.

Da un punto di vista pastorale si vede il bisogno di dar valore alla famiglia e rafforzare il vincolo col sacramento in questo contesto culturale segnato da un grande individualismo e dalla mancanza di responsabilità nell’assumere totalmente il coniuge.

Evento importante nella diocesi un incontro con tema la catechesi, in Macajuba; una  bella partecipazione del popolo di Dio, animato dalla catechesi catecumenale che cerca di fare dei discepoli missionari di Gesù, un invito ai cristiani che sappiano portare la buona notizia del Vangelo nelle nostre piccole comunità.
Sono stato a celebrare in due comunità dove era tanto tempo che non si diceva la Messa; è stato bello vedere la volontà della gente di lodare, di ringraziare, di cantare di nuovo i canti che erano stati dimenticati.
 
 
 
 
Certo il radunarsi che è fare Chiesa, diventa indispensabile per continuare un cammino di ascolto della Parola di Dio che alimenta la nostra fede. 
 
Il primo di settembre si è ricordato il giorno della salvaguardia del creato, ho incontrato il cacique Juvenal, di una tribù de indios Payayà che vivono alla sorgente del rio Utinga; è stato bello vedere come cercano di vivere rispettando e coltivando la natura. Stanno cavando una pianta che cresce in riva alla sorgente, si chiama taboa, perché è come una sanguisuga per l’acqua che nasce.
 
Poi mi ha mostrato il lavoro che fanno in un vivaio per coltivare le piante native; un lavoro necessario per riforestare questa regione. Coltivano anche piante medicinale che vendono poi al mercato di Utinga.
A fine agosto si è avuta la notizia di una strage di una tribù di indios “Flecheiros” in Amazzonia, anche se non è stata confermata. Sono comunità isolate che vivono ancora in pieno contatto con la natura e andrebbero protette ma non ci sono soldi per gli organismi  federali Funai, che dovrebbero assisterli.
Sembra che siano stati “garimpeiros”, cercatori di oro, che hanno invaso il loro territorio.
 
Ho partecipato assieme alle suore che collaborano con noi in Utinga e Wagner ad un incontro dei religiosi in Salvador, si è parlato della cultura dell’incontro, come icona la visita di Maria ad Elisabetta, siamo stati accolti in un grande collegio salesiano, l’incontro svolto in un cinema teatro, ben partecipato e animato. Ha colpito la testimonianza di una suora della pastorale carceraria, con una bella presenza di vita coi prigionieri. Alla sera siamo stati accolti da una comunità di suore della Provvidenza, ci hanno offerto una bella ospitalità.
 
Ho partecipato anche ad una camminata a favore della vita per la prevenzione dei suicidi, è una campagna che tutti gli anni ci vede impegnati, per ridurre l’indice abbastanza alto di suicidi, specie negli adolescenti. Ansia, paura, stress, depressione, molte altre cause, si potrebbero attenuare o vincere col dialogo, con l’accompagnamento delle persone che vivono accanto.
 
Um abbraccio
Pe. Luis