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il gioco del tris disegnato sul terreno

Vanessa e la vita a Nuova Redençao

Qualche mese fa avevo trovato su facebook queste parole:  “Non ti stanchi mai a portare in giro il tuo messaggio di speranza, amore e pace?” e la risposta era: “Mah, sai io ho fatto il servizio civile”. Faccio mie queste parole, ma più in generale le applico alla vita: non si può mai smettere di essere quello che si è, in qualsiasi posto o situazione ci troviamo.

Questo fine anno è stato carico di emozioni e di bei momenti;  il 21 di dicembre qui in paese c’è stata la consegna del certificato di proprietà di 37 case popolari.

Diversi anni fa, attraverso un progetto federale, fu iniziata la costruzione di queste case, per poterle destinare a famiglie in situazione di alta vulnerabilità. Le amministrazioni comunali sono cambiate e le liste di chi ne aveva diritto più e più volte sono state riscritte;  la realtà è che molte famiglie hanno occupato queste case e hanno vissuto in questi anni  senza finestre, con porte arrangiate, senza energia e senza acqua potabile, costretti a riempire taniche da amici e parenti e trasportarle in casa.

Ma finalmente il gran giorno è arrivato, è stato un momento importante, è stato allestito uno spazio nel quartiere e dopo vari discorsi di prassi, ogni famiglia è stata chiamata e ha ricevuto il tanto atteso certificato. È stato un momento di festa, tutti erano lì ad aspettare di sentire il proprio nome, del vicino, di un amico e di certo non sono mancati tanti abbracci.

Purtroppo non sempre le cose vanno lisce come l’olio, oggi metà delle case sono ancora senza acqua potabile a causa di diversi problemi, ma speriamo che si risolveranno il prima possibile.

un panorama della cittadina

il gioco del tris disegnato sul terreno Il 24 dicembre ho trascorso la giornata in una delle comunità di base ad una mezzoretta dal paese. È stata una giornata all’insegna della spensieratezza, di frutta mangiata direttamente dagli alberi, una partita a pallavolo con una palla fatta da una busta di plastica riempita di foglie e di partite a tris mangiando un ghiacciolo.

 Il 27 dicembre invece ho avuto l’opportunità di partecipare ad una riunione in una comunità di base chiamata Tabocas.  Qui quando si parla di italia è impossibile non ricordarsi di Padre Eugenio Morlini;  durante i suoi anni di missione qui in Bahia ha trasformato la vita di molte persone. Ha lottato insieme al popolo contro i latifondisti, non solo per rivendicare un pezzo di terra dove vivere e lavorare, ma soprattutto per dare dignità all’uomo.

Oggi nonostante la siccità e i giovani che tendono ad andar via  per cercare qualcosa di diverso, chi è rimasto continua a lottare. La riunione era inerente ad un progetto federale che attraverso dei soldi stanziati dal fondo monetario internazionale, permetterà la costruzione di una nuova struttura per lavorare la manioca. Durante la mattinata ci hanno mostrato come piantare il fico d’india in un modo più efficiente; è una pianta largamente utilizzata nella regione, non solo per alimentare il bestiame durante i periodi di siccità, ma ormai inserita nell’alimentazione quotidiana delle persone.  Credo sia motivo di grande gioia vedere che non tutto è andato perduto; spesso ci si lamenta che molte attività non proseguono, in realtà semplicemente  non sono andate  come  pianificate all’inizio, ma sono state le basi per continuare e non mollare.

          preparativi per la festa di san Sebastiano        

Gennaio è ormai arrivato e qui siamo tutti in attività per la preparazione della festa del patrono, San Sebastiano.  Ci aspetta un mese ricco di momenti di condivisione e di grande fede, e credo sia il modo migliore per iniziare questo 2019.

Vanessa                                                                                                             Nova Redenção 10/01/19

L'ordinazione del giovane prete di Ipirà

Ordinazione sacerdotale a Ipirà

Sabato 16 dicembre alle ore 16 in Ipirà è stato ordinato VALMIR AZEVEDO SANTOS un ragazzo della parrocchia nato e cresciuto in una piccola comunità di campagna.
Ipirà dal 1980 ad ora ha sempre avuto parroci reggiani, attualmente il parroco è don Gabriele Burani.

E’ la prima ordinazione di un ragazzo di Ipirà; altri ragazzi e ragazze negli scorsi anni sono entrati a far parte di congregazioni religiose, ma questo è il primo giovane ordinato a servizio della Chiesa locale di Ruy Babosa come prete diocesano.
La prostrazione del consacrando“Entrato in seminario nel 2011, ricordo il giorno che lo accompagnai per iniziare il percorso propedeutico – ricorda don Marco Ferrari – era il 19 febbraio 2011. Poi ha proseguito con la Filosofia e Teologia presso il seminario di Ruy Barbosa in Feira de Santana. Ordinato Diacono in luglio di quest’anno e sacerdote sabato 16 dicembre.”
Dal 2009 ad oggi è il settimo giovane ordinato a servizio di questa Chiesa ed altri 10 giovani sono in seminario, quel seminario inaugurato nel 2008 e che, a Dio piacendo, vedrà il prossimo anno altri due giovani concludere il cammino formativo. Saranno ordinati diaconi e sacerdoti (se tutto va bene) il prossimo anno Fred sempre di Ipirà e Claudio di Miguel Calmon.
Buon Cammino don Valmir e che altri giovani possano mettersi a servizio di questa chiesa.

 

Auguri da P Gianchi e notizie da Jandira

Jandira, Natale 2018

Carissime amiche, carissimi amici,

                siamo già vicini a questo Natale 2018 pieno di novità. Stanno nascendo tante cose. Prima di tutto vorrei ricordare la storiella di Capuccetto Rosso che noi qui in Brasile stiamo vivendo nella pratica. Cappuccetto rosso, che portava la torta alla nonna, cantarellando e cogliendo fiori, è andata a finire nella pancia di un lupo. E’ un po’ quello che è successo nelle elezioni qui in ottobre. La gente, sognando un mondo nuovo, una società più giusta, qualcuno che la metta a posto, sognando qualcosa di bello, è andato a finire nelle grinfie di un uomo che purtroppo si presenta come un vero lupo travestito da agnello, anche se aveva già fatto capire che lui non era affatto un agnello. Adesso possiamo capire che in Brasile abbiamo avuto i risultati di un colpo di stato militare senza colpo di stato. Si è realizzato semplicemente con i voti. La gente ha votato ed è andata a finire proprio in un governo in cui, per il momento, su dieci/undici ministri, otto sono militari. E’ l’esercito che ha il governo in mano e non l’hanno imposto con la forza delle armi ma con il voto. Abbiamo anche noi una responsabilità per questa votazione. L’elettorato cattolico per esempio si è completamente diviso, più della metà sono andati a destra, a Bolsonaro. Abbiamo una base religiosa e una parte della cupola religiosa fatta da movimenti di tipo pentecostale che il più delle volte finiscono in una visione fondamentalista del mondo. Nonostante tutto il cammino fatto da Medellin, dal Concilio Vaticano II, tutti i martiri dell’America Latina, gli Helder Camara, le Comunità di Base, la Teologia della Liberazione ecc.. hanno preferito allearsi con la destra per sfuggire, ahimè, a un governo di tipo comunista. Il risultato è stato che la destra storica è sparita nel nulla e i voti sono andati a una ultradestra militarista. È interessante che la sinistra è arrivata a mantenere il 45% dell’elettorato quindi è una realtà che dobbiamo mantenere viva perché possiamo dire che c’è una grande base con cui possiamo continuare a credere e a sperare che è possibile immaginare un futuro migliore e un mondo nuovo.

                Dal punto di vista personale penso che ci saranno delle conseguenze anche per la nostra sicurezza. Penso che non avranno l’ignoranza di andare a toccare un prete perché lavora con i poveri, perché va nella favela… però senz’altro se c’è un movimento di senza terra, un’occupazione, dove prima si poteva andare senza troppi problemi perché la polizia al massimo ti faceva difficoltà all’entrata, ti schedava o ti minacciava, adesso se tu vai a difendere questi movimenti è facile che tu incorra in qualche violenza. Anche i Senza Terra sono in attesa di vedere cosa si potrà fare in questa situazione. Negli accampamenti si raddoppiano le precauzioni e i sistemi di difesa con volontari sentinelle che vegliano anche di notte. Si prevede una persecuzione molto grande perché praticamente stiamo ritornando alla dittatura militare, ai movimenti clandestini. Adesso quindi preghiamo il Signore che non realizzino tutte le parole che dicono.

                Sono previsti anche tagli, nella politica pubblica. Tutto ciò che è verso il sociale, verso il povero, sarà drasticamente tagliato o per lo meno diminuito. Noi qui abbiamo già sentito il peso di questo discorso perché nella previsione di un bilancio della Caritas per il prossimo anno avremo meno soldi, ci saranno meno aiuti per il personale. C’è anche la possibilità che durante il prossimo anno ci sia un taglio radicale tanto grande da chiudere gli asili per mancanza di aiuti dal governo. Per il momento cerchiamo di fare di tutto per mantenere in piedi la Caritas con tutti i suoi dipendenti, il migliaio di bambini e stiamo già facendo la matricola per i bambini per l’anno prossimo, dal momento che i genitori arrivano a valanghe. Cominciamo quindi un po’ al buio su ciò che potrà capitare il prossimo anno, ma speriamo in bene: la nostra speranza è grande.

                La nostra volontà, il nostro progetto è continuare a tutto vapore questo discorso, questo cammino che definiamo Caritas che ingloba non soltanto i bambini e gli adolescenti ma anche i corsi per giovani e adulti. Abbiamo il Corso di taglio e cucito, la Padaria, ci sono gli orti funzionanti, in ogni asilo c’è un orto. Abbiamo un orto più grande che è l’orto maestro, l’orto capofila che manda avanti tutta l’educazione ambientale qui alla Caritas. E finalmente abbiamo il discorso della favela qui vicino che attualmente è un po’ tranquilla e poi il discorso esplosivo dell’accampamento dei Senza Terra che si chiama Marielle Vive che è un accampamento di 3-4 mila persone che si sono accampate vicino a Campinas, a 80 km di San Paolo in una cittadina che si chiama Valinhos. Abbiamo queste grosse realtà a cui cerchiamo di rispondere nella misura in cui possiamo. Prima di tutto con la favela cerchiamo di essere presenti giuridicamente. Infatti il governo ha fatto una strada super moderna con semafori e tutto, però la favela è rimasta proprio lì a fianco, le macchine passano a un metro o due metri al massimo dalle baracche, c’è solo la rete metallica che divide. Gli abitanti della favela hanno resistito ai tentativi di sgombero grazie anche all’assistenza giuridica che la Caritas, in modo particolare Beto come avvocato, ha dato a tutte le famiglie. Anche gli organi della compagnia di costruzione della strada hanno visto che le cose erano organizzate e non hanno voluto scontrarsi con una problematica sociale. Quest’anno vediamo cosa succede. Comunque per il momento noi consideriamo questo una vittoria…

                Abbiamo completato anche il primo corso di taglio e cucito, circa una cinquantina di sarte artigianali che sanno usare le macchine moderne, l’overlock ecc…; quindi il primo corso è stato fare le camice, i pantaloni ecc. ed è stato tutto molto ben accetto. Quindi si aiuta loro nei lavori di casa e allo stesso tempo gli si dà un diploma per presentarsi nel mondo del lavoro. Qui a Jandira le sarte sono molto richieste. Per l’anno prossimo si propone di aumentare, perché ci sono sempre più persone, specialmente donne, casalinghe, che chiedono di partecipare solo che noi non sappiamo come perché abbiamo difficoltà sia per quanto riguarda lo spazio che anche per il sostegno di un’altra professoressa. Per il momento siamo contenti dei risultati e l’esperienza continuerà anche con il corso per creare i modelli di vestiti quindi per specializzare anche queste sarte “generiche”.

La Padaria con il Pane Nostro                La Padaria continua ancora, grossomodo producendo sempre 1500 pani almeno al giorno. L’obiettivo è quello di mantenere un pane buono per i bambini tutte le mattine. Un migliaio di pani vanno negli asili e gli altri vengono venduti alle famiglie vicine. Questo è un luogo dove anche periodicamente possiamo fare qualche corso di panificazione, insegnare a fare il pane, la pasta, che poi è basica anche per la pizza. Per il momento abbiamo un risultato non economicamente positivo però non siamo in perdita perché se dovessimo comprare il pane per i bambini più o meno facciamo pari. C’è il vantaggio che abbiamo il nostro pane, e non il pane congelato che proviene dalle grandi industrie di panificazione. Non a caso la Padaria si chiama “Pane Nostro”. La Padaria per noi è anche una scuola, per trasmettere questo sapere ai ragazzi e alle persone lì intorno che sono interessate.

                La materia che piace di più ai nostri ragazzi del doposcuola (ne abbiamo circa 300), è esattamente l’informatica, l’uso del computer. Per lo meno un’ora o due alla settimana questi bambini ricevono questa formazione. Quando finisce il programma ai 12-13 anni hanno già una buona padronanza del computer quindi si dà loro un diploma di scuola di informatica. Quest’anno l’abbiamo dato a più di 60 ragazzi e ragazze che avevano studiato informatica per diversi anni. Anche questa è una scuola professionalizzante che consideriamo importante e che vogliamo anche moltiplicare.

                Finalmente il punto a cui noi vogliamo arrivare è la scuola per Giovani Apprendisti, secondo il sistema che vige qui in Brasile per cui, se noi facciamo questa scuola le industrie avranno l’obbligo di prendere a lavorare, regolarmente registrati, i nostri ragazzi. E’ chiamato “il primo impiego” e prevede un salario minimo e invece di lavorare 5 giorni lavorano 4 perché una giornata è dedicata alla scuola: scuola di arte, di formazione civica, per imparare ciò che è giusto e ciò che non lo è e formazione professionale. E abbiamo visto che le industrie di Jandira sono molto contente di questa possibilità perché hanno la chance di formare i loro futuri dipendenti, specializzare i giovani all’interno della loro azienda e quindi avere in futuro risorse umane che sono nate, dal punto di vista lavorativo, nella loro azienda. Questa scuola è molto ricercata, adesso c’è qualche problema burocratico dovuto al fatto che dobbiamo essere iscritti al ministero del lavoro. Ad ogni modo siamo pronti.

                Guarda un po’, ci è piovuta dal cielo anche una Facoltà di pedagogia. Le nostre maestre, educatrici, hanno partecipato di un corso, organizzato dall’Istituto Paulo Freire, esattamente sulla pedagogia di Paulo Freire. Questo corso è stato realizzato qui alla Caritas, rivolto quindi ai nostri dipendenti. Anche se ci sono stati alcuni problemi a livello interno (dal punto di vista organizzativo), ha però creato una coscienza anche all’interno di Jandira, il Comune e la Segreteria dell’Educazione. Tutti hanno sentito l’importanza della preparazione pedagogica, quindi quando è arrivata dal Comune questa possibilità di aprire una facoltà di pedagogia qui in Jandira, hanno pensato subito a noi e noi abbiamo messo a disposizione i nostri locali. Hanno già fatto gli esami di ammissione, ci sono circa una quarantina di studenti che si sono presentati e adesso pian piano ce ne saranno altri che entreranno. Questa facoltà potrà completare benissimo il Progetto Giovane Apprendista e per chi vuole impegnarsi a studiare non ci sarà solo il lavoro ma anche l’università. Anche da un punto di vista economico abbiamo un vantaggio sulle altre facoltà che, come media, richiedono una mensilità di 500 reais come minimo, mentre noi possiamo realizzare la facoltà di pedagogia chiedendo una mensilità di 109 reais per studente.

                Vorrei concludere questa lettera prima di tutto ringraziando tutti voi che mi siete vicini, che siete vicini a questo progetto Caritas con tante costellazioni che girano attorno a questo progetto. Vorrei ringraziare in particolare voi che mi aiutate anche economicamente per portare avanti questo difficile compito che, se non ci fossero questi aiuti che mandate, in realtà non si concretizzerebbe: quello che il Comune ci dà copre il 70% delle spese, che è molto, ma se non ci fossero gli altri 30% si dovrebbe chiudere la baracca. Il mio compito qui è di mantenere vivo un ponte che unisce tutti voi che siete in Italia, in modo particolare a Reggio Emilia, a Roma, a Lozzo, a Trento, a Vicenza… Grazie quindi in particolare agli adottanti che hanno questo dono speciale di offrire tutti i mesi questa contribuzione al progetto bambini.  Naturalmente abbiamo difficoltà grosse con la situazione sociopolitica, però vorrei dire che noi cristiani non ci aspettiamo mai l’applauso o l’appoggio dei potenti di questa terra. Proprio come lo stesso Vangelo ci annuncia nella presentazione di Giovanni Battista: mentre c’era al comando l’Imperatore Tiberio, quando c’era il Re Erode nella Palestina, e i sommi sacerdoti pontificavano al Tempio di Gerusalemme, la Parola di Dio si è rivolta a Giovanni che era là nel deserto e che invitava tutti a un battesimo di conversione. Giovanni ha cominciato un cammino nuovo in cui non si va a braccetto con il mondo, con i valori della società in cui viviamo ma si identifica con il progetto del Vangelo di Gesù nella costruzione del Regno di Dio, che è un regno di uguaglianza e di fraternità. Gesù stesso nasce in una mangiatoia e questa mangiatoia è attorniata da papà e mamma che sono dei poveri senza casa. Ci sono degli animali e dei pastori e alla fine degli stranieri che lo vengono ad adorare e quindi si mettono nel suo progetto. Se ci saranno delle difficoltà cercheremo di essere pronti ad affrontarle con la solidarietà tra di noi, la fede e la speranza che abbiamo dentro di noi possa vincere anche questa battaglia.

                Grazie agli amici di Boorea che hanno organizzato la Grande Cena adesso a novembre, quasi 800 persone presenti. Grazie di questa solidarietà, anche al Centro Missionario di Reggio Emilia che ha presentato la proposta del Giovane Apprendista in questa Grande Cena solidale. Grazie quindi a tutti quelli che anche qui ci hanno aiutato.

              Un bacione grande a tutti quelli che mi seguono e che mi sono vicini. Particolarmente grazie e Buon Natale, che il Signore vi benedica e che il Bambino Gesù possa essere sempre questa semente di un mondo nuovo, di una speranza nuova, di una utopia in cui noi crediamo e viviamo perché veramente siamo sicuri che i cieli nuovi e la terra nuova sono in costruzione. Non sappiamo quando, né l’ora né il momento, però senz’altro questo sogno è realtà. E’ una realtà che viviamo tutti i giorni. Che il Bambino Gesù quindi sia il nostro segno. Segno che ci distingue da questo mondo pazzo per i soldi, pazzo per le spese, pazzo per tutto ciò che si fa contro l’ambiente e pazzo principalmente perché non riesce ad accogliere i più poveri di questa terra, in modo particolare non riesce ad accogliere neanche la propria Madre Terra, il pianeta terra che è il più sfruttato di tutti. Ora, nonostante tutto, noi crediamo ai piedi della mangiatoia del Bambino Gesù, crediamo in un mondo nuovo.

Di nuovo Buon Natale a tutti e felice anno nuovo!

Un bacione grande!                                                                                                                     Padre Gianchi

la foto di tutti i missionari e le missionarie di Ruy Barbosa

Da Ruy Barbosa – novembre 2018

Carissimi tutti,

siamo qui, dopo alcuni mesi di silenzio, che sono stati mesi un po’ di corsa…

Nella seconda metà di luglio e in agosto abbiamo avuto vari incontri in Casa (i giovani del cammino vocazionale diocesano, la Messa con i religiosi della Diocesi, un gruppo di una parrocchia, venuto a passare una domenica con noi…) e fuori Casa (la formazione dei religiosi, l’”incontrone” delle Comunità di Base, a livello diocesano).

Settembre è stato un mese di ospedali: il nostro Francisco ricoverato prima qui a Ruy Barbosa e poi trasferito a Salvador, e sr Josiane che è stata operata a fine mese. Risultato: negli ultimi giorni di settembre quattro suore su cinque a Salvador…. e in Casa? Sono stati fatti alcuni appelli in parrocchia e in Diocesi, e con sr Laurence e Gleide si sono alternate varie persone, dando disponibilità per stare in Casa alcuni giorni o, chi è di Ruy Barbosa, iniziando un turno nella settimana. E chi ha iniziato a venire continua!

Grazie a Dio, Francisco dopo una settimana a Salvador è tornato a casa (fine settembre) e così ci siamo preparati per salutare sr Laurance, che dopo tanti anni di Brasile l’8 ottobre è tornata in Madagascar. L’abbiamo salutata con un pranzo con il Vescovo e i preti della nostra parrocchia, con gli ospiti e un po’ di amici di Casa, e con la Messa domenica 7 ottobre.  Grazie, sr Lori, per gli anni di servizio umile, generoso e gioioso! Obrigado!

Dal 19 al 21 ottobre sr Manuela e d. Luigi hanno partecipato all’Assemblea Regionale della CRB (Conferenza dei religiosi del Brasile), con i religiosi della Bahia e del Sergipe, a Salvador. E’ stata occasione di incontro e di conoscenza di altre realtà e di consacrati di altre Congregazioni. Questo ha permesso a sr Josiane, prima di tornare a Ruy Barbosa dopo un mese di convalescenza presso le Ancille della Carità di Salvador, di fare un corso di esercizi spirituali personalizzati, e di essere accompagnata fin qua da sr Lúzia, Livia e Jessica, del “Lar fonte da Fraternidade”, una casa dove alcune consacrate secolari, vivono con ragazzi disabili e lavorano per la loro integrazione.  Sr Lúzia non si è fatta sfuggire l’occasione per venire a conoscerci. Diceva che in Salvador ci sono solo tre realtà che lavorano con i disabili, e la sua è l’unica dove ci sono consacrati.

Il 9 novembre Nailton per un’ernia e Eniciêde per togliere alcuni denti, sono stati ricoverati e operati all’ospedale di Ruy Barbosa. I due interventi sono stati rimandati più volte per via dell’anestesista, che abita in un’altra città e non sempre viene qui. Siamo molto grati ai medici e al personale dell’ospedale, che ha messo a disposizione una stanza per loro due, una stanza “mista”. All’infermiera in difficoltà per compilare le carte, essendo che nella stessa stanza c’erano un ragazzo e una ragazza, è stato detto che loro sono “molto speciali”. Grazie a Dio si sono fermati solo una notte in ospedale, poi sono stati dimessi, e sono i due che non escono mai di Casa e forse mai da quando sono qui avevano dormito fuori casa…

Ottobre è stato anche mese di elezioni per il Presidente del Brasile e i governatori dei vari Stati di questa Repubblica Federale. E’ stato eletto Presidente Jair Bolsonaro, di estrema destra, che  inneggia alla dittatura militare, alle privatizzazioni, all’armamento, alla concessione del porto d’armi, vuole ridurre le spese per le politiche pubbliche per aumentare gli armanenti, si pone contro le minoranze… la situazione politica non è per niente buona, speriam che l’opposizione, che ha la maggioranza in Parlamento, riesca, dal primo gennaio, a lavorare bene.

Speriamo il bene, e preghiamo che le scelte siano per il bene dei poveri e dei deboli.

Non solo a livello di Brasile ci sono problemi, ma anhe nella nostra piccola realtà di Ruy Barbosa. Pochi giorni fa è stato ucciso un ragazzo di 25 anni alle sette di sera, in una strada che è sempre  piena di bimbi. “Guai a chi scandalizza uno solo di questi piccoli”, diceva Gesù nel Vangelo di ieri.

Che la Casa della Carità possa essere sempre un segno di amore di Dio, un luogo di semina della Civiltà dell’Amore, dove le relazioni si vivono in modo differente, come diceva qualcuno in un incontro qui in Casa pochi giorni fa!

 Chiediamo a tutti una preghiera per tutto il Brasile, per la nostra Diocesi e la nostra città, per la Casa della Carità, per alcuni giovani che si stanno interrogando sulla propria vocazione.

Um abraço a tutti!

Tutti noi di Ruy Barbosa

Gli auguri di Natale del direttore

Carissimi missionari,

recentemente il Madagascar ha salutato don Giovanni Ruozi per gli anni di servizio condiviso con i missionari e con il popolo malgascio; gli confermiamo il nostro affetto e la nostra riconoscenza per la sua presenza davvero significativa nell’isola. Sarà un compito importante, per noi qui a Reggio, condividere, riflettere e saper trasferire in concretezza la ricchezza umana e spirituale che don Giovanni ha maturato nell’esperienza missionaria.
Il 17 novembre scorso ero presente al suo ingresso nell’unità pastorale di Castelnovo ne’ Monti, insieme al suo vicario parrocchiale don Marco Lucenti, che ha trascorso quasi due mesi di servizio in Albania presso la Casa di Carità.
Ho percepito una bella e calda accoglienza verso i nostri due sacerdoti e don Giovanni ha saputo, con la sua intelligente cordialità, parlare con il cuore e manifestare con piccoli gesti preziosi la sua generosità ad entrare nella nuova comunità a lui affidata.

In terra malgascia, a Manakara, all’inizio del mese di novembre, è avvenuto l’ingresso in parrocchia di don Luca Fornaciari (CSFC), come nuovo parroco e di don Simone Franceschini (CSFC) come responsabile della missione diocesana in Madagascar. Questi sacerdoti, presenti da un anno a Manakara, iniziano una nuova fase della loro vita missionaria, in continuità con l’opera iniziata e condotta da don Giovanni. La responsabilità di don Simone consisterà non solo nell’accompagnare e condividere con tutti i missionari i progetti attivi sulla missione, ma anche nel discernere, insieme ai missionari e al CMD, i nuovi progetti e percorsi che si riterrà di avviare a servizio della comunità malgascia. Don Simone formerà una piccola équipe per accompagnare i giovani missionari nel loro cammino di servizio e di formazione personale. 

La Chiesa si fonda sulla parola di Dio, nasce e vive di essa”, ha ricordato Papa Benedetto XVI[1]. “La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle pagine e leggerlo con il cuore”, scrive papa Francesco[2]. Ascoltare la Parola per diventare realmente “parola” di Dio per il mondo: “Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual’è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita”[3]. “La persona fedele a Dio e che vive della sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine”[4]

Sono molto grato a ciascuno di voi, amici missionari, per il dono della vostra vita e vi invito a rinnovare il comune impegno, nostro e vostro, dell’essere in missione ad evangelizzare come equipe e non a titolo personale.
La comunità che vuole evangelizzare comincia con l’evangelizzare sé stessa”[5] Il camminare insieme richiede tempo e tempi differenti, ma sicuramente la comunione del nostro camminare insieme è la prima e fondamentale testimonianza di questo annuncio. La pazienza che richiede la comunione non è tempo perso, bensì tempo prezioso per camminare nello stile di Dio. L’opera dello Spirito suscita tante idee e ciascuno desidera contribuire con un piccolo segno nel fare qualcosa. Queste idee sono belle, ma chiedono di essere condivise insieme, guardando al bene ed al bisogno più urgente, lasciando cadere le proprie letture a favore di un discernimento comune che garantisca di rimanere in un cammino di autentico ascolto e servizio verso le persone a cui siamo inviati. Oggi è fondamentale mantenere attive le opere già avviate, soprattutto quelle rivolte all’ attenzione verso le persone. Capisco i giovani i quali, vedendo tanta povertà, avvertono il desiderio di sistemare concretamente qualcosa. Rimane per noi l’urgenza di sostenere l’esistente; la raccolta di fondi a favore dei missionari riesce a mantenere ordinariamente le opere a servizio delle persone, ad aiutare anche il CMD che con generosità sta da anni lavorando, da Reggio, per permettere a tutti i missionari di vivere il dono di essere presenti nella missione loro assegnata. Così come don Giovanni testimoniava nella messa a san Girolamo“la chiamata a partire per la missione è una grazia per chi la riceve”. Vi ricordo che da più di cinquant’anni a san Girolamo si prega per ciascuno di voi, per sostenervi e mantenere vivo qui a Reggio l’anelito missionario. Le vostre lettere, i vostri racconti sono per noi importanti per vivere una preghiera ancora più incarnata e feconda.

Preghiamo insieme per continuare ad essere una Chiesa “in stato di missione”, soprattutto quest’anno in cui riceviamo un dono: il Signore ci affida la responsabilità di servire la diocesi di Alto Solimões in Brasile- Amazzonia. Preghiamo per questo nuovo progetto che la nostra chiesa sta iniziando a vivere: don Paolo Cugini, don Gabriele Carlotti e don Gabriele Burani si recheranno in gennaio a Manaus, al corso di preparazione in vista di una loro permanenza in Amazzonia. Il 31 marzo 2019 avremo il piacere di ospitare al Convegno Missionario Diocesano il vescovo della diocesi dell’Alto Solimões, don Adolfo Zon Pereira. Sarà con noi anche il nostro vescovo Massimo. Ci metteremo in ascolto del vescovo Adolfo che ci aiuterà a conoscere la sua chiesa. Rendiamo grazie al Signore e riconosciamo che questo incontro confermerà il nostro cammino che prosegue e si allarga nella chiesa brasiliana. 

Don Luca Grassi terminerà a giugno il suo servizio nella diocesi di Ruy Barbosa e desidero ringraziarlo tanto per la passione generosa con cui ha vissuto il suo tempo in terra brasiliana. Per noi, riaccoglierlo avrà la duplice valenza di dono e di compito importante: prima di tutto ci metteremo in ascolto del dono di grazia cresciuto in lui durante questi anni. Come diocesi possiamo lasciarci evangelizzare dall’esperienza maturata dai nostri missionari; è una grande opportunità e solo così cresce la chiesa: in uno scambio reale tra le comunità cristiane di tutto il mondo.

Prima di don Luca, proprio nel mese di dicembre, rientrerà Don Riccardo Mioni, presente da tanti anni in Bahia in un umile e fedele servizio come fratello della Carità: un servizio obbediente e sereno, nel quale ha accolto ogni giorno la chiamata di Dio a compiere la Sua volontà, qualunque essa fosse.

Grazie don Riccardo, poiché dopo la missione in Madagascar ti sei arricchito dell’esperienza feconda della missione in Bahia.

 Credo sarà molto interessante riflettere con lui sui cambiamenti in atto o imminenti nella chiesa italiana e nella nostra diocesi, per ascoltare il suo punto di vista e le sue considerazioni.

Esprimo ancora tanta riconoscenza per sr Grazia rientrata dall’Albania, dopo questi anni vissuti con umiltà. Il segno è stato chiaro: ha manifestato nella semplicità il suo amore quotidiano per i piccoli ed i poveri con la forza della sua gioia. Sr Maria Angelica continua oggi ad abitare in casa con sr Rita; la loro presenza ci ricorda il legame con questo popolo giovane e allo stesso tempo adulto nella fede. Dono per noi tutti è stata la disponibilità di don Marco Lucenti, novello sacerdote, verso la nostra missione in Albania; la sua presenza, insieme al seminarista Paolo Lusvardi, nella diocesi di Sapa, è stata un prezioso segno di prossimità verso questa nostra chiesa sorella.

 

Nelle foto sull’India di don Davide Castagnetti e attraverso alcune telefonate abbiamo seguito i momenti drammatici vissuti dalla popolazione durante l’alluvione in Kerala; i danni sono ingenti e molte famiglie hanno perso la casa. Su iniziativa del vescovo Massimo la nostra chiesa ha indetto si mettono in salvo le barcheuna colletta alcune settimane fa per la chiesa del Kerala, al fine di sostenere concretamente l’aiuto alle famiglie nelle più urgenti necessità. Nella vita si intrecciano sempre sacrificio e frutto, morte e vita, smarrimento, angoscia e gioia. Così anche in India ci sono quattro ragazze in noviziato e due sorelle faranno la professione perpetua in Nagaland domenica 9 dicembre.  Ringraziamo insieme il Signore e uniamoci nella preghiera per questi doni alla Chiesa. Sr Annamaria sta maturando i saluti per prepararsi a rientrare in Italia; passaggi delicati proprio per i legami che nel tempo si creano. Sono passati vent’anni dalla sua partenza verso la missione in India; quando sono stato in visita presso la Casa, il dono della sua presenza tra gli ospiti, le sorelle e la comunità parrocchiale si coglieva con grande evidenza. 

Durante il tempo di Natale, insieme al vescovo Massimo, visiteremo il Rwanda; ci stiamo preparando insieme al gruppo “Amahoro” ed al gruppo “Padre Tiziano”. Domenica 9 dicembre incontreremo, insieme, il nostro vescovo per offrirgli uno sguardo storico e aggiornato sulla missione in Rwanda. Proprio in questi giorni il vescovo di Kibungo S.E. Mons. Antoine è stato nominato arcivescovo di Kigali. A lui rivolgeremo le nostre felicitazioni e lo ringrazieremo per questi anni vissuti insieme. Iniziamo a pregare per la nomina prossima del nuovo vescovo di Kibungo.

la foto di tutti noi dello staffInfine, come avrete saputo dal web, il nostro ufficio del CMD si è trasferito in curia insieme agli altri uffici pastorali e alla Caritas. I lavori di ristrutturazione hanno creato un ambiente di lavoro piacevole e dinamico; ora ci troviamo nell’opportunità di condividere i nostri progetti con gli altri uffici, di scambiarci sia idee che risorse.

Confido che lavorare vicini generi una fucina di proposte atta a far crescere la comunione tra noi operatori e in tutta la nostra chiesa. Maggior attenzione sarà rivolta alle unità pastorali ed alle missioni. Il nuovo assetto degli uffici di Curia, nell’ottica dell’integrazione, chiede tempo e pazienza a tutti. La mia speranza è che porti una rinnovata motivazione in tutti i direttori e collaboratori. Vorrei ringraziare il team dei collaboratori, in particolare i nostri del CMD: lasciando un luogo storico e confortevole quale era la vecchia sede, a loro è chiesto un sacrificio maggiore; in questi mesi la loro crescente disponibilità è stata per me edificante. Mi dispiace se in questo periodo nel quale stiamo riorganizzando il lavoro degli uffici voi, amici missionari, avete vissuto di riflesso con maggiore fatica le vostre giornate. Confido che questi disagi si riducano e tutto diventi snello, armonico e produttivo. Accompagnateci con la vostra preghiera.   

Concludo con parte del discorso di papa Francesco alla Pontificia Opere Missionarie avvenuto nel 2016 che ritengo significativo per noi e per voi.

 “Dobbiamo crescere in passione evangelizzatrice. Io ho paura – ve lo confesso – che la vostra opera rimanga molto organizzativa, perfettamente organizzativa, ma senza passione. Questo lo può fare anche una ONG, ma voi non siete una ONG! La vostra Unione senza passione non serve; senza “mistica” non serve. E se dobbiamo sacrificare qualcosa, sacrifichiamo l’organizzazione, andiamo avanti con la mistica dei Santi. Oggi, la vostra Unione missionaria ha bisogno di questo: mistica dei Santi e dei Martiri. E questo è il generoso lavoro di formazione permanente alla missione che dovete fare; che non è soltanto un corso intellettuale, ma inserito in questa ondata di passione missionaria, di testimonianza martiriale. Le Chiese di recente fondazione, aiutate da voi per la loro formazione missionaria permanente, potranno trasmettere alle Chiese di antica fondazione, a volte appesantite dalla loro storia e un po’ stanche, l’ardore della fede giovane, la testimonianza della speranza cristiana, sostenuta dal coraggio ammirabile del martirio. Vi incoraggio a servire con grande amore le Chiese che, grazie ai martiri, ci testimoniano come il Vangelo ci renda partecipi della vita di Dio, e lo fanno per attrazione e non per proselitismo”.

ll tempo di Avvento orienti la nostra azione missionaria. Sì, attendiamo Lui, Gesù Cristo Salvatore. Quest’attesa animi il nostro desiderio di non farci catturare dall’attivismo, ma ci porti al silenzio personale dentro il quale comprendiamo il senso del nostro essere qui dove siamo e di come “stare”, mettendoci in ascolto della Sua Parola. Nel silenzio personale meditiamo gli avvenimenti che ci accadono, portiamoli nell’orazione silenziosa, per comprenderli, per cogliere significati, per purificarli.

Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a custodire il dono della nostra vocazione, a comprendere ogni giorno il dono di essere stati chiamati da Gesù.

 Il nostro incontro con Lui urge in noi il desiderio di portare il profumo dell’amore di Cristo. L’incontro con Lui illumina di uno stupore nuovo ogni giorno della nostra vita e della vita di chi incontriamo, aiutandoci a riconoscere che l’azione dello Spirito Santo ci precede nelle persone e nelle culture che incontriamo. La contemplazione del Creato ci doni di riconoscere il Creatore sempre presente in ogni circostanza della vita: per questo preghiamo di avere occhi per riconoscere la bellezza della Sua presenza.

Assicuro a voi tutti il ricordo nella celebrazione dell’Eucaristia.

don Pietro Adani                                                                    

   Direttore del CMD di Reggio Emilia-Guastalla

                

[1] Benedetto XVI, Verbum Domini, esortazione apostolica, 30 settembre 2010, n. 3.

[2] Francesco, Evangelii Gaudium, esortazione apostolica, 24 novembre 2013, n. 264.

[3] Francesco, Gaudete et Exultate, esortazione apostolica, 19 marzo 2018, n. 24.

[4] Ibidem, n. 64.

[5] Vademecum CMD, n. 33 citato in Evangelii Nuntiandi, 15.

Vanessa: lo spreco della vita è nell’amore che non diamo

Tra poco più di un mese completerò il mio terzo anno qui in Bahia ed è ormai chiaro come la politica faccia parte del quotidiano. Il 7 ottobre si voterà per il presidente del Brasile, due anni fa si era votato per i sindaci, durante i mesi precedenti alle elezioni c’è la campagna elettorale, ma durante tutto l’anno la politica è stata argomento di discussione.

E il voto non è una questione privata, ma pubblica ed è ben chiaro a tutti per chi voterai.                

In piccole realtà come nella quale vivo, lavori perché hai un’attività privata o perché hai qualche incarico pubblico; e in quest’ultimo caso o hai vinto un concorso o chi è al potere ha deciso. È logico che in questo modo le oppurtunità di lavoro non possono rispondere alle esigenze di tutti, così o si emigra o si vive di aiuti federali perché non sempre andar via è la soluzione migliore.

E il voto e il lavoro diventano qualcosa di inseparabile, perché se non hai un’attività privata o non hai vinto un concorso, il tuo voto (dipendendo da chi vince le elezioni) molto probabilmente determinerà se riceverai una proposta di lavoro, dovrai emigrare o vivere di aiuti federali per i prossimi quattro anni o più.

Ma non sempre è tutto così facile, perché se sei tra quelli che hanno ricevuto una proposta di lavoro non è detto che tu riceva lo stipendio tutti i mesi. E così si aprono altre possibilità e non c’è una risposta giusta o sbagliata, ognuno reagisce in base alle proprie esigenze, a quello che crede sia meglio per se e la propria famiglia.

Qualche sera fa si parlava di queste scelte a volte incomprensibili: perché una madre di famiglia continua a lavorare come spazzina nonostante non riceva lo stipendio da quattro mesi?

E la risposta me l’ha data un ragazzo di quasi 30 anni, che spera di diplomarsi a dicembre e che non ho mai visto sobrio: perché il politico di turno, quando lei gli fa notare la situazione insostenibile,  compra un chilo di fagioli e un chilo di riso per permetterle di poter riempire gli stomaci vuoti dei figli per qualche giorno e tutto è risolto.

Ma non sempre si ha la “fortuna” di poter permettersi di rivendicare qualcosa al politico, si vive di aiuti federali, che non sono molti, e quando hai una bimba di un anno con gravi problemi di salute e devi spostarti per cercare il meglio per lei, quei pochi spiccioli li spendi per l’autobus e le spese mediche.

Un padre di famiglia venerdì scorso, mi hai chiesto di aiutarlo. Sua moglie ha vergogna, ma a lui suo padre ha insegnato che deve provare vergogna solo chi ruba, lui un lavoro stabile non riesce a trovarlo e questo lo mortifica, ma è sua responsabilità sostentare la sua famiglia.

E potrei continuare ancora e ancora…

Per qualche settimana sono stata impegnata con altre attività, trascurando un po’ le visite e le chiacchiere con le famiglie, ma entrare nelle case della gente mi aiuta a ritornare alla realtà e a smettere anche io di avere vergogna, sapendo che posso chiedere qualcosa per loro, le famiglie con cui condivido la mia vita ogni giorno qui in Brasile.

Qui cerchiamo di tamponare molte situazioni con quello che abbiamo, chi ha qualcosina aiuta chi non ha nulla.

In chiesa raccogliamo indumenti usati, una parte viene distribuita alle famiglie che ne hanno bisogno, un’altra parte viene venduta al prezzo simbolico di 1 real al pezzo (20 centesimo di euro) e con il ricavato compriamo alimenti.

Non tutto però è una questione materiale, vivere in situazioni di precarietà non è facile, è necessario mantenersi occupati, ma con cosa quando non si ha soldi neanche per mangiare?

un gruppo di gestanti che dipingeNegli ultimi mesi con il gruppo delle gestanti, oltre a momenti di formazione con le infermiere, abbiamo pitturato dei quadretti per i futuri nascituri, abbiamo costruito dei portafoto per poter mettere foto di loro stesse con le loro pance, abbiamo decorato degli asciugamanini con i nomi dei bambini. È una gioia vederle felici, per due ore a settimana possono smettere di pensare ai problemi e vedere solo il bello di quello che vorrà dire dare alla luce una nuova vita.

 

 

Mamme e bimbi insiemeDomenica 23 invece abbiamo organizzato il ritiro della pastorale dei bambini. Le leaders della pastorale sono tutte donne che durante l’anno, volontariamente, visitano le famiglie vicine di casa e accompagnano la crescita dei bambini, segnalando eventuali problemi di salute, familiari o qualsiasi altra situazione di rischio. E una volta all’anno si cerca di dedicare un momento per loro: durante la mattina abbiamo riflettuto sulla vita di ognuna di noi partendo dall’episodio del Vangelo di Luca in cui si racconta della guarigione  della donna curva, abbiamo pranzato insieme e poi siamo andate due orette al fiume per un po’ di svago. Eravamo donne di diverse età dai 7 mesi ai 70 anni, tutte insieme, perché le leaders sono anche mamme e nonne.

Per me questi momenti  sono sempre ricchi e di grande esempio, donne che ogni giorno lottano fino allo stremo, in un territorio arido dove la terra non ha molto da offrire e gli uomini spesso o sempre non le valorizzano come meritano.

 

Oggi una ragazza che studia pedagogia mi ha chiesto un’ offerta per poter continuare i suoi studi e mi ha dato in cambio un libriccino con una raccolta di frasi di grandi personalità della storia e ho scelto  una frase della poesia “Vivere non fa male” di Carlos Drummond de Andrare:

“Ogni giorno che vivo, mi convinco sempre più che lo spreco della vita è nell’amore che non diamo, nelle forze che non usiamo e nella prudenza che non rischia mai..”

 Vanessa

25 Settembre 2018

Ipirà, gioie e preoccupazioni

Ipirá, settembre 2018

Cari amici, continuo a condividere qualche aspetto della esperienza missionaria in Brasile. Un dato interessante, comune a tutte le parrocchie e comunità della diocesi, è la grande importanza della Festa del Patrono. Si organizzano tridui o novene in preparazione alla festa del Patrono, e sono i giorni più importanti della vita della comunità cattolica.
La parrocchia di Ipirà è dedicata a Santa Anna, mamma di Maria, e nella chiesa centrale ( matriz) celebriamo la festa e la novena. Ho proposto per questo anno una riflessione sulla identità e ruolo dei cristiani laici nella chiesa, a partire dal documento dei vescovi del Brasile per l’anno del Laicato: sale della terra e luce del mondo. Ho proposto di non celebrare messe tutte le sere ma di preparare celebrazioni animate e presiedute dai laici stessi, con una meditazione sui temi principali della vita dei laici: famiglia, scuola, lavoro, associazioni ecclesiali, mondo giovanile, catechesi, vita politica……e la mia GIOIA è stata quella di vedere i vari gruppi di laici impegnati a preparare con cura le celebrazioni e le attività di ogni serata ( musica e vari stands); e ogni serata con una grande partecipazione di fedeli, in notevole aumento rispetto lo scorso anno.
In questa direzione la mia gioia anche per la nostra piccola Scuola teologica che sta continuando con i 40 parrocchiani molto fedeli: una volta al mese, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio. Dopo una introduzione generale stiamo presentando una introduzione ai gruppi di libri biblici dell’Antico testamento: Pentateuco, Sapienziali, Profetici, Storici.
Sono molto contento nel vedere la perseveranza di questi laici ( considerando i problemi di trasporto che abbiamo) e la passione che hanno di fronte a un nuovo metodo di affrontare i contenuti della fede; si ritrovano anche a gruppetti, settimanalmente per studiare insieme. Molti non hanno una grande formazione scolastica e mi commuove l’impegno che hanno nel cercare di imparare.

– In parallelo abbiamo anche iniziato una formazione per il canto liturgico, con un tenore professionista che è anche cattolico attivo nella sua diocesi ( Feira di Santana); unisce la competenza tecnica sul canto alla competenza liturgica e ci sta aiutando molto. Un gruppetto ha iniziato a frequentare le lezioni, molto serie e tecniche, e questo aiuta a migliorare la mentalità di molti che è “fare quel che si sente e piace”, senza uno serio impegno per imparare. E’ un professionista che deve essere pagato, e sono soldi ben spesi se sono per una formazione seria e esigente! Mia soddisfazione e che oltre il gruppo iniziale, ora anche altri hanno chiesto questa formazione, quindi apriremo uno nuovo gruppo.
– Una gioia sarà l’Ordinazione Presbiterale del diacono Valmir, decisa per il 15 di dicembre, il primo prete diocesano proveniente dalla parrocchia di Ipirà.

Oltre le gioie, le preoccupazioni. Sono molte, ma vorrei condividere solo un aspetto, legato alle costruzioni delle cappelle delle comunità. E’ una preoccupazione comune a molti parroci della diocesi di Reggio; qui abbiamo costi minori, anche se alti per lo stipendio medio delle persone ( che spesso non hanno stipendio!). Con una parrocchia di più di 90 comunità, il tema delle costruzioni è costante.
– La scorsa settimana vado in una comunità dell’interno, ( Cobò) zona di campagna, arrivo alla chiesa per celebrare la messa; stranamente non vedo persone, ma anche non vedo la chiesa…. solo uno spazio vuoto. Era una piccola chiesetta con molte crepe, quindi hanno deciso di radere al suolo e costruire una nuova cappella, e per il momento una famiglia ospita la comunità per le liturgie.
– nella zona di Assentamento dom Mathias ( terre di latifondo date a famiglie con poche risorse), si usa il grande salone comunitario per le messe, ma le famiglie protestanti si lamentano, e allora per evitare conflitti, stiamo costruendo una cappella per la comunità cattolica ( con tempi molto lenti, in verità).
– A Jurema, altra comunitá dell’interno, con poche decine di persone, ci riunivamo in una piccola aula scolastica, e si é deciso di costruire una chiesetta lí accanto; ora abbiamo concluso il grezzo, cemento e mattoni e manca tutto il resto ( porte, pavimento…).
– A Canto do Rumo 1, eravamo in una scuola, ma ora la nuova direttrice, protestante, non accoglie molto bene il gruppo cattolico, quindi siamo andati in una casa abbandonata, e ora una signora é disposta a donare il terreno per la costruzione di una cappella. Ma è una zona con pochissima partecipazione di cattolici, e la comunità non ha mezzi economici; comunque dovremo decidere qualcosa.
– A Trapià, dove stiamo formando una nuova comunità, per ora ci raduniamo nella scuola, ma dovremmo costruire una chiesetta per riunire il gruppo di fedeli daranno inizio alla nuova comunità di base. Una giovane signora che frequenta le catechesi è disposta a donare una parte di terreno vicino alla sua casa, e potremmo costruire la cappella.
– E così in tante comunità della campagna dobbiamo ristrutturare la cappella o costruire un bagno o costruire una sala per la catechesi…..
– In città le esigenze sono molte. Abbiamo appena ristrutturato la chiesa centrale e la chiesa di Jaguarão che stavano crollando; dobbiamo ristrutturare e ampliare la chiesa del bairro di Casas Populares; ora stiamo costruendo chiesa e sala di catechesi nel bairro di Agnaldo Lima; abbiamo in città diverse comunità senza cappella, che si radunano nelle famiglie, ma lo spazio è insufficiente: la comunità di San Luca, di Flores da Chapada, di Monsenhor, di Vila Jesus…. il terreno è molto caro in città e senza donazioni è difficile per una comunità costruire cappella e spazi di incontro, ma stiamo tentando dove sia possibile.
– Oltre alla costruzione di chiese, dovremmo ampliare la casa parrocchiale, perché ci sono serate con molte riunioni in contemporanea e manca lo spazio. E anche il Centro di formazione, dove facciamo incontri e ritiri, avrebbe bisogno di stanze per dormire, un refettorio grande…… insomma l’incubo del mattone continua anche qui! Prendiamo comunque le cose con calma: ció che non é possibile realizzare oggi, si realizzerà quando sarà possibile, e per ora ci si arrangia.

– Si avvicinano i giorni della elezione del presidente, deputati, governatori ecc.. e la grande preoccupazione é la situazione politica del Brasile: la corruzione é quasi totale, é difficile trovare candidati che manifestino valori cristiani senza contraddizioni.
La sensazione diffusa è di sfiducia, con il pericolo, da parte delle comunità cattoliche, di abbandonare l’impegno politico e ritirarsi dai grandi temi sociali, lasciando sempre più spazio a persone senza scrupoli. Ma Dio è sempre capace di sorprenderci, per questo la nostra speranza non muore.

Un caro saluto, don Gabriele Burani

La pastorale familiare a Ipirà in Brasile

Cari amici, buon tempo Pasquale!

Mi preoccupa molto, nei nostri paesi, la cultura di violenza, la diffusione della corruzione che è una violenza contro i cittadini, è il rischio di una indifferenza morale, è la morte della speranza per molti giovani che non vedono prospettive di lavoro onesto. Che fare?
Siamo coscienti dei nostri limiti, e non possiamo risolvere tutto, ma possiamo agire con alcune scelte significative.

Tutta la attività parrocchiale è costruire una cultura di pace.
In particolare vorrei scrivere qualcosa sul tema della famiglia.
Abbiamo tante famiglie fragili, senza struttura: manca uno dei genitori o entrambi, molti bambini crescono con i nonni, zii, o altri… in alcuni quartieri la conflittualità dentro la famiglia è forte, in altri abbiamo situazioni di povertà ( ad esempio madri sole con molti figli e senza lavoro). L’impulsività e l’emotività dei brasiliani influisce nella facilità nel creare relazioni affettive ma anche nel distruggere le relazioni iniziate con grande coinvolgimento. La tendenza oggi è quella di pochi matrimoni, i giovani in genere vanno a convivere e la maggioranza dei matrimoni che celebriamo sono di coppie che convivono da anni e ad un certo punto decidono di sposarsi.
Credo sia centrale, qui in Brasile come in Italia, una pastorale rivolta alle famiglie.
Pensiamo che sia molto importante annunciare il Vangelo alle famiglie e lavorare per favorire la formazione di famiglie cristiane. Solo in questo modo si purifica e si rinnova la società e si dà consistenza e continuità alla comunità cristiana.
Nella nostra parrocchia di Ipirà abbiamo la bellissima esperienza chiamata ECC ( Incontro delle coppie con Cristo) simile a Incontro Matrimoniale. Si inizia con una proposta di tre giorni di incontro, nei quali si fa una forte esperienza di fraternità e studio sui temi della famiglia. Poi si formano gruppi di coppie di sposi ( in media di 8 coppie) che si incontrano meditando i temi fondamentali della vita cristiana. Una esperienza molto bella, che sta donando ottimi frutti alla nostra parrocchia. In settembre avremo un nuovo gruppo che farà l’esperienza dei tre giorni, per poi ( speriamo) continuare nella formazione.
Ma…. ci sono dei limiti. ECC è per le coppie cattoliche, regolarmente sposate con rito cattolico, e perseveranti: non sono ammessi separati, seconde unioni ecc… ovvero: una minoranza dei nostri parrocchiani.
La maggioranza delle famiglie sono formate da coppie non sposate, o separati e divorziati con nuove unioni, o famiglie con un genitore solo e figli. Tutte persone che non possono far parte dell’Incontro di Coppie con Cristo. Abbiamo allora pensato di iniziare una Pastorale Familiare, che possa accogliere e accompagnare le varie situazioni di famiglia.
Le linee-guida per dare vita alla PASTORALE FAMILIARE le troviamo nella FAMILIARIS CONSORTIO di papa Giovanni Paolo II.
E la Chiesa del Brasile si muove in questa direzione, con 3 settori: Preparazione al matrimonio, settore che segue le famiglie sposate, e Casi Speciali (divorziati risposati, vedovanza, coppie conviventi e non sposate, famiglie con un solo genitore….).
Abbiamo fatto le prime riunioni generali nel 2014 (appena arrivato in Brasile) con la proposta della Pastorale Familiare con la sua struttura. Una partecipazione limitata come numero di persone ma abbiamo continuato nel lavoro. La mia idea era non di proporre qualche evento grande e spettacolare (questa é la tendenza, in genere) che poi si conclude nell’ evento stesso, ma di creare strutture che possano essere stabili nel tempo. E quindi anche dare tempo per individuare persone affidabili e motivate per questo servizio.
Grazie a Dio ho incontrato alcune coppie con una forte motivazione a dare vita alla Pastorale Familiare e, negli anni seguenti, abbiamo iniziato ( con calma…. siamo in Bahia!) a dare forma alla nostra Pastorale Familiare. Due coppie come responsabili generali e una coppia responsabile per ogni settore. E cosí sta continuando il nostro lavoro.
Una preoccupazione per me urgente era strutturare una preparazione dei fidanzati al matrimonio (una coppia di sposi giá lavorava per questo, incontrando i futuri sposi nella settimana prima del matrimonio, ma avevamo bisogno di qualcosa di piú); dal 2017 abbiamo iniziato con un’equipe di sposi che fa alcuni incontri per i fidanzati preparando il matrimonio e che é presente alla celebrazione del matrimonio per animare la liturgia e come segno della Chiesa che accoglie la nuova famiglia. Sono molto contento di questi passi che abbiamo fatto, e della disponibilitá di queste coppie (una decina).

don Gabriele con una coppia di sposi e la loro famiglia

Ho lavorato, in questi ultimi mesi con loro, sulla celebrazione del matrimonio. La tendenza qui é di fare un matrimonio-show: una schiera di testimoni con vestiti super-eleganti noleggiati, varie entrate solenni in chiesa con infinite foto di familiari, testimoni… lo stile é quello di una celebrazione-film, anche nei canti e musiche.
Ho cominciato a porre alcune regole, limiti e indicazioni sui valori, per uno stile che sia cristiano cattolico (oggettivamente), piú sobrio, e naturalmente incontro resistenze, opposizioni e malumori perché – per alcuni – sto contrastando la cultura del luogo; su questo mi interrogo onestamente e so che non devo imporre la mia cultura e accettare quella che incontro, ma nello stesso tempo sento il dovere di purificare certe cose e aiutare le persone a conoscere e vivere nello spirito della liturgia cattolica.
Anche con gli altri settori (accompagnamento degli sposi e casi speciali) abbiamo iniziato a lavorare, e sono contento perché ho trovato alcune coppie (non moltissime, ma alcune ci sono) motivate e con entusiasmo, e cosí la nostra Pastorale Familiare sta continuando. La mia speranza é di diffondere l’attivitá con fidanzati e sposi non solo nel centro cittá, ma anche nelle varie comunitá sparse sul grande territorio della parrocchia; una proposta é formare gruppi di sposi, nelle comunitá piú grandi, che si incontrino regolarmente alla luce della Parola di Dio e possano confrontarsi sul loro vissuto matrimoniale, sulla appartenenza ecclesiale e su altri temi per loro importanti.
– Il lavoro piú difficile é con quelli chiamati “casi speciali” ( l’espressione non mi piace molto, ma serve per capirci); un gruppetto di sposi sta visitando famiglie di una comunitá tra le piú povere e problematiche, con molte famiglie disintegrate, povere, disorientate…. un piccolo segno. Siamo in un ambito molto difficile da affrontare, per ora non abbiamo molte forze e capacità per accompagnare queste famiglie, ma é importante perseverare con piccoli segni.

Ministri Una novità di quest’anno è che abbiamo ottenuto dagli uffici responsabili di Roma l’autorizzazione per tre persone di poter presiedere la celebrazione del Matrimonio, come assistenti autorizzati, quando manca il prete. Due donne e un uomo, sposati. In verità non sono accolti da tutti, nel senso che diversi fidanzati chiedono espressamente il prete e non vorrebbero laici a presiedere la liturgia del matrimonio; per altri non ci sono problemi. Mi sembra anche questo passo significativo, certamente non per contrapporre preti e ministri laici, ma per crescere sempre più nella collaborazione e nella fiducia reciproca.

Un caro saluto a tutti voi.
Don Gabriele Burani

cambio data e luogo della serata con don Gianchi

Cambio programma incontro con don Gianchi in visita in Italia

Don Giancarlo Pacchin, missionario fidei donum in Brasile è in visita in Italia in questi giorni e sarà possibile incontrarlo in diverse occasioni.

Tra le altre segnaliamo la celebrazione della S Messa :
* nella chiesa di Vallisnera sabato 12 maggio, alle ore 15
* a Salvaterra alle ore 19 sempre sabato 12 maggio
* a Montecavolo alle ore 19  celebrazione della

Vi invitiamo anche alla Cena e seguente incontro giovedì 17 maggio alla Parrocchia di Montecavolo  in via Papa Giovanni XXIII n. 36/1 Montecavolo 

tel 0522.436840 email teresa@cmdre.it 

Nova Redençᾶo, Brasile. Notizie da Vanessa

Nova Redençᾶo, piccolo paese di poco più di 8000 abitanti, situato al centro della Bahia a circa 400 km di distanza da Salvador, è qui che condivido la mia scelta di vita come missionaria; non sola, ma con altre 4 persone: don Mario, originario di Rio Grande do Sul, suor Walmi e suor Marisa dello stato di Santa Catarina e il seminarista Oscar originario di una diocesi a sud della Bahia.  Il nostro è un bel gruppo, composto da persone molto diverse tra noi, ma proprio per questo ricco,  fatto di tanta collaborazione e che ci permette di poter accompagnare il più possibile la nostra comunità parrocchiale e non solo.

Dico non solo, perché è sempre più chiaro come missione non significhi solo evangelizzare, ma soprattutto mettere in pratica quello in cui crediamo.

Come gruppo giovani parrocchiale, in occasione della festa della donna, abbiamo organizzato “una chiacchierata” con una psicologa e l’assistente sociale del paese; il tema era: “Il ruolo della donna nella società e il tipo di violenza che le donne subiscono nel nostro municipio”; abbiamo invitato i giovani delle scuole superiori e chiunque fosse interessato all’argomento. È stata una bella serata, di confronto e dialogo produttivo.

Come avevo già scritto sto seguendo il gruppo di gestanti all’interno delle attività dei servizi sociali; è super gratificante accompagnare le future mamme in questo momento così importante della loro vita; durante l’ultimo incontro, l’attività proposta è stata disegnare dei volti sulle loro pance e poi fotografarle. Chiacchierando è emerso che alcune di loro non avevano ancora scattato una foto al loro corpo trasformato; una tirocinante che era lì con noi, ha raccontato che durante la sua gravidanza non aveva scattato una sola foto, fino ad arrivare ai 9 mesi, perché non riusciva ad accettare il proprio corpo in quanto non era stata una gravidanza desiderata. Molte di queste donne non avevano programmato di aver un figlio, per questo è importante accompagnarle durante questi cambiamenti, educarle alla propria accettazione, alla propria autostima per vivere più serenamente il durante, ma soprattutto il dopo.
Non sono poche le donne che soffrono di depressione post-partum.

E proprio perché sono continuamente circondata da donne incinta, come non pensare a Beauty, migrante nigeriana morta il mese scorso dopo aver dato alla luce suo figlio. A me non interessano i dettagli, anche perché dopo 3 mesi in Italia, è stato lampante come il “noi e loro” sia molto più forte in qualsiasi aspetto della società, ma questa morte non può passare inosservata. La storia si ripete e noi uomini non siamo in grado di imparare dagli errori passati. La vita umana e la sua dignità dovrebbero guidare le nostre azioni, tutto il resto non conta.

La domenica di Pasqua io e suor Walmi siamo andate in una delle comunità di campagna per celebrare; generalmente ci riuniamo in un salone comunitario, ma quel pomeriggio le donne avevano preparato tutto all’aperto. Questi sono sempre momenti che mi affascinano: eravamo sotto un albero di cajà (è un frutto), con una ventina di donne, i bambini che un po’ prestavano attenzione, un po’ giocavano e nel frattempo mangiavano i cajà maturi che cadevano dall’albero. Purtroppo non ho nessuna foto di quel pomeriggio, perché come spesso capita sono così presa dal momento, che il cellulare me lo dimentico. Questa è la chiesa che mi piace, fatta di piccole cose, di una fede vera e sentita, dove si prega per il vicino che non sta bene o per la vita di una donna della comunità che ha compiuto gli anni.

Per concludere vorrei ringraziare tutte quelle persone che dall’Italia, con piccoli o grandi gesti concreti, mi stanno permettendo di poter vivere qui in Bahia, di realizzare qualcosa di bello e importante, non solo per me, ma per tutte le persone che incrocio ogni giorno. Un sorriso può cambiare la giornata di qualcuno, ma non si può negare che sopravvivere non è vivere e che essere nati in un posto piuttosto che in un altro è un grande privilegio.
Per questo grazie, grazie di cuore a chi mi sostiene!!

Nova Redençao 05/04/18
Vanessa