LA SPERANZA VIAGGIA ANCHE CON LE PROTESI

 

 

 
LA SPERANZA VIAGGIA ANCHE CON LE PROTESI

Enrica Salsi e l’esperienza del Centro AINA di Manakara

In Madagascar la missione e la speranza possono camminare anche con sussidi ortopedici e consentire a tanti bambini di muoversi nonostante la malattia e di condurre una vita un po’più serena. 

Se ne è parlato a Reggio domenica 2 novembre alla Parrocchia del Sacro Cuore nella serata organizzata dal Centro Missionario Diocesano ed è quanto accade a Manakara, al Centro di Fisioterapia AINA, fondato nel 2019 da Luciano Lanzoni, missionario laico e Servo della Chiesa deceduto per Covid nel 2021.

L’eredità di Luciano è stata in parte raccolta dalla reggiana Enrica Salsi, missionaria laica da 18 anni a Manakara, dove aveva sempre lavorato – e continua a farlo tuttora – all’Ospedale Psichiatrico Statale ad Ambokala. Non avendo però alcuna competenza di fisioterapia, Enrica ha cercato aiuto in varie sedi: al suo appello ha risposto nel 2023 l’Associazione “Fisioterapisti Senza Frontiere”, che ha valutato l’operato e le tecniche in uso nel Centro. Oggi questo è il punto di riferimento della regione Vatovavy Fitovinany e di quelle limitrofe per il trattamento di bambini affetti da lesioni cerebrali e per la cura completa del piede torto: dalle manipolazioni graduali, ai gessi progressivi, fino alla tenotomia e alla dotazione di specifici tutori temporanei… Vengono trattati anche pazienti con ictus, traumi, amputazioni, malformazioni neonatali e idrocefalo indirizzandoli e accompagnandoli ai centri specializzati di Antsirabe e Fianarantsoa per gli interventi più impegnativi che il centro non è in grado di assicurare.

Enrica, con l’équipe di fisioterapisti locali, ha oggi avviato un importante percorso di cure, nel quale il 90% dei pazienti ha un’età sotto i dieci anni. I bambini che abitano lontano, vengono ospitati in alloggi preparati presso il Centro AINA e seguono cicli intensivi di fisioterapia per tre mesi per poi rientrare a casa e tornare periodicamente in cura. È importante ricordare che in Madagascar gli ospedali si occupano degli aspetti sanitari, mentre materasso, lenzuola, coperte, zanzariera, cibo, pentole, legna e prodotti per l’igiene personale sono portati dal paziente, che deve essere accompagnato da un familiare che provveda a tutto.

“Quando nel 2023 la nostra équipe ha preso contatto con il Centro AINA – dice Valeria, fisioterapista e responsabile del progetto di Fisioterapisti Senza Frontiere – abbiamo trovato ambienti disadorni, poveri di ausili e materiali; il trattamento sui pazienti non risultava adeguato alle problematiche e in famiglia il piccolo non era stimolato, ma spesso lasciato in posizioni non idonee. La vecchia mobilizzazione passiva è stata così abbandonata, prediligendo interventi frequenti per sollecitare gli arti e raggiungere la mobilizzazione autonoma, cercando la postura più corretta. Ora le mamme sono presenti al trattamento e vedono come viene gestito il bambino. Sotto sorveglianza, provano anch’esse a eseguire le manovre adeguate, cosicché il piccolo – nel tempo di permanenza al Centro – viene stimolato anche quando manca il fisioterapista e le mamme diventano autonome. L’ambiente famigliare è importante, perché occorre che il bambino non si deprima, che si nutra, sia stimolato e attivo per quanto possibile con gli ausili forniti a casa dal Centro. Con i falegnami locali vengono costruite seggiole e cuscini ad hoc, ma purtroppo le protesi durano poco perché portate da bambini che corrono, saltano, fanno il bagno nel fiume”. 

Anche il gioco è importante ai fini della riabilitazione. “In Madagascar – dice la fisioterapista Eleonora – non sono abituati al gioco funzionale con strumenti idonei per il recupero e spesso nemmeno gli adulti ne comprendono l’importanza, mentre un ausilio adeguato può rivelarsi determinante per stare in società e interagire col mondo”.

“Al Centro AINA – aggiunge Marcella, anch’ella fisioterapista – ho trovato una fisioterapista diplomata e due assistenti formati da Luciano Lanzoni; col tempo e con gli stimoli giusti la loro professionalità migliora e vengono introdotti dei cambiamenti. La formazione non è solo accademica ma pratica, essendo previsto l’affiancamento per tre settimane con terapisti italiani; nei momenti di formazione si è poi creata una rete coi centri riabilitativi vicini per aiutare i bambini che abitano molto lontano ad avere un punto di riferimento più comodo; come équipe proviamo poi ad avviare una banca dati del bambino, valida nel tempo, per eventuali trattamenti successivi.

La cosa più importante – conclude – è stata la collaborazione con le mamme dei pazienti, sia durante i trattamenti sia negli spazi-gioco esterni, creati affinché il piccolo desideri stare con altri bimbi sani e con la propria mamma”.

Insomma, per garantire una vita dignitosa e un futuro a tanti bambini malgasci la speranza può viaggiare anche con le protesi, alle quali può aggiungersi il contributo dei reggiani. 

La cena di solidarietà che si è svolta domenica 2 Novembre alla Parrocchia del Sacro Cuore a Baragalla, ha consentito di raccogliere la somma di 1.800 Euro che sono stati consegnati a Enrica per le attività del Centro di fisioterapia e riabilitazione AINA Manakara Madagascar. 

A cura di Franca Borghi 

Centro Missionario Diocesano

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