6 mesi in Madagascar

Giugno  2017, Ampasimanjeva

Salve a tutti!
Scusate se è passato un po’ di tempo, ma fermarsi a scrivere è sempre un’impresa 😅
Sono ormai trascorsi 6 mesi dall’arrivo in Madagascar (o come mi ha detto qualcuno “a metà percorso”) e questo pensiero provoca in me tanti sentimenti… gratitudine, gioia, tristezza e anche un po’ di incertezza. Un bel miscuglio!

Sono stati mesi davvero belli, così ricchi e colorati, e ogni giorno ti offre doni che riempiono di felicità, ma anche che fanno riflettere tanto.
Penso alle parole di una bimba ieri pomeriggio, nella piccola capanna di legno dove dorme con la sorellina, mentre la mamma e il fratellino sono fuori a fare i guardiani: “Di notte i topi soffiano sui piedi prima di morsicarti. Se riesci a sentirli e ti muovi, loro scappano.” Poi è uscita, ha preso un accendino, una candelina e dei legnetti. Ha acceso il fuoco e ha messo sopra tre sassi la pentola con il riso. Erano le 17:30 e preparava la cena, sfruttando la luce del tramonto. Ci ha detto infatti “Non sempre abbiamo i soldi per il petrolio”, quindi niente luce. Ah dimenticavo, il petrolio costa 500 Ariary, meno di 25 centesimi.

Penso ad Honorè, un “kambana”,  un gemellino accolto dalle suore. Qui i gemelli sono “fady”, la tradizione prevede che uno dei due sia abbandonato e, nei casi più fortunati, portato alle suore. Honorè è arrivato da noi a tre giorni dalla nascita, giorni in cui è stato nutrito solamente con un po’ di tè, poiché è vietato anche che siano allattati e vestiti. Pesava 1 kg e 400 grammi. E’ il neonato più piccolo che io abbia mai visto. Faticava a mangiare e aveva spesso la diarrea, così invece che crescere continuava a perdere peso. Dieci giorni dopo il suo arrivo, è morto, chiudendo gli occhi pian piano tra le nostre braccia. Lo abbiamo seppellito nella foresta e, dentro di me, lo immagino il protettore dei piccoli kambana che arriveranno, soprattutto dei più deboli e fragili.

Penso alle partite a UNO seduti su una stuoia tutti ammassati in cerchio. I malati di tubercolosi, i loro figli, ragazzi che passano e si fermano… ed intorno oche, polli, bimbi che corrono con due bastoni a croce tra le gambe come fossero motociclisti, rumori di pentole col riso. A volte dobbiamo cambiare stuoia, a causa di qualche pipì improvvisa! E’ un quadro sghangerato, ma così colorato e bello.
Penso al sorriso di una giovane mamma che si apre alla vista della propria bimba appena nata. Un sorriso ancora sofferente per il dolore, ma contagioso. Anche gli occhi sorridono emozionati.
Penso ai bimbi nella piccola classe dell’ospedale, ammassati uno sull’altro ma sempre pronti a far posto a chi è sulla porta e desidera entrare, che cantano a squarciagola la canzone “HAFALIANA” (“Felicità”) e ridono come matti.

E ripenso a tutti quei momenti in cui ho sussurrato “Grazie di cuore, Signore” oppure “Signore, ti affido questo bimbo, questa mamma, questa famiglia, questa sofferenza..”.
Sono tante le cose che non riesco a spiegarmi, tante le domande che sorgono spontanee. Ci rifletto, cerco le risposte. Ma ci sono mattine, con i colori dell’alba che illuminano la veranda, in cui ascolto la voce dell’Anna che legge le parole del Vangelo: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio.” e allora sì che sorrido e inizio la giornata leggera! Forse è proprio quando sperimentiamo di non capire niente che lasciamo spazio al Signore in noi stessi e ci affidiamo a Lui. E che pace.

Spero di cuore che anche voi in Italia stiate bene e siate felici.
Se potete, condividetela anche con chi vi chiede notizie.

Un grande abbraccio a ognuno di voi,
Cris