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47 anni nell’Isola Rossa

Giorgio Predieri, nato a Cavriago, perito tecnico, è rientrato in famiglia dal Madagascar, diocesi di Fianaratsoa, per un periodo di alcuni mesi. Ci incontra per raccontarci qualcosa dell’ospedale di Ampasimanjeva che lui considera “la sua casa”: lì lavora quotidianamente, affiancando il personale, in diverse mansioni.

Già dalle sue prime parole intuiamo la mite saggezza di un uomo che nel tempo ha affrontato tante difficoltà e si è trovato, soprattutto agli inizi della sua esperienza, immerso in una realtà veramente lontanissima dalla nostra.

Giorgio arriva al nostro appuntamento con leggero ritardo causa un incidente sulla provinciale e si stupisce degli automobilisti che, insofferenti alla coda creatasi, decidono per una repentina inversione a U, o si infilano in stradine secondarie per sfuggire a quel contrattempo. “ In Madagascar si aspetta. La dimensione del tempo fa riflettere “.

Il suo pensiero corre subito ai pazienti in attesa fuori dall’ospedale di Ampasimanjeva.

“Seduti a terra, in fila per ore, anche per un giorno, aspettano di essere ricevuti dai medici e visitati. Sono tante le donne e le mamme coi figli che affrontano lunghi tragitti a piedi nudi per affidarsi alle mani esperte dei 5 medici operativi ad Ampa. Il dottor Martin e la dott. Ortensia coordinano la struttura, affiancati da 15 infermieri, 5 o 6 stager ( stagisti ) che stanno frequentando la scuola infermieristica in capitale, ad Antananarive; durante il loro triennio di preparazione vengono inviati a gruppi nelle strutture ospedaliere dell’isola per l’apprendistato. Invece i medici effettuano il loro tirocinio in capitale o in ospedali più importanti del nostro”.

Come si muovono questi giovani all’interno dell’ospedale?

“I ragazzi e le ragazze sono molto motivati; seguono le attività anche durante la notte e si offrono per effettuare turni di guardia. C’è un grande desiderio di aiutare, di conseguire un diploma per scendere in campo presto”.

Quali sono i progetti di miglioramento sui quali state lavorando?

“Da pochi mesi ad Ampa è arrivata Cecilia, caposala all’ospedale di Baggiovara di Modena. E’ in aspettativa, si fermerà per due anni e cercherà di migliorare le cose, di riorganizzare le cure di tutti i reparti e di mettere in funzione una rete di PC per poter monitorare meglio pazienti, personale, medicinali. Infatti fino ad ora ogni nostro paziente aveva un quadernino con la propria storia clinica, ed il medico scriveva lì data, prognosi e cura. Ogni paziente da ora in poi sarà dotato di una scheda personale a computer, una scheda di riconoscimento con tutti i dati necessari”.

Un’altra bella conquista per il villaggio è la rete idrica, perfettamente funzionante.

Come risponde la popolazione alla prevenzione sul territorio?

“Ci troviamo in una zona dell’isola molto arretrata e primitiva. La gente ha le sue usanze e spesso sono i tabù che impediscono alle donne di venire a partorire in ospedale; preferiscono farlo in casa, come da tradizione. Quindi le nostre infermiere cercano di formare le levatrici dei villaggi; i nostri medici volontari fanno gratuitamente visite prenatali, e in queste occasioni comunicano alla donna se il parto sarà normale e potrà essere fatto al villaggio, oppure rischioso. In questo caso si consiglia l’ospedale, ma la gente sceglie ancora spesso di non venire e le ragazze giovani vengono obbligate dalle famiglie a mantenere la tradizione. Anche per le malattie la gente si rivolge prima ai guaritori locali e quando ormai non c’è più niente da fare vengono in ospedale, come se noi potessimo fare i miracoli.

Comunque sta aumentando il numero di coloro che ricorre all’ospedale, perché le percentuali di successo con la medicina sono maggiori e davanti all’evidenza la gente reagisce. Poi, col diffondersi della televisione la gente vede il mondo fuori dal villaggio ed è avvenuta un’evoluzione della loro mentalità: è più aperta.

Siamo molto contenti per l’aspetto vaccinazioni: superiamo il 100%; vacciniamo anche quelli che non dovrebbero rivolgersi a noi, ma le altre strutture sanitarie dell’isola sono a pagamento”.

Nella sua vita, quando e come ha sentito la sua vocazione?

“Il desiderio della missione c’è sempre stato, fin da piccolo, quando in parrocchia a Cavriago incontravamo dei missionari. Terminati gli studi tecnici superiori ho conosciuto don Mario, perché frequentavo la Casa di Carità del paese e i ragazzi di Cavriago andavano a Reggio a messa da lui.

Mi dissi: – Lo voglio conoscere anch’io – e don Mario mi ha “beccato” subito: – Cosa fai? Chi sei?

Gli risposi che ero in contatto con don Braglia in Brasile. Ricordo che esclamò: – Ma dai, dove vuoi andare? Vieni con noi!

E dopo tre mesi ero in Madagascar con i voti, come fratello della Carità. Lo sono stato per più di 10 anni. Con Romano Zanni e altri due eravamo i primi fratelli. Sono rimasto nell’isola 5 anni senza rientrare; idraulica, meccanica, elettricità, falegnameria erano e sono pane per i miei denti”.

 Giorgio, come vede il suo futuro?

“Qui mi sento un pesce fuor d’acqua. Dopo 47 anni incontro tanti cambiamenti e ritmi molto diversi. Là mi so muovere, so parlare. Ritornerò per trasferire tutte le mie competenze ai giovani che con tanta volontà mi affiancano. Loro sono il futuro”.

 

*Articolo pubblicato su La Libertà in data 29 gennaio 2020

se solo sapessero di quanto bene mi hanno fatto

Come vi accennavo nella scorsa lettera, ad ottobre sono finalmente iniziate le attività dell’oratorio nella nostra parrocchia di Ambalapahasoavana, abbiamo iniziato con un piccolo Grest di una settimana per trasmettere agli animatori, ai responsabili, ai ragazzi, ai bambini e a tutta la comunità i valori che si racchiudono dentro l’oratorio e in particolare nel Grest: amicizia, complicità, fraternità, gratuità, fatica e molto altro.

Mi era mancato tantissimo!
Che sia in italiano o in malgascio organizzare un Grest non è mai facile, ma è sempre bellissimo, quando lo facevo in Parrocchia a San Giovanni non gli davo così tanto valore, invece, farlo qui, dopo più di un anno lontana da un oratorio, mi ha fatto capire quanto sia importante per me e per la mia vita.
È stato un mese impegnativo, pieno di riunioni, impegni, preparazione di discorsi, traduzioni fino a notte fonda… però ogni attimo di tempo che ho dedicato a questo progetto, che fosse correre al mercato, o fare riunioni con i ragazzi, ne è valso la pena!
È stato un successo, non tanto per il numero dei bambini, che erano poco più di 120, ma per la complicità che si è creata con i 10 responsabili e gli animatori, siamo diventati un vero gruppo e c’è affinità! Non eravamo tanti, 27 in totale, però eravamo carichi e pieni d’iniziativa! Mi sono divertita tantissimo a lavorare con loro e cosa più importante è che mi sono sentita accolta, mai una volta mi hanno fatta sentire diversa, ero parte di loro e non come capo, ma al loro pari e vi assicuro che non è una cosa scontata qui.
C’era tutta la voglia di imparare e di ascoltarsi a vicenda e la cosa bella è che, tutto questo, persiste tutt’ora, c’è ancora la voglia di mettersi in gioco da parte di tutti!!

È stato distruttivo: alle 7:00 ritrovo in parrocchia pronti ad accogliere i bambini e iniziare le attività dalle 7:30 alle 11:00, dopo un’infinita pausa per i bambini ma minuscola per gli animatori, alle 14:30 ricominciavano le attività fino alle 17:30 naturalmente sempre per i bambini, mentre, per i santissimi animatori, fra riunioni e preparazione per il giorno dopo, non si tornava mai a casa prima delle 19:00!
Una vera prova di forza e di costanza per tutti, superata decisamente a pieni voti! Sono contenta del risultato e sono ancora più contenta del fatto che gli animatori abbiamo voluto continuare fin da subito, abbiamo quindi preso la palla al balzo e dopo 3 settimane dalla fine del Grest abbiamo iniziato le attività dell’oratorio.
Ogni sabato alle 15:00 dopo il catechismo, niente di impegnativo: qualche canzone, qualche ballo e un gioco tutti insieme, i bambini partecipano volentieri e aspettano le attività, rimproverandoci per un piccolo ritardo o per un’assenza, quindi noi siamo già contentissimi di questo!!

Con l’avvicinarsi del Natale ci è stata fatta una proposta dal consiglio pastorale: organizzare una recita sulla nascita di Gesù fatta dai bambini.
Quindi in poco più di tre settimane abbiamo raccolto e cucito i vestiti, preparato il copione, fatto le prove e riprove con i bambini, preparato i balletti e le poesie per tutti i bimbi che non avrebbero recitato e il 24 dicembre prima della Messa serale siamo andati in scena!
I bambini erano felici come non mai, noi animatori ancora più di loro per essere riusciti a concludere la recita al meglio e la Parrocchia, il Consiglio Pastorale e il presidente continuano ancora oggi a farci i complimenti e ringraziarci per quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare con i bambini.
Penso che la riconoscenza e la fiducia che i parrocchiani ci stanno dando e che soprattutto stanno dando agli animatori giovanissimi, sia incredibile, da noi è diventato un po’ scontato, ma qui vedere tutto nascere da zero è stato meraviglioso, i visi dei ragazzi quando i genitori li ringraziano sono impagabili, si sentono parte di qualcosa e soprattutto si sentono tutti responsabili del futuro dell’oratorio. Finita la recita e passato il giorno di Natale, ci siamo rimessi al lavoro e abbiamo fatto un piccolo Grest di 3 giorni, 26/27/28 dicembre.
I bimbi erano più di 140 e gli animatori con qualche perdita ma qualche nuovo ingresso, se la sono di nuovo cavata egregiamente e ognuno di noi è stato necessario nel suo piccolo. 

E ultima cosa: questi mesi sono stati anche mesi di grandi decisioni.
Ci ho pensato e ripensato, ci ho pianto e riso sopra e come ho sempre fatto, voglio condividere con voi la decisione presa: è ora di tornare a casa. Mi fa paura dirlo e tutto le volte che ci penso mi ritrovo in un vortice di pensieri e di ricordi, volti e momenti e inevitabilmente mi rattristo.
Devo tanto a tutte le persone che ho incontrato qui in missione, soprattutto ai malgasci. Mi hanno insegnato a sorridere di nuovo, a divertirmi di vero cuore e ad amare come mai avevo fatto prima. Quando parlo con loro e gli ricordo che il mio ritorno è vicino mi ripetono sempre una frase: “Sappiamo benissimo che ti dimenticherai presto di noi!” se solo sapessero o si rendessero minimamente conto di quanto bene mi hanno fatto, forse non direbbero quella frase, la mia sfida ora è fargli capire che mai e poi mai mi dimenticherò di loro, certo saremo lontani e le comunicazioni saranno molto difficili ma una parte del mio cuore rimarrà sempre qui e loro saranno sempre con me nel cuore e nelle preghiere.
Penso che anche la mia famiglia nella breve visita che ci hanno fatto a novembre si sia resa conto, ancora più dell’anno scorso, di quanto ci vogliamo bene qui. 

Per questo nuovo anno voglio augurarvi di trovare delle persone che vi amino davvero e vi auguro di riuscire a trovare delle persone da amare con tutto il vostro cuore, senza riserve e senza limiti
di tempo e di spazio! 

Buon 2020 a tutti!

Un abbraccio,
Giulia

Polentata per il Madagascar

Giovedì 13 febbraio,  presso la  Parrocchia di San Maurizio in città, è stata celebrata la Messa Missionaria, che ha visto la presenza di diversi missionari: don Giovanni Davoli, don Giovanni Ruozi, don Davide Castagnetti, don Romano Zanni, don Stefano Torelli. Erano presenti più di 100 persone.

A seguire è stata preparata una cena per salutare Giorgio Predieri e altri volontari appena rientrati dal Madagascar: Chiara Ferretti, Lorenzo Malagoli, Ilaria Squicciarini, Cecilia Pellizzari, Luciano Lanzoni.
Alla cena erano presenti circa 90 persone. Sono stati raccolti 1350 euro, che saranno destinati per l’ospedale Fondation Medicale.

Casa non sono i luoghi ma le persone

Ciao a tutti amici!
Eh si il momento è quasi arrivato, tornare a casa..
Rimettere in ordine le idee e le cose e non ripartire, ma continuare questo percorso che ho imparato a percorrere.

In Madagascar ho dovuto riniziare da zero, in casa, con la comunità, entrare in una cultura diversa, farmi degli amici, conoscere luoghi e le persone.
Ho imparato anche a stare da sola, perché nella vita ci vuole anche quello! Imparare a cavarsela da sola.. pian piano mi sono sentita capita, e sostenuta… Forse anche un po’ protetta.
Ed ho visto che ci sono innumerevoli cose che so fare anche senza l’aiuto di nessuno. Cosa che prima non avrei mai immaginato!
È molto difficile per me lasciare questo posto, sento davvero di dividere una parte di me stessa.. Ma so anche che non significa abbandonare tutto, ma semplicemente continuare un percorso di vita, so che si può essere in collegamento anche da lontani., Casa non sono i luoghi ma le persone.
Anche se non ha un tetto e quattro pareti, il pavimento, letti confortevoli,anche se non è dove sei cresciuto, anche se è povera dentro, anche se non è dove vivono i tuoi famigliari e i tuoi amici, perché casa può essere tante cose ma è sempre una sensazione.
Tutto può essere casa quando si sceglie di viverla, anche le persone possono diventare una casa quando decidiamo di farle vivere dentro di noi. Casa vuol dire essere liberi di sentirsi al sicuro. E mi sento in dovere di ringraziare il Signore per il bellissimo dono che mi è stato regalato, per aver messo sul mio cammino questi volti, questi luoghi e questo tempo.
Ad Ampasimanjeva lascio la metà del mio cuore, consapevole che niente finisce.

Grazie a coloro che hanno intrecciato la mia vita, al piccolo  Randria per avermi permesso di accompagnarlo durante la sua malattia, ai malati di Tbc( tubercolosi) per avermi resa partecipe della loro sofferenza e per aver gioito insieme, ai bimbi del centro papillon per avermi spronata a ricercare  dentro di me domande e  risposte, ai 16 bambini iscritti nella  scuola privata per avermi insegnato a guardare le cose con nuovi occhi, a Joel per aver creato un legame così forte, agli amici del basket per la spensieratezza condivisa, alle Masere per avermi sempre sostenuta e ascoltata in qualsiasi momento, e alla comunità con cui ho condiviso il mio periodo di missione.
Ci sarebbero tante altre persone da ringraziare ma lascio questo compito a qualcuno che vede  molto più lontano.
Sarà  molto difficile lasciare tutto questo, ma sono sicura che la vita riserverà sempre altre occasioni.

Spero di tornare a casa e di mettere in pratica ciò che è diventato chiaro nella mia testa e nel mio cuore.
Madraphiona 🤩🎉
Ilaria

 

 

 

 

 

 

 

 

Buon Natale da don Pietro Ganapini!!

MAISON DE LA CHARITE __ Tongarivo (Antananarivo) __ 06- 12- 2019.

“D.Pietro, siamo a Natale. Dove è la lettera che sei solito inviare?”, mi dice un caro amico del CMD, Roberto. Non l ‘ho dimenticata, ed eccomi. Ho dovuto sempre rinviarla al domani, per vari motivi che non sto qui ad elencare e che non sempre sono dipesi da me… Essendo logico un riferimento al NATALE, stralcio da una lettera di un amico, di cui parlerò: LUCIANO LANZONI, Fratello nella Congregazione “SERVI DELLA CHIESA”, fondata dal def.to Mons. DINO TORREGGIANI, che anch’io ho ben conosciuto e del quale è in corso il processo di beatificazione. Luciano dovrebbe essere colui che mi sostituirà nella gestione degli aiuti che mi inviate per le nostre piccole scuole AMGA. Ha già una trentina di anni di lavoro qui in Madagascar. Aiuta in strutture psichiatriche a Manakara (circa lontano 600 km da dove sono io; ma una volta al mese sale qui a Tananarive per vari motivi; perciò può incontrarsi col sottoscritto o col P.Guy Noel della DIDEC per il discorso “gestione degli aiuti”.

C’è però, disgraziatamente, una difficoltà, che speriamo si risolva bene e abbastanza presto. Ecco dunque quello che è successo ieri l’altro (9 dicembre), partito di qui, al primo pomeriggio e ormai abbastanza vicino alla casa del VOLONTARI di Ambositra (a circa 300 Km da Antananarivo) è stato fermato e aggredito da 4 sconosciuti briganti, che lo hanno picchiato sulla testa e sulla faccia sotto l ‘occhio, affossandogli l’osso sottostante (me lo ha detto lui al telefono) e rubandogli il computer e i soldi.

Portato a Fianarantsoa per l’analisi al cervello, hanno detto che non è grave; ma la faccenda dell’osso mandibolare la dovranno esaminare in Italia… potete immaginare quanto anche noi tutti ne siamo rattristati! Ricordiamolo tutti al Signore non c’è bisogno che ve lo dica. 

Per la questione della gestione degli aiuti, mi ha detto che aveva già pensato di inviare al CMD un breve riassunto di quello che avrebbe voluto dire all’incontro del 14 dicembre p.v. con la DIDEC e la nuova direttrice della scuola di Ambanidia , Suor FLORINE. Intanto, sperando che tutto vada a finire bene, io, naturalmente, continuerò a fare quel che posso, anche se la vecchiaia può impedirmi di fare meglio e di più. Porgo dunque il mio ringraziamento e la mia riconoscenza più profonda e sincera a tutti voi, che siete bene al corrente di quello che abbiamo fatto in questo anno 2019, soprattutto per la costruzione delle nostre piccole scuole AMGA. Il Vescovo stesso (ve ne ho parlato) ha mostrato la sua soddisfazione, sottolineando la nostra collaborazione con la DIDEC,che è la Commissione ufficiale diocesana in tale campo. Poi ha espresso il desiderio che, nei limiti delle nostre possibilità, si dia una mano, ora soprattutto agli insegnanti, dai quali dipende evidentemente l’efficacia dei nostri sforzi. Per quanto riguarda il portare a termine la famosa CASA DI FORMAZIONE, mi ha detto lui stesso (il Vescovo) che è già in relazione con alcuni Enti che gli hanno promesso aiuti effettivi e sufficienti per condurla a termine.

A noi quindi chiede soprattutto, ripeto, dare una mano per gli insegnanti, che spesso hanno veramente degli stipendi da fame. Anche le nostre AMGA dunque daranno buoni frutti, come dissi tempo fa in una lettera, se gli insegnanti saranno BEN FORMATI E BEN PAGATI.

Non saremo certo noi a sostituire i genitori degli alunni, che saranno sempre i primi responsabili anche dei salari convenienti e giusti degli istitutori e istitutrici della scuola; ma… quanta povertà… quanta povertà !! Lo vedo anche dalla lettera lasciatami dalla Direttrice sul resoconto delle spese per la scuola di Ambanidia… Ho cercato di vederci un po’ più chiaro su quei 32.700.000 ariary (8 .175 Euro) che restano da pagare: ma grazie, a Teresa (del CMD di Reggio) ho già messo tutto a posto. Questo però, non per giustificare me stesso, approfittando della vostra generosità: Ah, no! Il pericolo, in realtà, c’è da parte piuttosto di qualcuno dei genitori degli alunni, che pensando: “c’ è poi p.Ganapini: che con le adozioni cercherà di supplire a quello che manca”, approfittando cioè della mia supposta pazienza… non è forse quello il pericolo? In realtà, ciò può anche verificarsi, ma da parte mia, insisto spesso con la Direttrice e le sue collaboratrici, a tenere il contatto con le famiglie degli alunni; tanto più che è da poco tempo che hanno sostituito Suor Angèle, l’anziana Direttrice che da molti anni teneva in mano la Direzione della Scuole, e conosceva bene pure le singole famiglie.

Riprendendo ora il discorso sui 32.700.000 ariary del I° trimestre, ammetto che sono in realtà un po’ preoccupanti, perché poi dopo il I° trimestre verrà il II°(PASQUA) poi il III°, poi le vacanze…e allora? Assieme al caro amico LUCIANO (spériamo si possa riprendere presto), sulla base che ci darete anche coi vostri consigli e il pensiero pure della DIDEC, si vedrà il da farsi. Io avevo il desiderio di parlarne più a lungo con voi – don Adani, Roberto,Teresa… ma fino a lunedì prossimo (16 dic.) non mi sarà possibile. Dipenderà pure dal come andrà a finire la dolorosa disgrazia capitata al nostro caro LUCIANO, che dovrà venire in Italia domenica 22 dicembre p.v. Speriamo bene!

Il sottoscritto naturalmente continuerà ad occuparsi della gestione degli aiuti, come ha fatto prima. Per la nuova scuola AMGA chiesta da un amico e già segnalata qui da noi, pure compresa nel bonifico che arriverà, non ci sono problemi. Spero che p. Guy Noél abbia preparato tutto il materiale riguardante le 8 scuole AMGA già finite, con foto, ecc… ecc… da mostrare ai donatori che non li abbiamo dimenticati. L’ acronimo “AMGA” – come già spiegai – non sarà cambiato, ma la sua interpretazione sì, e diventerà, imitando S.Ignazio di Lojola fondatore dei Gesuiti, “Ad Maiorem Gloriam Altissimi”, modificando leggermente la formula gesuitica: “Ad maiorem Dei gloriam,” ma con lo stesso significato. Naturalmente non cambierà la nostra amicizia, ormai consolidata da vari anni di solidarietà nell’aiuto ai nostri cari bimbi poveri. Invito anzi voi tutti amici carissimi e indimenticabili, a continuare, seguendo l’indirizzo del Vescovo, per sostenere i nostri bravi maestri e maestre. Solo così le nostre AMGA andranno avanti e porteranno buoni frutti.

Vorrei ora concludere, prendendo il testo cui mi sono riferito all’inizio, citato nella lettera dell’amico LUCIANO, per essere in tono cogli auguri di NATALE che voglio porgere a ciascuno di voi, insieme alle vostre famiglie, ai vostri cari bimbi, e pure a nome degli altri bimbi malgasci, che, a migliaia, vorrebbero gridarvi il loro GRAZIE e dirvi in coro: “Sì, con le nostre AMGA anche il nostro NATALE è questo anno più bello, e la vostra bontà ci fa sentire più vicina, in mezzo a noi, la presenza di colui che, pure nato e posto in una mangiatoia,ebbe poi a dire: “Lasciate che i fanciulli vengano a me” Mt. 19,13-15.

Dopo aver condiviso le nostre povertà qui in terra, oh,come vorremmo che GESU’ potesse condividere qualche palpito di gioia per le nostre piccole AMGA che gli offriremo assieme a voi.

Ecco ora il testo: “Era il 25 dicembre 1223. Santo Francesco, mentre arrivava di ritorno dalla visita del Sultano d’Egitto decise di fermarsi a greggio… accadde un miracolo: nella culla di paglia arrivò GESU’ Bambino in carne e ossa in una luce splendente e bellissima per tutti gli abitanti. Gesù era sceso fra tutti i poverelli con un sorriso splendente”.

Quel GESU, che 796 anni fà si mostrò, Bambino, in carne e ossa, a Greggio (Rieti) è sempre l’Unico e Vero nostro Dio, IL FIGLIO DEL PADRE E DI MARIA, VICINO A CIASCUNO DI NOI. La sua presenza benefica accompagni tutti i nostri bimbi i loro insegnanti, e infonda coraggio per continuare il cammino iniziato.

AD MAlOREM GLORIA ALTISSIMI (AMGA) – PER LA MAGGIOR GLORIA DELL’ALTISSIMO! LA MADRE DELLA MISERICORDIA CI AIUTI TUTTI.

 

Buono, buonissimo NATALE e felice Anno nuovo 2020

Dal vostro vecchio fratello

don Pietro Ganapini

 

Enzo Bertani con i giovani della sua scuola

Auguri da Enzo Bertani da Utinga

Utinga-Bahia- Brasil 09-12-2019

Carissimi amici!

Vengo con questa lettera per farvi i miei auguri di BUON NATALE e un felice ANNO NUOVO.

Grazie a voi e alla vostra generosità il progetto (Não Sei Mas Quero – non so ma desidero sapere) termina le sue attività del 2019 il 13 dicembre e festeggia i 20 anni di esistenza.

Iniziammo il 04 gennaio del 2000 nei locale della parrochia di Utinga; è stato un cammino a volte difficile ma sereno e costruttivo.

La provvidenza di Dio tramite la vostra generosità e attenzione ci ha permesso di camminare con tanti giovani e adolescenti, dagli 8 ai 13 anni, aiutandoli a crescere sereni, nell’amicizia, rispetto e nella condivisione, proponendo oltre allo sport, musica e teatro, attività semi-professionalizzanti che possono aiutarli a entrare nel mondo del lavoro, fortificati soprattutto dai valori cristiani e umani che la buona notizia di Gesù ha seminato nei loro cuori. I ragazzi provengono da famiglie disagiate, spesso monoparentali, senza lavoro stabile, e spesso sono affidati a zii o nonni. Alcuni sono stati vittime di abusi e violenze anche in famiglia, ma scoprono che attraverso le attività artistiche, culturali e manuali delle officine di artigianato hanno grandi possibilità, capacità, creatività e talento.

Vi scrivo proprio per esortarvi a continuare a contribuire a sostenerci nella lotta al degrado sociale che spesso imprigiona o seduce questi giovani.

Collaborare per la diminuizione della violenza contro i ragazzi nella realtà di Utinga è un altro obiettivo che ci prefissiamo insieme alla educazione sui diritti – doveri.

Grazie, davvero di cuore!

Che la pace che Gesù è venuto a portare sulla terra sia sempre con voi e le vostre famiglie.

Un Grande abbraccio

Enzo Bertani

Lettera di Natale di Padre Gianchi

Jandira 15/12/2019

Carissime amiche e carissimi amici,

Sono qui di nuovo per augurarvi con tutto il cuore un Buon Natale; è una scusa in pratica perché quello che mi interessa soprattutto è mantenere questo contatto, questo dialogo, questo ponte che ci unisce. Fa bene a me prima di tutto perché unito a voi non mi sento solo. Unito a voi il discorso della presenza qui non è una questione individuale, ma rappresenta anche un gesto di convivenza con la gente, assieme a voi, specialmente con i più poveri. Ci sono tante forme di dedicarsi ai più poveri, però ognuno segue un po’ quello che si sente e soprattutto dove la storia lo porta, perché ognuno di noi è una Bibbia Sacra, in cui si rivela la presenza di un Dio che ti ama e ti libera da tante oppressioni.

La situazione qua in Brasile è una situazione un po’ anomala. Nessuno avrebbe pensato un governo che abbiamo oggi. Infatti l’estrema destra sta comandando, ingoiandosi anche la destra e il grande centro dei parlamentari. È vero che la sinistra mantiene ancora una certa unità, ma tutto ciò che la sinistra fa o dice è sistematicamente ignorato dai mass media per cui per la gente l’unico che fa qualcosa in Brasile è proprio Bolsonaro. E per di più Bolsonaro non ha una linea politica definita, lui segue delle idee che gli sembrano opportune: quando era in campagna elettorale, quando era all’inizio, se la prendeva con la Cina, con i cinesi, con il governo Lula che faceva alleanze con la Cina. Adesso è andato in Cina, ha stretto rapporti commerciali a tutto spiano, ha dichiarato che il futuro del Brasile è la Cina, adesso la carne viene esportata in Cina e tante altre cose, specialmente quelle di agricoltura. Non so se ancora possiamo chiamarla agricoltura perché è tutto a base di agro tossici, di prodotti chimici e di veleni, perché l’agricoltura ormai esiste solo in piccole esperienze di qualche contadino o di qualche associazione.

E quindi adesso per esempio il prezzo della carne è quasi raddoppiato perché devono esportare in Cina. La gente che mangiava carne anche a un prezzo economico, per questo Natale tirerà un po’ la cinghia, per la carne. Anzi mangerà più uova, perché 40 uova vengono a costare 10 reais (2 euro), ma proprio portate davanti alla porta. Se la Cina comincerà a comprare anche le uova o l’Europa o altri mercati, allora le uova aumenteranno di prezzo. Insomma per il momento facciamo la festa dell’uovo, Natale con l’uovo, perché per lo meno è il prodotto più economico. Chi ne fa le spese è soprattutto la politica pubblica, la scuola, l’insegnamento, la politica intesa come il bene della gente, il bene del Popolo, questo viene proprio calpestato in continuazione. Non c’è più una linea politica, è una linea bolsonarista quindi l’educazione si farà in base a quello che Bolsonaro pensa… se l’università fa troppa confusione, gli studenti protestano quindi togliamo gli aiuti all’università. Le scuole spendono troppo, i maestri o professori fanno sciopero, quindi tagliamo là tagliamo quà e va avanti così.  

Minha casa minha vida” è un programma per cui la gente riusciva a costruirsi la casa con l’aiuto del Governo. E’ stato il modo con cui siamo riusciti a fare la Comuna Urbana a partire dalla favela, 128 case comprando il terreno e tutto il materiale dato dal governo; noi abbiamo messo la mano d’opera e abbiamo fatto un quartiere. Adesso è tutto tagliato, l’aiuto ai più poveri lo stanno riducendo al minimo. E noi sentiamo le spese anche con i bambini, perché ci sono meno aiuti per la loro educazione. Il Comune ci ha già tolto un asilo e quindi stiamo tentando di costruire al John Caneparo, sotto la chiesa di San Francesco, e ad Analandia per recuperare 2-3 sale per i bambini. Così anche se il Comune chiude un asilo noi continuiamo ad avere la capacità di accogliere sempre lo stesso numero di bambini, quindi più o meno quel migliaio di bambini continueremo ad accoglierlo. Invece di avere 6 asili l’anno prossimo ne avremo 5, però il numero di bambini accolti sarà sempre lo stesso. Quindi sono tentativi che facciamo per mantenere a denti stretti questo lavoro con i bambini della periferia, con i bambini dei più poveri perché gli asili al centro città sono ben messi, ben situati e la gente va là e paga e quindi sono ben tenuti. Noi come Caritas continuiamo il nostro impegno non soltanto con gli asili ma anche in un certo discorso di artigianato sociale ecc.

Oltre a questo discorso di accoglienza ai bambini dai 2 anni ai 13 anni, noi cerchiamo di aprire spazi per preparare i giovani e le persone in generale al lavoro. Una specialità. Quello che sta funzionando già da due anni è il corso di taglio e cucito, i cui alunni sono già arrivati anche ad avere un secondo modulo, in cui imparano anche a fare i disegni e tagliare la stoffa a seconda di ciò che vogliono produrre. Quindi un discorso abbastanza tecnico e abbiamo della gente molto brava.

L’altro discorso che portiamo avanti è la Padaria. In questo mercato tutti i pani vengono da fuori città, con i camion pieni di pani congelati che sono distribuiti nelle varie panetterie o bar.. quindi i pani sono scaldati anche nel microonde e venduti. Noi abbiamo la produzione propria, in casa, resistiamo ancora su questa linea. I nostri bambini mangiano tutti i giorni il nostro pane, due volte nostro, perché è del Signore, frutto della Provvidenza, ed è anche fatto da noi. Quest’anno non siamo riusciti ad organizzare dei corsi di panificazione per tanti problemi che abbiamo avuto, però rimane sempre per il prossimo anno aperta questa possibilità di usare la panetteria anche come scuola di pane, di pasta, di cucina insomma.

Quest’anno abbiamo avuto anche l’iniziativa del medico negli asili. Abbiamo avuto la possibilità di invitare una Dottoressa cubana che è entrata in Brasile con un progetto di Lula e Cuba per avere in Brasile più medici specialmente nelle zone più abbandonate. Con Bolsonaro, questo progetto è stato interrotto e i medici hanno dovuto tornare a Cuba. Questa Dottoressa, che già aveva una famiglia, il marito qui, ha tentato di rimanere qui. Adesso sta convalidando il suo diploma in medicina, la sua laurea, che naturalmente quella di Cuba qui non è considerata, e nel mezzo a questo tempo lei fa assistenza domiciliare e con noi fa proprio un’assistenza degli asili quindi sono 1000 bambini che lei segue, ha fatto un programma di prevenzione, ha pesato tutti i bambini, ha fatto l’analisi di ogni bambino, i problemi, i non problemi, le riunioni con i genitori insomma.. e poi è anche a disposizione degli stessi genitori, che vanno là e chiedono consiglio. Io sono uno dei clienti perché tutte le mie magagne di salute le confido a lei e lei mi dà il suo suggerimento. E’ importante avere un medico che guardi la persona nel suo insieme, con tutti i problemi, perché quando vado dal cardiologo lui guarda il cuore, quando vado dal nefrologo guarda i reni, dermatologo guarda la pelle, però uno sguardo d’insieme ce l’ho solo da lei che è molto brava.

Quindi sta facendo questo lavoro, ha identificato i bambini denutriti quindi magri e super-magri, si vede nelle famiglie cosa mangiano, eventualmente si fa in modo che mangino di più all’asilo. Poi abbiamo anche un problema di sovrappeso. E non è perché i bambini mangino molto, è perché mangiano male: ormai tutti i prodotti del supermercato sono entrati nella dieta dei bambini.. le bibite, il guaranà, l’aranciata tutte quelle invenzioni a base di gas, zuccheri, conservanti ecc quindi tutte cose artificiali e che veramente fanno male, sia al corpo, come peso, e poi ci sono già casi di diabete. Ma non sono solo le bibite, ci sono tutti questi pacchettini di dolcetti, di cose salate, le patatine fritte sono le più oneste perché c’è qualcosa di naturale dentro, però è tutto un imbroglio di cui il bambino va matto. Ad esempio il miojo, questi spaghetti prè preparati in una bustina.. anche la bambina qui di casa di 6 anni si fa il miojo da sola, scaldandosi l’acqua e mettendoci dentro questo intruglio e lo preferisce agli spaghetti alla pommarola!! Quando li faccio lei chiede “ma non c’è un miojo?” Eh pazienza, adesso vediamo anche lì di portare avanti questa contro-cultura, la cultura dominante è questa di pubblicità, in cui ormai i bambini sono i più accessibili, sono direttamente colpiti; adesso cerchiamo di fare anche qualcosa.. coscientizzare attraverso i nostri orti, vedere le piante, piantare l’insalata, metterci l’acqua e poi vedere come cresce e via di seguito. E’ un progetto molto bello, un progetto ambientale a cui al bambino si spiega fin dall’inizio il pericolo che il pianeta Terra sta correndo a causa di questi prodotti agro tossici, questi prodotti chimici, veleni ecc, le plastiche, i sacchetti, le bottiglie… valorizzare l’organico per fare compostaggio e quindi sostenere l’orto con questo compostaggio.. insomma si cerca di avere una unità tra la dottoressa, la nutrizionista e l’agronoma (c’è questa tecnica in agronomia che fa queste lezioni di ecologia e gestisce gli orti, coinvolgendo i bambini).

La famosa Casa Vermelha, o casa rossa, che era la casa padronale dove abbiamo costruito le 128 case. Abbiamo tenuto questa casa di ricordo e siamo riusciti a riscattarla perché c’era una famiglia dentro. C’è stata una certa difficoltà perché non si poteva ovviamente cacciarli via e quindi siamo riusciti a comprare un’altra casa per loro e liberare questa, sempre con il vostro aiuto. Adesso l’abbiamo messa a posto, dal tetto che ormai era da rifare e la struttura interna con una cucina. Abbiamo anche ricevuto delle sedie universitarie donate per fare lezione; è tutto pronto però il progetto “Giovane Apprendista” deve ancora cominciare. Con queste faccende politiche, tagli di quà tagli di là, questo progetto è diventato più difficile, più burocratico e stiamo cercando di sbrogliare la matassa per avere anche noi a questo corso. Comunque sembra che sia questione di poco tempo. In questi giorni qualcuno di noi andrà a Brasilia a ritirare il documento di approvazione del Governo Federale. Ad ogni modo gli incontri, le riunioni le facciamo là, e c’è l’iniziativa di un corso di alfabetizzazione, c’è la capoeira, insomma ci sono tanti progetti che speriamo di poter aggiungere in questa Casa Rossa (rossa per il colore originale). Insomma diciamo c’è molta speranza.. il sogno è sempre presente, non abbiamo perso la capacità di sognare. Ecco questa penso sia l’ultima cosa che si riesca a togliere a un uomo: la speranza, la speranza finisce solo in Cielo, solo nel Paradiso, dove si vivrà l’Amore Totale.

Allora io vi auguro un Buon Natale, sono veramente contento di festeggiare questo Natale, anche con un gustino di più perché come voi sapete ho avuto delle difficoltà con i parroci qui che mi hanno succeduto, però è tutto passato. Sono arrivati nuovi parroci, attualmente i rapporti sono ottimi e direi che nonostante divergenze teologiche (cioè oggi come oggi c’è la Chiesa di Papa Francesco e c’è la Chiesa di Giovanni Paolo.. sono tutti Santi però sono due linee diverse), io vedo che c’è la possibilità di fare un dialogo e quindi aiutarli nella misura in cui posso, dal punto di vista celebrativo, sacramentale e anche dal punto di vista pastorale. Loro si sono aperti a questo dialogo e hanno avuto l’iniziativa di chiamarmi. Il prossimo anno, con l’accordo del Vescovo, già stabilito, avrò la nomina di Vigario, o Viceparroco, delle due Parrocchie, dei due parroci, quindi farò un po’ il nonno che va ad aiutare da una parte e dall’altra. Io sono molto contento di mettermi a disposizione di queste due Parrocchie, che sono nate grazie al nostro lavoro iniziale (la Parrocchia San Francesco e la Parrocchia della Madonna di Fatima). Potrò quindi mantenere questa dimensione di presenza ecclesiale che per me è molto importante. Fa parte della mia vita, della mia vocazione, e sono qui anche per questo.

E’ Natale, pieno di luci.. scintillante, di gente che corre per comprare e vendere. A me piace pensare al Natale cercando di pensare in concreto alla vita quotidiana di Maria di Nazareth. La penso come una giovane ragazza bruna dagli occhi e capelli neri (né bionda né bianca!). Là, all’unica fonte d’acqua del villaggio, fatto di tante grotte scavate nelle pendici della collina di roccia calcarea. Lei con sulla testa un’anfora di quindici/venti litri d’acqua, salendo sul sentiero che passa davanti alla sua abitazione, cioè una grotta. E’ lì, che Lei incontra l’Angelo Gabriele; è lì, che Lei si incontra con Dio; è lì, con il suo “fiat”, con il suo “sì” al progetto di Vita e Vita Piena, per tutti… che diventa feconda, gravida di Gesù, opera dello Spirito Santo, come un pezzo di pane, spezzato, Corpo di Cristo, dato per la salvezza di tutta l’umanità.

A pensare bene, Natale è la scintilla che innesca il progetto di una Nuova Creazione, di Cieli Nuovi e una Nuova Terra. È il Re del Cielo che viene in una grotta. Il suo Regno infatti non è di questo mondo: vive in questo mondo ma ci assicura, con la sua Morte e Risurrezione che un altro mondo è possibile.. fatto di pace, giustizia, fraternità, fatto di gente che spezza la propria vita e feconda la terra con il suo sudore e il suo sangue.

Natale non ci chiama a consumare cose, ma a generare Vita, Solidarietà, “pontefici” di un nuovo dialogo fra i popoli. In questo mondo i poveri si siedono al primo posto e i bambini, strappati alla morte precoce, di malattie e di fame, dai recinti spinati dei profughi, giocano con gli animali sopravvissuti all’incendio e alla distruzione delle foreste.

Natale è essere Greta, giovane voce che difende il Pianeta e feconda di speranza un futuro possibile. Natale siamo noi, che insieme crediamo ai valori del Vangelo di questo Bambino avvolto in fasce su una greppia. E con tutti i mille bambini della Caritas di Jandira, tutti i giorni accolti nei nostri asili, piccolo mondo possibile, grazie alla vostra amicizia e solidarietà. E assieme a loro (sentite come gridano?!) vi gridiamo auguri di Buon Natale, fecondo di Dio e di Vita. Grazie a tutti, e come tanti pastori, incontriamoci alla culla del Bambino Gesù!

Un abbraccio grande a tutti!                                                                                                                    

Padre Gianchi

Una visita dal Maniema, nel cuore dell’Africa impoverita

Il Maniema è una regione centrale della Repubblica Democratica del Congo, ex Congo Belga, ex Zaire, un paese enorme sito nel cuore dell’Africa nera. Kindu ne è il capoluogo. Una città raggiungibile con giorni di viaggio via terra, attraversando una piccola parte della grande foresta equatoriale che occupa metà del Congo, o in aereo. Una regione abbastanza isolata dal resto del paese.

La Caritas ed il CMD hanno ricevuto con piacere il direttore della Caritas di Kindu, abbé Stanislas Milabyo, invitato in Italia da Caritas Italiana per una serie di conferenze; l’abbé ha tenuto un incontro pubblico, la sera del 1 dicembre, nella Casa di Carità San Giuseppe, a Reggio.

L’abbé Stanyslas ha descritto la difficile situazione del Congo ad un pubblico molto interessato. Il Paese è ricchissimo di materie prime, minerali ed acqua soprattutto, ma la popolazione vive in stato di perenne sofferenza. Si tratta di una crisi strutturale e congiunturale, ci ha spiegato. La crisi strutturale é prolungata, acuta e cronica insieme; persiste da più di 20 anni, con mancanza di strutture sociali di ogni genere, dagli ospedali alle scuole ed alle strade. Manca l’elettricità e l’acqua potabile. La regione fatica a produrre scambi commerciali perché ogni merce deve viaggiare per via aerea o per giorni su pista, con costi altissimi. Crisi congiunturale, anche questa prolungata da 20 anni, acuta, perché il paese è ricco di minerali, anche nel Maniema, e ciò provoca guerre continue per l’accaparramento delle miniere e lo smercio illegale dei minerali verso l’estero. Uno stato di violenza e soprusi continui nei confronti della gente, che sopravvive con qualche dollaro al giorno ma che non ha accesso ai servizi primari, quasi inesistenti.

Ci ha elencato, dati alla mano, una serie di gravi problemi, dalla malnutrizione alle epidemie di morbillo, dalla carenza di acqua potabile all’analfabetismo di grandi e piccini, dall’insicurezza alla presenza di conflitti armati, il tutto aggravato dall’isolamento del territorio.

I presenti all’incontro hanno reagito all’esposizione con una serie di domande che han portato ad un dibattito sulle nostre responsabilità di europei sulla storia di un paese vessato dall’Occidente ancor prima della colonizzazione belga. Si trattava infatti di patrimonio personale del re Leopoldo del Belgio. Oggi la Repubblica democratica del Congo, ex Congo Belga ed ex Zaire, è ancora preda della fame dell’occidente di minerali e terre rare indispensabili per la nostra tecnologia elettronica e per il nostro futuro, basti pensare al cobalto congolese che sarà utilizzato nelle batterie delle auto elettriche.

Tuttavia i congolesi non cessano di sperare nella giustizia e riescono a far fronte ad ogni disastro con una resilienza ed una capacità di risollevarsi e gioire nella speranza che dovrebbe esserci di monito ed insegnamento…