Nel ricordo di Edda Tondelli

 

Accanto a don Simone Franceschini e ai suoi famigliari, l’ufficio del Centro Missionario esprime le condoglianze per la morte della mamma Edda Tondelli.
Riportiamo qui sotto la predica di don Simone in occasione del funerale.

Omelia 
Carissimi tutti che partecipate alla esequie della mamma, è stato un grande dono del Signore e una consolazione per noi vedere che la mamma si è spenta gradualmente in questo ultimo mese senza manifestare sofferenze particolari. Diceva sempre che stava bene, ma d’altra parte si era abituata al lavoro pesante fin dalla sua giovinezza, prima in caseificio e poi nel lavoro della campagna e della stalla, e sapeva ben sopportare la fatica. Finché ha potuto lavorare lo ha sempre fatto a testa bassa, forse senza ascoltare molto i consigli altrui, ma con grande senso del dovere, ottimizzando tutti i tempi; se avesse avuto 4 mani le usava tutte e quattro, il suo consiglio era di non spostarsi da un posto all’altro a “man squasanti”, cioè senza nulla in mano, perché le mani dovevano sempre essere impegnate a fare qualcosa.

Tuttavia amava molto anche i viaggi e la compagnia, così che non sì è rinchiusa in casa quando ha cominciato a faticare nel camminare, sempre pronta a farsi portare alla Messa o dove c’era un invito, non si tirava mai indietro. È stato di grande conforto saperla in casa sua e non allettata fino all’ultimo giorno.

È stato bello sapere che appena prima di morire si è destata dal torpore e, dritta, con gli occhi aperti, ha guardato per dieci minuti il crocifisso e il quadro della “Preghiera sacerdotale” che abbiamo in casa, come in ascolto di un invito a partire. Proprio davanti a quel quadro che ci è molto caro, rappresentante Gesù che, rivolti gli occhi al cielo al termine dell’ultima cena, prega il Padre per i suoi affinché siano una cosa sola con Lui e tra di loro.

È stato di conforto sapere che il Signore è venuto a prenderla nel giorno e nell’ora in cui 11 anni fa celebravamo le esequie del papà, come per permettergli di continuare assieme il viaggio comune, che si era interrotto allora. 
Sono certo che la forza della loro vita comune sia stata la preghiera, in particolare il Rosario assieme, che permetteva di non soffermarsi troppo sulle cose che non andavano e di offrire a Dio i loro sforzi.

Voglio ancora ringraziare il Signore perché la mia mamma non ha opposto resistenza quando sono partito per il Seminario e nemmeno quando sono partito per la missione. Di questo devo ringraziare molto anche i miei fratelli, Ivana e i nipoti, perché sapendo che si prendevano cura di lei mi permettevano di svolgere il mio apostolato lontano da casa con serenità. Se ho fatto e farò qualcosa di buono per Dio, ne avranno ricompensa anche loro; ma in ogni caso avranno la ricompensa per la loro carità.

Le letture che la liturgia odierna ci offre ci parlano dell’amore di Dio non corrisposto e della conseguente desolazione nella vita degli uomini che non ascoltano la sua voce. Nella prima lettura Dio invita il popolo d’Israele a non fare il lutto, poiché la disgrazia in cui è incorso è causata dalla sua stessa iniquità. 
Dio dice: non piangere e non lamentarti per quello che accade, perché tu stesso sei la causa dei tuoi mali.
Questa pagina tratta dal libro del profeta Ezechiele sia per tutti noi un monito a non abbandonare il Signore, evitando di conseguenza l’iniquità come stile di vita, perché cadremmo velocemente in disgrazia e la benedizione che i nostri cari, che ci hanno preceduto, ci hanno guadagnato con tanta perseveranza, andrebbe smarrita in poco tempo.

Il vangelo, poi, ci narra di quel tale che avvicina il Signore per domandargli come fare per avere la vita eterna; non essendo però disposto a dare il suo cuore per essa, offre a Dio solo le azioni esteriori della vita, i buoni comportamenti, ma non abbraccia in profondità il senso dei comandamenti e non trova il coraggio di donare a Dio tutto. È un passaggio non semplice nel nostro cammino di sequela del Signore; questo dono totale di sé, è un percorso di espropriazione lungo e difficile. Il nostro desiderio guarda in alto, ma il nostro attaccamento a noi stessi ci riporta verso il basso, verso i beni di questo mondo.

A volte le prove della vita sono proprio quello che ci permettono di fare il salto di qualità e, nella malattia e nella vecchiaia, il Signore ci rende più disponibili a lasciare tutto, e così diventiamo più buoni, più docili, più bisognosi e più bambini, proprio come ci vuole Lui. Credo che in questo modo il Signore, durante questi ultimi anni, abbia completato la sua opera nella mamma, rendendola sempre più “un piccolo” del vangelo per i quali è fatto il Regno dei Cieli.

Con Maria all’indomani della festa della sua Assunzione in cielo cantiamo: “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome, di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”.