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Don Ganapini festeggiato in una scuola

Buona Pasqua 2019 da don Ganapini

Carissimi amici, vi scrivo questa lettera di PASQUA, con la riconoscenza che vorrei esprimere a tutti voi per il sostegno morale e materiale all’opera missionaria della nostra diocesi nel campo dell’educazione dei bimbi poveri attraverso la scuola.

Abbiamo voluto sottolineare questo aspetto col piccolo opuscoletto “Amici di D. Ganapini”, dandovi la possibilità di constatare con le immagini e le cifre il frutto della vostra generosità e dell’amore ai prediletti di Gesù. Dato che il sottoscritto ha già compiuto 91 anni, ho pensato che, pur lasciando l’acronimo AMGA tale quale, si potrebbe interpretarlo, secondo la divisa  di S.Ignazio di Lojola e del suo Istituto dei Gesuiti (“Ad Maiorem Dei Gloriam – “Per la maggior Gloria di Dio”) in questo modo “Ad Maiorem Gloriam Altissimi” (A.M.G.A.) che, in latino può andare e il significato è il medesimo di quello dei Gesuiti. Se poi AMGA vi dice ancora qualcosa di questo povero vecchio e ormai proprio “buon da niente” (lo dico con sincerità, e i malgasci direbbero “badolàhy”) mi direte qualche “Requiem aeternam” per accorciarmi un pò il purgatorio…

C’è poi già chi mi dà una mano, il carissimo fratello LUCIANO LANZONI dei Servi della Chiesa di Carpi, con alle spalle 28 anni di lavoro in Missione. Sa benissimo il malgascio ed ha svolto il suo ministero con esemplare dedizione, soprattutto per i più piccoli e tra quelli che non hanno voce, nella zona sud-est (Manakara, ecc.) del Madagascar. Fin che son vivo continuerò ad occuparmi ancora delle scuole.

Don Ganapini con i suoi parenti a TanaOra finisco. Siccome voglio fare gli auguri di Pasqua, questo anno voglio farli in musica, come ho fatto poco tempo fa col mio caro nipote P: Filippo, ora in Italia, dopo 10 anni come missionario in CIAD. Sarà ora responsabile della rivista “Nigrizia” dei Comboniani di Verona. E’ stato qui  circa due settimane, 20 giorni fa, con un gruppo di 8 miei familiari, perché hanno detto : D. Pietro non tornerà più in Italia… andiamo noi a fargli una visita ..” Alloggiati qui, alla bene e meglio, dove sono anch’io… Ah, miei cari ! quale e quanta gioia, che non so esprimervi! Sia per loro che per il sottoscritto, e per tutti gli altri!! Vorrei ora, con la stessa melodia che composi 70 anni fa – ero studente di Teologia ad Albinea – un breve ritornello a S. Filippo (glielo abbiamo cantato alla festa dell’addio l’8 marzo scorso, assieme agli stornelli che ho dedicato a tutto il gruppo). Ecco dunque:

(in malgascio) Ry havanay malala ò, hitondra anareo anie i JESOA, mba hanely hatraiza hatraiza ny HANI-TSARA AVY A—MINY

traduco: Carissimi amici, che Gesù vi porti a spargere il suo buon profumo ovunque vi troviate (2 Cor.,2-14)

Questo è il mio augurio speciale per voi, amici del CMD, mentre chiedo un particolare ricordo anche per me presso Gesù e la nostra Buona Maria Madre della misericordia!  A tutti indistintamente BUONA PASQUA!! Da “QUESTA MIA CASA CHE ABITA” (dal nostro Vescovo Massimo Camisasca

       Vostro affettuosissimo D. Pietro

Casa della Carità – Tongarivo (Antananarivo) 11 aprile 2019

BUONA PASQUA A TUTTI!

Buona Quaresima (e buona Pasqua) da Ambokala

Ciao a tutti,

vi scrivo due righe di aggiornamento sul mio ritorno ad Ambokala.

Superato lo scoglio dei topi e delle scolopendre, inquilini abusivi della mia casetta, dell’auto guasta e del caldo torrido, come mai in questi 10 anni, è bastato entrare nel cortile dell’ospedale per risentirmi a casa…è sempre così.

Per quanto riguarda la situazione politica, pare che il neo presidente, Andry eletto regolarmente in novembre 2018 (.. già artefice del colpo di stato del 2009) riscuota molto consenso tra i giovani promettendo un cambiamento generazionale della classe politica ed un’apertura verso l’estero…in termini di investimenti, collaborazioni… Per ora, alcuni personaggi famosi tra i giovani: cantanti, attori…sono stati promossi ad importanti cariche istituzionali, generando qualche imbarazzo…

In capitale, colpisce il forte dispiego di forze dell’ordine per evitare aggressioni e scippi…Qui a Manakara, e in tutto il sud-est, Andry è molto seguito e la maggior parte della gente con cui lavoro è fiduciosa. Ci sono comunque un buon numero di reazionari, che volevano invece il ritorno di Ravalomanana ( già presidente prima del 2009), che aveva creato un suo personale impero economico valorizzando molto lo sviluppo interno(industrie, strade…) Questi ultimi combattono soprattutto la fortissima ingerenza francofona, preferendo alleanze con gli Stati Uniti. Contestano l’Alliance Francaise, che con la scusa di diffondere nel mondo la francofonia opera una seconda colonizzazione: le scuole francesi sono le migliori ed è lì che viene formata tutta la classe politica…Ho parlato con gente che vorrebbe vietare ai pensionati francesi (ed europei in generale…) di venire qui a sposare giovani donne malgasce…dicono che anche questa sia una forma subdola di colonizzazione … e non hanno tutti i torti.

Enrica al piccolo ristorante di AmbokalaUn’altra novità delle ultime settimane è che sono stati vietati i pantaloncini inguinali e le gonne cortissime che spopolavano tra le liceali negli ultimi anni. In tanti casi le ragazzine cercavano clienti sul cammino di andata o di ritorno dalla scuola, anche solo per comprarsi la ricarica del telefonino.  Chi viene colta in flagrante di coscia scoperta, viene trattenuta in polizia e rilasciata solo sotto la custodia del padre, che, oltre a portare un lamba(pezzo di stoffa) per nascondere le nudità, viene sottoposto ad una multa di 40.000Ariary (… sono circa 10 giorni di lavoro)

Per quanto riguarda l’ospedale, c’è stato un avvicendamento tra le suore Trinitarie che lavorano con noi: è arrivata Sr Rachel al posto di Sr Marie Pascaline, che era stata qui con noi negli ultimi tre anni. Sr Rachel si dimostra molto contenta dell’incarico…

Abbiamo fatto alcune riunioni di coordinamento con l’equipe sanitaria e finalmente si è ottenuto che lo psichiatra (…che in mia assenza si è fatto vivo solo un paio di volte) abbia un ufficio qui da noi per essere stabilmente presente ogni lunedì. Vi assicuro che è una gran cosa… perché finora quasi tutte le diagnosi le facevano gli infermieri…

Stiamo facendo alcuni piccoli lavori di rinforzo dei tetti della cucina e dello chalet e di pulizia delle canalette di scolo dell’acqua, in attesa del periodo delle piogge, che purtroppo, però, non accenna ancora ad arrivare.

I prezzi delle medicine, già inaffrontabili per la gran parte degli ammalati, hanno subito aumenti improvvisi, in alcuni casi anche del 700% e risulta sempre più difficile per la gente accedere alle cure. La gente, con grande sacrificio, ci versa una partecipazione che raramente supera il 30% del costo effettivo ei farmaci. Comunque, grazie a Dio e al sostegno di tanti, ancora nessuno, negli ultimi 10 anni è stato mandato a casa per problemi di soldi.

Una delle questioni più spinose, in questo momento è quella delle persone con evidenti disturbi psichici che, abbandonate dalle famiglie, si aggirano per la città e qualche volta causano qualche problema al mercato…  Alcuni non fanno assolutamente nulla di male, solo sono vestiti in modo strano e fanno ragionamenti un po’ diversi dai nostri. Ma alla gente danno fastidio.
Quando ci accorgiamo che hanno bisogno urgente di cure, uno dei nostri impegni è quello di convincerli a venire all’ospedale. È difficile… occorre tanta perseveranza, ma spesso ci si riesce. La persona accetta di seguirti, vinta dal tuo interessamento verso di lei…piuttosto che dall’effettiva consapevolezza di aver bisogno di cure.
Ultimamente però la polizia si è presentata più volte ad Ambokala, pretendendo di ‘scaricare’ in cella d’isolamento il malcapitato di turno, per poi disinteressarsi completamente delle cure, dei pasti… di tutto. L’importante è che l’ammalato non si faccia vedere in giro per un po’.
L’altra settimana hanno portato una donna, Francine, già nota a tutti noi per i suoi periodici deliri. Dicono che infastidisse l’anziano prete di Manakara Be sostenendo pubblicamente di essersi sposata con lui, in chiesa, per altro. Non pretendeva di dormire in casa del sacerdote, ma si accontentava di dormire di fianco alla sala delle opere parrocchiali. Il prete ha chiamato il questore, la polizia… Questa task force, degna di una banda criminale, l’ha portata qui.
“Che sparisca”, era il messaggio implicito.
La povera e davvero innocua Francine è finita in cella d’isolamento per una settimana. Senza neanche capire il perché. E teoricamente senza medicine né cibo, la polizia non ha dato cenni di provvedere e gli infermieri non arrivavano a stabilire chi dovesse preoccuparsene. Il cibo, chiaramente, glielo abbiamo dato noi fin dal primo giorno, ma per le medicine il braccio di ferro tra polizia e infermieri è durato una settimana, finché hanno comunque chiesto a noi di provvedere.  

Poi c’è il problema delle persone, che in preda ai deliri, hanno ferito o addirittura ucciso un familiare: anche se guariti, non possono più tornare nelle loro terre o dalla loro famiglia perché è stata garantita la vendetta. E sappiamo bene che non è solo una minaccia. Poco più di un mese fa, un ragazzo con problemi psichici che conosciamo ha ferito gravemente il padre e la sorella ed è stata la famiglia stessa a provvedere a toglierlo di mezzo. Trovato morto nel cortile di casa. Nessun indagato. Tutti convinti che abbiano fatto bene.

La sfida più dura è curare la mentalità della gente, ma occorre tempo…

 Grazie per esserci sempre vicini

 Buona Quaresima

 Un abbraccio stretto

 Erri

 

Ilaria e il piccolo Randria

Da Ampa: essere presenti per Randria

Akory aby anareo!!! Ciao a tutti!
Sono passati un bel po’ di mesi dal mio arrivo in Terra Rossa e sono molte le situazioni, le cose e le persone incontrate.

Tra questi vi è Randria, un bimbo, il mio, di 8 anni a cui da  poco è stato diagnosticato un problema ai reni e che una mattina di novembre insieme a Giulia abbiamo portato in ospedale del villaggio (FMA), perché gonfio in ogni singola parte del corpo. Randria studia nella scuola (Centre Papillon) legata all’ospedale e gestita da noi Volontari ed è un bimbo allegro, intelligente e coccolone.

Il piccolo RandriaQui in Madagascar dal momento in cui il malato viene ospedalizzato è compito della famiglia provvedere ad ogni necessità, proprio come fanno gli infermieri in occidente. Purtroppo la famiglia di Randria non ha una storia tanto facile.. Sono in 11 figli (o di più.. Non lo sanno nemmeno loro), il papà va e viene e sua mamma è sempre ubriaca. Quindi data la situazione, dopo la partenza per l’italia di Giulia (volontaria qui prima di me) Randria è diventato un mio pensiero fisso. Passavo le mie gionate in sua compagnia, dandogli le medicine al giusto dosaggio e curandomi di lui in ospedale. Con il passare dei giorni non vi era nessun miglioramento, anzi sembrava essere ancora più gonfio oltre al non riuscire a fare la pipí.

Abbiamo scoperto così che uno dei motivi erano le medicine malgasce (erbe, infusi, pozioni) che la sua famiglia somministrava di nascosto. Dopo aver parlato molto chiaramente con sua mamma, nell’arco di 2 settimane i miglioramenti sono stati evidenti. La sua pancia e le sue gambe si sono sgonfiate e la sua voglia di disegnare e giocare si è fatta sentire molto di più… Ed io sono stata molto felice. Ho pregato tanto, anzi, abbiamo pregato tanto, abbiamo riso, giocato, riempito la parete del suo letto di disegni e ci siamo fatti tante coccole, abbiamo trascorso ogni giorno insieme proprio come una vera famiglia. I medici e chi conosce Randria mi chiede come sta ‘mio figlio’ e  mi chiama “mama’ny Randria’. La sua dimissione il giorno della vigilia di Natale, ha riempito il mio cuore e quello di Randria di gioia, insieme a chi ci è stato accanto.

La casa di randria con i disegni del piccolo affissi alle paretiAd oggi la sua situazione è migliorata parecchio, continua a fare le visite e prendere le medicine tutti i giorni qui da me. Sono tornata proprio adesso  da casa sua con il cuore felice solo perché ho visto alcuni dei disegni, fatti in ospedale, appesi dentro la loro umile capanna.

A volte non ci sono davvero parole per dare risposta agli interrogativi di chi soffre. Per questo basta la presenza di chi c’è, è vicino, ama e tende la mano.

In questi mesi accanto a Randria mi è capitato spesso di sentirmi impotente, inutile. Mi arrabbiavo  con me stessa per non riuscire a cambiare questa situazione ma ho imparato che ci sono cose che non dipendono da noi e che sono più grandi di noi.

Spesso mi sono ritrovata a guardare verso l’alto, a pensare che non ero sola, e che qualcuno è sempre vicino a me.

‘ che cosa vuol dire addomesticare? – Vuol dire creare dei legami’
‘Tu diventi responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato’

Un grande saluto qui da Ampsimanjeva, a presto!
Ilaria Squicciarini

Giulia a Manakara: storia, auguri, sorprese

Ciao!
È quasi finito il mio anno e vorrei “tirare un po’ le somme” di quello che è stato.
Pochi giorni fa ho riaperto e riletto le prime lettere che ho mandato: traboccavano di entusiasmo ed euforia, tutto bello, tutto meraviglioso.
Nella prima lettera del 20 Marzo ricordo di aver nominato dei profumi. In quel momento ero ad Ambostra a studiare malgascio…posso dirvi con sincerità e con meno euforia che le parole profumo e Ambostra non possono stare insieme: il pesce secco, la carne del mercato, lo smog e la sporcizia lungo le strade emanano ogni tipo d’odore ma non di certo profumo! Nonostante questo ho dei bellissimi ricordi di quel posto, fondamentalmente è stato il primo assaggio della mia vita malgascia: vivere con i don e la Giorgia, “studiare” malgascio, andare al mercato, giocare a tombola in casa di  carità, ritrovarsi alla sera tutti e 4 a guardare un film, è stato un bel mese. 

Il 23 Marzo sono arrivata a Manakara (finalmente) e la lettera successiva parlava un po’ delle case dei malgasci e di quanto noi fossimo fortunati ad avere cose che per loro erano inimmaginabili, sono convinta di aver avuto la fortuna di nascere con queste possibilità ma sono ancora più convinta di essere al 100% più fortunata per aver avuto la possibilità di conoscere questo lato del mondo e aver imparato a sorridere per ogni piccola cosa grazie a queste persone. 

La terza lettera, se non sbaglio, parlava di Ricot e di quanto fosse pigro; posso aggiornarvi su di lui e dirvi, con orgoglio, che adesso lavora alla Ferme di Analabe e dopo tanta fatica iniziale, adesso sta benissimo, si impegna! È stata una vera evoluzione la sua e io sono sempre felice di andare ad Analabe e vederlo stanco ma felice! 

La lettera dopo era su Cela, il ragazzino del mercato, anche per lui le cose sono cambiate, è tornato a casa e ha iniziato ad andare a scuola, con alti e bassi ovviamente. In questi mesi abbiamo imparato a conoscerlo ed è davvero un ragazzino fragile che ha bisogno di sostegno ma, sono sincera, per la maggior parte del tempo resta il ragazzino ribelle del mercato.

Le ultime lettere invece parlavano di Michel, chi se lo dimentica, nonostante le cose non siano andate proprio come avrei voluto, un po’ del mio cuore è andato via con lui! Una parte di me, ogni giorno, spera di incontrarlo per strada con quel cappellino rosso che aveva sempre, lo cerco con lo sguardo, ogni mattina controllo la macelleria dove lavorava sperando di rivederlo sorridente e felice, ma da quando è partito nessuno ha più avuto sue notizie, io voglio credere che stia bene chissà dove qui in Madagascar! Ma quel sorriso e quella risata contagiosa non me le scorderò mai e poi mai. 

giovani che lavorano in sartoria per terra a Manakara

Ci sono molte altre persone che ho conosciuto qui: Iabelen, bimbo del mercato, che hanno conosciuto anche i miei genitori, casinista e coccolone, anche nelle giornate più tristi un sorriso lui riesce a strappartelo.
François: prima il corso d’italiano, poi un monopoli, poi un mofo, poi una torta cucinata insieme fino ad arrivare ad un’amicizia, parliamo tanto, ci confrontiamo e confidiamo mescolando le nostre “capacità linguistica”: il mio scarso malgascio, il suo scarso italiano con in mezzo un po’ di francese, fra una risata e l’altra riusciamo anche a fare discorsi intelligenti!
E poi ancora Santatra: braccio destro di François, Lalatiana che a 20 anni dedica anima e corpo alla parrocchia, a partire dalla corale fino ad arrivare ai chierici e poi gli indimenticabili pazienti di Ambokala: Cela che parlava con le formiche nella sabbia, Hery gigante buono, insieme ad Ardilece, Justin e la sua fobia per i serpenti, Jibre che potrei definirlo “Michel II” , Jean Paul e i suoi cento figli immaginari e tantissimi altri, insieme hanno contribuito a rendere unico questo “quasi” anno. 

festa

Tutto questo per dirvi che dopo 10 mesi di cose viste con entusiasmo e curiosità sono pronta a guardare e vedere questo posto con occhi nuovi, non più offuscati dall’euforia dell’inizio. La curiosità farà sempre parte di me, ma voglio legarla alla criticità e alla semplicità che in questo poco tempo tutte le persone che ho incontrato mi hanno insegnato.
Insomma, inutile tirarla per le lunghe, non sono pronta a lasciare tutto questo, ho ancora voglia di scoprire e di lasciarmi scoprire.

 

Qualcuno di voi lo sa, qualcuno se lo immagina, per altri sarà una sorpresa però ho deciso di rinnovare e restare almeno un altro anno, lo dico solo ora perché il visto ormai è arrivato quindi non c’è modo di farmi cambiare idea.
Prometto però di scrivervi, più spesso degli ultimi mesi, per raccontarvi e condividere con voi gioie e dolori di questa vita.
Buon 2019 a tutti!
A prestissimo, Giulia

Notizie (vaovao) dal Madagascar

Carissimi amici di tutto il mondo a cui mi sento connessa,
è giunto il momento di aggiornarvi su di me: briccona vagabonda di nome Chiara Bezzi.
Sto bene! Sto come d’estate, in foresta tropicale, sotto il sole, poi alla pioggia e poi di nuovo al sole, con l’umidità alle stelle…Sudata!
Non riesco ad immaginare che li in Europa sia inverno, che ci sia freddo, che ci sia la neve; non mi sono nemmeno accorta che è già passato il non-stop-eating delle feste natalizie con pranzi/aperitivi/cene impegnativi e ancor meno che siamo già nel 2019!
Ma facciamo un passo indietro…Uh signur, tenetevi forte perché ho tanti mesi da recuperare!

Da dove partire?
Iniziamo con questo aforisma che descrive in poche frasi quello su cui sto cercando di ragionare/lavorare in questo momento: “La sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa, le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione. Anche in questa città eterna (Roma), l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo sempre essere pronti ad ondate infinite di trasformazioni”. Cit. Mangia, prega, ama.
Bene, ora che ho fatto un po’ l’alternativa con parole non mie, vi racconto…capirete pian piano il perché della citazione.
Il mese di novembre è stato un po’ caotico:
• partenza e ritorno in Italia del Monpera – Don Giovanni Ruozi dopo 11 anni di servizio in Madagascar;
• ingresso nella parrocchia “Gesù Misericordioso” ad Ambalapahasoavana di Manakara del nuovo parroco Don Luca Fornaciari e aiuto parroco Don Simone Franceschini;
• veloma – saluto a Dario, Enrico e Tania, servizio civilisti di RTM che sono rientrati in Italia dopo il loro anno di servizio.
• Arrivo di un’equipe di medici, chirurghi, dentisti ed infermiere dell’ONG Belga “H.E.L.P vzw”

ingresso nella parrocchia “Gesù Misericordioso” ad Ambalapahasoavana di Manakara del nuovo parroco Don Luca Fornaciari e aiuto parroco Don Simone Franceschini

L’ingresso dei don in parrocchia a Manakara è stata una giornata bellissima e molto sentita! La messa celebrata da monsignor Gaetano, vescovo della diocesi di Farafangana, è stata una vera e propria accoglienza festosa ai nostri cari don. È stato emozionante assistere all’apertura delle porte centrali della chiesa ed entrare insieme a tutta l’assemblea invitati dai due monpera; ballare e cantare a fine della celebrazione, quando i parrocchiani si sono avvicinati all’altare in una fila danzante raccogliendo sul loro cammino Don Luca e Don Simone; il momento dei Kabary – discorsi, quando il presidente della parrocchia, si è presentato con un kabary in lingua Italiana!! Sorprendente, davvero! È una cosa che mi ha colpito nel profondo, perché mi ha fatto sentire importante, accolta e rispettata da persone che neanche mi conoscono. Guardate la potenza di un

 

 

 

Salvatore e Giardo al lavoro

Dopo tutta questa festa, siamo tornate nella nostra piccola Ampasimanjeva e ci siamo preparate all’accoglienza di tre storici meccanici: Giardo, Salvatore e Stelio, venuti per aiutare il nostro direttore Giorgio nel suo lavoro; e l’equipe missionaria belga che da 5 anni ormai scende in Madagascar per collaborare con il nostro ospedale.
Quest’anno per due settimane si sono dedicati alla formazione dello staff sull’estrazione di denti, alcuni tipi di interventi chirurgici (in particolare prostatectomie) ed il loro decorso post-operatorio. Il programma di lavoro è stato molto molto molto intenso, ma sono contenta di avervi preso parte; tutta la fatica ne è valsa la pena. Anche io, insieme allo staff dell’ospedale sono stata accolta nel team in modo molto caloroso ed è stato veramente bello lavorare insieme.

Io e Gina

Tra i pazienti che non scorderò mai più, di cui voglio condividere la storia, c’è Ginah. È una ragazza di 27 anni (quindi 2 anni più grande di me), con già due figlie piccole, ricoverata per un ascesso al dente che aveva provocato una grande infezione e raccolta di pus in tutta l’area mediastinica (alto torace). Anche se faceva fatica a parlare per via del dolore e per il gonfiore ad ogni medicazione mi chiedeva spesso se sarebbe guarita e quando… inutile dire
che non nutrivo molte speranze per lei anche se facevo del mio meglio per medicarla ed estinguere l’infezione. Più volte mi sono sentita veramente impotente, soprattutto il giorno della quarta medicazione quando, prima di incominciare, ha avuto una emorragia della ferita e ha perso molto, anzi troppo sangue. Vorrei farvi capire cosa si prova a stare li nel momento dell’urgenza, a tamponare una maledetta emorragia che non si ferma, mentre una ragazza della tua età circa ti guarda terrorizzata cercando uno sguardo rassicurante perché ha capito che la sua situazione è diventata inaspettatamente critica; mentre la sua famiglia li fuori che aspetta capisce che c’è qualcosa che non va. Beh, io ho stampato nella memoria quel momento: il suo sguardo, le sue mani che mi stringono le braccia e la stessa domanda ripetuta insistentemente “Sto per morire? Eh Vazaha – straniero? Ma sto per morire?”. So come ci si dovrebbe comportare in queste situazioni, l’ho studiato…si sta calmi e lucidi, non ci si fa toccare dallo stress, ma ci si concentra sul paziente, lo si rassicura, si organizza il lavoro e si agisce; ma quando ti capita per davvero di avere una vita per le mani e sei da sola perché tutti sono impegnati ovviamente tutto va a farsi benedire. Continui a ripetere alla paziente di stare tranquilla e respirare, che tu sei li con lei, che andrà tutto bene e lei non morirà, ma sapete è difficile risultare credibili se per primi non si è sicuri di cosa succederà…forse lo ripetevo più a
me stessa che a lei. Per la cronaca, non è che ci sono solo io in ospedale; ho preso in carico Ginah al suo arrivo e tuttora è una mia paziente. Poi in quel periodo in particolare abbiamo avuto veramente tanto lavoro, e tutti correvamo avanti e indietro come matti.
Beh fortunatamente una delle infermiere ha ascoltato le mie richieste ed è arrivata per darmi il cambio nel tamponare così che io potessi andare a prendere il materiale necessario per fermare l’emorragia. In seguito abbiamo chiesto consulenza all’equipe belga che ha accettato di aiutarla nonostante non fosse in programma e nonostante non fossimo certi di poterla salvare; poche ore dopo era in sala operatoria dove sotto sedazione (perché qui non è ancora
possibile fare interventi in anestesia generale) i dentisti hanno tolto i denti che hanno causato l’infezione, mentre io e gli altri abbiamo pulito la cavità e l’abbiamo medicata.
Da allora medichiamo la sua ferita quasi tutti i giorni, io non sono più Vazaha – straniero, ma sono Cherie – tesoro e con grande sollievo di tutti Ginah si è ripresa alla grande ed è quasi guarita!
Tra i ricordi più belli che ho insieme a lei c’è questo: poco prima di capodanno Ginah ha chiesto di poter tornare a casa per stare un po’ con la sua famiglia e poi ritornare per continuare la medicazione. Essendo fuori pericolo, il Dott. Martin ha acconsentito alla sua partenza e lei felice come una bambina è passata in ambulatorio per salutarmi. Dopo aver chiacchierato un po’ è rimasta a guardarmi in silenzio e poi tutto d’un colpo mi ha abbracciato forte la vita, ha immerso la faccia nella mia casacca ed è scoppiata in un pianto liberatorio. Che roba amici, che intensità…ho rischiato di piangere anche io! Ho pensato che è davvero una fortuna grande fare la differenza per qualcuno e sentirlo sulla pelle.

Una parte ell’equipe belga H.E.L.P con il Dott. Martin e Francois, caposala,
al lavoro in sala operatoria

In tutto questo, sento di dovere ancora un grande grazie all’equipe belga, una vera e propria benedizione per l’ospedale. Nei pochi giorni che sono stati qui hanno lavorato senza risparmiarsi: oltre a Ginah, hanno salvato un’altra ragazza, hanno estratto denti a più di 300 persone prevenendo il rischio di infezione e di ascessi, hanno operato almeno 4 pazienti al giorno formando i chirurghi, il personale di sala e post-operatorio così che oggi l’ospedale è in grado di eseguire gli stessi interventi in autonomia . Il loro lavoro e la loro dedizione mi hanno
ispirato. Spero anch’io un giorno di poter far parte di un’equipe come la loro. 
Grazie, grazie, grazie.

 

Siete già stufi?? Ma come!!!! Ho ancora un sacco di cose da raccontare! Faccio presto lo giuro…

Immagine dal Pangalana di Mananjary

Dicembre ha portato con se tanti ospiti in visita alla missione ed un caldo afoso: tra questi Lucia Braghiroli amica di Giulia Capotorto. Poco prima che Giuli ci salutasse abbiamo approfittato della sua partenza per fare una piccola rilassante gita di comunità: quindi con tutte le masere – suore, i frera – frati, sarambe – ragazze siamo partite alla volta della casa di carità di Mananjary, una città in riva all’oceano. Le masere della casa ci hanno preparato un picnic sorpresa che abbiamo gustato su un battello navigando il Canal des Pangalanes – una via d’acqua artificiale a ridosso della costa orientale del Madagascar che consente la navigazione da Toamasina/Tamatave fino a Farafangana altrimenti troppo difficile. Poi è arrivato il Veloma – saluto di Giulia, la sua partenza per l’Italia e l’arrivo dei genitori di Giorgia Roda e Giulia Farri per passare insieme le feste.

A proposito di festività: io, cari, ho passato il mio primo Natale al caldo…e che caldo!!!

Pranzo di Natale, con i malati di tubercolosi e le loro famiglie

Quest’anno la “famiglia” con cui ho festeggiato il 25 dicembre è stata quella dell’ospedale, un bel pranzo in compagnia dei malati di tubercolosi, le loro famiglie, e una festa in ospedale con balli, canti, giochi e chi più ne ha, più ne metta. Le suore hanno cucinato riso e carne di omby – zebù per tutti. Il mio compito in tutto questo, oltre ad aiutare le suore, è stato quello di preparare i dolci, che felicità!!!
Come dicevo ad alcuni è proprio vero che il buon cibo scalda il cuore e fa nascere sulle labbra un sorriso, soprattutto se condiviso…già distribuire cibo gratuitamente da una sensazione di felicità; se in più il cibo è buono, vedi gli invitati che lo gustano, chiacchierando, scherzando tra di loro, divertendosi a pancia piena e felici allora
diventa una grazia!

 

 

 

Preparazione al Natale

Ah, a proposito di preparazione di feste, clima natalizio e buon cibo, anche se non siamo a Reggio Emilia, non vuol dire che ci siamo scordati le nostre tradizioni; poche settimane prima di Natale, infatti, insieme alle masere ho preparato i cappelletti per la cena di natale!!

L’arrivo dell’anno nuovo, invece, lo abbiamo festeggiato insieme a tutti gli altri volontari, i servi della chiesa e alcuni operai a la Ferme “San Francesco” di Analabe, Manakara. È stata una cena molto semplice in compagnia, seguita da balli senza fine e un “brindisi” sotto il cielo stellato; e il primo giorno del 2019 è stato inaugurato da un bel bagno nell’oceano, una cena insieme per salutare Giorgia…eh si, anche Giorgia ha finito il suo anno di servizio qui in
Madagascar ed è tornata a casa proprio pochi giorni fa; ed una settimana di esercizi spirituali, svoltisi ad Antananarivo e guidati da Don Antonio Crispino sceso in Madagascar poco dopo Natale insieme a Don Pietro Rabitti e Lorenzo Malagoli (volontario rientrato in missione dopo le vacanze in Italia). È stata una settimana stimolante e, anche se nel silenzio, lo stare insieme con gli altri volontari è sempre un bel momento di condivisione.

Capite ora l’aforisma di prima? Con tutti questi cambiamenti veloci e continui, il confronto quotidiano con una cultura così diversa dalla tua, questo andirivieni di famiglie, amici, persone etc etc, è importante non essere irremovibili ed aggrapparsi troppo alle proprie certezze ma è necessario essere pronti ad ondate infinite di trasformazioni senza paura di essere annientati. Io spero proprio di riuscirci pian piano e per il nuovo anno auguro anche a voi questo: di non aver paura dei cambiamenti…ma di investirci sempre più energie e tempo
per affrontarli al meglio.
Tratrin’ny ho avy amici! – Buon 2019, buon tutto quello che verrà!
A presto, con affetto!
Chiara Bezzi

La preparazione delle medicine all'ospedale di Ampa

Grazie! Auguri dall’FMA

A tutti voi, che portate nel cuore Ampasimanjeva e le avete donato il vostro contributo, un grande e sincero GRAZIE. Anche quest’anno sono stati tanti i pazienti visitati e ricoverati nei vari reparti dell’ospedale di Ampasimanjeva in Madagascar, molti dei quali provenienti da villaggi lontani.

L’Ospedale offre un servizio sanitario qualificato ed efficace per tutta la popolazione della regione (11 comuni, 110.000 abitanti). Lo scorso anno sono stati visitati 16.631 pazienti e le consultazioni chirurgiche sono state 1.047, i malati ricoverati 2.213 e sono stati fatti 518 vaccini a bambini in età compresa tra 0 e 11 mesi. Le visite prenatali sono state 6.116.

Sono tanti numeri, ma non vogliamo annoiarvi continuando così, perchè per quelli ci sono le statistiche e i rapporti ufficiali. Quello che vogliamo esprimere è che sono numeri alti e significativi, di un ospedale che lavora a pieno ritmo. Non si limita più solamente alla valle del Faraony, ma è diventata un centro di riferimento per tutta la zona Vatovavy Fitovinany e della regione sud-est per diverse patologie quali ad esempio quelle cardiologiche, chirurgiche e ginecologiche-ostetriche.

La vaccinazione dei bambini ad AmpasimanjevaTutto il lavoro che fanno i medici, gli infermieri e il personale sanitario per garantire ai pazienti le migliori cure di cui necessitano, è reso possibile grazie al vostro contributo, alle donazioni di privati, associazioni o singoli, che aiutano così la struttura a continuare a offrire un eccellente servizio. È a voi che tutto il personale dell’FMA rivolge i più sinceri ringraziamenti con questa lettera. Le vostre donazioni si trasformano in cure, farmaci, giornate di formazioni, apparecchiature mediche e meccaniche, cibo. Le attività della gestione dell’FMA non si limitano solo all’Ospedale, ma anche all’officina meccanica e di falegnameria e al laboratorio di Marosokatra, dove vengono prodotti succhi di frutta di litchis e ananas, principalmente.

Inoltre, il 2018 è stato un anno di transizione tra la fine del progetto “Salute madre-figlio” e l’inizio del nuovo progetto che prenderà il via a marzo 2019. Con alcune donazioni è stato possibile portare avanti le attività nei villaggi, visitando le donne incinte e pesando i neonati. Si è potuta fare la formazione alle ostetriche e alle levatrici tradizionali dei villaggi, oltre a raccogliere i dati per predisporre una schedatura per le consultazioni prenatali.

I bambini della scuoletta PapillonAltra attività satellite dell’ospedale è il “Centre Papillon”, una struttura in cui i bambini che non possono permettersi di andare a scuola, vengono accolti e aiutati ad imparare le nozioni base di matematica e malgascio. Quest’anno abbiamo realizzato una toilette, a cui possono accedere i bambini. E’ stato possibile anche iscrivere alla scuola pubblica alcuni bambini che hanno dimostrato impegno e perseveranza nello studio, per dar loro l’occasione di avere un’istruzione più completa.

La Fondation Medicale, in conclusione, gestisce non solo l’Ospedale, ma anche tutte queste attività, che necessitano di donazioni per continuare e rafforzare i lavori che quotidianamente svolgono. Vi invitiamo quindi a continuare a sostenere l’FMA, anche con un piccolo gesto, e vi ringraziamo nuovamente di cuore per l’aiuto che avete generosamente offerto.

Auguriamo a Te e alla Tua famiglia un buon Natale!

Ancora grazie dalla Comunità di Ampasimanjeva

Per la comunità Giorgia Roda

Don Ganapini festeggiato in una scuola

Il Buon Natale di don Ganapini

MAISON DE LA CHARITE, Tongarivo (Madagasikara), 21 novembre 2018

Carissimi amici tutti, familiari, CMD, AMGA, La Libertà, RTM, Servi della Chiesa, Rotary Club Parma Est, benefattori, ect…

Siamo già vicini al Natale, vicini pure alla fine dell’anno in corso e all’inizio del prossimo 2019.
Non dimentico la solita lettera di ringraziamento; riconoscenza doverosa a chi mi ha sostenuto, in vari modi: sostegno morale dell’amicizia e della simpatia, soprattutto se rafforzata dalla preghiera e anche dall’aiuto pure finanziario (mi perdonerete!… ne sapete i motivi…). Senza questo insieme di solidarietà fattiva, generosa verso i più poveri e spesso dimenticati, specialmente i bimbi della campagna, cosa avrei potuto fare da solo?
Niente! O… molto poco.

Sono migliaia ormai i nostri cari bimbi che, in coro, vorrebbero farvi giungere un GRAZIE così forte che sorpassasse l’oceano ed arrivasse al vostro orecchio! Sì, certo! Ma c’è pure un’altra persona, vicinissima a noi e a loro, che un giorno, 2000 anni fa circa, disse parole di altissimo significato e che nessuno potrà mai cancellare, perché parole di DIO FATTO UOMO, GESU’! Erano accorsi numerosi quei bimbi, sentendo che passava Gesù – forse lo Spirito glielo aveva ispirato – , mentre i grandi vicino a Gesù non li volevano tra i piedi, e Lui invece, indignato (Mc 10,14) ne prese le difese e disse: “LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME… e prendendoli tra le braccia li benediceva…” (Mc 10, 14-16). Poi ancora: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi fratelli più piccoli l’avete a me” (Mt 25, 40). E infine: “Venite benedetti dal padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo…” (Mt 25,34).

Sono specialmente per voi dunque, carissimi, quelle parole: “venite benedetti dal Padre mio…”, perché avete loro dato il pane dell’istruzione, ect… Sì, credo che il giorno del Giudizio finale (e quel Vangelo indicato sopra che ce lo dice) saranno proprio loro, a migliaia, i nostri difensori migliori.

Dato che questa è la lettera di fine anno, vorrei aggiungere solo poche parole, perché è sempre un po’ imbarazzante parlare di sé. Ma sarò breve.

In alcune lettere ho già manifestato il mio desiderio, pienamente condiviso dai Superiori (Vescovi Socche, Gilberto, Paolo, Adriano, Massimo), riguardante il luogo in cui seppellirmi, quando sarà ora. Soprattutto per i Malgasci è molto sentito il desiderio di aver vicino anche nella tomba chi è stato loro vicino nella vita.
E’ notissimo il detto: VELONA, IRAY TRANO: MATY, IRAY FASANA (chi è stato vicino nella stessa casa, lo sarà pure nella stessa tomba). Dopo 57 anni da che ho condiviso con amore la vita dei miei poveri e cari Malgasci, come potrei separarmi da loro nella tomba? Tanto più che oltre il cimitero del clero malgascio (Ambohipò) c’è pure un angolino nel cimitero delle Suore delle Case della Carità (Ambohipànja), presso cui sono ricoverato da 12 anni, cioè da quando, dopo l’operazione alla colonna vertebrale a Parma, dovetti, per ubbidienza al Vescovo della diocesi di Tananarive, Mons. Odon, lasciare l’ultima parrocchia, di cui mi occupavo da 32 anni. Dovetti piangere. Ma era la volontà del Signore, che sempre infinitamente misericordioso con questo suo povero prete, poco tempo dopo da che ero stato accolto con tanta bontà in questa Casa della Carità, mi mandò un’ispirazione: “mi occuperò dei numerosi bimbi poveri della campagna che non sanno altro che condurre al pascolo le mucche, procurando loro un po’ di istruzione e di educazione cristiana… perché sono ancora missionario, e lo sarò, per la misericordia di Dio, sino alla fine”.

Così, oltre le adozioni dei bimbi poveri già accettati nella scuola, ma che non arrivavano a coprire la tassa scolastica necessaria per avere poi di che pagare i maestri, decisi pure di cominciare a costruire piccole scuole nelle zone in cui mancavano. Le buone persone, dal cuore generoso – CHE SIETE VOI – non mi lasciarono solo, e gli euro cominciarono ad arrivare… “Amici di don Ganapini” AMGA”…

Ed ecco le 94 piccole scuole (sono ora 96), le cui facciate potete vedere su un piccolo opuscolo che abbiamo preparato proprio per voi e che potete richiedere al Centro Missionario.

Vorrei inviare come saluto un ringraziamento e un augurio di un
BUONO, BUONISSIMO NATALE E ANNO NUOVO 2019

una melodia semplice, ispiratami dal testo di una breve poesia di quella Santa, per me grandissima, che è Teresa del Bambino Gesù. Ve lo racconto: si era a pochi mesi dalla mia ordinazione sacerdotale (13 agosto 1950). Stavo facendo due passi col rosario in mano, credo nel cortile vicino alla cappella dell’ex seminario di Albinea. Passò di lì, per caso, il Vescovo Mons. Beniamino Socche, che si fermò e mi disse: “Prendi, don Pietro. È una piccola poesia di S.ta Teresa del Bambino Gesù. Se ti interessa…”, e mi allungò il foglio. Lo ringraziai e me la lessi subito. Ne fui arcicontento e, gustando immensamente quel testo, con la stessa immediatezza ne buttai giù le note della melodia che si svolgeva nella mia testa, semplice e spontanea. Vi trascrivo le due strofe, che rivelano la profonda spiritualità della Santa di Lisieux: l’abbandono totale del bimbo che si sa seguito e custodito dalla Mamma e che trova in ciò la via per accedere alle insondabili ricchezze del Cuore di Gesù: sentimento di un cuore innamorato, ma non vano e superficiale sentimentalismo:

Rit.      DOLCE REGINA DI GIOVINEZZA,

CI SVEGLI ALL’ALBA TUA CAREZZA!

DURANTE IL GIORNO VEGLIA SU NOI

POI CI ADDORMENTA CO’ BACI TUOI!

  1. COM’E’ DOLCE APRIR LE LUCI

AL SORRISO TUO, MARIA!

COM’E’ DOLCE, O MADRE MIA

SUL TUO CUORE RIPOSAR!

  1. COM’E’ DOLCE OGNI TRAVAGLIO

A TE OFFRIRE COME UN FIORE

COM’E’ DOLCE NEL DOLORE

TRA LE BRACCIA TUE CADER!

Santa Teresa del Bambin Gesù, proclamata “Patrona delle Missioni” e Dottore della Chiesa

BUON NATALE e ANNO NUOVO 2019 dal vostro aff.mo e vecchio don Pietro Ganapini

Gli auguri di Natale del direttore

Carissimi missionari,

recentemente il Madagascar ha salutato don Giovanni Ruozi per gli anni di servizio condiviso con i missionari e con il popolo malgascio; gli confermiamo il nostro affetto e la nostra riconoscenza per la sua presenza davvero significativa nell’isola. Sarà un compito importante, per noi qui a Reggio, condividere, riflettere e saper trasferire in concretezza la ricchezza umana e spirituale che don Giovanni ha maturato nell’esperienza missionaria.
Il 17 novembre scorso ero presente al suo ingresso nell’unità pastorale di Castelnovo ne’ Monti, insieme al suo vicario parrocchiale don Marco Lucenti, che ha trascorso quasi due mesi di servizio in Albania presso la Casa di Carità.
Ho percepito una bella e calda accoglienza verso i nostri due sacerdoti e don Giovanni ha saputo, con la sua intelligente cordialità, parlare con il cuore e manifestare con piccoli gesti preziosi la sua generosità ad entrare nella nuova comunità a lui affidata.

In terra malgascia, a Manakara, all’inizio del mese di novembre, è avvenuto l’ingresso in parrocchia di don Luca Fornaciari (CSFC), come nuovo parroco e di don Simone Franceschini (CSFC) come responsabile della missione diocesana in Madagascar. Questi sacerdoti, presenti da un anno a Manakara, iniziano una nuova fase della loro vita missionaria, in continuità con l’opera iniziata e condotta da don Giovanni. La responsabilità di don Simone consisterà non solo nell’accompagnare e condividere con tutti i missionari i progetti attivi sulla missione, ma anche nel discernere, insieme ai missionari e al CMD, i nuovi progetti e percorsi che si riterrà di avviare a servizio della comunità malgascia. Don Simone formerà una piccola équipe per accompagnare i giovani missionari nel loro cammino di servizio e di formazione personale. 

La Chiesa si fonda sulla parola di Dio, nasce e vive di essa”, ha ricordato Papa Benedetto XVI[1]. “La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle pagine e leggerlo con il cuore”, scrive papa Francesco[2]. Ascoltare la Parola per diventare realmente “parola” di Dio per il mondo: “Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual’è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita”[3]. “La persona fedele a Dio e che vive della sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine”[4]

Sono molto grato a ciascuno di voi, amici missionari, per il dono della vostra vita e vi invito a rinnovare il comune impegno, nostro e vostro, dell’essere in missione ad evangelizzare come equipe e non a titolo personale.
La comunità che vuole evangelizzare comincia con l’evangelizzare sé stessa”[5] Il camminare insieme richiede tempo e tempi differenti, ma sicuramente la comunione del nostro camminare insieme è la prima e fondamentale testimonianza di questo annuncio. La pazienza che richiede la comunione non è tempo perso, bensì tempo prezioso per camminare nello stile di Dio. L’opera dello Spirito suscita tante idee e ciascuno desidera contribuire con un piccolo segno nel fare qualcosa. Queste idee sono belle, ma chiedono di essere condivise insieme, guardando al bene ed al bisogno più urgente, lasciando cadere le proprie letture a favore di un discernimento comune che garantisca di rimanere in un cammino di autentico ascolto e servizio verso le persone a cui siamo inviati. Oggi è fondamentale mantenere attive le opere già avviate, soprattutto quelle rivolte all’ attenzione verso le persone. Capisco i giovani i quali, vedendo tanta povertà, avvertono il desiderio di sistemare concretamente qualcosa. Rimane per noi l’urgenza di sostenere l’esistente; la raccolta di fondi a favore dei missionari riesce a mantenere ordinariamente le opere a servizio delle persone, ad aiutare anche il CMD che con generosità sta da anni lavorando, da Reggio, per permettere a tutti i missionari di vivere il dono di essere presenti nella missione loro assegnata. Così come don Giovanni testimoniava nella messa a san Girolamo“la chiamata a partire per la missione è una grazia per chi la riceve”. Vi ricordo che da più di cinquant’anni a san Girolamo si prega per ciascuno di voi, per sostenervi e mantenere vivo qui a Reggio l’anelito missionario. Le vostre lettere, i vostri racconti sono per noi importanti per vivere una preghiera ancora più incarnata e feconda.

Preghiamo insieme per continuare ad essere una Chiesa “in stato di missione”, soprattutto quest’anno in cui riceviamo un dono: il Signore ci affida la responsabilità di servire la diocesi di Alto Solimões in Brasile- Amazzonia. Preghiamo per questo nuovo progetto che la nostra chiesa sta iniziando a vivere: don Paolo Cugini, don Gabriele Carlotti e don Gabriele Burani si recheranno in gennaio a Manaus, al corso di preparazione in vista di una loro permanenza in Amazzonia. Il 31 marzo 2019 avremo il piacere di ospitare al Convegno Missionario Diocesano il vescovo della diocesi dell’Alto Solimões, don Adolfo Zon Pereira. Sarà con noi anche il nostro vescovo Massimo. Ci metteremo in ascolto del vescovo Adolfo che ci aiuterà a conoscere la sua chiesa. Rendiamo grazie al Signore e riconosciamo che questo incontro confermerà il nostro cammino che prosegue e si allarga nella chiesa brasiliana. 

Don Luca Grassi terminerà a giugno il suo servizio nella diocesi di Ruy Barbosa e desidero ringraziarlo tanto per la passione generosa con cui ha vissuto il suo tempo in terra brasiliana. Per noi, riaccoglierlo avrà la duplice valenza di dono e di compito importante: prima di tutto ci metteremo in ascolto del dono di grazia cresciuto in lui durante questi anni. Come diocesi possiamo lasciarci evangelizzare dall’esperienza maturata dai nostri missionari; è una grande opportunità e solo così cresce la chiesa: in uno scambio reale tra le comunità cristiane di tutto il mondo.

Prima di don Luca, proprio nel mese di dicembre, rientrerà Don Riccardo Mioni, presente da tanti anni in Bahia in un umile e fedele servizio come fratello della Carità: un servizio obbediente e sereno, nel quale ha accolto ogni giorno la chiamata di Dio a compiere la Sua volontà, qualunque essa fosse.

Grazie don Riccardo, poiché dopo la missione in Madagascar ti sei arricchito dell’esperienza feconda della missione in Bahia.

 Credo sarà molto interessante riflettere con lui sui cambiamenti in atto o imminenti nella chiesa italiana e nella nostra diocesi, per ascoltare il suo punto di vista e le sue considerazioni.

Esprimo ancora tanta riconoscenza per sr Grazia rientrata dall’Albania, dopo questi anni vissuti con umiltà. Il segno è stato chiaro: ha manifestato nella semplicità il suo amore quotidiano per i piccoli ed i poveri con la forza della sua gioia. Sr Maria Angelica continua oggi ad abitare in casa con sr Rita; la loro presenza ci ricorda il legame con questo popolo giovane e allo stesso tempo adulto nella fede. Dono per noi tutti è stata la disponibilità di don Marco Lucenti, novello sacerdote, verso la nostra missione in Albania; la sua presenza, insieme al seminarista Paolo Lusvardi, nella diocesi di Sapa, è stata un prezioso segno di prossimità verso questa nostra chiesa sorella.

 

Nelle foto sull’India di don Davide Castagnetti e attraverso alcune telefonate abbiamo seguito i momenti drammatici vissuti dalla popolazione durante l’alluvione in Kerala; i danni sono ingenti e molte famiglie hanno perso la casa. Su iniziativa del vescovo Massimo la nostra chiesa ha indetto si mettono in salvo le barcheuna colletta alcune settimane fa per la chiesa del Kerala, al fine di sostenere concretamente l’aiuto alle famiglie nelle più urgenti necessità. Nella vita si intrecciano sempre sacrificio e frutto, morte e vita, smarrimento, angoscia e gioia. Così anche in India ci sono quattro ragazze in noviziato e due sorelle faranno la professione perpetua in Nagaland domenica 9 dicembre.  Ringraziamo insieme il Signore e uniamoci nella preghiera per questi doni alla Chiesa. Sr Annamaria sta maturando i saluti per prepararsi a rientrare in Italia; passaggi delicati proprio per i legami che nel tempo si creano. Sono passati vent’anni dalla sua partenza verso la missione in India; quando sono stato in visita presso la Casa, il dono della sua presenza tra gli ospiti, le sorelle e la comunità parrocchiale si coglieva con grande evidenza. 

Durante il tempo di Natale, insieme al vescovo Massimo, visiteremo il Rwanda; ci stiamo preparando insieme al gruppo “Amahoro” ed al gruppo “Padre Tiziano”. Domenica 9 dicembre incontreremo, insieme, il nostro vescovo per offrirgli uno sguardo storico e aggiornato sulla missione in Rwanda. Proprio in questi giorni il vescovo di Kibungo S.E. Mons. Antoine è stato nominato arcivescovo di Kigali. A lui rivolgeremo le nostre felicitazioni e lo ringrazieremo per questi anni vissuti insieme. Iniziamo a pregare per la nomina prossima del nuovo vescovo di Kibungo.

la foto di tutti noi dello staffInfine, come avrete saputo dal web, il nostro ufficio del CMD si è trasferito in curia insieme agli altri uffici pastorali e alla Caritas. I lavori di ristrutturazione hanno creato un ambiente di lavoro piacevole e dinamico; ora ci troviamo nell’opportunità di condividere i nostri progetti con gli altri uffici, di scambiarci sia idee che risorse.

Confido che lavorare vicini generi una fucina di proposte atta a far crescere la comunione tra noi operatori e in tutta la nostra chiesa. Maggior attenzione sarà rivolta alle unità pastorali ed alle missioni. Il nuovo assetto degli uffici di Curia, nell’ottica dell’integrazione, chiede tempo e pazienza a tutti. La mia speranza è che porti una rinnovata motivazione in tutti i direttori e collaboratori. Vorrei ringraziare il team dei collaboratori, in particolare i nostri del CMD: lasciando un luogo storico e confortevole quale era la vecchia sede, a loro è chiesto un sacrificio maggiore; in questi mesi la loro crescente disponibilità è stata per me edificante. Mi dispiace se in questo periodo nel quale stiamo riorganizzando il lavoro degli uffici voi, amici missionari, avete vissuto di riflesso con maggiore fatica le vostre giornate. Confido che questi disagi si riducano e tutto diventi snello, armonico e produttivo. Accompagnateci con la vostra preghiera.   

Concludo con parte del discorso di papa Francesco alla Pontificia Opere Missionarie avvenuto nel 2016 che ritengo significativo per noi e per voi.

 “Dobbiamo crescere in passione evangelizzatrice. Io ho paura – ve lo confesso – che la vostra opera rimanga molto organizzativa, perfettamente organizzativa, ma senza passione. Questo lo può fare anche una ONG, ma voi non siete una ONG! La vostra Unione senza passione non serve; senza “mistica” non serve. E se dobbiamo sacrificare qualcosa, sacrifichiamo l’organizzazione, andiamo avanti con la mistica dei Santi. Oggi, la vostra Unione missionaria ha bisogno di questo: mistica dei Santi e dei Martiri. E questo è il generoso lavoro di formazione permanente alla missione che dovete fare; che non è soltanto un corso intellettuale, ma inserito in questa ondata di passione missionaria, di testimonianza martiriale. Le Chiese di recente fondazione, aiutate da voi per la loro formazione missionaria permanente, potranno trasmettere alle Chiese di antica fondazione, a volte appesantite dalla loro storia e un po’ stanche, l’ardore della fede giovane, la testimonianza della speranza cristiana, sostenuta dal coraggio ammirabile del martirio. Vi incoraggio a servire con grande amore le Chiese che, grazie ai martiri, ci testimoniano come il Vangelo ci renda partecipi della vita di Dio, e lo fanno per attrazione e non per proselitismo”.

ll tempo di Avvento orienti la nostra azione missionaria. Sì, attendiamo Lui, Gesù Cristo Salvatore. Quest’attesa animi il nostro desiderio di non farci catturare dall’attivismo, ma ci porti al silenzio personale dentro il quale comprendiamo il senso del nostro essere qui dove siamo e di come “stare”, mettendoci in ascolto della Sua Parola. Nel silenzio personale meditiamo gli avvenimenti che ci accadono, portiamoli nell’orazione silenziosa, per comprenderli, per cogliere significati, per purificarli.

Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a custodire il dono della nostra vocazione, a comprendere ogni giorno il dono di essere stati chiamati da Gesù.

 Il nostro incontro con Lui urge in noi il desiderio di portare il profumo dell’amore di Cristo. L’incontro con Lui illumina di uno stupore nuovo ogni giorno della nostra vita e della vita di chi incontriamo, aiutandoci a riconoscere che l’azione dello Spirito Santo ci precede nelle persone e nelle culture che incontriamo. La contemplazione del Creato ci doni di riconoscere il Creatore sempre presente in ogni circostanza della vita: per questo preghiamo di avere occhi per riconoscere la bellezza della Sua presenza.

Assicuro a voi tutti il ricordo nella celebrazione dell’Eucaristia.

don Pietro Adani                                                                    

   Direttore del CMD di Reggio Emilia-Guastalla

                

[1] Benedetto XVI, Verbum Domini, esortazione apostolica, 30 settembre 2010, n. 3.

[2] Francesco, Evangelii Gaudium, esortazione apostolica, 24 novembre 2013, n. 264.

[3] Francesco, Gaudete et Exultate, esortazione apostolica, 19 marzo 2018, n. 24.

[4] Ibidem, n. 64.

[5] Vademecum CMD, n. 33 citato in Evangelii Nuntiandi, 15.

Il dottor Martin all'opera

Intervista al dottor Martin

Martin Randriatiana è il primario, chirurgo e direttore sanitario dell’FMA (Fondation Medicale d’Ampasimanjeva). Ha studiato medicina ad Antananarivo, si è specializzato in chirurgia, ha seguito un corso di medicina tropicale a Brescia e un master in ginecologia e anestesia a Scandiano (provincia di Reggio Emilia), mentre faceva uno stage all’ospedale di Sassuolo. Oltre a tutti questi titoli, il dott. Martin è un uomo estremamente gentile e paziente per cui, nonostante le tante cose che ha da fare tutti i giorni è riuscito a trovare il tempo per rispondere a qualche domanda.

 

Quando sei arrivato ad Ampasimanjeva e come mai proprio in questo ospedale?
Sono arrivato nel febbraio 1986, subito dopo aver finito gli studi. Durante il terzo anno di università mi sono sposato e prima della laurea io e mia moglie avevamo già due figli [adesso ne hanno quattro, di cui due vivono e lavorano in Italia, ndr]. Facciamo parte di un’associazione di medici cristiani e il responsabile, dopo averci chiesto se eravamo disposti a lavorare in uno degli ospedali di campagna con cui era in contatto, ci ha proposto di venire ad Ampasimanjeva. Abbiamo accettato e da quel momento non me ne sono più andato.

Perché hai deciso di rimanere a lavorare qui?
Nel corso degli anni ho ricevuto diverse offerte di lavoro, alcune anche molto prestigiose e ben retribuite, ma le ho rifiutate tutte. Qui mi sento davvero un medico, posso studiare e continuare ad imparare e ho la possibilità di fare trattamenti e cure secondo le tecniche che ci sono in Italia o in America. Negli altri ospedali si applicano solo protocolli standard, che non danno spazio all’evoluzione e all’innovazione; qua invece posso studiare una tecnica usata in un altro Paese e applicarla.
Mi sono innamorato di Ampasimanjeva e voglio rimanerci.

una visione panoramica della gente che attende fuori dall'ospedale di Ampa

Quali sono i cambiamenti più evidenti che ci sono stati in questi anni?
Quando sono arrivato facevamo i vaccini ai bambini nei villaggi, ogni giovedì. Capitava spesso, però, che una volta arrivati nessuno era pronto perché non avevano sparso la voce o non avevano ricevuto l’invito quindi era una perdita di tempo e di risorse. Adesso i vaccini si fanno in ospedale e ci sono più di 100 bambini ogni settimana.
L’altra grande differenza è che all’inizio era tutto gratuito, le persone non pagavano né la consultazione né le medicine e arrivavano ogni giorno 200 persone per farsi visitare; quando ci siamo accorti che spesso le persone buttavano via le medicine (se non era di loro gradimento il colore o il gusto) è stata inserita una quota di partecipazione minima in modo da non avere un così grande dispendio di farmaci e risorse [la quota che si chiede è comunque molto inferiore rispetto a qualsiasi altro ospedale del Madagascar, per esempio qui una scatola di paracetamolo che costa 3000 Ar, la pagano 300 Ar].
Il più grande cambiamento, però, è stata la sala operatoria. Dal 1997 ha iniziato ad essere in funzione e all’inizio si facevano solo parti cesarei, poi si è iniziata a fare formazione per operare le idroceli e poi si è iniziato ad essere operativi per tutti gli interventi addominali d’emergenza. Dal 2014 l’FMA è il punto di riferimento per gli interventi di fistole. È una pratica che inizia adesso ad essere presente nella formazione universitaria, ma per il momento sono uno dei pochissimi chirurghi che esegue questa operazione.
Abbiamo la possibilità di imparare da tutti i medici che passano di qua, a partire dai medici belgi che fanno servizio un mese all’anno come dentisti, ma anche chi si ferma di più: con l’arrivo e la permanenza della dottoressa Anna Maria Zuarini, per esempio, la cardiologia ha fatto un grande passo in avanti.

Quale senti essere la priorità dell’ospedale in questo momento?
Per migliorare avremmo bisogno di macchinari per il laboratorio. Al momento si riescono a fare solo esami che prevedono l’uso del microscopio, ma non sono esaustivi e così non è possibile individuare diverse patologia che invece sarebbe possibile vedere facilmente con altri tipi di esami e macchine apposta.

 

 

Quali sono i punti di forza dell’FMA?
Credo ci siano diversi aspetti; il primo è l’essere un ospedale di stampo cristiano. Qui tutti, i medici, gli infermieri, gli operai, lavorano con il cuore, non solo per il salario, ma per il bene delle persone che aiutano e con cui lavorano.
Il blocco operatorio è un’altra cosa che funziona bene, riusciamo ad eseguire interventi e far guarire il paziente nella quasi totalità dei casi, si verificano pochissime infezioni post-operatorie e la degenza dopo è di massimo 8 giorni, un risultato invidiabile. Anche essere un punto di riferimento per gli interventi di idrocele e fistole è senz’altro un punto di forza, ma è un luogo importante anche per le donne incinta che qui possono ricevere cure e operazioni raramente eseguite in qualunque altro ospedale.

visione esterna dell'ospedaleCosa ti auguri per il futuro della Fondation Medicale?
Vorrei che, migliorando alcuni aspetti, si potesse continuare a lavorare così. L’aiuto dell’Italia è prezioso e ci permette di fare molte cose che altrimenti non potremmo fare.
Se cambia il governo [ci sono le elezioni a novembre] cambierà anche l’attuale legge che vieta l’introduzione di farmaci provenienti da Paesi stranieri e si potrà ricominciare a ricevere medicine dall’Italia. I farmaci che abbiamo a disposizione in Madagascar adesso sono limitati e molto costosi, per cui se cambiasse quella legge sarebbe una svolta molto positiva per tutto il Paese.
Parlando di futuro… io prima o poi andrò in pensione, quindi spero che ci sarà qualcuno pronto a prendere il mio posto, ma finchè ci sarò io mi impegnerò per lavorare al meglio, migliorando io in prima persona come medico, studiando per mettere a disposizione delle persone quello che imparo

Intervista a cura di Giorgia Roda

I bambini alla scuola Papillon

Cosa c’è di nuovo? Inona ny vaovao??

Akory aby!!! (ciao a tuttiiiiii!)
Il mese di agosto sono venuti i campisti a trovarci per visitare un po’ le missioni di Reggio Emilia in Madagascar. Io ho avuto la fortuna di accompagnarli in diverse “tappe” ed è stato proprio bello passare del tempo con loro, è stato come sovrapporre due mondi fino ad ora così lontani, e diciamo che hanno portato un po’ di casa anche qui. Abbiamo condiviso tanti momenti, hanno osservato tanto, hanno fatto domande, ci hanno aiutato nei servizi, hanno espresso i loro dubbi e abbiamo fatto anche delle belle risate insieme. La loro curiosità mi ha obbligata a ripercorrere questi mesi, mi ha fatto riflettere su come li sto affrontando e le loro osservazioni mi hanno riportato un po’ a quello stupore e a quella meraviglia iniziale che con il tempo rischiano di perdersi. E così ho pensato fosse arrivato il momento di condividere anche con voi le novità della variopinta Ampasimanjeva.
Per cominciare, da metà maggio abbiamo vinto una nuova compagna di viaggio, così ora siamo in tre volontarie (io, Giorgia e Chiara) e ci stiamo preparando per accogliere Ilaria (non si sa perché ma l’affluenza maschile è ancora piuttosto bassa…). Vi dirò che essere in “tante” è davvero una bella ricchezza. I momenti di condivisione insieme sono uno stimolo per riflettere sulla settimana, per fare emergere le difficoltà e per gioire insieme delle piccole soddisfazioni. E poi così anche i problemi e le fatiche vengono affrontati da diversi punti di vista che spesso portano speranza e coraggio!
A scuola invece procede tutto bene. Grazie a varie offerte a marzo abbiamo comprato dei banchi, mentre a giugno siamo riusciti a inaugurare un piccolo bagno. Non potete immaginare quanti bambini abbia attirato! Non solo hanno iniziato a venire quasi tutti regolarmente, ma fanno addirittura a gara a chi si lava le mani e i piedi per primo prima di entrare in “classe”.
Ah, per chi ancora non avesse sentito parlare di questa scuola, proverò a darvi brevemente qualche informazione. Il vero nome è Centre papillon, e non si tratta proprio di una scuola, ma piuttosto di un luogo dove accogliere i figli dei malati ricoverati in ospedale e i bambini di Ampasimanjeva che per vari motivi non studiano più. Ad organizzare le attività quotidiane c’è una signora malgascia e io provo ad aiutarla un po’ come posso, soprattutto nella gestione dei bambini. I bimbi sono circa 60, tra quelli che vengono al mattino e quelli del pomeriggio, l’età varia dai 2 ai 13 anni e da qualche mese abbiamo deciso di dividerli in tre gruppi: i piccoli, quelli che stanno imparando a leggere e scrivere e quelli già bravini. Indipendentemente dall’età, il livello di alfabetizzazione è molto basso, e non vi nascondo che inizialmente per me è stato piuttosto difficile da accettare. Com’è possibile che a 10 anni un bambino non sappia scrivere il proprio nome? E perché per tutti qui è normale che sia così? Perché non si investe sull’istruzione? Perché ripetiamo per due ore i colori e i bambini continuano a non riconoscerli? Poi piano piano ho iniziato a capire che qui le priorità sono altre, soprattutto nelle famiglie più povere. Ho visto che le bambine già da piccole iniziano a prendersi cura dei fratelli, a cucinare per loro, a sgridarli quando si fanno male e allo stesso tempo a confortarli per farli smettere di piangere, proprio come delle mamme. I bambini invece spesso aiutano gli uomini a pascolare gli omby (zebù) o a preparare il terreno per le risaie, ed è chiaro che nei momenti liberi preferiscono far volare un aquilone, costruire una macchinina di latta o fare qualche giro in bicicletta. Ecco, diciamo che se all’inizio mi preoccupavo di dover fare, di programmare, di voler vedere risultati, ora sto iniziando a capire che a volte bisogna anche sapersi accontentare e che davvero non sono qui per cambiare il mondo ma per lasciarmi toccare e provocare da una cultura così differente dalla nostra.
Ed è quello che sto imparando anche con i tubercolotici (non più contagiosi!) e con le loro famiglie. Durante la settimana cerco sempre di ritagliarmi dei momenti per stare con loro. Non so bene perché ma proprio con loro io riesco ad essere così serena e così me stessa, tanto da dimenticarmi, a volte, di essere una vazaha (straniera) e allora ne approfitto un po’ per conoscerli meglio. Sto davvero imparando tantissimo! Mi insegnano parole del dialetto antaimoro (l’etnia che vive in questa zona del Madagascar), mi spiegano alcuni dei loro fomba (tradizioni) e dei loro fady (tabù), mi fanno conoscere un po’ di geografia raccontandomi da dove provengono, mi insegnano a pulire gli ampalibe (frutto che matura in questo periodo), mi fanno ascoltare le canzoni del momento, mi mostrano come realizzano quei bellissimi cappellini di rafia che portano in tanti e mi fanno vedere come in cinque minuti le donne riescano a riempire di treccine la testa di qualunque malgascio. E più imparo e più mi sento accolta.

Poi ci sono le nostre masere (suore) che ogni giorno, oltre a prepararci degli ottimi pasti (potrebbero davvero aprire un ristorante!), ci accompagnano con la preghiera e con tante chiacchiere. Spesso ci fanno riflettere su quello che non capiamo, ci danno consigli preziosi, ci confortano quando siamo un po’ malinconiche e sono davvero un esempio. L’attenzione che hanno verso i poveri e i malati, il loro prendersi cura dei più piccoli e la loro instancabilità sono davvero qualità difficili da trovare, in qualunque paese, e dalle quali speriamo di essere un po’ contagiate anche noi!
Ad ogni modo non tutto è sempre rose e fiori.
Con la lingua malgascia non è tutto in discesa, tante espressioni sono per me ancora dei misteri (anche se dopo tanto allenamento finalmente riesco a fingere abbastanza bene di aver capito) però per fortuna nelle conversazioni di tutti i giorni un po’ riesco a farmi a capire, e alla fine è questo quello che conta no?
Inoltre certe linee di pensiero qui molto comuni faccio fatica a condividerle, e alcuni comportamenti sono ancora difficili da accettare, ma perché forse giudico sulla base di quello che vedo mentre spesso c’è qualcosa dietro che giustifica un certo modo di fare, ed è quello che spero di riuscire a trovare nei prossimi mesi.
E poi c’è quell’etichetta che troppo spesso mi sento attaccata in fronte dagli sguardi della gente e che mi fa tanto dispiacere: bianco = soldi. E la cosa che forse più mi fa arrabbiare è che non riesco a ribattere, perché è vero che noi in confronto siamo “ricchi”, e però io cosa posso farci? E allora provo a parlare con chi mi chiede soldi, chiedo da dove vengono, quanti figli o fratelli hanno, e loro mi rispondono, stupiti di vedere ogni tanto un bianco che prova a parlare in malgascio.

E così ecco qua un po’ gli aggiornamenti sulla nostra quotidianità,
per ora tanti saluti da Ampa e…. alla prossima!

Giulia