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Oggi vi presento Ricot!

Lo so… sono in ritardo!!
Ma stranamente questo mese, grazie all’aiuto delle veterane, avevo già deciso cosa scrivere, dovevo solo trovare il tempo per concentrarmi e raccontarvi una storia, a tratti anche molto divertente!
Oggi vi voglio presentare Ricot!

Ricot ha 30 anni ed è arrivato al VTA (Villaggio Terapeutico di Ambokala) a fine marzo, controllando, negli scorsi giorni, ho anche scoperto che è arrivato ad Ambokala lo stesso giorno in cui io sono arrivata a Manakara, coincidenze!?
Per chi non lo sapesse il VTA si occupa della riabilitazione e del reinserimento sociale dei malati psichiatrici.

Ricot è epilettico e prima di entrare in ospedale viveva e dormiva al mercato insieme alla sua mamma, non sappiamo che danni abbia provocato la mancata cura dell’epilessia ma crediamo che Ricot abbia un piccolo ritardo.
Perché non ne siamo convinte? Perché Ricot è intelligentissimo, o furbissimo mettiamola come vogliamo, così furbo da riuscire a simulare uno dei suoi attacchi alla perfezione senza che nessuno sospetti di nulla!

E non contento è un gran pigrone!!! In tre mesi, ha sempre trovato la scusa più o men o perfetta per saltare tutte le attività organizzate per i ricoverati, dallo sport del lunedì all’orto del venerdì!

Una cosa gli interessa più di tutte… le medicine!!!
E voi direte: meno male che gli interessano, sarebbe peggio se non le prendesse!!
Giusta osservazione, se questo non portasse a trovarselo in magazzino/ufficio almeno una volta al giorno!
La prima volta che mi ha visto mi ha detto: “Vazaha! Marary ny tratra aho!”
Vazaha vuol dire straniero (quindi non sapeva neanche il mio nome!!) però sapeva che avrei potuto procurargli delle medicine…un fenomeno!!!

Ricot è fortissimo, ogni volta che lo vediamo arrivare abbiamo “paura” della scenata che ci potrebbe fare davanti, la moda del momento è inginocchiarsi ai piedi dell’Enrica ripetendo “Pardonnez-moi, pardonnez-moi!” per poi rifilarci una scusa perfetta per non partecipare a qualunque cosa stia per iniziare, la risposta classica dell’Enrica è: “ Ricot! Ma alzati da lì, non sei un cane da doverti inginocchiare per terra!” allora lui si alza e tutti scoppiamo a ridere!
Un paio di settimane fa, mentre ci raccontava la sua storia abbiamo scoperto che è stato in carcere quattro anni qui a Manakara, accusato di aver rubato molti di soldi ad un vasaha, peccato che vedendolo ora dubitiamo fortemente sia stato proprio lui a rubarli! Sua madre ci raccontava che non è mai riuscita ad andarlo a trovare in carcere perché è stata per quattro anni a letto senza riuscire a muoversi dopo essere stata picchiata, Ricot è stato quattro anni da solo senza neanche una visita! Allora la domanda sorge spontanea: “Ricot ma come stavi in carcere?” e lui a differenza di tutti quelli che escono ci ha risposto: “Io sono stato bene, mi davano da mangiare, quando volevo una sigaretta me la davano, non c’era bisogno di lavorare e stavo bene!” Credo di non aver mai conosciuto una persona pigra come lui, basta che abbia il cibo e un posto dove dormire e lui è contento ahahah!

Non so se sono riuscita a rendere giustizia alla storia di Ricot ma è veramente una persona divertente, pigra e che non farebbe nulla dalla mattina alla sera!

“Ricot! Ma cosa ti piace fare?”
“Dormire ovviamente, io dormirei tutto il giorno!”
La sua prospettiva di vita? Trovare una donna ricca e vivere da mantenuto, quando ce lo diceva rideva anche lui! In realtà vorrebbe davvero una famiglia e dei figli, abbiamo provato a spiegargli che sarà difficile avere tutto questo se non trova un lavoretto, sicuramente dormendo tutto il giorno farà fatica ad avverare il suo sogno!

In qualche modo ha funzionato, ha iniziato a fare alcune delle attività che gli vengono proposte, solo quelle da vero uomo ovviamente: al lunedì ha iniziato a fare sport, ogni tanto cerca di defilarsi ma lo beccano, l’orto non se ne parla è ancora troppo faticoso forse, però va al corso di falegnameria, si siede e guarda gli altri lavorare perché lui è già capace di fare tutto ovviamente, però dai ragazzi, sono progressi anche questi!!
In tutto questo, due settimane fa mi sono accorta di avere una pulce penetran te in un piede (evito la descrizione, nulla di grave, è già la seconda! Fa solo parecchio schifo!!) dovevo farmela togliere da qualcuno, l’Enrica era impegnata e allora chi meglio di Ricot il supereroe poteva togliermela!!!?

È stato bravissimo, il giorno dopo voleva un regalo in cambio ma su questo sorvoliamo! Da quel fatidico momento però, ho fatto un salto di qualità sono passata da “VAZAHA” a “MA CHERIE MALALAKO” e ne sono al quanto onorata!!
Fine.

Questa è una piccola parte della storia di Ricot ed è una piccola parte anche della mia vita qui, quindi d’ora in avanti mi piacerebbe ogni mese raccontarvi la storia di una delle migliaia di persone fantastiche che incontro qui!
Un abbraccio forte,
Giulia

P.S. questo mese ho ricevuto una mail inaspettata che mi ha resa felicissima e mi ha portato a sentire un paio di persone e a parlare con loro per ore al telefono di qualsiasi cosa!

È stato bello scoprire di essere dentro il loro cuore anche solo un pochino, non me lo aspettavo assolutamente!

Sono ancora felice?! Certo che si!!!

Quasi un testamento spirituale da don Ganapini

Una commovente lettera di don Ganapini (su cui riflettere) da Tana:

Carissimi amici dell’Amga, del Cmd, di Rtm, di La Libertà, dei Servi della Chiesa, del Rotary club di Parma Est
e tutti voi che in qualche modo date una mano a questo vostro fratello ormai vecchio, ma sempre missionario “jusqu’au bout”, diciamo con Filippo quando ci salutiamo, “fino alla fine”… approfitto della venuta in Italia di Mauro (Rtm) per inviarvi un saluto in Cristo risorto, siamo ancora nel tempo di Pasqua. Un saluto che vuole essere pure un ringraziamento per quello che avete fatto e continuate a fare, specialmente per le nostre piccole scuole dei bimbi poveri della campagna, diocesi di Tananarive. Sì, la riconoscenza l’ho già espressa anche nella lettera del resoconto del 2017, inviata al Cmd. Se qualcuno di voi vuole informarsi meglio e in dettaglio per le varie spese, può rivolgersi al Cmd.

Mi perdonerete se parlo un po’ del sottoscritto. Ma quello che voglio dire non è tanto parlare di me, che sono quel che sono; ma pensare un attimo al futuro della nostra Amga, come ha fatto il caro don Giovanni Voltolini che ci ha lasciato 9 anni fa. I suoi amici infatti hanno voluto che continuasse l’opera di aiuto alle scuole dei poveri chiamandole le “scuole del Dongio”, dico bene?

Venendo allora a noi, dato che da poco ho compiuto i 90 anni, non è per fare il tragico e tanto meno voler prevenire quella che potrà essere la volontà del Signore, però non sarebbe bene pensare alla nostra Amga senza cambiare la parola, ma traducendola così, A=alla, M=memoria, GA=di don Ganapini?

Non è perché questo vecchio bacucco desideri essere ricordato, sia ben chiaro! Ma è per l’amore ai bimbi poveri che desidero ci sia continuazione di un sostegno! Sì, se volete quel “Am”, “Alla memoria”, potrebbe anche essere il ricordo di una amicizia sincera che non si spegne colla morte… ma poi c’è anche un altro motivo, di interesse spirituale; se con quel “Am” ci fosse pure un “requiem aeternam” per quel povero don Pietro, che attenderà certo di essere purificato da tutte quelle incrostazioni di amor proprio, incrostazioni di avarizia, incrostazioni di pigrizia, incrostazioni di ogni genere che debbono essere tolte perché impediscono quella piena comunione di vita con Gesù, che sarà poi il Paradiso… ma che intanto debbono essere bruciate dall’Amore, da quel fuoco dell’Amore che è lo Spirito Santo… allora mi spiego il perché e la convinzione del cosiddetto Purgatorio, che significa purificazione, il cui luogo non può che essere Gesù stesso, e il fuoco l’Amore che è lo Spirito Santo… Certo, quell’Amore brucia mentre purifica. Diceva il compianto monsignor Gilberto Baroni prima di morire: “Pregate per me, così mi abbrevierete un po’ il purgatorio!”. Così anch’io dico a voi, carissimi amici. Naturalmente metto tutto nelle mani del Signore e della nostra Mamma Maria: sia fatta la sua volontà! Tanto più che le anime del Purgatorio non possono più pregare per sé – così c’insegna la Chiesa – ma noi ancora qui in terra possiamo pregare per loro; e quante grazie possiamo ottenere attraverso la loro intercessione! Noi qui in terra possiamo alleviare la loro sofferenza, perché, pur nella speranza di raggiungere presto il Paradiso, essa (la sofferenza) è grande. E voi allora (lasciando sempre il come e il quando nelle mani di Dio) ricorderete questo vostro fratello quando sarà in quel fuoco purificatore dell’Amore, e lui ricorderà voi e ve ne sarà tanto riconoscente…

Mi perdonerete questa digressione sul Purgatorio… non è che io pensi, nell’ansia, di morire domani, no! “Io resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua Madre…” dice il salmo 131.
Ah, la nostra cara Mamma, Madre della Misericordia! Tutto in Lei,

 vostro affezionatissimo

don Pietro

Volontari in Madagascar: due nuovi giovani

Due giovani volontari si stanno preparando a partire per il Madagascar quest’estate. Sarà il Vescovo Massimo Camisasca a conferire loro il mandato missionario il prossimo giovedì 31 maggio in occasione della Festa del Corpus Domini che si celebrerà a Reggio Emilia.  Appuntamento quindi in Cattedrale alle ore 19 per la celebrazione della S. Messa, cui seguirà la processione sino in Ghiara.

Ilaria Squicciarini, 19 anni, catechista ed educatrice della parrocchia di Montecavolo, maturanda in Scienze umane al liceo Matilde di Canossa, andrà ad Ampasimanjeva. Per un anno si occuperà dei bambini seguiti dalla Fondation Médicale attraverso la Scuola “Papillon”, che effettua attività ludiche e scolastiche.

Damiano Galavotti, 21 anni, di Carpi, educatore ACR della parrocchia di Sant’Agata della sua diocesi. Ha già toccato la terra malgascia in occasione di due campi di lavoro e ora vi ritornerà per restarci un anno, svolgendo servizio a Manakara, presso la Fattoria Agricola “Saint Francois d’Assis” di Analabè.

Gli abbiamo chiesto di raccontarsi, per conoscerli più da vicino.

una sorridente Ilaria

“Mi chiamo Ilaria, abito in un paesino che per me rappresenta il centro del mondo, Montecavolo. Le mie giornate si dividono tra stalla (dove mi occupo prevalentemente di mucche) e Case della Carità, che frequento in gran parte del mio tempo libero. So che non è proprio da tutte le ragazze della mia età avere queste aspirazioni, ma uno dei miei sogni più grandi è quello di gestire un’azienda agricola oltre ad avere una famiglia numerosa. Tra i grandi progetti che ho nel cuore, c’è anche quello di iscrivermi all’Università e studiare per crearmi un futuro che si basa sul sociale e sui bambini.

La possibilità di andare in missione è sempre stata nella mia testa, fin da quando ero bambina, poi è cresciuta frequentando le Case, infine si è fatta più chiara e seria parlando con una persona a me cara che mi ha incoraggiata e spronata a vedere oltre i limiti che mi creavo. In realtà, non ho deciso io di partire per il Madagascar, le mie idee erano ben altre. Inizialmente ero molto attratta dal Brasile ed era quasi diventata una fissazione; però poi la vita è imprevedibile ed il Signore ci sottopone a delle scelte e a delle occasioni che vanno prese così come sono, senza farsi domande, perché Lui le ha progettate giusto per noi. Quindi, sì, andrò in Madagascar per un anno intero svolgendo il servizio che mi è stato chiesto. Non so cosa aspettarmi da questa esperienza. Ho molte preoccupazioni, so che non mancheranno difficoltà e complicazioni da affrontare, sarò però pronta a trovare tutte le risposte di cui ho bisogno. Mi lascerò stupire da ogni minima cosa, mettendomi a disposizione di ciò che avrò davanti. In fondo, in missione si fa quello di cui c’è bisogno, ed io sono pronta a farlo.

Le motivazioni della partenza nel corso del tempo crescono e cambiano. In certi momenti la motivazione è così grande che mi fa mettere in discussione tutto ciò che mi circonda.  Dato che la partenza si avvicina, ai miei amici vorrei solo dire: grazie. Grazie per avermi capito e per non avermi giudicata, perché so che al giorno d’oggi non è proprio una scelta facile da prendere. Mi auguro di ritrovarli al mio fianco tra un anno, perché certi legami sfidano il tempo e la distanza”.

Ilaria Squicciarini

 

Un sorridente Damiano

“Mi chiamo Damiano, abito nella campagna carpigiana con la mia famiglia e mi sono diplomato presso l’ITIS di Carpi in “Elettronica ed Elettrotecnica”. Spero un giorno di trovarmi un lavoro che mi soddisfi e sogno per il futuro di crearmi una famiglia tutta mia.

L’esperienza di mio padre, che è stato in missione per diversi anni e in diversi Paesi, e quella dei miei zii che lavorano per Reggio Terzo Mondo, mi ha aiutato ad avvicinarmi al mondo missionario e a maturare la scelta di partire. Era il 1982 quando mio padre partì la prima volta per il Madagascar come obiettore di coscienza (con RTM) in alternativa al servizio militare. Io ci sono andato due volte, per periodi brevi: sia nel 2016, accompagnando mio zio per svolgere lavori di manutenzione nella capitale, Antananarive, e nel 2017 a Manakara, una cittadina a Sud-Est del Madagascar che si affaccia sull’Oceano Indiano. E, come si suol dire, non c’è due senza tre… A parte gli scherzi, penso che il fatto di tornare una terza volta e fare un periodo più lungo sia un modo per vivere a pieno la missione. Vedo questa opportunità come un modo di mettermi alla prova. E da questa esperienza mi aspetto di tornare cambiato, più responsabile, più consapevole dei miei limiti e delle mie qualità.

Penso che queste esperienze di servizio possano fare solo un gran bene, perché t’insegnano a vivere con l’essenziale. Auguro quindi a chiunque ne avesse la possibilità… di non avere paura di osare”.

Damiano Galavotti

le case antiche di legno e frasche e quelle più moderne con il tetto di lamiera

Siamo fortunati! Giulia Farri è giunta a destinazione

Questo mese sono arrivata a Manakara, ho conosciuto la mia nuova comunità e ho iniziato il mio servizio al Villaggio Terapeutico di Ambokala, servizio che prevede di uscire con l’assistente sociale per andare a visitare le famiglie dei malati che si curano a casa e di quelli che sono stati dimessi, questo comporta entrare nelle loro case ed entrare un po’ anche nelle loro vite.
Quando ero in Italia mi era stato detto che sarebbe stato un privilegio poter fare queste visite ed ora, anche se è stato per due volte soltanto, ho capito molto bene il perché.
Qui hanno sempre un sorriso dolce e gentile da donarti, molte persone vivono in case di legno magari anche in 5/6 con una sola stanza che fa da cucina, sala da pranzo e camera da letto, però hanno sempre qualcosa da offrirti anche chi, magari, una casa nemmeno ce l’ha.
Quindi io ve lo voglio dire.
Siamo fortunati!
Siamo fortunati perché abbiamo una casa in cui tornare,
siamo fortunati perché abbiamo un tetto per ripararci dalla pioggia,
siamo fortunati perché abbiamo la possibilità di curarci,
siamo fortunati perché abbiamo un letto in cui dormire,
siamo fortunati perché abbiamo tutti i giorni qualcosa da mangiare,
siamo fortunati perché abbiamo un bagno,
siamo fortunati perché abbiamo una doccia, anche se ha solo acqua fredda,
perché qualcuno non ha neanche quella!
Siamo fortunati perché abbiamo una famiglia da cui tornare,
siamo fortunati perché anche se facciamo degli errori questa famiglia ci accoglie sempre a braccia aperte,
siamo fortunati perché anche se qualcuno una famiglia non ce l’ha, ha degli amici su cui fare affidamento,
siamo fortunati perché tutti al mondo abbiamo almeno una persona che ci ama con i nostri pregi e i nostri difetti,
siamo fortunati perché la maggior parte di noi, nella vita, ha incontrato persone che l’hanno aiutata a crescere,
siamo fortunati perché anche chi non c’è più nel nostro cuore resterà sempre!
Quindi c’è poco da fare, siamo fortunati!
Impariamo a sorridere e a gioire di quello che abbiamo, e se ci sembra di avere poco
ricordiamoci che nel mondo ci sono tantissime persone che hanno meno di noi
ma sanno donarsi completamente!
E infine siamo fortunati perché qualcuno ci ha donato questa vita,
e non ce l’ha data per noi stessi ma per donarla agli altri!
Dobbiamo essere grati perché diciamocelo: la vita è meravigliosa!

Giulia Farri

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Veloma Cristina! e buon rientro

Ringraziamo Giorgia che ci ha inviato queste righe sulla partenza di Cristina.

Cristina Orlandini ieri e oggi ha fatto i veloma (saluti) alla comunità di Ampasimanjeva. Ieri ha giocato a tombola, cantato e ballato con i bambini del centro “Papillon”, oggi ha salutato i tubercolotici, nel pomeriggio ha salutato tutti gli impiegati dell’ospedale e poi la sua squadra di calcio. Stasera è stato il momento dei saluti alle suore e a noi missionarie, con cena, balli, video, regali.

Foto di gruppo ad Ampa!

Ho ripetuto troppo la parola “saluto” e mi scuso, ma avreste dovuto sentire tutte le volte che qualcuno ha pronunciato “veloma” in questi giorni! Io sono, letteralmente, l’ultima arrivata nella comunità di Ampasimanjeva e non mi sento adatta a raccontare un momento così personale. Io non posso neanche immaginare cosa significhi salutare le persone con cui hai vissuto, lavorato, cantato, giocato, ballato, pregato, riso per un anno e mezzo. Credo però che non lo possa sapere neanche chi è qui da più tempo, perché i rapporti che la Cri ha stretto con tutte le persone che ha salutato sono speciali e diversi da quelli di chiunque altro per il semplice fatto che se è vero (ed è vero) che ogni persona è unica, lo sono inevitabilmente anche i legami che crea con le persone che le stanno intorno. Descrivere quindi il veloma di un’altra persona non è un compito semplice, ma da mera spettatrice posso dire che è evidente che Cristina abbia voluto bene a questa comunità e che l’affetto sia stato senza dubbio ricambiato.

La squadra di calcio femminile di Ampasimanjeva insieme a Cristina

Ogni momento di saluto ha avuto, come da tradizione, il suo kabary (discorso) e, sebbene io il malgascio lo capisca ancora poco, una delle cose che sono riuscita a cogliere è un ringraziamento particolare a Dio. Ogni volta che ha dovuto parlare Cristina ha ringraziato il Signore per l’opportunità che ha avuto di poter trascorrere qui, con queste persone, una parte della sua vita. Ha ringraziato ogni persona per il tempo vissuto insieme e ha reso grazie del dono che ha ricevuto nell’essere missionaria qui, in questa terra rossa e verde che è il Madagascar.

 

Poi chissà…le vie del Signore sono infinite e magari la sua strada ripasserà da Ampa, un giorno!

                                                                                                                                                      Giorgia Roda

11 aprile 2018

“Ti benedica il Signore e ti custodisca”

Oggi, a meno di un mese dal mio rientro in Italia, ripenso alle parole della prima lettura del primo giorno di quest’anno. Sono parole molto dolci ed è un augurio bellissimo, calma il cuore.. perché mi ricorda che qualsiasi cosa accadrà quest’anno, che sia faticosa o meravigliosa, sarà nell’abbraccio del Signore.

E allora anche le paure, le domande che ogni tanto saltano fuori.. sono più leggere in questo abbraccio.

E’ bello che siano proprio queste parole ad accompagnarmi in quest’anno.

Le sento molto vicine, sia per tutti i doni che ho ricevuto fino ad oggi, sia perché mi danno molta pace per il tempo che verrà.

In questi primi mesi del 2018, mi sono sentita davvero custodita, le benedizioni sono state tante e preziose.

L’arrivo di Giulia, che si fermerà per un anno (o chissà… magari due?!) ad Ampasimanjeva, con cui ho condiviso un bellissimo pezzetto di strada insieme… tra risate, giochi coi bimbi, momenti di preghiera, e tanti balli! E’ stato un dono che mi ha aiutato a fermarmi ed ascoltarla, conoscerla, ma anche ascoltarmi e dare forma a ciò che vivevo ogni giorno per poterlo condividere.

Il rientro in Italia a gennaio, una toccata e fuga di due settimane, che mi ha dato l’occasione di riabbracciare la mia famiglia e tutte le persone a cui voglio bene.

Le notti a prendersi cura della piccola Bernadette, gemellina abbandonata, che ora ha trovato l’amore di una nuova famiglia. E’ vero, ci si stanca… ma è una fatica piena di tenerezza.

La Quaresima, con la Via Crucis tra i padiglioni dell’ospedale insieme ai malati, la decorazione della cappella, il ritiro tra volontari italiani, guidato da Don Giovanni. E’ stato un bel periodo, un bel tempo per provare a cambiare.

Torneo di calcio femminile

Le partite a calcio con i bimbi, con i malati di tubercolosi e con le ragazze del villaggio, insieme alle quali abbiamo iniziato un torneo ed in palio c’è un super “omby”, una mucca con la gobba… incrociamo le dita!

La felicità delle suore nel pitturare la Casa della Carità ed abbellirla con tende e piccoli ritocchi, nel comprare pentole nuove per poter così distribuire quelle in più a chi ne aveva bisogno, e nel concludere il tutto con balli e canti di ringraziamento.

 

I nuovi banchi subito in uso nella scuoletta dell’ospedale

L’acquisto dei banchi e del bagno per il centro dei nostri bimbi, che non sarebbe stato possibile senza il pensiero e la bontà di tante persone dall’Italia che ci hanno aiutato. Un giorno, guardando l’aula colorata e piena di tante cose, mi sono proprio detta: ”Quanti cuori Signore ci sono dentro tutto questo?”. E’ bellissimo.

Per ultima, c’è stata la Pasqua.
Ed il pranzo del Sabato Santo, insieme ai malati di tubercolosi. Lì ho sentito veramente il Signore risorto in mezzo a noi. Ci siamo seduti su panche e stuoie, coi nostri piatti di riso bianco e carne. Malati e famiglie, suore, due dottori e noi volontari. Poi abbiamo cantato, ballato e giocato a tombola, che avevamo costruito insieme disegnando e colorando le figure. Mi sono commossa, semplicemente lì in mezzo a loro, di cuore.

C’è un altro bellissimo dono che ancora mi aspetta. Domani andrò ad accogliere all’ aeroporto Agnese, una mia grande amica, con cui condividerò l’ultimo pezzettino di strada, prima di rientrare in Italia. Ed insieme a lei andrò incontro ai luoghi e alle persone che sono state casa per me in quest’anno e mezzo, ringraziandoli uno ad uno per aver custodito la mia vita ed averla fatta crescere.

Cristina Orlandini

Auguri!

Buona Pasqua a tutti i missionari

Auguri!Carissimi missionari,

la Settimana Santa è un invito a tornare al cuore della nostra fede, della nostra vita, del nostro ministero: seguire Gesù e lasciarci santificare da Lui per essere così resi segno trasparente di un affascinante mistero di grazia, l’amore che è Dio, l’amore che solo sa donare salvezza a noi e a tutti i nostri fratelli.

Dopo gli incontri avuti con voi lungo questi mesi, desidero vivere la liturgia che in questi giorni celebreremo in angoli diversi del pianeta come un momento di comunione con ciascuno di voi e di tutti noi insieme, come il “luogo” in cui poter condividere le gioie e le preoccupazioni che portate nel cuore. Nell’Eucaristia siamo tutti uniti, ovunque ci troviamo. Accogliere, custodire e accompagnare interiormente la vita delle comunità affidate ai missionari è fonte di un’intima riconoscenza capace di allargare lo sguardo e di suscitare un rinnovato senso di responsabilità. Condivido volentieri alcuni dei motivi concreti che mi spingono a rendere grazie al Signore Dio.

Nel nostro cammino stiamo vivendo una nuova primavera in Madagascar di cui sono profondamente grato. I segni in cui essa brilla sono la nomina di mons. Gaetano a vescovo della Chiesa di Farafangana, la beatificazione di Lucien Botovasoa e la presenza di tanti giovani che si stanno “regalando” un anno per imparare a camminare con il popolo malgascio e a servirlo nel nome di Gesù, l’accoglienza dei missionari che sta permettendo ai “nostri” ragazzi di vivere quest’esperienza “facendo casa” tra le famiglie malgasce.

La mia riconoscenza abbraccia poi tutti coloro che, lungo gli ultimi cinquant’anni, hanno vissuto la loro missione nella diocesi di Ruy Barbosa. La nostra Chiesa è davvero sorella di questa Chiesa: è stata fatta una “semina” generosa che ha portato e continuerà a portare un frutto abbondante, nella nostra vita come nella loro. Ora ci è chiesto di vivere un importante momento di discernimento che focalizzerà l’attenzione sia attorno all’apertura di una nuova presenza missionaria in Amazzonia, sia attorno al futuro della Casa di Carità di Rui Barbosa. Al fine di verificare la fattibilità della prima ipotesi, il prossimo giugno visiteremo le diocesi che ci hanno invitato. Sarò accompagnato da alcuni sacerdoti che hanno dato la propria disponibilità ad aprire questa nuova missione. Lo sguardo è sospinto verso quest’affascinante orizzonte dall’invito di papa Francesco che ha indetto un Sinodo speciale per l’Amazzonia, dalle indicazioni della Conferenza Episcopale Brasiliana e dal desiderio dei nostri missionari che per anni hanno donato la vita in Brasile. Invito tutti a invocare il dono dello Spirito Santo perché la riflessione della nostra Chiesa, su entrambi i fronti, possa esser illuminata e guidata dal Signore.

Vi chiedo di ricordare nella preghiera anche la nostra missione in Albania: oggi è animata dal lavoro di suor Rita e di suor Grazia e rafforzata dalla disponibilità della famiglia Marina delle Case della Carità e dall’invio di suor Maria Angelica. Tutta la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla è profondamente grata di questa preziosa presenza! La testimonianza di Virginia e Federica, due missionarie da poco rientrate, ha confermato, ancora una volta, la ricchezza che scaturisce dalla nostra attività in Albania. Rafforziamo la nostra preghiera perché maturi il dono di un sacerdote e altri laici che possano continuare a “parlare di Gesù” ai nostri fratelli albanesi.

Durante il tempo di Natale ho incontrato insieme al Vescovo Massimo i nostri missionari in India. Mi ha impressionato il contrasto così forte, quasi violento, tra una miseria terribile e un’ostentata ricchezza. Santa Madre Teresa di Calcutta interceda presso Dio perché, a tutti coloro che sono impegnati in terra indiana, sia donata la grazia di perseverare nel testimoniare la gioia di amare Gesù riconosciuto e servito nelle persone che sono ai margini della vita.

Infine ricordo che quest’anno la diocesi di Kibungo, dove si trovano le Case Amahoro, compie trent’anni e nel 2019 sarà visitata dal nostro Vescovo. Uniamoci in preghiera perché il cammino iniziato dalla nostra Chiesa continui: un’opera di pace radicata nel servizio ai più piccoli.

Sono tanti gli avvenimenti che ci portano a riconoscere che davvero il Signore risorto cammina in mezzo a noi! Guardiamo a Lui, fissiamo il nostro sguardo su di Lui, è Lui la nostra forza, il solo che può far sorgere e ri-sorgere continuamente in noi il desiderio di partire, di annunciare, di condividere la nostra vita. Questa verità della nostra fede è grande, è affascinante, è splendidamente umana!

Auguro a tutti e a ciascuno di lasciarsi immergere nella vita nuova di Cristo Risorto!

don Pietro Adani

lbania e testimonia alla veglia missionari martiri 2018

La testimonianza di Federica Menozzi, rientrata dall’Albania, alla Veglia Missionari Martiri 2018

Virginia Beltrami, rientrata dall'Albania, testimonia alla veglia missionari martiri 2018

La testimonianza di Virginia Beltrami, rientrata dall’Albania, alla Veglia Missionari Martiri 2018

la strada di Ambositra, dove abito ora

Non vedo l’ora di Ampasimanjeva

21 marzo 2018
Avrei voluto iniziare questo racconto citando uno dei numerosi modi di dire o detti malgasci, ma per ora l’unico che ho imparato, ieri a lezione, è “Olombelo tsy akoho”, che letteralmente significa “l’uomo non è una gallina (che non fa la pipì)” e si usa per chiedere una pausa – bagno quando si viaggia in taxi brousse (il mezzo pubblico più popolare da queste parti), quindi non mi sembra molto adatto per il mio primo resoconto di missione…che dite?

Sono atterrata ad Antananarivo nel cuore della notte, il 21 febbraio. Ho fatto gli ultimi gradini, un respiro profondo, ho alzato gli occhi e mi sono commossa. Era tardissimo e dopo 13 ore di aereo non ero sicura di ricordarmi neanche il mio nome, ma giuro che così tante stelle non le ho mai viste. Il cielo qui è a portata di mano, ogni volta che alzo lo sguardo, sia che ci siano nuvole cariche di pioggia, sia che ci sia la luna o un tramonto mozzafiato, resto a bocca aperta accorgendomi che potrei alzare un dito e accarezzare la volta celeste.
Un misto di emozioni che non so neanche descrivere: stanchezza, incredulità, felicità, gratitudine. Il sogno è diventato realtà.
Me ne rendo conto a sprazzi, però. Ho paura di svegliarmi un giorno di soprassalto nella mia camera a Bologna. Vivere qui, in questa casa immensa con arredi interamente di legno e pavimento di terracotta, mi sembra la cosa più naturale del mondo.

la strada di Ambositra, dove abito ora

La strada principale di Ambositra

 

Mi sento fuori posto quando cammino per strada, quello sì. Nessuno perde l’occasione di fermarsi, fissarmi, additarmi e sussurrare o in alcuni casi esclamare “vazaha” (bianco europeo). Nel caso a volte ci fosse il pericolo di dimenticarmi di che colore ho la pelle, mi basta mettere un piede fuori casa per averlo chiaro. È una sensazione che non mi piace, essere la straniera non è confortante, soprattutto ora che non so la lingua e non riesco ad integrarmi neanche volendo.

La lingua è un problema. Cioè, è un mio problema. Giulia non fa fatica, a lei basta ricopiare gli appunti per ricordarsi tutto. Io sono una capra invece: le lingue non sono mai state il mio forte, ma il malgascio è oggettivamente una lingua difficile e mi ci vuole un sacco di tempo per assimilare le nozioni.
A parte un paio di volte la carne di zebù, la nostra alimentazione non prevede né carne né pesce e ne sto risentendo. Mangiamo riso o pasta, verdura e frutta. Ho imparato a non fare storie e mangiare quello che c’è, anche cose che in Italia rifiuto a priori (riso in bianco, pomodori, parmigiano, verza cotta, cipolla etc), ma per fortuna ho anche la possibilità di mangiare un tanti succulenti frutti tropicali!
Abbiamo lezione 1 o 2 ore al giorno, quindi abbiamo un sacco di tempo libero e me lo godo tutto. Leggo libri, ascolto musica, mi riposo, cucino, vado a correre (so che nessuno ci crede, ma è la realtà: cucino e corro, non contemporaneamente certo, però è proprio vero che l’Africa cambia le persone!)

Ambositra

Abito con Giulia, don Simone e don Luca e insieme diciamo le Lodi ogni mattina alle 6.10 poi andiamo alla Casa della Carità per la Messa e concludiamo la giornata dicendo la Compieta insieme. La vita di comunità procede tranquilla e pacifica, a parte qualche divergenza riguardo l’abitazione che don Simone ha pensato per i 26 pulcini nati dalle 3 galline che ama allevare…
Questo però è un mese un po’ anomalo, di transizione. Sabato ci dirigeremo verso sud e, mentre Giulia, Diana, don Luca e don Simone proseguiranno fino a Manakara, io mi fermerò ad Ampasimanjeva, dove mi aspettano Giulia, Cristina, Giorgio, le suore della Casa della Carità e il mio progetto missionario.

 

Non vedo l’ora di vedere la mia nuova casa e conoscere i miei compagni di avventura!
Da domenica inizia il vero, inizia il bello, inizia il mio anno missionario.

Giorgia

insieme a studiare malgascio

Giulia sa di essere al posto giusto

Eccomi!
È passato esattamente un mese dal mio arrivo, ora siamo ad Ambositra, città a circa 260 km a Sud della capitale.
Ad Antananarivo, la sera dell’atterraggio, ci hanno accolte in aeroporto Enrica, Cecilia e Luciano.
I primi giorni in capitale sono stati strani, un po’ per lo stordimento dovuto al volo infinito che io e Giorgia abbiamo affrontato e un po’ per tutte le cose nuove che incontravamo e vedevamo per strada.
Dopo un paio di giorni siamo partite per Ambositra, anche quel viaggio è stata una bella e lunga avventura, però ne vale davvero la pena, si vedono dei paesaggi veramente spettacolari che variano a pochi km di distanza, sapere che ne vedrò altri mi emoziona, qui è tutto meraviglioso ai miei occhi!
Siamo partite al mattino da Tanà e la sera siamo arrivate alla casa volontari dove ci hanno accolto a braccia aperte Diana, don Luca e don Simone. Dopo pochi giorni abbiamo iniziato le lezioni di malgascio.
È una lingua impegnativa, completamente diversa dall’italiano e a parte pochissime parole, è molto diversa anche dal francese e dall’inglese che noi siamo abituati a studiare. Abbiamo due professori uno con cui facciamo la grammatica (Solohery) e uno con cui facciamo conversazione (Marcel).
Alla seconda lezione Marcel ci ha portate al mercato, io e la Giorgia ci siamo subito guardate e abbiamo detto: “Evviva! Iniziamo da subito a fare delle figuracce!!” invece ce la siamo cavata abbastanza bene, o almeno spero.
Mi è servito molto, soprattutto per spezzare un po’ l’imbarazzo iniziale e la paura di dire cose sbagliate, è stato un po’ come un trampolino di lancio. Da quel momento abbiamo iniziato ad andare al mercato al mattino a fare spesa o a fare due chiacchiere, un paio di volte sono andata da sola e in qualche modo me la sono cavata, poi
diciamocelo le domande sono poi sempre le stesse, però una piccolissima soddisfazione è arrivata.

La giornata inizia con le campane dei protestanti, che alle 6:00 ci fanno da sveglia, alle 6:10 diciamo le lodi tutti insieme e alle 6:30 ci aspettano per la messa nella Casa di Carità qui a fianco. In qualche modo cerco di comunicare un pò con gli ospiti che ti danno una grossa mano, non hanno problemi a farsi capire e ad aiutarti ad imparare, alcuni sanno anche qualche parola di italiano, mi limito ancora ai saluti e alle domande di rito (Salama – Inona ny vaovao? – Natury tsara ve ianao?) anche le suore sono di grande aiuto e soprattutto i don, ogni tanto cerco di imparare qualche parola nuova da loro, in fondo sono qui da un po’ più tempo e mi è stato detto che è giusto sfruttarli.

Qui i momenti conviviali e di divertimento non mancano ma ci ritagliamo anche del tempo per la preghiera e le nostre riflessioni, ho iniziato a scrivere e ho ripreso a disegnare cosa che non facevo da molto tempo; da un paio di giorni ho iniziato una lettura spirituale, consigliata da don Luca, per potermi ritagliare un momento di silenzio e di riflessione personale da fare durante il giorno; serve tantissimo, per sentirti al sicuro e per non dimenticare che anche nei momenti di solitudine, che non sono mancati, in realtà sola non lo sei mai!
Sono gli ultimi giorni per noi qui ad Ambositra, sabato partiamo per andare ognuno nelle proprie comunità, non nego che un po’ di ansia c’è, sarà un po’ come ricominciare tutto da capo, qui iniziavo già a sentirmi un po’ a casa, ma sono sicurissima che le persone che mi aspettano mi faranno sentire in poco tempo a casa anche a Manakara,
non vedo l’ora di essere con loro!
Per me è ancora facile parlare, la vera sfida e la vera avventura inizierà presto, a Manakara; sarò in mezzo alla gente dovrò ascoltarli e sono certa che i limiti della lingua si sentiranno molto di più, però prima o poi andrà fatto e (credo) di essere pronta a fare molte figuracce!
Non potrei essere più felice, “faly be aho“ in malgascio, il sogno è diventato realtà!
Un saluto e un bacio a tutti!
Giulia

P.S. La sera del nostro mandato ho detto che non sapevo il perché avessi fatto questa scelta, ora forse questo fatidico perché sta diventando un po’ più chiaro nella mia testa: i colori, i luoghi, i profumi, le risate, le persone ed i loro sorrisi sono il mio perché.
Dopo appena un mese so di essere nel posto giusto!!

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riunione di gruppo all'ospedale di Ambokala

Non è facile trovare le parole

Non è mai facile per me trovare le parole o anche solo il modo di raccontare cosa significhi trascorrere un pezzetto di vita in questa esperienza.  Ma c’è un gioco che ultimamente propongo durante le cene o i momenti di svago insieme ai volontari italiani CMD e RTM di Manakara, consiste nel quantificare: dare un numero o una quantità a domande piuttosto improbabili… Es Quanti maglioni di lana si possono realizzare con la tosatura di una pecora??

Bene, visto che mi riesce piuttosto bene, ho pensato di dare un po’ i numeri:

riunione di gruppo all'ospedale di AmbokalaSono una decina le attività che si susseguono ad Ambokala, il villaggio terapeutico per riabilitazione mentale, e sono 20 più o meno i malati a cui propongo la ginnastica mattutina il lunedì (al netto di qualche audace pigrone che si riesce ad imboscare e a saltarla). Chi di noi maschietti non ha mai pensato almeno una volta alle superiori di intraprendere la carriera di Professore di ginnastica, beh ragazzi, io ci sono arrivato… ho anche il fischietto!!

Poco distante da Manakara lasciata la strada principale e dopo un paio di km di strada di terra battuta tra le colline troverete Analabe. È prima di tutto una rigogliosa azienda agricola dove trovano lavoro 40 uomini e donne con un passato difficile in cerca di riscatto. Proprio l’altra sera in una “conference call” con alcuni amici d’infanzia mi è stato chiesto quali fossero i mezzi agricoli a disposizione della fattoria… la risposta è stata 80 braccia forti e 2 Zebu (torelli) da tiro. Ma è sbalorditivo cosa possano fare. Capita spesso che sia io l’unico viso pallido in circolazione, ma non immaginatemi passeggiare con il panama e i pantaloni bianchi per le piantagioni di pepe rosa!! Sono fondamentalmente l’ultimo arrivato e come tale al servizio della Farm, mi inserisco dove vi è necessità. Le redini della Farm sono salde nelle sapienti mani di Luciano Lanzoni e dei Servi della Chiesa.
Ora, io non ho ancora capito se Luciano sia un visionario luminare o un folle furioso… fatto sta che diversi saranno i milioni d’Ariari che la Farm perderà in bilancio dopo che mi è stato assegnato il compito di badare alla contabilità.

I due taglialegna malgasci a Manakara

Qui Joseph e Bapasy fare coppia nel taglio della legna. Che c’è di strano in questo duo?? Nulla a parte che Bapasy è un taglialegna completamente ceco e il suo aiutante Joseph un ex malato di Ambokala con interessantissime ipotesi di come si sia formato l’universo. Dovreste vederli lavorare insieme!!

 

6 sono i lavoratori volenterosi che a fine giornata desiderano imparare l’italiano e a cui sto insegnando, prossime allo 0 le possibilità di riuscita.

Una (sporca) dozzina in aumento sono invece i bimbi che frequentano il nuovissimo centro ragazzi nato per dare un riferimento a quei bambini che non ne hanno nessuno come quelli per esempio che vivono al mercato. Il progetto comincia a funzionare e il secondo passo sarà dare una possibilità a questi bimbi, magari reindirizzandoli a scuola. I pomeriggi al centro ragazzi passano veloci, almeno 15 saranno le partite di memory fatte negli ultimi pomeriggi… solo 1 di queste mi ha visto vincitore. In compenso sto diventando un campione di domino!!

Avete una calcolatrice a portata di mano?? Allora prendete il vostro peso (71 Kg il mio) e dividetelo per la vostra altezza (1.75 m) una prima volta, poi una seconda es:   71 : 1,75 : 1,175 = 23,2

Secondo il criterio della Croce Rossa che opera nei carceri in Madagascar se il tuo coefficiente è inferiore di 18,5 sei denutrito, se è al di sotto di 16 sei fortemente denutrito. Io non lo sono affatto, e scommetto anche voi.

Il carcere di Manakara conta ad oggi 673 detenuti, 147 sono i denutriti di questi 16 gravi. Il venerdì mattina posso quindi aiutare le suore Nazzarene di Manakara a distribuire i pasti (finanziati dalla croce rossa) ai detenuti denutriti. Non è un servizio facile, ma devo ammettere che lo apprezzo sempre di più… aiutare in questa distribuzione è anche un pretesto per poter entrare e rendersi conto di alcune situazioni. Non ho intenzione di togliere il sorriso a nessuno per ciò non racconterò cosa ho visto dentro quelle mura e delle situazioni semplicemente indigeribili. A qualche d’ una mi piacerebbe porre rimedio, è stato lampante per esempio accorgersi della quasi totale assenza di acqua a disposizione dei  carcerati. Fortunatamente ho ricevuto i permessi e a breve potremo procedere con la costruzione di un pozzo a disposizione dei detenuti.

Poi c’è Stararano un centro per bambini con ritardi mentali, è una struttura anche in questo caso gestita dai Servi della Chiesa e per quanto sia un bel posto immerso nel verde con dormitorio scuola e tanto spazio per fare attività come l’ allevamento e la coltivazione è situato in un posto piuttosto isolato. I 19 bimbi amano quindi molto ricevere visite, e il venerdì pomeriggio sono felice di trascorrerlo con loro.

La nostra passione è fare i puzzle (anche se non é tutto cosí rapido come si puὸ pensare), e il preferito indiscusso è uno di Biancaneve di 44 pezzi.

E ora un pό di numeri sparsi:

  • 3 i membri volontari (razza Homo sapiens) di cui è composta la mia comunità me incluso, presto perὸ il numero salirà a
  • 46 Orario della mia sveglia.
  • 00 Orario della messa (tranquilli, ce la faccio quasi sempre).
  • 4 almeno sono i secchi d’acqua che ogni mattina vanno attinti al pozzo, purtroppo spesso l’acquedotto infatti chiude i rubinetti.
  • 4 le ruote forate e sostituite… fortunatamente 2  erano della bicicletta.
  • 2 i cicloni tropicali per ora passati, fortunatamente solo di striscio, per Manakara.
  • 1 è il serpente visto ad Analabe e che mi ha terrorizzato.
  • 4 i mesi dal mio ritorno in Madagascar dopo l’anno di servizio civile svolto per RTM.

Non so se sono riuscito a convincervi, ma posso garantirvi che questo è un bel momento di vita, e ringrazio il regista lassù per questo.

P.S.:se a qualcuno fosse venuto in mente che questo “dare i numeri” avesse qualche legame con qualche mia affinità alla matematica si sbaglia… la mia media in questa materia  ai tempi era di poco maggiore al numero dei mesi del mio ritorno.

Lorenzo.