Le prime quattro mamme

 

Sono già diversi anni che qui in missione mi occupo di donne incinta, prima attraverso la Pastorale dei Bambini, poi in Comune attraverso la collaborazione con i Servizi Sociali del paese. É sempre stato molto gratificante, ma sicuramente il non essere mamma non mi faceva capire quali erano le reali necessità che ogni donna aveva, specie in una realtà diversa da quella italiana.

Sono diventata mamma quando i telegiornali di tutto il mondo mostravano le immagini dei carri armati in Italia a causa del Covid, e in Brasile si aveva paura di noi italiani senza avere la minima idea di quello che stava per succedere anche qui. Non è stato facile il mio primo anno da mamma, ma sicuramente oltre alla gioia che una bimba porta, questo periodo ha portato anche la nascita di un progetto a cui credo tantissimo, dove ho riposto le mie speranze e spero veramente che possa aiutare tante mamme e i loro bambini.

“La cura del bambino sin dal ventre materno” nasce dalla mia esperienza di donna incinta in Brasile, che mi ha permesso di vivere sulla pelle cosa  la sanità pubblica ti offre e quello che purtroppo manca; allo stesso tempo l’essere missionaria italiana mi ha permesso di potermi rivolgere in alcuni momenti alla sanità privata, potendo constatarne le grandi differenze.

La gravidanza è una di quelle esperienze nella vita di una donna  che resta indelebile, siamo responsabili della vita di un’altra persona e questo, oltre ad essere un momento di grande gioia, porta tante preoccupazioni; dovrebbero essere 9 mesi da vivere in serenità, ma come si fa quando non puoi permetterti di pagare gli esami di laboratorio necessari, un’ecografia, i medicinali essenziali da assumere tutti i giorni? E l’emozione di ascoltare un altro cuore battere dentro di noi? Sapere se è un bimbo o una bimba con tutto quello che comporta: poter comprare le prime tutine, pensare al nome, fantasticare su come sarà? 

Il progetto è iniziato ufficialmente ad aprile ed oggi vi racconterò delle prime mamme che hanno iniziato a farne parte; abitano nel mio quartiere, sono mie vicine di casa ed è stato bello poter iniziare con loro.

Prima però è importante spiegare che in paese abbiamo due cliniche private e i ginecologi vengono una volta al mese; inoltre le donne che fanno parte del progetto sono indicate, attraverso una collaborazione con il comune, dai quattro infermieri che le seguono durante la gravidanza. Le prime donne però mi sono state indicate dalla responsabile della sanità del mio quartiere (figura professionale che in Italia non abbiamo). 

Angela ha 26 anni, è alla sua prima gravidanza e dalla prima chiacchierata mi è apparso chiaro che non fosse preparata a quello che le stava succedendo: probabilmente al sesto mese di gravidanza, senza esserne certa e senza aver fatto nessun esame; purtroppo fa abbondante uso di bevande alcooliche e probabilmente droghe. Le parlo del progetto e le dico che prenoterò l’ecografia e che per qualsiasi necessità può entrare in contatto con me; inoltre le spiego che se ne avesse bisogno il progetto garantisce anche l’acido folico e il solfato ferroso, medicinali da assumere quotidianamente per chi è incinta.

Il giorno prima dell’ecografia, con una piccola scusa, mi avvisa che non ci andrà. Sua sorella mi chiede di aiutarla, di inserirla per il mese successivo; incontrarla non è così facile. Torno a visitarla, mi dice che ha trovato i soldi per l’ecografia; la lascio fare, in realtà la sua preoccupazione è sapere se è maschio o femmina. Salta anche questa ecografia.

Siamo tutti preoccupati, perchè nessuno sa per certo quando potrebbe partorire, ma non sempre le persone sono disposte ad accettare il nostro aiuto.

Federica la conosco già da un pò, ha quattro figli, il più piccolo nato un mese dopo la mia; una famiglia con diversi problemi mentali, molta povertà e tante esigenze alimentari e di salute.

Anche lei non sapeva di quante settimane fosse incinta, è stata una gravidanza combattuta, voluta in alcuni momenti e in altri no. Non fare esami voleva dire che non era vero. Ha fatto la prima ecografia ad aprile, il parto è previsto per metà agosto. Ha bisogno di tutto. Il progetto la sta aiutando con i medicinali, le abbiamo dato il “Kit nenê”, ovvero una vaschetta per fare il bagno al neonato, un contenitore per i vestiti del bambino, pannolini, salviette, cotton fioc, un antisettico, una saponetta e degli assorbenti per lei.

Quando entri in case con molte problematiche è impossibile non farti coinvolgere, così abbiamo aiutato comprando anche dei medicinali per il più piccolo di casa quando si è ammalato e del latte artificiale, che attraverso il comune, continueranno a ricevere tutti i mesi (purtroppo non ha mai allattato a causa di una malattia della mamma).

Federica è una donna molto tranquilla e finalmente sta aspettando il suo bimbo (ha scoperto che è un maschietto) con serenità.

Vanessa Brasile La cura del Ventre Materno 2

Elisa è stata il mio braccio destro nella Pastorale dei bambini fino a poco prima che la pandemia stravolgesse le nostre vite; non era una mamma con tutti i requisiti per far parte del progetto, ma ero preoccupata per lei e la sua bimba. 

Durante la pandemia, per precauzione, molti parti sono avvenuti qui in paese dove non sono presenti un ospedale o strutture idonee per qualsiasi tipo di complicazione che possa presentarsi durante il parto.

Lei aveva già fatto 2 ecografie privatamente, ma alla seconda la bambina era ancora seduta. Un operatore sanitario a poche settimane dalla nascita durante una visita, toccandole la pancia, le aveva detto che la bambina era già posizionata e che probabilmente sarebbe stato un parto normale. Quando non si hanno molte risorse, ci si fida ciecamente di chi, a differenza nostra, ha studiato e ne sa più di noi, così quei soldi che aveva messo da parte per la terza ecografia, li ha spesi per le ultime cose che le mancavano per la bimba.

Ma i dubbi hanno iniziato a non lasciarla tranquilla, mi ha mandato dei messaggi chiedendomi se attraverso il comune sarebbe riuscita a fare l’ecografia, era preoccupata; e io ancor di più: se avessero deciso di farla partorire in paese e in quel momento si fossero accorti che era necessario un parto cesareo, cosa sarebbe successo?! (L’ospedale più vicino è a 140 km di distanza!).

Sono andata a farle visita, le ho parlato del progetto e le ho prenotato l’ecografia. 

La nostra Agata è nata i primi di maggio con un parto cesareo, lei e la sua mamma stanno bene. Il suo papà ha pianto, ringraziando Dio per la sua bimba e ringraziando il progetto per averli aiutati.

Vanessa Brasile La cura del Ventre Materno 1

Cristina è la mia mamma sempre presente, purtroppo non hanno una connessione internet in casa e al cellulare, quindi se non sono io ad andare a trovarla, è lei a bussare alla mia porta.

Anche la sua è una famiglia con diversi casi di problemi mentali; non aveva previsto di rimanere incinta, e per questo motivo non sapeva da quanto tempo fosse incinta.

Il progetto le ha permesso di fare la sua prima ecografia e le sta fornendo i medicinali necessari; siamo riusciti ad aiutarla anche con gli esami di laboratorio che non aveva ancora fatto, ma ne ha dovuti fare altri perché alcuni valori erano alterati.

Attraverso i Servizi Sociali hanno ricevuto la culla per il neonato e alcuni aiuti alimentari. Purtroppo ci sono alcuni dubbi su chi sia il padre del bambino e per questo ho chiesto un parere a suor Marisa, psicologa e amica, in quanto questo sta creando diverse problematiche sulla stato psichico di Cristina. 

Le siamo vicino il più possibile e tutte le volte che ha bisogno.

E poi ci sono alcune mamme che fanno parte del mio gruppo della Pastorale dei bambini;  non sono ancora rientrate nel progetto, ma che aiutiamo con i medicinali quando possibile, visitando e aiutando con quel che possiamo, attraverso la collaborazione con il comune o gli aiuti alimentari della chiesa.

La prossima volta vi racconterò di altre donne e delle loro storie; ad oggi sono 12 le mamme con i loro bimbi che fanno parte del progetto e ogni mese se ne aggiungono altre.

Speriamo che il progetto possa andare avanti, perchè queste donne meritano tutto l’aiuto possibile. Noi ci crediamo  e spero che lo facciate anche voi.

 

P.S. Per la festa della mamma, ognuna ha ricevuto un regalo; un gesto piccolo, ma che fa la differenza nella vita di chi è abituato a non ricevere nulla.

P.P.S. I nomi delle mamme e dei loro bimbi sono di fantasia.

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