Ora Monsignore è in cielo, con Maria…perché essere tristi?

 

 

“Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. Alleluia (Lc 21,26)

Queste parole del Vangelo dell’ultimo giorno dell’anno liturgico hanno accompagnato Monsignor Simon mentre ci lasciava per comparire davanti al Figlio dell’Uomo per noi un po’ troppo velocemente e precocemente, lasciandoci tutti nel dolore e nello smarrimento.

Ma come aveva vegliato e pregato Monsignor Simon?  Sicuramente non si hanno troppe sue parole da raccontare, ma immagini, segni, gesti che ha vissuto e che in piccola parte abbiamo potuto contemplare.

Diventato sacerdote 25 anni fa, nell’anno giubilare 2000, durante la prima ordinazione sacerdotale in Albania dopo il regime, era orgoglioso di essere sacerdote ed estremamente contento quando qualcuno intraprendeva la strada verso il sacerdozio e continuamente invitava a pregare per le vocazioni.

Il suo sacerdozio aveva una caratteristica chiara, evidente: la sua predilezione per i piccoli, i poveri, i disabili, gli anziani, gli ammalati. Questo era evidente anche quando celebrava qui in Casa della Carità. Niente omelia…ma il suo modo di celebrare parlava più di molte prediche: c’era posto per tutti e la liturgia diventava una danza.

La Messa iniziava con la processione d’ingresso con Pashk, il più piccolo in carrozzina. E poi i canti di Regjina (la ragazza che vive qui), a cui chiedeva anche di servir Messa…chiunque ci fosse!!! E se celebrava lui era certo che si sarebbe asciugato le mani aprendo il manutergio in modo che Regjina chiedesse aiuto per piegarlo a Dila, che così usava un po’ della sua sapienza da perpetua. Poi ci sarebbe stato il segno di croce sulla fronte di Fabjan, il ragazzo di casa, l’unico a non fare la comunione, ma a cui arrivava la benedizione. Per concludere con la processione finale con Pashk, ma arricchita dalla gara tra il piccolo e Regjina per spegnere le candele, tra i sorrisi di Lena, Mrika e tutti.

Una scelta ha caratterizzato il suo sacerdozio ed episcopato…la sua vita: l’essere accanto ai più deboli, anche a rischio di lasciare il gregge per poche pecorelle. Così era pronto ad andare a celebrare per i 7 parrocchiani della montagna così come era pronto a lasciare ad altri la celebrazione della Domenica delle Palme per correre in ospedale dal piccolo in pericolo di vita.

Se si pensa a don Simon si fa fatica a non pensare alle ore, ai giorni, alle notti passate accanto al letto di un ammalato, fosse un sacerdote, un ospite della CdC, un papà di famiglia, una suora, un anziano. Sapeva “stare”, non aveva paura di stare, non aveva dubbi sullo scegliere di stare e “perdere tempo” stando.

Don Simon è stato un padre per noi della CdC, un padre nella carità che è concretezza, contatto, tenerezza, un padre che si muove spontaneamente sapendo che è a casa sua, che non manca mai di far passare di qui chi va a trovarlo in Vescovado, un padre che fa festa per il tuo compleanno e piange quando sei malato. Un padre che ha una parola per ciascuno di noi in casa perché conosce il linguaggio, la storia, le sofferenze e le gioie, i pregi e i difetti, i gusti di ciascuno.

Un padre che siamo sicuri oggi è col Padre.

Una certezza che ci regala Regjina che, dopo tre giorni di pianto, ha detto: “Ora Monsignore è in cielo, con Maria…perché essere tristi?”

Una certezza che ci racconta Pashk quando illumina il suo volto col sorriso al sentire: “Buonanotte Gesù! Saluta Monsignor Simon!”

Abbiamo voluto scrivere qualcosa, solo qualcosa, dalla posizione privilegiata della Casa della Carità, capendo che è solo un piccolo punto di vista e che Mons. Simon Kulli è stato anche molto altro.

E ora? Ora la Chiesa di Sapa si sente un po’ orfana e di solito nei momenti di lutto i fratelli e le sorelle si stringono un po’ di più; questa mancanza improvvisa quale chiamata è per le Chiese Sorelle?

Motër Maria e motër Ines, missionarie in Albania e la CdC di Vau-Dejes