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se solo sapessero di quanto bene mi hanno fatto

Come vi accennavo nella scorsa lettera, ad ottobre sono finalmente iniziate le attività dell’oratorio nella nostra parrocchia di Ambalapahasoavana, abbiamo iniziato con un piccolo Grest di una settimana per trasmettere agli animatori, ai responsabili, ai ragazzi, ai bambini e a tutta la comunità i valori che si racchiudono dentro l’oratorio e in particolare nel Grest: amicizia, complicità, fraternità, gratuità, fatica e molto altro.

Mi era mancato tantissimo!
Che sia in italiano o in malgascio organizzare un Grest non è mai facile, ma è sempre bellissimo, quando lo facevo in Parrocchia a San Giovanni non gli davo così tanto valore, invece, farlo qui, dopo più di un anno lontana da un oratorio, mi ha fatto capire quanto sia importante per me e per la mia vita.
È stato un mese impegnativo, pieno di riunioni, impegni, preparazione di discorsi, traduzioni fino a notte fonda… però ogni attimo di tempo che ho dedicato a questo progetto, che fosse correre al mercato, o fare riunioni con i ragazzi, ne è valso la pena!
È stato un successo, non tanto per il numero dei bambini, che erano poco più di 120, ma per la complicità che si è creata con i 10 responsabili e gli animatori, siamo diventati un vero gruppo e c’è affinità! Non eravamo tanti, 27 in totale, però eravamo carichi e pieni d’iniziativa! Mi sono divertita tantissimo a lavorare con loro e cosa più importante è che mi sono sentita accolta, mai una volta mi hanno fatta sentire diversa, ero parte di loro e non come capo, ma al loro pari e vi assicuro che non è una cosa scontata qui.
C’era tutta la voglia di imparare e di ascoltarsi a vicenda e la cosa bella è che, tutto questo, persiste tutt’ora, c’è ancora la voglia di mettersi in gioco da parte di tutti!!

È stato distruttivo: alle 7:00 ritrovo in parrocchia pronti ad accogliere i bambini e iniziare le attività dalle 7:30 alle 11:00, dopo un’infinita pausa per i bambini ma minuscola per gli animatori, alle 14:30 ricominciavano le attività fino alle 17:30 naturalmente sempre per i bambini, mentre, per i santissimi animatori, fra riunioni e preparazione per il giorno dopo, non si tornava mai a casa prima delle 19:00!
Una vera prova di forza e di costanza per tutti, superata decisamente a pieni voti! Sono contenta del risultato e sono ancora più contenta del fatto che gli animatori abbiamo voluto continuare fin da subito, abbiamo quindi preso la palla al balzo e dopo 3 settimane dalla fine del Grest abbiamo iniziato le attività dell’oratorio.
Ogni sabato alle 15:00 dopo il catechismo, niente di impegnativo: qualche canzone, qualche ballo e un gioco tutti insieme, i bambini partecipano volentieri e aspettano le attività, rimproverandoci per un piccolo ritardo o per un’assenza, quindi noi siamo già contentissimi di questo!!

Con l’avvicinarsi del Natale ci è stata fatta una proposta dal consiglio pastorale: organizzare una recita sulla nascita di Gesù fatta dai bambini.
Quindi in poco più di tre settimane abbiamo raccolto e cucito i vestiti, preparato il copione, fatto le prove e riprove con i bambini, preparato i balletti e le poesie per tutti i bimbi che non avrebbero recitato e il 24 dicembre prima della Messa serale siamo andati in scena!
I bambini erano felici come non mai, noi animatori ancora più di loro per essere riusciti a concludere la recita al meglio e la Parrocchia, il Consiglio Pastorale e il presidente continuano ancora oggi a farci i complimenti e ringraziarci per quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare con i bambini.
Penso che la riconoscenza e la fiducia che i parrocchiani ci stanno dando e che soprattutto stanno dando agli animatori giovanissimi, sia incredibile, da noi è diventato un po’ scontato, ma qui vedere tutto nascere da zero è stato meraviglioso, i visi dei ragazzi quando i genitori li ringraziano sono impagabili, si sentono parte di qualcosa e soprattutto si sentono tutti responsabili del futuro dell’oratorio. Finita la recita e passato il giorno di Natale, ci siamo rimessi al lavoro e abbiamo fatto un piccolo Grest di 3 giorni, 26/27/28 dicembre.
I bimbi erano più di 140 e gli animatori con qualche perdita ma qualche nuovo ingresso, se la sono di nuovo cavata egregiamente e ognuno di noi è stato necessario nel suo piccolo. 

E ultima cosa: questi mesi sono stati anche mesi di grandi decisioni.
Ci ho pensato e ripensato, ci ho pianto e riso sopra e come ho sempre fatto, voglio condividere con voi la decisione presa: è ora di tornare a casa. Mi fa paura dirlo e tutto le volte che ci penso mi ritrovo in un vortice di pensieri e di ricordi, volti e momenti e inevitabilmente mi rattristo.
Devo tanto a tutte le persone che ho incontrato qui in missione, soprattutto ai malgasci. Mi hanno insegnato a sorridere di nuovo, a divertirmi di vero cuore e ad amare come mai avevo fatto prima. Quando parlo con loro e gli ricordo che il mio ritorno è vicino mi ripetono sempre una frase: “Sappiamo benissimo che ti dimenticherai presto di noi!” se solo sapessero o si rendessero minimamente conto di quanto bene mi hanno fatto, forse non direbbero quella frase, la mia sfida ora è fargli capire che mai e poi mai mi dimenticherò di loro, certo saremo lontani e le comunicazioni saranno molto difficili ma una parte del mio cuore rimarrà sempre qui e loro saranno sempre con me nel cuore e nelle preghiere.
Penso che anche la mia famiglia nella breve visita che ci hanno fatto a novembre si sia resa conto, ancora più dell’anno scorso, di quanto ci vogliamo bene qui. 

Per questo nuovo anno voglio augurarvi di trovare delle persone che vi amino davvero e vi auguro di riuscire a trovare delle persone da amare con tutto il vostro cuore, senza riserve e senza limiti
di tempo e di spazio! 

Buon 2020 a tutti!

Un abbraccio,
Giulia

Polentata per il Madagascar

Giovedì 13 febbraio,  presso la  Parrocchia di San Maurizio in città, è stata celebrata la Messa Missionaria, che ha visto la presenza di diversi missionari: don Giovanni Davoli, don Giovanni Ruozi, don Davide Castagnetti, don Romano Zanni, don Stefano Torelli. Erano presenti più di 100 persone.

A seguire è stata preparata una cena per salutare Giorgio Predieri e altri volontari appena rientrati dal Madagascar: Chiara Ferretti, Lorenzo Malagoli, Ilaria Squicciarini, Cecilia Pellizzari, Luciano Lanzoni.
Alla cena erano presenti circa 90 persone. Sono stati raccolti 1350 euro, che saranno destinati per l’ospedale Fondation Medicale.

Casa non sono i luoghi ma le persone

Ciao a tutti amici!
Eh si il momento è quasi arrivato, tornare a casa..
Rimettere in ordine le idee e le cose e non ripartire, ma continuare questo percorso che ho imparato a percorrere.

In Madagascar ho dovuto riniziare da zero, in casa, con la comunità, entrare in una cultura diversa, farmi degli amici, conoscere luoghi e le persone.
Ho imparato anche a stare da sola, perché nella vita ci vuole anche quello! Imparare a cavarsela da sola.. pian piano mi sono sentita capita, e sostenuta… Forse anche un po’ protetta.
Ed ho visto che ci sono innumerevoli cose che so fare anche senza l’aiuto di nessuno. Cosa che prima non avrei mai immaginato!
È molto difficile per me lasciare questo posto, sento davvero di dividere una parte di me stessa.. Ma so anche che non significa abbandonare tutto, ma semplicemente continuare un percorso di vita, so che si può essere in collegamento anche da lontani., Casa non sono i luoghi ma le persone.
Anche se non ha un tetto e quattro pareti, il pavimento, letti confortevoli,anche se non è dove sei cresciuto, anche se è povera dentro, anche se non è dove vivono i tuoi famigliari e i tuoi amici, perché casa può essere tante cose ma è sempre una sensazione.
Tutto può essere casa quando si sceglie di viverla, anche le persone possono diventare una casa quando decidiamo di farle vivere dentro di noi. Casa vuol dire essere liberi di sentirsi al sicuro. E mi sento in dovere di ringraziare il Signore per il bellissimo dono che mi è stato regalato, per aver messo sul mio cammino questi volti, questi luoghi e questo tempo.
Ad Ampasimanjeva lascio la metà del mio cuore, consapevole che niente finisce.

Grazie a coloro che hanno intrecciato la mia vita, al piccolo  Randria per avermi permesso di accompagnarlo durante la sua malattia, ai malati di Tbc( tubercolosi) per avermi resa partecipe della loro sofferenza e per aver gioito insieme, ai bimbi del centro papillon per avermi spronata a ricercare  dentro di me domande e  risposte, ai 16 bambini iscritti nella  scuola privata per avermi insegnato a guardare le cose con nuovi occhi, a Joel per aver creato un legame così forte, agli amici del basket per la spensieratezza condivisa, alle Masere per avermi sempre sostenuta e ascoltata in qualsiasi momento, e alla comunità con cui ho condiviso il mio periodo di missione.
Ci sarebbero tante altre persone da ringraziare ma lascio questo compito a qualcuno che vede  molto più lontano.
Sarà  molto difficile lasciare tutto questo, ma sono sicura che la vita riserverà sempre altre occasioni.

Spero di tornare a casa e di mettere in pratica ciò che è diventato chiaro nella mia testa e nel mio cuore.
Madraphiona 🤩🎉
Ilaria

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli auguri dall’ospedale FMA – Madagascar

Cari amici dell’Ospedale di Ampasimanjeva, (FMA )    

in questo Santo Natale desideriamo ringraziarvi della generosità e vicinanza che sempre ci dimostrate.
Grazie a chi si ricorda di questo Ospedale nella preghiera, grazie a chi invia un saluto, grazie a chi invia un aiuto, grazie a chi passa per una visita e grazie a chi si ferma qualche giorno per aiutare. 
Con l’aiuto di tutti, il lavoro continua ogni giorno, e ogni vostra donazione permette di assistere le tante persone che qui arrivano, a volte anche da molto lontano, perché sanno di trovare una risposta alle loro problematiche sanitarie e la possibilità di ricevere cure e medicinali adeguati.
L’Ospedale dedicato a don Mario Prandi, situato in una zona rurale remota e molto povera del sud-est dell’isola del Madagascar, è gestito dal 1968 dalla Diocesi di Reggio Emilia; sono attivi un reparto di pediatria, uno di medicina e chirurgia, l’ostetricia-ginecologia, un blocco chirurgico, servizio di laboratorio, una farmacia, un padiglione per la cura della tubercolosi, oltre a tutti i servizi logistici indispensabili al buon funzionamento di un ospedale (officina, garage, falegnameria, elettricisti, idraulici, ecc).
 
Il 2019 ha visto tutto l’ospedale impegnato in un percorso di miglioramento importante, che sta coinvolgendo anche tante  persone in Italia. E’ un progetto che vede due filoni principali di interventi, il primo di natura logistica, dotando l’ospedale di una nuova linea di acqua potabile, di  una Rete LAN interna necessaria per seguire meglio i malati e l’andamento economico dell’Ospedale, mentre il secondo filone cerca di aumentare e migliorare le competenze del personale sanitario, con momenti di formazione,  acquisti di strumentazioni, farmaci  necessari, e attività specifiche dedicate a diverse malattie che oggi sono sempre più presenti, come il diabete, l’ipertensione e la drepanocitosi per i bambini. Continua l’attività dedicata a migliorare l’assistenza alle mamme in gravidanza e i risultati fanno ben sperare.   Nel mese di ottobre abbiamo aperto un piccolo Centro di Rieducazione motoria per le persone che arrivano in ospedale colpite da Ictus o altri incidenti vascolari. La palestra è gestita da una suora della Casa di Carità e i malati e le loro famiglie sono contenti. Non riusciremo forse a raggiungere  risultati come in Italia, ma certamente cerchiamo di recuperare tutta l’autonomia possibile. 
 
Ogni giorno lavorano alla FMA tante persone, sia personale sanitario come pure persone che si occupano quotidianamente della manutenzione e delle altre attività indispensabili per un ospedale in mezzo alla foresta; fra questi, anche il Centre Papillon dedicato ai bambini che devono trascorrere un lungo periodo in ospedale con la loro famigli, durante il periodo di trattamento della tubercolosi, svolge una funzione importante. 
 
Ancora grazie e speriamo con l’aiuto di tutti, di potere continuare a dare risposte adeguate alle persone che arrivano alla FMA per guarire dalle loro malattie. Noi mettiamo il nostro impegno per curarli, poi sappiamo tutti che per guarire serve l’aiuto del Buon Dio e dello Spirito Santo, …e vi assicuriamo, ogni giorno alla Fondation Médicale di Ampasimanjeva, hanno il loro bel lavoro da fare. 
 
GRAZIE
A Voi tutti, alle Vostre famiglie, Auguri di Buon Natale e di un Felice e Sereno Anno Nuovo.
L’équipe in servizio alla Fondation Médicale di Ampasimenjeva e il Centro Missionario Diocesano di Reggio Emilia

Buon Natale da don Pietro Ganapini!!

MAISON DE LA CHARITE __ Tongarivo (Antananarivo) __ 06- 12- 2019.

“D.Pietro, siamo a Natale. Dove è la lettera che sei solito inviare?”, mi dice un caro amico del CMD, Roberto. Non l ‘ho dimenticata, ed eccomi. Ho dovuto sempre rinviarla al domani, per vari motivi che non sto qui ad elencare e che non sempre sono dipesi da me… Essendo logico un riferimento al NATALE, stralcio da una lettera di un amico, di cui parlerò: LUCIANO LANZONI, Fratello nella Congregazione “SERVI DELLA CHIESA”, fondata dal def.to Mons. DINO TORREGGIANI, che anch’io ho ben conosciuto e del quale è in corso il processo di beatificazione. Luciano dovrebbe essere colui che mi sostituirà nella gestione degli aiuti che mi inviate per le nostre piccole scuole AMGA. Ha già una trentina di anni di lavoro qui in Madagascar. Aiuta in strutture psichiatriche a Manakara (circa lontano 600 km da dove sono io; ma una volta al mese sale qui a Tananarive per vari motivi; perciò può incontrarsi col sottoscritto o col P.Guy Noel della DIDEC per il discorso “gestione degli aiuti”.

C’è però, disgraziatamente, una difficoltà, che speriamo si risolva bene e abbastanza presto. Ecco dunque quello che è successo ieri l’altro (9 dicembre), partito di qui, al primo pomeriggio e ormai abbastanza vicino alla casa del VOLONTARI di Ambositra (a circa 300 Km da Antananarivo) è stato fermato e aggredito da 4 sconosciuti briganti, che lo hanno picchiato sulla testa e sulla faccia sotto l ‘occhio, affossandogli l’osso sottostante (me lo ha detto lui al telefono) e rubandogli il computer e i soldi.

Portato a Fianarantsoa per l’analisi al cervello, hanno detto che non è grave; ma la faccenda dell’osso mandibolare la dovranno esaminare in Italia… potete immaginare quanto anche noi tutti ne siamo rattristati! Ricordiamolo tutti al Signore non c’è bisogno che ve lo dica. 

Per la questione della gestione degli aiuti, mi ha detto che aveva già pensato di inviare al CMD un breve riassunto di quello che avrebbe voluto dire all’incontro del 14 dicembre p.v. con la DIDEC e la nuova direttrice della scuola di Ambanidia , Suor FLORINE. Intanto, sperando che tutto vada a finire bene, io, naturalmente, continuerò a fare quel che posso, anche se la vecchiaia può impedirmi di fare meglio e di più. Porgo dunque il mio ringraziamento e la mia riconoscenza più profonda e sincera a tutti voi, che siete bene al corrente di quello che abbiamo fatto in questo anno 2019, soprattutto per la costruzione delle nostre piccole scuole AMGA. Il Vescovo stesso (ve ne ho parlato) ha mostrato la sua soddisfazione, sottolineando la nostra collaborazione con la DIDEC,che è la Commissione ufficiale diocesana in tale campo. Poi ha espresso il desiderio che, nei limiti delle nostre possibilità, si dia una mano, ora soprattutto agli insegnanti, dai quali dipende evidentemente l’efficacia dei nostri sforzi. Per quanto riguarda il portare a termine la famosa CASA DI FORMAZIONE, mi ha detto lui stesso (il Vescovo) che è già in relazione con alcuni Enti che gli hanno promesso aiuti effettivi e sufficienti per condurla a termine.

A noi quindi chiede soprattutto, ripeto, dare una mano per gli insegnanti, che spesso hanno veramente degli stipendi da fame. Anche le nostre AMGA dunque daranno buoni frutti, come dissi tempo fa in una lettera, se gli insegnanti saranno BEN FORMATI E BEN PAGATI.

Non saremo certo noi a sostituire i genitori degli alunni, che saranno sempre i primi responsabili anche dei salari convenienti e giusti degli istitutori e istitutrici della scuola; ma… quanta povertà… quanta povertà !! Lo vedo anche dalla lettera lasciatami dalla Direttrice sul resoconto delle spese per la scuola di Ambanidia… Ho cercato di vederci un po’ più chiaro su quei 32.700.000 ariary (8 .175 Euro) che restano da pagare: ma grazie, a Teresa (del CMD di Reggio) ho già messo tutto a posto. Questo però, non per giustificare me stesso, approfittando della vostra generosità: Ah, no! Il pericolo, in realtà, c’è da parte piuttosto di qualcuno dei genitori degli alunni, che pensando: “c’ è poi p.Ganapini: che con le adozioni cercherà di supplire a quello che manca”, approfittando cioè della mia supposta pazienza… non è forse quello il pericolo? In realtà, ciò può anche verificarsi, ma da parte mia, insisto spesso con la Direttrice e le sue collaboratrici, a tenere il contatto con le famiglie degli alunni; tanto più che è da poco tempo che hanno sostituito Suor Angèle, l’anziana Direttrice che da molti anni teneva in mano la Direzione della Scuole, e conosceva bene pure le singole famiglie.

Riprendendo ora il discorso sui 32.700.000 ariary del I° trimestre, ammetto che sono in realtà un po’ preoccupanti, perché poi dopo il I° trimestre verrà il II°(PASQUA) poi il III°, poi le vacanze…e allora? Assieme al caro amico LUCIANO (spériamo si possa riprendere presto), sulla base che ci darete anche coi vostri consigli e il pensiero pure della DIDEC, si vedrà il da farsi. Io avevo il desiderio di parlarne più a lungo con voi – don Adani, Roberto,Teresa… ma fino a lunedì prossimo (16 dic.) non mi sarà possibile. Dipenderà pure dal come andrà a finire la dolorosa disgrazia capitata al nostro caro LUCIANO, che dovrà venire in Italia domenica 22 dicembre p.v. Speriamo bene!

Il sottoscritto naturalmente continuerà ad occuparsi della gestione degli aiuti, come ha fatto prima. Per la nuova scuola AMGA chiesta da un amico e già segnalata qui da noi, pure compresa nel bonifico che arriverà, non ci sono problemi. Spero che p. Guy Noél abbia preparato tutto il materiale riguardante le 8 scuole AMGA già finite, con foto, ecc… ecc… da mostrare ai donatori che non li abbiamo dimenticati. L’ acronimo “AMGA” – come già spiegai – non sarà cambiato, ma la sua interpretazione sì, e diventerà, imitando S.Ignazio di Lojola fondatore dei Gesuiti, “Ad Maiorem Gloriam Altissimi”, modificando leggermente la formula gesuitica: “Ad maiorem Dei gloriam,” ma con lo stesso significato. Naturalmente non cambierà la nostra amicizia, ormai consolidata da vari anni di solidarietà nell’aiuto ai nostri cari bimbi poveri. Invito anzi voi tutti amici carissimi e indimenticabili, a continuare, seguendo l’indirizzo del Vescovo, per sostenere i nostri bravi maestri e maestre. Solo così le nostre AMGA andranno avanti e porteranno buoni frutti.

Vorrei ora concludere, prendendo il testo cui mi sono riferito all’inizio, citato nella lettera dell’amico LUCIANO, per essere in tono cogli auguri di NATALE che voglio porgere a ciascuno di voi, insieme alle vostre famiglie, ai vostri cari bimbi, e pure a nome degli altri bimbi malgasci, che, a migliaia, vorrebbero gridarvi il loro GRAZIE e dirvi in coro: “Sì, con le nostre AMGA anche il nostro NATALE è questo anno più bello, e la vostra bontà ci fa sentire più vicina, in mezzo a noi, la presenza di colui che, pure nato e posto in una mangiatoia,ebbe poi a dire: “Lasciate che i fanciulli vengano a me” Mt. 19,13-15.

Dopo aver condiviso le nostre povertà qui in terra, oh,come vorremmo che GESU’ potesse condividere qualche palpito di gioia per le nostre piccole AMGA che gli offriremo assieme a voi.

Ecco ora il testo: “Era il 25 dicembre 1223. Santo Francesco, mentre arrivava di ritorno dalla visita del Sultano d’Egitto decise di fermarsi a greggio… accadde un miracolo: nella culla di paglia arrivò GESU’ Bambino in carne e ossa in una luce splendente e bellissima per tutti gli abitanti. Gesù era sceso fra tutti i poverelli con un sorriso splendente”.

Quel GESU, che 796 anni fà si mostrò, Bambino, in carne e ossa, a Greggio (Rieti) è sempre l’Unico e Vero nostro Dio, IL FIGLIO DEL PADRE E DI MARIA, VICINO A CIASCUNO DI NOI. La sua presenza benefica accompagni tutti i nostri bimbi i loro insegnanti, e infonda coraggio per continuare il cammino iniziato.

AD MAlOREM GLORIA ALTISSIMI (AMGA) – PER LA MAGGIOR GLORIA DELL’ALTISSIMO! LA MADRE DELLA MISERICORDIA CI AIUTI TUTTI.

 

Buono, buonissimo NATALE e felice Anno nuovo 2020

Dal vostro vecchio fratello

don Pietro Ganapini

 

Racconti malgasci

Il 24 novembre è venuto a celebrare con noi don Simone Franceschini, membro della comunità sacerdotale Familiaris Consortio in missione in Madagascar da due anni. Ne abbiamo perciò approfittato per fargli qualche domanda e conoscerlo meglio.

  1. Quando hai deciso di diventare prete e perché? Avevi mai pensato di diventare missionario?

La mia vocazione e il mio desiderio per il sacerdozio si sono accesi nell’infanzia, nell’adolescenza e nella giovinezza, quindi a più riprese. Nel periodo dell’adolescenza il desiderio della vocazione era strettamente legato a quello della missione, grazie ai racconti di qualche missionario tra i frati che conoscevo, che frequentavano casa nostra o erano amici di famiglia. Quindi in realtà non è stata proprio una novità nel mio cammino vocazionale, ma aveva una radice in quel periodo.

  1. Dopo qualche anno di missione, puoi dire che sia come te la aspettavi o è qualcosa di diverso?

Immaginavo che ci fosse una certa distanza tra l’umanità malgascia, l’umanità africana – ma malgascio è diverso da africano, malgascio è più giusto – e noi; cosa che è vera, tuttavia ho riscontrato meno distanza rispetto a quanto credevo all’inizio. Quando vedo i bambini, vedo che in fondo non sono diversi dai nostri bambini. Quando vedo i giovani e vedo come si atteggiano con gli altri giovani (adesso arrivano e si stanno diffondendo anche i cellulari), mi accorgo che i loro atteggiamenti sono veramente simili a quelli dei nostri ragazzi. Quindi, in definitiva, posso proprio dire che è tutto un altro mondo, ma che c’è davvero qualche cosa che accomuna l’uomo di ogni latitudine.

  1. Qual è la cosa che ti colpisce di più del Madagascar?

Rimanendo sul piano dell’umanità, sono molto colpito da una cosa, sia da un punto di vista positivo che negativo, ovvero dalla capacità di sopportazione dei malgasci. Capacità di sopportazione della loro situazione, di vivere, di resistere in certe condizioni davvero dure, estreme e difficili ma, dall’altra parte, in senso negativo, come un’altra faccia della medaglia, la loro incapacità di cambiare le cose, il loro accettarle comunque, non però nel senso di un’accettazione positiva.

  1. Se dovessi fare un confronto tra l’esperienza di fede qui e in Madagascar, cosa sottolineeresti?

Le fede in Madagascar, rispetto alla fede qui in Italia, è più giovane, meno radicata, a confronto con la nostra di antica tradizione. Al tempo stesso l’esperienza di fede in Madagascar è molto gioiosa e c’è un grande senso religioso in tutto il popolo, mentre da noi c’è chi crede, ma anche chi non crede o chi vive come se Dio non esistesse affatto. Il senso religioso in Madagascar è molto profondo.

  1. Qual è stato l’insegnamento più grande che hai ricevuto dall’esperienza in Madagascar?

Riporto un episodio perché può essere significativo per capire quello che è il popolo malgascio, anche se è semplicemente un episodio concreto.

Nei primi mesi dopo il nostro arrivo a Manakara abitavamo distanti dalla parrocchia, in una fattoria che è di proprietà della nostra diocesi, gestita e guidata da un volontario italiano, Luciano Lanzoni (era il posto dove aveva abitato già don Giovanni prima di noi). Per arrivare qui si fa un pezzo di strada sterrata in mezzo alla foresta. C’è un ponte basso in cemento che passa sopra a un rigagnolo, a un piccolo fiumiciattolo dove a volte ci fanno anche il bagno. Quando piove molto il ponte può venire sommerso dall’acqua.

Un giorno, in cui era veramente piovuto molto, noi ci eravamo recati in parrocchia e siamo tornati alla fattoria per dormire. Quando siamo arrivati, l’acqua sopra il ponte era molto alta, circa un metro, e non potevamo passare con la macchina: l’acqua ti arrivava alla vita. Quindi abbiamo lasciato la macchina dall’altra parte e ci siamo avvicinati per attraversarlo a guado. Prima è andato don Luca, che è più ‘piazzato’ di me e poi sono partito anch’io. Sull’altra sponda c’erano alcuni malgasci che abitano vicino a casa nostra e che ci stavano guardando; una signora ha preso un bastone lungo, è venuta in mezzo all’acqua per allungarci questo bastone … ci è venuta a prendere, in pratica! Così, dato che l’acqua era torbida e non si vedeva il fondo, seguendo i suoi passi e tenendoci stretti al bastone, non abbiamo corso il rischio di essere travolti dalla corrente, sapendo dove mettere i piedi, nonostante non si vedesse il ponte del tutto sommerso. Questo è stato davvero un grande gesto di aiuto, di carità, perché lei per entrare si è dovuta bagnare tutta, fino a oltre la vita. Noi ritornavamo a casa nostra, non avevamo problemi ad avere vestiti asciutti, ma lei, non lo so: abitava in una capanna nei paraggi e non so se fosse così semplice per lei avere vestiti di ricambio o un posto dentro casa dove poter asciugare quelli bagnati. Questo è un gesto che ho apprezzato davvero tanto e che dice molto dell’accoglienza dei malgasci nei nostri confronti.

  1. … e la delusione più grande che hai avuto?

In realtà è una cosa che fa sorridere, anche se subito ci sono rimasto un po’ male. Tra le varie case dei volontari ce n’è una nella città di Ambustra, sulle montagne, e qui ci vive un custode e, siccome spesso passiamo di lì, lo conosciamo bene, anche perché avevamo abitato lì all’inizio della nostra permanenza. Qui c’è un pezzo di terra che lui coltiva, terra per le esigenze nostre, così che una volta gli avevo fatto avere dei semi di zucca che mi aveva mandato mio fratello dall’Italia: zucca violino e zucca cappello di prete, entrambi i tipi, che gli ho dato da seminare. Quando è stata l’ora del raccolto, la zucca che mi ha consegnato, e che gli ho visto tagliare dalla pianta, era una zucca di tutt’altro tipo, di quelle che crescono a migliaia in Madagascar, una zucca tipicamente malgascia. Lui, però, sosteneva che fosse la zucca nata dai semi delle buste che gli avevo dato io e questo mi ha fatto un po’ sorridere, e un po’ mi ha deluso. Non ho indagato su cosa fosse successo o su come mai quei semi si fossero misteriosamente trasformati in una zucca d’altro tipo. A distanza di mesi ci rido veramente sopra, non è così importante, però anche questo dice un po’ della onestà non sempre così ‘precisa’ dei malgasci.

  1.  Raccontaci un episodio, che ti è rimasto impresso, di cui sei stato testimone o protagonista in Madagascar.

Questo è stato un episodio che mi ha dato molta gioia il giorno in cui è capitato. In parrocchia da noi c’è una signora cieca che ha tre bambini e vive con la madre. Fin dalla sua infanzia aveva problemi di vista, ma poi è diventata totalmente cieca in seguito ai colpi, alle botte ricevute dal suo uomo. Durante la sua terza gravidanza, finalmente quest’uomo è stato denunciato e non si è più rivisto, se non sbaglio. È comunque una signora sempre molto gioiosa, che non si lamenta; chiede, perché ha effettivamente bisogno, ma è sempre piuttosto allegra. Mi capita di scherzare con lei quando la incontro accompagnata per mano dai suoi due bambini più grandicelli, la bimba di quattro anni e quello più grande di circa sette o otto anni. Be’, un giorno le ho chiesto: “Juliettine – così si chiama – secondo te io come sono?”, pensando che mi avrebbe dato una descrizione fisica del mio aspetto, come se lo immaginava, perché ero curioso di saperlo. E lei mi ha risposto: “Secondo me, tu sei una persona felice.” Ecco, è stata una cosa che mi ha rallegrato molto in quel giorno, e soprattutto mi ha aiutato a prendere coscienza della reale felicità e gioia di cui godo e che il Signore mi ha donato.

  1. Cosa possiamo fare per partecipare da qui alla vostra missione?

Secondo me la cosa più bella che potete fare è pregare per sostenerci: punto primo.

Punto secondo: la vostra testimonianza di vita cristiana. Noi come missionari annunceremo il Vangelo con forza se sappiamo che il Vangelo ha cambiato e rende bella la vita delle persone. Se possiamo vedere che effettivamente il Vangelo rende bella la vita delle persone, quando siamo chiamati ad annunciarlo, lo facciamo con la consapevolezza che è una cosa che cambia la vita degli uomini. E questo ci fa trovare la forza di non smettere. Se invece vedessimo che qui tra di voi il Vangelo non ha modificato la vostra vita, è insignificante, allora anche noi perdiamo la forza nell’annunciarlo.

Poi, terza cosa: ‘per partecipare da qui….’ però magari ogni tanto sarebbe bello che veniste anche là a vedere, a conoscere, a condividere! Perché credo che non si torni a casa indifferenti.

Don Simone Franceschini 

L’articolo qui sopra è ripreso dal giornalino dell’unità pastorale Giovanni Paolo II

Tonga soa!

Sono atterrata in capitale a Tanà il 14 novembre, ero sola, con due valige enormi e una terza valigia immaginaria, altrettanto grande, piena di emozioni.
Sono partita piena degli abbracci e dei sorrisi delle persone a cui voglio bene, abbracci che hanno il sapore di una promessa non detta, di ricordarsi a vicenda nella comunione. Mi sono sentita completamente accompagnata da ogni persona che ho salutato e che mi ha ricordato con un pensiero o una preghiera.

Dopo un attimo di spaesamento in aeroporto sento dire “Tonga soa Irene!” (ben arrivata!), la Chiara e suor Giacinta erano pronte ad accogliermi. Ed eccomi in Madagascar.
Per motivi organizzativi in questo primo tempo ho dovuto spostarmi spesso e i viaggi in macchina qui sono lunghi a causa delle strade malmesse. Il lato positivo è che ho potuto vedere in pochi giorni già diverse realtà.
Sono stata in capitale, dove la ricchezza e la miseria sono vicine di casa; poi sono scesa verso Ambositra, una piccola città più a sud dove il paesaggio è più collinare e la ricchezza non c’è più. Qui sto studiando la lingua. Infine sono stata ad Ampasimanjeva, dove starò per il resto del mio tempo qui, un villaggio nel mezzo della foresta. Qui la gente abita nelle capanne e vive con quello che ha.

La cosa che ho notato subito in questi giorni sono gli sguardi delle persone, tutti fissano perché è strano vedere un “vazaha” (straniero), alcuni sono spaventati, altri sfacciatamente ridono. Sentirsi straniero è una sensazione brutta che fa capire quanto si può ferire anche solo con uno sguardo.
D’altra parte, una volta che riesci a scambiare due parole con le persone, la barriera iniziale cade e si possono vedere i sorrisi sdentati che mostrano come, anche se manca qualcosa, abbiano tutto il necessario per sorridere.

Vi ricordo nella preghiera.
A presto!
Irene

Madagascar bambini

Vaovao dal Madagascar!!

Ciao a tutti amici, in questo mese la mia attenzione e i miei pensieri si sono focalizzati maggiormente sui bambini.  

A scuola (centro papillon) dove presto il mio servizio, dai malati di Tbc, per strada, in ospedale.. Sono tanti i momenti che condivido con i bimbi. 
Ah, i bambini.. Certe volte mi fermo a guardarli in silenzio, SONO COSÌ BELLI, e sono anche buffi da vedere. Certo sono bambini comuni, ma sono speciali, perché cresciuti con consapevolezze, esempi e certezze completamente diverse dalle nostre occidentali. Stando con loro sì percepisce la loro grande gratitudine nel avere qui accoglienza e punti di riferimento. Sono così spontanei, semplici, si a accontentano davvero del niente e sembrano non farci caso a tutto ciò che riguarda guarda l’aspetto estetico delle cose. Vestiti strappati, rovinati, a piedi nudi, nel fango, sporchi di terra che corrono di qua e di là, risultano così belli, così tanto da attirare la mia attenzione su cose più semplici.
Così da mettere in discussione il mio concetto di ‘ normalità’. Da quando sono qui la mia normalità è diventata la loro, certi comportamenti, certe stranezze che notavo all’inizio e che mi lasciavano a bocca aperta, adesso per me sono quotidianità. Amo i miei bimbi, sono loro che giorno dopo giorno mi insegnano quanto sia bello stare al mondo in maniera così semplice. MoltoMadagascar bambini spesso gente che mi conosce dice di me  che  sono una persona coraggiosa, in realtà non penso proprio di esserlo.. anzi.
Ho preso una decisione, ovvero cambiare un po’ la mia vita e spendere del tempo in tranquillità e trovare una pace interiore. Qui ho stretto legami che non si spezzeranno mai, ad ampa ho aperto il mio cuore , qui le persone che amo devono lottare un po’ di più per riempire lo stomaco e per arrivare a fine giornata. Ma sono persone normali esattamente come tutti, e hanno tanto da insegnare.

Può sembrar strano per voi, ma sto bene e sono tanto felice, mi sento a casa. 

A quasi un anno dal mio arrivo qui in Madagascar, desidero posticipare il mio rientro di un po’.. consapevole che certo, i momenti di difficoltà ci sono stati e a volte ci sono ancora., come è normale che sia.. Ma so che ora sono in grado di affrontarli in maniera diversa perché c’è qualcuno che mi indica giorno dopo giorno la giusta strada. 
Grazie per continuare aMadagascar bambini leggermi, per rivolgermi piccole attenzioni anche da qui! 

È bello ricevere affetto! 

Veloma!

Un grande abbraccio a tutti, buona estate! 

Vi auguro di trovare un piccolo angolo di paradiso, così come Ampa lo è per me. 

Ila                          

 

La distribuzione del pranzo pasquale in carcere

Buona Pasqua in carcere a Manakara

Buona Pasqua!!

Va bhè dai, cosa saranno mai quasi 3 settimane di ritardo?? Tanto tutto è relativo…

E poi, se vogliamo essere creativi, io Pasqua l’ ho festeggiata anche venerdì scorso, e se badiamo a quella il mio ritardo si riduce 😉

Venerdì  26 marzo infatti, grazie al supporto tecnico e culinario delle suore nazzarene di Manakara e al benestare del nuovo direttore del carcere è stato possibile organizzare un sakafo lehibe ovvero un grande pranzo di Pasqua per tutti i detenuti.

Chi conosce un pochino cosa sto combinando in Madagascar forse sa del mio interessamento per  i carcerati di Manakara,  questo perché le condizioni in cui vivono sono semplicemente inaccettabili.

CLa distribuzione del pranzo pasquale in carcereosì per i quasi 700 uomini e per la quarantina di donne (con addirittura qualche bimbo) abbiamo organizzato una bella messa di Pasqua e a seguire riso e spezzatino di manzo per tutti!!

Un valore aggiunto alla giornata lo ha dato il vescovo Gaetano della nostra diocesi di Farafangana di passaggio a Manakara. In vescovo, è stata davvero una grazia inaspettata e ha saputo trovare parole davvero di padre per i carcerati.

Ora, nutrire lo spirito va bene, ma serviva anche nutrire la pancia e fino a metà pomeriggio è stato distribuito un abbondante pasto proprio a tutti!!

Di più, forse dalle foto non lo si comprende così bene, ma una delle forme di degrado che per primo salta all’occhio sono le condizioni logore degli indumenti dei detenuti… sporchi o spesso strappati  se non del tutto assenti.

Ebbene, grazie alle generose offerte giunte dall’ Italia oltre al pranzo è stato possibile regalare ad ognuno non un uovo di cioccolato, non una semplice maglietta ma ben si una più resistente polo!!

Vedere tutti quei ragazzi scartare il pacchetto di giornale e trovarci dentro la polo, vederli contenti indossarla subito (rigorosamente con il colletto alzato, perché siamo poi sempre in Africa) è stata forse la soddisfazione più grande!!

Le donne invece hanno avuto un vestitino e i loro bimbi una palla, e anche li che ridere.. sospetto infatti che vivendo con la mamma in carcere e non essendo ancora verosimilmente mai usciti non conoscono molte cose del mondo. Tanto meno i giocattoli.. è stato bello vedere l’approccio con la palla colorata. L’ istinto e la curiosità hanno fatto il resto.

È stata insomma una giornata speciale penso davvero per tutti, e poi mi sbilancio a dire che uno delle peggiori carceri del Madagascar (uno degli ultimi Stati al mondo per ricchezza) almeno per un momento ha avuto i carcerati più felici (ed eleganti) che si possa immaginare.

In allegato qualche foto “rubata” perché dovete sapere che non è possibile fotografare all’interno delle mura del carcere. Queste foto sono state fatte da un sacerdote missionario polacco in Madagascar da una vita ed invitato alla Messa, lui ha potuto!!

Domenica  arriverà un dentista italiano in pensione, il nostro obbiettivo sarà visitare e curare tutti i carcerati di Manakara… vi farò sapere com’è andata 😉

Intanto un saluto da quaggiù e buona Pasqua

Lorenzo.

Diario dal Madagascar – Si parte!!!

29 aprile 2019 – Beata Vergine Maria della Ghiara

“L’amore è come una pianta di riso,
trapiantato, cresce anche altrove”
Proverbio malgascio

Carissimi,
sono passati alcuni mesi da quando ho cominciato il mio servizio pastorale come parroco qui nel distretto di Manakara Atsimo (sud). Il 4 novembre il vescovo Gaetano mi ha affidato, assieme a don Simone, la cura pastorale di questo distretto che si compone di una parrocchia grande, urbana, dedicata alla Divina Misericordia e a 8 chiese di campagna nei dintorni. Il territorio è molto vasto, ma essendo in due riusciamo a essere presenti in ognuna delle comunità almeno una volta al mese.

Cercando di fare sintesi di tutte le cose capitate in questi mesi mi trovo in difficoltà a far stare tutto in una sola lettera, nel riuscire a raccontare parte di ciò che abbiamo vissuto, visto e incontrato, forse dovrei scrivere di piò, raccontare, testimoniare, anche se mi rendo conto che la cosa migliore sarebbe venirci a trovare e avere la fortuna di partecipare a qualche evento significativo… comunque, in breve, ad ottobre la Giornata nazionale della Gioventù dove ho accompagnato 50 ragazzi della nostra parrocchia, a novembre l’ingresso in parrocchia e la festa di Cristo Re, a dicembre l’Avvento e la tornée natalizia in tutte le chiese di campagna, poi la Quaresima, le Vie Crucis fino alla Settimana Santa in cui ho organizzato e partecipato a un pellegrinaggio con centinaia di cristiani verso Vohipeno per celebrare la memoria del Beato Lucien Botovasoa, un catechista francescano morto martire e beatificato nel 2018.

Partecipate e ricche di significato le celebrazioni pasquali.. pensate che la Messa nella veglia di Pasqua è stata la celebrazione più lunga che abbia mai presieduto, quasi 3h e mezza nella quale però ho donato il Battesimo a parecchi adulti. Infine la festa della parrocchia, domenica scorsa nella festa della Divina Misericordia, quando abbiamo fatto festa tutti assieme e benedetto il nuovo campanile che ci è stato donato da alcuni amici di Confartigianato e su cui abbiamo posizionato la campana donataci dalla parrocchia di San Martino in Rio. Colgo l’occasione per ringraziare le scuole cattoliche di Sant’Ilario e Sant’Antonino per l’abbondante quantità di materiale scolastico che ci hanno inviato, l’associazione Bambini Insieme di Pievepelago per gli indumenti, i vari singoli che ci hanno fatto alcune donazioni.. le cose più urgenti che ci restano da fare nel prossimo periodo sono la costruzione di alcune cappelle in campagna per ospitare i cristiani nella preghiera o nella messa della domenica, oppure la sistemazione dei locali parrocchiali e l’apertura del nuovo oratorio, infine la casa dei sacerdoti e dei volontari, un progetto ambizioso che vorremmo realizzare al più presto. Tutte queste cose riusciremo a realizzarle con il vostro aiuto e quando il Signore vorrà; per ora non possiamo che rendere grazie di tutti i mezzi che sono stati messi a nostra disposizione, attraverso i quali cerchiamo di fare del bene a questa gente, testimoniando il Vangelo, anche se mi accorgo di quante cose belle ci insegnano i parrocchiani.. un autentico arricchimento reciproco, un incontro proficuo, credo necessario, tra le nostre due Chiese che ci vede come mediatori.

Fin da subito, assieme a don Simone e al vescovo Gaetano, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per iniziare bene il nostro ministero. Ebbene..la parola d’ordine di questi primi mesi è stata “incontro”. Abbiamo dedicato molti pomeriggi, soprattutto in Avvento e in Quaresima nella visita alle famiglie, nelle benedizioni. Non abbiamo ancora finito, e presto dovremo rivolgerci anche alle campagne, dove tante famiglie non hanno ancora conosciuto Gesù, dove c’è molta povertà e ignoranza e quindi dilagano le sette e le superstizioni. Inoltre, questi primi mesi, ma penso anche questi primi anni, dovremo dedicarli a farci conoscere e farci voler bene, a guadagnare la fiducia delle persone e a maturare nella nuova vocazione che abbiamo ricevuto.un panorama del Madagascar
Volete una stima? Molto approssimativamente potrei prevedere 5 anni di conoscenza reciproca e poi altri 5 di “azione”… scusate la banalizzazione ma credo di aver bisogno di fissare degli obiettivi, sia perché vorrei fare tantissime cose e mi rendo conto che c’è bisogno di pazienza e di ascolto, sia perché mi rendo conto che per imparare bene la lingua, conoscere le tradizioni e le abitudini richiede preghiera e talvolta tanto silenzio. Ricordo come in Italia mi sforzassi per preparare catechesi con citazioni bibliche, dal magistero, per organizzare esperienze significative durante l’anno a rincorrere ragazzi perché partecipassero a campeggi o pellegrinaggi… qui, invece, tante volte occorre governare e impreziosire l’ordinarietà, la preghiera quotidiana, bisogna saper accogliere e imparare a voler bene, e come diceva don Bosco, far si che le persone si sentano accolte e amate, al di là delle parole, delle prediche..

La benedizione di una cappella a ManakaraSapete una cosa bella che mi sento di confidarvi? Voglio davvero bene a queste persone, e sono contento di essere al loro servizio come sacerdote! A volte mi sento in imbarazzo per la grande considerazione che hanno per il ministero sacerdotale, per la riconoscenza che dimostrano per la scelta che abbiamo fatto e per la disponibilità ad essere con loro durante questi anni. Non entro nei dettagli ma lo si nota nel modo con cui ascoltano ciò che hai da dire, con cui ti invitano a casa loro, per i privilegi che ti accordano, che vanno dalla pietanza migliore al giaciglio più comodo, alle domande frequenti del tipo: “mompera (don), ti porto lo zaino?”, oppure “mompera, se hai sete vado a cercare dell’acqua potabile” e ancora “mompera, tu non puoi sederti per terra come noi…eccoti una sedia!”… Questo atteggiamento da parte dei cristiani mi fa spesso vergognare ma mi aiuta inevitabilmente a interrogarmi su quanto sia preziosa la vocazione che ho ricevuto, sul fatto che occorre serietà, impegno, preghiera, per essere all’altezza delle aspettative della gente. È molto bello sentirsi voluti bene e apprezzati, ciò mi invita a non risparmiarmi troppo, a continuare nello studio della lingua malgascia che ancora mi fa tribolare, a pregare perché Dio mi doni la fede necessaria per desiderare di realizzare ciò che è suo volontà piuttosto che le mie convinzioni e le mie abitudini. Un piccolo consiglio? Vogliate bene ai sacerdoti, onorateli, anche se a volte non se lo meritano, e ricordatevi che in questo modo prima ancora di onorare un uomo specifico, onorate Dio che è dal prete rappresentato e aiutate il prete stesso a ricordarsi la sorgente e il fine di tutta la sua vita.

Ed ora che faremo? Nel mese di maggio, la recita del rosario, la visita di don Luca e don Pietro nel mese di luglio, il campo missionario con 18 ragazzi nel mese di agosto. Proprio nel mese di Agosto abbiamo proposto a tutti i catechisti e ai cristiani del nostro distretto di fare un grande pellegrinaggio per pregare assieme in occasione della festa dell’Assunzione, che i malgasci sentono particolarmente. L’anno scorso abbiamo partecipato al pellegrinaggio del distretto di Ampasimanjeva, introdotto dal missionario reggiano don Ruggerini negli anni ’80; una grande partecipazione e entusiasmo che vorremmo portate come tradizione anche qui a Manakara. Vorrei portare in processione Maria per le strade (diciamo sentieri sconquassati) del nostro distretto e riunire i cristiani tutti per testimoniare la gioia della fede che abbiamo ricevuto. Un progetto ambizioso che finora ha incontrato la disponibilità di tutti… speriamo… vi chiedo una preghiera!

E poi? Ci vedremo personalmente in settembre quando passerò da casa per un periodo di riposo. A fine agosto parteciperò agli esercizi del Movimento Familiaris Consortio dove offrirò un contributo spirituale come l’anno scorso e poi sarò disponibile per incontri e celebrazioni. Farò il possibile per incontrare tanti e per riposarmi. Dopo di me, in ottobre e novembre sarà a casa anche don Simone Franceschini. Stiamo organizzando per la fine dell’anno una proposta di pellegrinaggio qui in Madagascar che accompagnaremo personalmente. Appena possibile vi farò sapere i dettagli.. costi, periodo, preparazione…
Bene, buona Pasqua, un saluto ad ognuno di voi, e se avete idee per sentirci più vicini reciprocamente, fatemelo sapere!
don Luca