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Fuori Onda 3° incontro

In questa terza Puntata ci sposteremo in Brasile, dove ascolteremo le voci di Suor Alessandra e Sara che ci parleranno del Brasile e della Casa di Carità di Ruy Barbosa.
L’appuntamento rimane per cui per Giovedì 7 maggio, ore 21.00 su Google Meet, al seguente link:
Sarà possibile collegarsi a partire dalle 20.45

Arriva il momento che diventa necessario ricordare chi non c’è più

Eccomi qua a scrivere, di vita e nuovamente di morte. Il quotidiano ci costringe a correre, a pensare ai molti impegni, alle cose da risolvere. Forse saró un po´ ripetitiva, ma pensando all’anno appena terminato, a parte la mia vita totalmente scombussolata, il mondo continua a girare allo stesso modo.

Una ragazza di 18 anni con anemia falciforme é rimasta incinta; sapeva benissimo i rischi che correva, ha cercato di abortire bevendo chissá quale intruglio, ma senza risultato.
20 giorni in ospedale, il bambino é nato, ma sono morti entrambi. È stato devastante entrare in quella casa e vedere le due bare. Cosa é successo veramente? E chi lo saprá mai! Sua madre racconta una versione dei fatti, chi di dovere sa come tirarsi fuori dalle responsabilitá e nessuno cercherá di capire la veritá; semplicemente é un altro povero che é morto, tutto qui.

E così F., incinta del terzo figlio, che é morto..perché? Ognuno dice la sua, ognuno si giustifica come puó e se parli con chi di dovere la colpa é sempre del popolo.
Un altro bimbo morto, un´altra donna che soffre, povertá e tanta rassegnazione.

E poi c´é la mia Kethilyn che non ce l´ha fatta, anche lei é volata via. Lí a Mogi das Cruzes (San Paolo), dove la mia esperienza in Brasile ha avuto inizio; il diabete é apparso 7 anni fa. Dopo che le hanno ucciso sua madre: Vanessa, perché é cosi che si chiamava, l´8 marzo 2013 é stata uccisa con una coltellata alla gola, mentre Il figlio piú piccolo di 4 anni era tra le sue braccia e Kethilyn stava dormento, una colpa difficile da cancellare. Lei ci ha provato a rifarsi una vita, anche lei é diventata mamma, ma non sempre le cose vanno nel verso giusto e quel diabete emozionale tanto difficile da accettare e con cui convivere, l´ha uccisa.

Gustavo, una di quelle vite segnate da sempre, di quelle vite che tutti sono bravi a giudicare, perché li ho letti i commenti su internet: “ I poliziotti hanno fatto bene, un delinquente in meno”. Gustavo era entrato in una casa con un suo amico per rubare, la polizia lo ha ucciso.
Capelli biondi, occhi castani e uno sguardo perso; una frase “Con un padre omicida e una madre puttana, drogarmi mi aiuta a dimenticare”; aveva 12 anni quando l´ho visto l´ultima volta nel 2009, ma le notizie sulla sua vita, su quello che faceva le ho sempre avute dalla sua famiglia.
Persone a cui ho voluto bene, che non ce l´hanno fatta, per le quali bisogna trovare un momento per piangerle, pregare per loro e sperare che abbiano trovato la pace, tanto attesa e tanto meritata, in qualsiasi posto oggi si trovino, perché qui sulla terra non sono riuscite ad averla.

Un saluto anche a te, Carmela, nonna adottiva del mio paese di origine, che amava chiacchierare, sempre preoccupata dei suoi nipoti e di noi, suoi nipoti adottivi; sapeva delle diffcoltá che affrontavamo lontani da casa e con il suo preoccuparsi, sapeva lasciare sempre parole piene di gioia.

Quando ho iniziato a scrivere, pensavo di parlare anche della vita, della gioia dell´attesa e delle emozioni che si provano, dei cambiamenti, pensavo di parlare di me.
È arrivato un nuovo anno, sono stata in Italia, qui a Nova Redenção gennaio é trascorso nei migliore dei modi, commemorando il patrono San Sebastiano e con la pioggia che grazie a Dio ha rinvigorato la terra e gli animi di tutti. Ci stiamo preparando all´inizio di un nuovo anno scolastico e di attivitá, in parrocchia abbiamo cambiato parroco e questo significa tempo di adattamento .
Non ci si ferma mai, ma arriva un momento che diventa necessário ricordare chi non c´é piú.
Non piangere qualcuno volato via, non dirgli addio per l´ultima volta é difficile perché non sempre ci permette di elaborare il lutto, credere che quella persona non c´é piú non é cosi automatico e facile.
Forse queste mie parole di oggi mi aiuteranno a farlo, nel frattempo vivo i cambiamenti che avvengono dentro di me e il dono della vita che stravolge tutto.

Vanessa
Nova Redençao, 20 Febbraio 2020

Un saluto e gli auguri da Ruy Barbosa

Ruy Barbosa, 22/12/2019

IV domenica di Avvento

Carissimi tutti,

è da tempo che non scriviamo, ma adesso vogliamo raggiungervi tutti per fare i nostri più sinceri auguri di Buon Natale e Buon Anno 2020!

Qui è estate, la temperatura supera i 30 gradi ed è tempo di vacanze estive. Il Natale è un po’ diverso da come si vive in Italia…

Ringraziamo il Signore per questo anno, in cui ci ha donato di camminare come Casa in questa Chiesa, in questa parrocchia. Abbiamo camminato con il Consiglio di Casa, che continua a trovarsi circa tutti i mesi, abbiamo camminato con gli ausiliari facendo un primo anno di formazione per ricevere il Crocifisso, e abbiamo vissuto due giornate di Spiritualità, una in aprile e l’altra in I dicembre, aperte a tutta la Diocesi, per fa conoscere la Casa e la spiritualità delle Tre Mense. Abbiamo visto persone nuove arrivare per conoscerci e qualcuno prendersi un qualche impegno nella vita di Casa. Ringraziamo per le giovani che sono state o sono qui: Leidiane, che ha vissuto un’esperienza di leva di otto mesi, Gleide che ha terminato in maggio un tempo lungo passato qui in Casa, e Isabela che ha iniziato la leva in ottobre per un anno.

Ringraziamo per le visite dall’Italia: d. Filippo con Sara, sr Katia con Fabio, d. Pietro Adani con Stefano “il pagliaccio”, sr. Antonella con Elisa, e per il mese che Giada ha passato qui con noi!

In questo anno abbiamo salutato d. Gabriele Burani, che è tornato in Italia per partire per il nuovo fronte missionario in Amazzonia, e d. Luca Grassi, adesso parroco in centro a Reggio Emilia.

Abbiamo avuto varie visite di preti reggiani che sono stati missionari qui e che sono venuti a “matar a saudade” (“ammazzare la nostalgia”): d. Gigione che ha accompagnato il campo estivo del Centro Missionario Diocesano, d. Gabriele Carlotti in partenza per l’Amazzonia, e la scorsa settimana d. Luca Grassi con d. Riccardo Cammellini, che erano stato invitati per la festa dell’Immacolata, nella parrocchia dove era d. Luca, e d. Gabriele Burani, che è venuto dall’Amazzonia per l’Ordinazione sacerdotale di Fred, un ragazzo della parrocchia di Ipirà, dove lui era parroco.

E’ stato anche un anno particolare per la nostra Diocesi di Ruy Barbosa, che ha festeggiato i suoi 60 anni di vita, insieme ai 25 anni di episcopato del nostro Vescovo dom André. L’evento diocesano con cui si è festeggiato tutto ciò è stata il Pellegrinaggio Vocazionale il 25 agosto in un paesino qui vicino, Alagoas.

In maggio sono stati ordinati diaconi Claudio e Fred, che in questo mese di dicembre sono stati ordinati sacerdoti, Claudio il 7 dicembre nella sua parrocchia di Miguel Calmon e Fred il 21 a Ipirà.

Entrambi hanno scelto di celebrare, dopo la prima Messa nelle loro parrocchie di origine, la seconda Messa qui alla Casa della Carità: Claudio è venuto il 10 dicembre, nel triduo della festa di s. Lucia, patrona della nostra comunità, e Fred verrà a celebrare la Messa del giorno di Natale. Per noi è una grande gioia!

Vi chiediamo una preghiera per il Brasile, questo grande e bellissimo Paese in cui i poveri aumentano, come aumenta la violenza, ci sono tante ingiustizie e la natura è tante volte devastata.

Che Gesù che viene povero tra i poveri possa donare a ogni uomo e ogni donna uno sguardo di speranza e fiducia!

 

Buon Natale a tutti e Buon Anno Nuovo!

 

Enzo Bertani con i giovani della sua scuola

Auguri da Enzo Bertani da Utinga

Utinga-Bahia- Brasil 09-12-2019

Carissimi amici!

Vengo con questa lettera per farvi i miei auguri di BUON NATALE e un felice ANNO NUOVO.

Grazie a voi e alla vostra generosità il progetto (Não Sei Mas Quero – non so ma desidero sapere) termina le sue attività del 2019 il 13 dicembre e festeggia i 20 anni di esistenza.

Iniziammo il 04 gennaio del 2000 nei locale della parrochia di Utinga; è stato un cammino a volte difficile ma sereno e costruttivo.

La provvidenza di Dio tramite la vostra generosità e attenzione ci ha permesso di camminare con tanti giovani e adolescenti, dagli 8 ai 13 anni, aiutandoli a crescere sereni, nell’amicizia, rispetto e nella condivisione, proponendo oltre allo sport, musica e teatro, attività semi-professionalizzanti che possono aiutarli a entrare nel mondo del lavoro, fortificati soprattutto dai valori cristiani e umani che la buona notizia di Gesù ha seminato nei loro cuori. I ragazzi provengono da famiglie disagiate, spesso monoparentali, senza lavoro stabile, e spesso sono affidati a zii o nonni. Alcuni sono stati vittime di abusi e violenze anche in famiglia, ma scoprono che attraverso le attività artistiche, culturali e manuali delle officine di artigianato hanno grandi possibilità, capacità, creatività e talento.

Vi scrivo proprio per esortarvi a continuare a contribuire a sostenerci nella lotta al degrado sociale che spesso imprigiona o seduce questi giovani.

Collaborare per la diminuizione della violenza contro i ragazzi nella realtà di Utinga è un altro obiettivo che ci prefissiamo insieme alla educazione sui diritti – doveri.

Grazie, davvero di cuore!

Che la pace che Gesù è venuto a portare sulla terra sia sempre con voi e le vostre famiglie.

Un Grande abbraccio

Enzo Bertani

Lettera di Natale di Padre Gianchi

Jandira 15/12/2019

Carissime amiche e carissimi amici,

Sono qui di nuovo per augurarvi con tutto il cuore un Buon Natale; è una scusa in pratica perché quello che mi interessa soprattutto è mantenere questo contatto, questo dialogo, questo ponte che ci unisce. Fa bene a me prima di tutto perché unito a voi non mi sento solo. Unito a voi il discorso della presenza qui non è una questione individuale, ma rappresenta anche un gesto di convivenza con la gente, assieme a voi, specialmente con i più poveri. Ci sono tante forme di dedicarsi ai più poveri, però ognuno segue un po’ quello che si sente e soprattutto dove la storia lo porta, perché ognuno di noi è una Bibbia Sacra, in cui si rivela la presenza di un Dio che ti ama e ti libera da tante oppressioni.

La situazione qua in Brasile è una situazione un po’ anomala. Nessuno avrebbe pensato un governo che abbiamo oggi. Infatti l’estrema destra sta comandando, ingoiandosi anche la destra e il grande centro dei parlamentari. È vero che la sinistra mantiene ancora una certa unità, ma tutto ciò che la sinistra fa o dice è sistematicamente ignorato dai mass media per cui per la gente l’unico che fa qualcosa in Brasile è proprio Bolsonaro. E per di più Bolsonaro non ha una linea politica definita, lui segue delle idee che gli sembrano opportune: quando era in campagna elettorale, quando era all’inizio, se la prendeva con la Cina, con i cinesi, con il governo Lula che faceva alleanze con la Cina. Adesso è andato in Cina, ha stretto rapporti commerciali a tutto spiano, ha dichiarato che il futuro del Brasile è la Cina, adesso la carne viene esportata in Cina e tante altre cose, specialmente quelle di agricoltura. Non so se ancora possiamo chiamarla agricoltura perché è tutto a base di agro tossici, di prodotti chimici e di veleni, perché l’agricoltura ormai esiste solo in piccole esperienze di qualche contadino o di qualche associazione.

E quindi adesso per esempio il prezzo della carne è quasi raddoppiato perché devono esportare in Cina. La gente che mangiava carne anche a un prezzo economico, per questo Natale tirerà un po’ la cinghia, per la carne. Anzi mangerà più uova, perché 40 uova vengono a costare 10 reais (2 euro), ma proprio portate davanti alla porta. Se la Cina comincerà a comprare anche le uova o l’Europa o altri mercati, allora le uova aumenteranno di prezzo. Insomma per il momento facciamo la festa dell’uovo, Natale con l’uovo, perché per lo meno è il prodotto più economico. Chi ne fa le spese è soprattutto la politica pubblica, la scuola, l’insegnamento, la politica intesa come il bene della gente, il bene del Popolo, questo viene proprio calpestato in continuazione. Non c’è più una linea politica, è una linea bolsonarista quindi l’educazione si farà in base a quello che Bolsonaro pensa… se l’università fa troppa confusione, gli studenti protestano quindi togliamo gli aiuti all’università. Le scuole spendono troppo, i maestri o professori fanno sciopero, quindi tagliamo là tagliamo quà e va avanti così.  

Minha casa minha vida” è un programma per cui la gente riusciva a costruirsi la casa con l’aiuto del Governo. E’ stato il modo con cui siamo riusciti a fare la Comuna Urbana a partire dalla favela, 128 case comprando il terreno e tutto il materiale dato dal governo; noi abbiamo messo la mano d’opera e abbiamo fatto un quartiere. Adesso è tutto tagliato, l’aiuto ai più poveri lo stanno riducendo al minimo. E noi sentiamo le spese anche con i bambini, perché ci sono meno aiuti per la loro educazione. Il Comune ci ha già tolto un asilo e quindi stiamo tentando di costruire al John Caneparo, sotto la chiesa di San Francesco, e ad Analandia per recuperare 2-3 sale per i bambini. Così anche se il Comune chiude un asilo noi continuiamo ad avere la capacità di accogliere sempre lo stesso numero di bambini, quindi più o meno quel migliaio di bambini continueremo ad accoglierlo. Invece di avere 6 asili l’anno prossimo ne avremo 5, però il numero di bambini accolti sarà sempre lo stesso. Quindi sono tentativi che facciamo per mantenere a denti stretti questo lavoro con i bambini della periferia, con i bambini dei più poveri perché gli asili al centro città sono ben messi, ben situati e la gente va là e paga e quindi sono ben tenuti. Noi come Caritas continuiamo il nostro impegno non soltanto con gli asili ma anche in un certo discorso di artigianato sociale ecc.

Oltre a questo discorso di accoglienza ai bambini dai 2 anni ai 13 anni, noi cerchiamo di aprire spazi per preparare i giovani e le persone in generale al lavoro. Una specialità. Quello che sta funzionando già da due anni è il corso di taglio e cucito, i cui alunni sono già arrivati anche ad avere un secondo modulo, in cui imparano anche a fare i disegni e tagliare la stoffa a seconda di ciò che vogliono produrre. Quindi un discorso abbastanza tecnico e abbiamo della gente molto brava.

L’altro discorso che portiamo avanti è la Padaria. In questo mercato tutti i pani vengono da fuori città, con i camion pieni di pani congelati che sono distribuiti nelle varie panetterie o bar.. quindi i pani sono scaldati anche nel microonde e venduti. Noi abbiamo la produzione propria, in casa, resistiamo ancora su questa linea. I nostri bambini mangiano tutti i giorni il nostro pane, due volte nostro, perché è del Signore, frutto della Provvidenza, ed è anche fatto da noi. Quest’anno non siamo riusciti ad organizzare dei corsi di panificazione per tanti problemi che abbiamo avuto, però rimane sempre per il prossimo anno aperta questa possibilità di usare la panetteria anche come scuola di pane, di pasta, di cucina insomma.

Quest’anno abbiamo avuto anche l’iniziativa del medico negli asili. Abbiamo avuto la possibilità di invitare una Dottoressa cubana che è entrata in Brasile con un progetto di Lula e Cuba per avere in Brasile più medici specialmente nelle zone più abbandonate. Con Bolsonaro, questo progetto è stato interrotto e i medici hanno dovuto tornare a Cuba. Questa Dottoressa, che già aveva una famiglia, il marito qui, ha tentato di rimanere qui. Adesso sta convalidando il suo diploma in medicina, la sua laurea, che naturalmente quella di Cuba qui non è considerata, e nel mezzo a questo tempo lei fa assistenza domiciliare e con noi fa proprio un’assistenza degli asili quindi sono 1000 bambini che lei segue, ha fatto un programma di prevenzione, ha pesato tutti i bambini, ha fatto l’analisi di ogni bambino, i problemi, i non problemi, le riunioni con i genitori insomma.. e poi è anche a disposizione degli stessi genitori, che vanno là e chiedono consiglio. Io sono uno dei clienti perché tutte le mie magagne di salute le confido a lei e lei mi dà il suo suggerimento. E’ importante avere un medico che guardi la persona nel suo insieme, con tutti i problemi, perché quando vado dal cardiologo lui guarda il cuore, quando vado dal nefrologo guarda i reni, dermatologo guarda la pelle, però uno sguardo d’insieme ce l’ho solo da lei che è molto brava.

Quindi sta facendo questo lavoro, ha identificato i bambini denutriti quindi magri e super-magri, si vede nelle famiglie cosa mangiano, eventualmente si fa in modo che mangino di più all’asilo. Poi abbiamo anche un problema di sovrappeso. E non è perché i bambini mangino molto, è perché mangiano male: ormai tutti i prodotti del supermercato sono entrati nella dieta dei bambini.. le bibite, il guaranà, l’aranciata tutte quelle invenzioni a base di gas, zuccheri, conservanti ecc quindi tutte cose artificiali e che veramente fanno male, sia al corpo, come peso, e poi ci sono già casi di diabete. Ma non sono solo le bibite, ci sono tutti questi pacchettini di dolcetti, di cose salate, le patatine fritte sono le più oneste perché c’è qualcosa di naturale dentro, però è tutto un imbroglio di cui il bambino va matto. Ad esempio il miojo, questi spaghetti prè preparati in una bustina.. anche la bambina qui di casa di 6 anni si fa il miojo da sola, scaldandosi l’acqua e mettendoci dentro questo intruglio e lo preferisce agli spaghetti alla pommarola!! Quando li faccio lei chiede “ma non c’è un miojo?” Eh pazienza, adesso vediamo anche lì di portare avanti questa contro-cultura, la cultura dominante è questa di pubblicità, in cui ormai i bambini sono i più accessibili, sono direttamente colpiti; adesso cerchiamo di fare anche qualcosa.. coscientizzare attraverso i nostri orti, vedere le piante, piantare l’insalata, metterci l’acqua e poi vedere come cresce e via di seguito. E’ un progetto molto bello, un progetto ambientale a cui al bambino si spiega fin dall’inizio il pericolo che il pianeta Terra sta correndo a causa di questi prodotti agro tossici, questi prodotti chimici, veleni ecc, le plastiche, i sacchetti, le bottiglie… valorizzare l’organico per fare compostaggio e quindi sostenere l’orto con questo compostaggio.. insomma si cerca di avere una unità tra la dottoressa, la nutrizionista e l’agronoma (c’è questa tecnica in agronomia che fa queste lezioni di ecologia e gestisce gli orti, coinvolgendo i bambini).

La famosa Casa Vermelha, o casa rossa, che era la casa padronale dove abbiamo costruito le 128 case. Abbiamo tenuto questa casa di ricordo e siamo riusciti a riscattarla perché c’era una famiglia dentro. C’è stata una certa difficoltà perché non si poteva ovviamente cacciarli via e quindi siamo riusciti a comprare un’altra casa per loro e liberare questa, sempre con il vostro aiuto. Adesso l’abbiamo messa a posto, dal tetto che ormai era da rifare e la struttura interna con una cucina. Abbiamo anche ricevuto delle sedie universitarie donate per fare lezione; è tutto pronto però il progetto “Giovane Apprendista” deve ancora cominciare. Con queste faccende politiche, tagli di quà tagli di là, questo progetto è diventato più difficile, più burocratico e stiamo cercando di sbrogliare la matassa per avere anche noi a questo corso. Comunque sembra che sia questione di poco tempo. In questi giorni qualcuno di noi andrà a Brasilia a ritirare il documento di approvazione del Governo Federale. Ad ogni modo gli incontri, le riunioni le facciamo là, e c’è l’iniziativa di un corso di alfabetizzazione, c’è la capoeira, insomma ci sono tanti progetti che speriamo di poter aggiungere in questa Casa Rossa (rossa per il colore originale). Insomma diciamo c’è molta speranza.. il sogno è sempre presente, non abbiamo perso la capacità di sognare. Ecco questa penso sia l’ultima cosa che si riesca a togliere a un uomo: la speranza, la speranza finisce solo in Cielo, solo nel Paradiso, dove si vivrà l’Amore Totale.

Allora io vi auguro un Buon Natale, sono veramente contento di festeggiare questo Natale, anche con un gustino di più perché come voi sapete ho avuto delle difficoltà con i parroci qui che mi hanno succeduto, però è tutto passato. Sono arrivati nuovi parroci, attualmente i rapporti sono ottimi e direi che nonostante divergenze teologiche (cioè oggi come oggi c’è la Chiesa di Papa Francesco e c’è la Chiesa di Giovanni Paolo.. sono tutti Santi però sono due linee diverse), io vedo che c’è la possibilità di fare un dialogo e quindi aiutarli nella misura in cui posso, dal punto di vista celebrativo, sacramentale e anche dal punto di vista pastorale. Loro si sono aperti a questo dialogo e hanno avuto l’iniziativa di chiamarmi. Il prossimo anno, con l’accordo del Vescovo, già stabilito, avrò la nomina di Vigario, o Viceparroco, delle due Parrocchie, dei due parroci, quindi farò un po’ il nonno che va ad aiutare da una parte e dall’altra. Io sono molto contento di mettermi a disposizione di queste due Parrocchie, che sono nate grazie al nostro lavoro iniziale (la Parrocchia San Francesco e la Parrocchia della Madonna di Fatima). Potrò quindi mantenere questa dimensione di presenza ecclesiale che per me è molto importante. Fa parte della mia vita, della mia vocazione, e sono qui anche per questo.

E’ Natale, pieno di luci.. scintillante, di gente che corre per comprare e vendere. A me piace pensare al Natale cercando di pensare in concreto alla vita quotidiana di Maria di Nazareth. La penso come una giovane ragazza bruna dagli occhi e capelli neri (né bionda né bianca!). Là, all’unica fonte d’acqua del villaggio, fatto di tante grotte scavate nelle pendici della collina di roccia calcarea. Lei con sulla testa un’anfora di quindici/venti litri d’acqua, salendo sul sentiero che passa davanti alla sua abitazione, cioè una grotta. E’ lì, che Lei incontra l’Angelo Gabriele; è lì, che Lei si incontra con Dio; è lì, con il suo “fiat”, con il suo “sì” al progetto di Vita e Vita Piena, per tutti… che diventa feconda, gravida di Gesù, opera dello Spirito Santo, come un pezzo di pane, spezzato, Corpo di Cristo, dato per la salvezza di tutta l’umanità.

A pensare bene, Natale è la scintilla che innesca il progetto di una Nuova Creazione, di Cieli Nuovi e una Nuova Terra. È il Re del Cielo che viene in una grotta. Il suo Regno infatti non è di questo mondo: vive in questo mondo ma ci assicura, con la sua Morte e Risurrezione che un altro mondo è possibile.. fatto di pace, giustizia, fraternità, fatto di gente che spezza la propria vita e feconda la terra con il suo sudore e il suo sangue.

Natale non ci chiama a consumare cose, ma a generare Vita, Solidarietà, “pontefici” di un nuovo dialogo fra i popoli. In questo mondo i poveri si siedono al primo posto e i bambini, strappati alla morte precoce, di malattie e di fame, dai recinti spinati dei profughi, giocano con gli animali sopravvissuti all’incendio e alla distruzione delle foreste.

Natale è essere Greta, giovane voce che difende il Pianeta e feconda di speranza un futuro possibile. Natale siamo noi, che insieme crediamo ai valori del Vangelo di questo Bambino avvolto in fasce su una greppia. E con tutti i mille bambini della Caritas di Jandira, tutti i giorni accolti nei nostri asili, piccolo mondo possibile, grazie alla vostra amicizia e solidarietà. E assieme a loro (sentite come gridano?!) vi gridiamo auguri di Buon Natale, fecondo di Dio e di Vita. Grazie a tutti, e come tanti pastori, incontriamoci alla culla del Bambino Gesù!

Un abbraccio grande a tutti!                                                                                                                    

Padre Gianchi

10 giorni in una conchiglia

Ho messo i piedi nell’Oceano. Ho contemplato la bellezza dei suoi colori, ne ho aspirato il profumo, ho sentito la sua forza di attrazione, che tentava di trascinarmi al largo, ho avvertito il fascino e la paura, mi sono lasciata bagnare il vestito, infine ho raccolto da terra una conchiglia, seminascosta nella sabbia, prima di lasciarlo. Pochi minuti per incontrare un mondo sconosciuto e misterioso… come posso raccontarvelo?

Ho messo i piedi nel Brasile. Non chiedetemi: “Allora, com’è il Brasile?” perché quanto ho visto in 10 giorni sta tutto dentro una conchiglia, e non è niente in confronto all’Oceano. Eppure devo provarci… Ma andiamo con ordine.   

UN VIAGGIO SOTTO IL SOLE

L’arrivo: venerdì 8 novembre 2019 ore 23:00 (ora locale) all’aeroporto di Salvador, capitale della Bahia. Il primo impatto con il caldo: temperatura a 25°C, umidità pesante. Penso ai 3°C mattutini di Castelnovo Monti, mi tolgo giacche, calze e scarpe, passo agli infradito e cerco di respirare piano.

Sono qui insieme ad Elisa Giardina di Corticella (BO) che condividerà con me quest’avventura, ansie e risate, viaggi e scoperte, e da subito ci ristora l’accoglienza fraterna e paterna di don Luigi Fratello della Carità (per gli amici brasiliani, pe Luis). Con lui veniamo ospitate per una notte dalle suore di Itapuã (Ancelle di Gesù Bambino), che da molti anni sono un appoggio prezioso per la nostra Famiglia in Bahia, e che non ci fanno mancare i loro abbracci, succhi di frutta freschi e un ventilatore in camera. Dio le benedica!

Il giorno dopo ci aspetta un viaBahia2ggio di 320 km dalla costa verso l’interno, 4 ore sotto un sole bruciante, durante il quale vediamo cambiare radicalmente il paesaggio: dalla vegetazione lussureggiante della Mata Atlantica alle distese aride della Caatinga, dove sparute mandrie di vacche magre si radunano intorno ai rari laghetti o all’ombra degli alberi, le fazende si rincorrono ma senza un’anima viva (quasi un simbolo inquietante di quella lotta che ha visto patire e morire tanti esseri umani in questa parte del mondo), la terra è rossa e i cespugli secchi, le palme cedono il posto ai mandacaru (i cactus, simbolo del Nordest), il cielo azzurro è solcato da cordoni di nubi bianche e dal volo degli urubu, specie di avvoltoi che si cibano di carcasse. Solo qualche piccolo villaggio, la linea elettrica apparentemente infinita e i cartelli lungo la strada (non superare i limiti di velocità, usa le cinture, non gettare rifiuti, proibito cacciare… oppure “Jesus està voltando” cioè: “Gesù sta per tornare”) ci mostrano i segni di un insediamento umano, che a me e ad Elisa, cittadine emiliane purosangue, sembra quasi impossibile.

Don Luigi ci distoglie dal nostro pregiudizio, fermandosi ad una bancarella dove una giovane donna di origine africana vende noci di cocco: viso bellissimo e fisico statuario, vestita poveramente e con le immancabili infradito, dietro a lei un bambino seminudo che ci osserva incuriosito, sembra uscita da un quadro di sr. Ana Graça. Calma e sorridente, estrae un machete di circa 40cm, lo alza in alto come una guerriera e colpisce più volte il frutto tenuto nella mano sinistra, fino a staccarne un cappuccio e aprire un foro da cui si possa bere il succo contenuto. Ce lo offre con dignità, consapevole di quanto sia prezioso il bere per chi viaggia. Salutiamo questa donna, lasciandole qualche reais e il nostro obrigada (grazie) e ricevendo in cambio da lei la bellezza di un primo incontro con questo popolo, che mescola forza e tenerezza in una mistura sorprendente.

Avvicinandoci alla meta, attraversiamo cittadine dal nome noto per essere state base operativa di tanti nostri missionari reggiani: Feira de Santana, Ipirá, Itaberaba… Le accomuna uno stile semplice e variopinto: le case sono basse e dipinte a colori-pastello o rivestite da piastrelle di ceramica. Noi che proveniamo da un mondo dalle tinte scure, restiamo a bocca aperta davanti a facciate bianche, rosa, lavanda, piazze blu, un ospedale verde-acqua, i gabinetti pubblici gialli e il cimitero azzurro, baretti e botteghe dalle insegne rosse pitturate a mano e dovunque scritte e simboli religiosi su muri ed automezzi (abbiamo visto Gesù persino sui parafanghi). Lungo la strada, piccoli chioschi in legno offrono bibite ghiacciate, pannocchie abbrustolite o frutta, le donne si riparano dal sole con ombrelli colorati, i neonati sempre in braccio, i meninos si rincorrono in bici e i giovani in moto. Cani e gatti circolano indisturbati, i somari tirano i carretti, le iguane passeggiano lente, dopo la siesta sui rami degli alberi.

Così ci appare anche Ruy Barbosa, città di 20.000 abitanti (e altri 10.000 disseminati nelle campagne circostanti), sede episcopale e parrocchiale suddivisa in 33 Comunità di Base (CEB), tra cui quella del bairro (quartiere) S. Lucia, che da 25 anni ospita la Casa da Caridade.

Anche qui ci accolgono abbracci e baci, canti e battimani dei 14 Ospiti, delle 4 Sorelle (Manuela, Alessandra, Magdeleine e Josianne), Isabela (leva) e Lediane (ex-leva), due seminaristi (presenti ogni fine-settimana) ed altri amici. Tra questi, anche tre gatti (figlio, mamma e nonna) che convivono pacificamente con il resto della famiglia. Cortile e casa sono spaziosi, ma molto più piccoli di come li avevo immaginati, un certo disordine è segno di vita e conferisce al tutto un’aria familiare.

Gli Ospiti sono bellissimi, mediamente più giovani di quelli italiani e quindi più interattivi e vivaci. Questa è la formazione in campo:

  • Le RAGAZZE: Gea, Elsa, Cedinha, Luana, Lia, Maria Inês, Maurina e Thais
  • I RAGAZZI: Francisco, Gueu, Nailton, Roger, Valter e Agdo

UNA CASA CHE ACCOGLIE E CELEBRABahia4

Le prime giornate in casa volano tra pasti squisiti, presentazioni (e vai con gli abbracci), preghiera comunitaria (in portoghese), un sottofondo musicale costante proveniente dai dintorni e un graduale adattamento al caldo, che per loro non è ancora quello torrido della stagione estiva, ma per me è già sufficiente per appesantire mente e corpo. Devo le mie prime ore di riposo in Bahia al ventilatore acceso, ai tappi nelle orecchie e ad una foto di Pietravolta innevata appesa sopra al mio letto.

Elisa ed io veniamo subito coinvolte nelle attività domestiche, prima fra tutte l’igiene quotidiana degli Ospiti, che qui prevede per tutti due docce, mattina e sera, a causa del clima. Altro cambio di prospettiva: in una casa italiana, il giorno della doccia è un evento che richiama forze in sovrappiù, richiede tempi supplementari, da alcuni Ospiti è atteso, da altri temuto, se salta è una tragedia… qui invece è così normale che non si pensa a nessun altro modo più veloce ed efficace di questo per lavarli e ristorarli. Ed è buffo vedere come la scena -per noi settimanale- di chi esce dal bagno pulito e profumato, fiero di raccogliere i complimenti altrui, a Ruy Barbosa si ripeta ogni giorno!

La cura del corpo non deve contraddire quella del creato. Così l’acqua che si raccoglie dalla barella-doccia o dallo scarico delle lavatrici viene utilizzata per i water e per il lavaggio dei pavimenti. Così nei pannoloni usati viene tagliato il pezzo rimasto asciutto e inserito come rinforzo in quello successivo. Così la frutta raccolta dagli alberi del giardino viene frullata e offerta come bevanda fresca. Così… noi del “primo mondo” ci siamo vergognate.

Domenica 10 novembre 2019 ore 9:50.

Seduti in cappella in attesa della Messa. Un signore alto, vestito semplicemente, viene a stringere la mano ad ognuno degli ospiti e anche a me ed Elisa. È il Vescovo di Ruy Barbosa, Dom André, che presiede l’Eucaristia domenicale nella cappella della casa, che è anche la chiesa del bairro. Per questo partecipano anche una cinquantina di persone del luogo, uomini e donne, vecchi, giovani e bambini, neri, bianchi e mulatti: un’assemblea rappresentativa del popolo bahiano, formatosi dalla mescolanza di diverse etnie, quella indigena (minoritaria, perché sterminata dai colonizzatori europei del XVI secolo), quella portoghese e quella africana (importata per essere schiavizzata nel lavoro delle piantagioni e delle miniere).

Agdo serve all’altare con tanto di camice, fiero di stare accanto al suo pastore, imita i suoi gesti con la calma sovrana di un Papa, ripone con cura ampolline e manutergi con la precisione tipica dei down, eleva il calice con la solennità di un diacono.

La liturgia è animata nello stile delle Comunità Ecclesiali di Base: i canti sono molto ritmati e orecchiabili, il corpo è coinvolto con gesti e battimani. I vari compiti sono distribuiti tra diversi laici, anche bambini: c’è chi suona, chi guida il canto al microfono, chi proclama le letture (con una mantella sulle spalle, per coprire scollature troppo generose), chi va a prendere e a riporre con cura il Pane Eucaristico (Zerinha, anziana ministra della Comunione, a capo coperto e piedi nudi) e infine chi comunica gli avvisi per la settimana e chiama al centro chi ha compiuto gli anni in quella passata. Così anche Cedinha, una delle bimbe della CdC, viene portata davanti all’altare e riceve dalla comunità il canto “Parabens pra voce…” con il gesto della benedizione che l’accompagna (diversamente da noi, nel loro augurio prevale un senso religioso).

Bahia5La presentazione dei doni fa alzare dal posto quasi tutti per andare in processione a portare un’offerta all’altare. La preghiera eucaristica è dialogata e tutti hanno la possibilità di seguirla su un libretto che riporta anche le Letture. Lo scambio della pace movimenta molti per un abbraccio che arriva fino ai nostri Ospiti.

La vita di casa rischia anche qui in Brasile di chiudersi in un piccolo mondo, dove le necessità infinite dei nostri Ospiti (soprattutto quelle del Piccolo Principe Francisco) tendono a risucchiare tempo ed energie, almeno finché non crescerà lo scambio di aiuti con le persone del luogo. Anche a questo mirano gli incontri di formazione e preghiera per gli ausiliari, così come un organismo nato da poco, il Consiglio di Famiglia, che si propone di condividere le responsabilità con le suore e il parroco. Ausiliari e consiglieri sono stati convocati per un incontro anche durante la nostra visita, per sintonizzarsi con il cammino di tutta Congregazione Mariana verso il Capitolo 2020 e approfittare della presenza di Elisa per ascoltare la sua esperienza nel Consiglio di Casa di Corticella. Il confronto Bologna-Ruy Barbosa comportava i suoi rischi, ma l’orgoglio bahiano ne è uscito a testa alta, riaffermando il desiderio di vedere la CdC non più solo come un frutto importato dall’Italia, né come un terreno di incontro-scontro tra culture differenti (italiana-malgascia-brasiliana), bensì come una realtà sempre più inserita nel cammino parrocchiale e nel contesto locale.

Nel frattempo, in casa continua il servizio quotidiano delle donne del Progetto “Arcoiris” che da tanti anni si alternano con fedeltà a pulire gli ambienti, riordinare la cucina dopo il pranzo e smaltire il lavoro della lavanderia. Oltre a loro, alcune donne della parrocchia vengono a cucinare, mentre una ragazza, Tita, è stata assunta dalla Prefeitura e mandata a rinforzare la squadra.

Anche uscire a far la spesa può diventare un’occasione di apertura e di annuncio. Ogni settimana, sr. Magda prende con se’ Agdo, carica una cassetta in macchina e punta al mercato. Un sabato carica anche me ed Elisa, e così ci offre un’altra magnifica panoramica sulla vita di questa gente. Quanto avrei voluto saper catturare le immagini che si sono presentate al nostro sguardo!

Innanzitutto un parcheggio pieno di motociclette, dove scopriamo i “Moto-taxi” cioè tassisti, generalmente in maglia gialla, che portano in giro le persone caricate sulla moto. Tra questi, ci avvicina il fratello di Valter (ospite della CdC) a cui Elisa racconta del suo papà che fa lo stesso mestiere a Bologna, ovviamente in Bahia6auto.

Poi ci inoltriamo in una foresta di banchi tutti pieni della stessa merce (frutta, verdura, cereali…), senza alcuna etichetta, con la bilancia a due piatti. Come si fa a sceglierne uno? Sr. Magda si muove sicura tra la folla vociante, sa già dove le faranno la ricevuta e sa come contrattare il prezzo (abilità affinata nei mercati malgasci), si fa pesare la merce, la paga e lascia le borse nella cassetta sotto il banco, d’accordo con il negoziante, per ripassare poi a ritirarla al ritorno. Non è l’unica a farlo, e ci sembra segno di grande fiducia reciproca, impensabile nelle nostre piazze. Le soste si moltiplicano e gli incontri non mancano, e naturalmente i baci e gli abbracci: parrocchiani, conoscenti, ausiliarie, amici di Agdo, piccole fans di sr. Manuela che mi scambiano per lei e mi corrono incontro a braccia aperte, e anche un giovane monaco cistercense di Jequitibà in borghese, che scopriamo originario di Ruy Barbosa. Anche qui, incrociamo volti diversamente colorati e sguardi incuriositi, forse dal nostro abito, forse dalla chioma ricciuta di Elisa, trattata eccezionalmente con crema per capelli, secondo l’uso delle fanciulle del posto.

UNA CHIESA CHE ABBRACCIA LA VITA

Difesa della vita: una delle due priorità che questa Chiesa diocesana aveva scelto per il decennio passato (insieme all’iniziazione alla vita cristiana).

Sono tanti i progetti (ecclesiali e non) che hanno generato realtà di aiuto alla vita in questo territorio. Elisa ed io ne abbiamo visitato alcuni: il Centro S. Giorgio per i giovani, la Scuola-Famiglia – Agricola (dove un allievo preparatissimo ci ha mostrato con precisione e passione colture, allevamenti e tecniche rispettosi dell’ambiente), Levantate-e-anda (comunità di recupero dalle dipendenze, che pe Carlos Marçal, ex-parroco di Ruy Barbosa, oggi rettore del Seminario, ha voluto aprire come altro luogo di esercizio della carità per i parrocchiani di Ruy Barbosa).

In un’altra parrocchia della Diocesi, Tapiramutà (a 90 km da Ruy Barbosa), dove ci ha portate sr. Alessandra, abbiamo conosciuto il parroco, pe Carlos Fontenelle, che ci ha mostrato con orgoglio un dopo-scuola parrocchiale e le diverse sedi delle CEB, alcune delle quali vengono ora ristrutturate per essere trasformate in luoghi di culto, con l’aiuto dei parrocchiani.

Proprio da lui abbiamo sentito parlare per la prima volta di PODES, un’Associazione per l’inclusione dei disabili, fondata da un sacerdote belga trapiantato a Ruy Barbosa, pe Franz, che ha dato vita a tre comunità nel territorio della Bahia.

Resto colpita dalla vitalità di questa Chiesa, che è più povera economicamente della nostra, ma certamente più ricca di fantasia e di empatia.

La Diocesi di Ruy Barbosa copre un territorio pari a quello dell’Emilia Romagna e conta 10 sacerdoti brasiliani più altrettanti missionari (tra cui il nostro don Luigi e l’attuale parroco di Ruy Barbosa, pe Antonio, spagnolo) distribuiti in 23 parrocchie. Non mancano i problemi, ma forse proprio per questo avverto uno stile combattivo e umile, di chi sa di aver bisogno di aiuto, a partire dal vescovo Dom André (che è quasi al termine del proprio mandato), il quale conferma la sua gratitudine e stima per la nostra Famiglia e per la Chiesa reggiana, e che coglie anche nella nostra visita (come nella presenza di tanti missionari) un segno del cammino comune che sta arricchendo tutti.

Elisa può conoscere da vicino un altro pezzo di questa missão, accompagnando don Luigi a Lajedinho, una parrocchia rurale, che ogni domenica lo aspetta per la celebrazione dell’Eucaristia. Lascio dunque la parola a lei.

“Teresa, la custode, è una signora molto devota che vive la custodia della chiesa come la sua missione personale e quando ti trovi davanti i colori dell’altare e degli ornamenti, un azzurro intenso e un verde brillante, ti senti davvero davanti ad una bellezza curata. Nel pomeriggio, invece, Don Luigi, una volta al mese o più, se riesce, si avventura per campi secchi ed infiniti, delimitati da cancelli che bisogna aprire e chiudere dietro di sé (con un divertente sali-e-scendi dalla macchina) per evitare il passaggio del bestiame che pascola indisturbato, una mucca lì, un’altra fra 1 km! Qui vive un piccolo nucleo di cristiani, Riacho do meio, che si ritrova per la messa (alle 15 circa… cioè alle 15.40!) in una piccola casetta-scuola con un unico ambiente dove la cattedra è l’altare e la lavagna fa da sfondo alla celebrazione. La gente è molto accogliente, gli uomini più burberi ma le signore molto materne. Al termine della messa, la signora che abita vicino a questa chiesetta improvvisata ci offre una buonissima merenda, mostrandoci la sua casa, che si apre a noi come un piccolo scrigno tra cucina a legna, galline e capre e un forno costruito da lei e dal figlio. Ti rimane dentro l’idea che non le manchi nulla!”   

UN POPOLO CHE DANZA

Un capitolo a parte merita la danza, espressione tipica del popolo brasiliano e forse di tutti i popoli della terra che non abbiano dimenticato le proprie Origini.

La domenica pomeriggio, le suore di casa improvvisano in nostro onore una festa danzante, con il supporto audio e video di YouTube. Insieme agli ospiti e alle ragazze, ci lanciamo in balli di gruppo: la “Danza del pinguino”, la “Quadriglia” e “Ziriguiridum” https://www.youtube.com/watch?v=gQHeYns0FC4 (video girato a Salvador). Risate, sudore e un senso di fraternità gioiosa sono i primi frutti. Fin qui, niente di anomalo, se pensiamo ai momenti di festa nelle nostre case.

Ma dopo qualche giorno mi sono trovata nella struttura diocesana che ospita gli eventi ecclesiali principali, il CTL (Centro per la Formazione dei responsabili di comunità), all’Assemblea Diocesana annuale, presieduta dal vescovo e guidata da pe Carlos Marçal (nella veste di coordinatore pastorale) insieme a un centinaio tra preti, suore e laici impegnati. Una nota folkloristica: molti indossano magliette con scritte e immagini religiose (pellegrinaggi, Gesù, la Madonna, S. Antonio, i Sacramenti…) e il nostro don Luigi quella del 50° di don Giuseppe Gobetti. Chissà se avranno pensato che fosse una devozione del nostro Appennino?

Il programma dell’assemblea prevedeva 2 giorni e ½ di conferenze e confronti, da cui sarebbero scaturite le linee pastorali del nuovo anno. In quel contesto, che nella mia esperienza richiamava interminabili riunioni con persone molto serie e molto noiose, mai avrei pensato che l’accoglienza dei partecipanti sarebbe stata fatta con un interminabile canto (proposto da un seminarista e da una suora rock con chitarra a tracolla), con cui i presenti venivano chiamati per categorie (i laici, i seminaristi, i preti, le suore, i ritardatari…), fatti alzare, invitati a gesticolare e sculettare a ritmo di musica e naturalmente ad abbracciare i loro vicini.

Nel corso della stessa assemblea, per alleggerire il ritmo dei lavori, ogni tanto venivano eseguiti canti conosciuti da tutti, che li facevano scattare in piedi, battere le mani e muoversi insieme.

Ma il top è stato raggiunto nella cosiddetta “Notte culturale”: una serata all’aperto, con rinfresco e concerto dal vivo di una piccola band (batteria, basso e chitarrista cantante), che ha proposto un repertorio dai ritmi tipicamente latinoamericani. Molti dei presenti, tra cui preti, seminaristi e suore (quasi tutte in borghese), si sono scatenati in balli a coppie e di gruppo, infaticabili e sudati, con una naturalezza e bravura tali da farmi pensare che fin da piccoli i loro piedi abbiano imparato a camminare e a danzare contemporaneamente. A guardarli, sembrava che si fossero accordati prima, o meglio che usassero un linguaggio comune in cui ciascuno si ritrovava e riconosceva gli altri, uomo o donna, laico o consacrato, giovane o di mezza età. Un linguaggio che li univa come popolo. Il confronto era schiacciante, ma anche io e sr. Alle abbiamo ceduto alle insistenze dei rispettivi cavalieri e ci siamo lanciate in un paio di valzer. Un’altra cultura, un altro rapporto con il proprio corpo e con quello altrui. Stupore… e -lo confesso un po’ d’ invidia.

Una danza tipica della Bahia è la Capoeira, arte marziale nata dai discendenti degli schiavi africani e proclamata dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. In casa, la si può vedere abbozzata da Agdo durante il “rito” della sostituzione del boccione dell’acqua potabile. A Salvador, può capitare di incontrare artisti di strada che si esibiscono in questa specialità per farsi fotografare dai turisti. A noi è capitato il contrario: un trio di energumeni neri seminudi, attirati forse dalla pelle bianca e dalla chioma rossa di Elisa, l’hanno “catturata”, le hanno messo in mano il berimbau al posto dello smartphone (un cambio discutibile) e hanno iniziato le loro evoluzioni intorno a lei scattando foto. Appena possibile, siamo fuggite, Elisa un po’ frastornata, io piegata in due dalle risate.

 

COMPLEANNO A SALVADOR

Lunedì 18 novembre 2019 è il giorno della nostra partenza da Ruy Barbosa, ma non l’ultimo in Bahia. Essendo anche il mio 53° compleanno, non possono mancare diversi “Parabens”: al termine delle Lodi, nella Messa e infine a colazione, dove condividiamo una torta con i colori della bandiera brasiliana (festeggiata proprio in questi giorni nella memoria della proclamazione della Repubblica).

Elisa ed io ci congediamo dalla comunità con cuore grato, impegno di preghiera reciproca e una marea di abbracci, baci e qualche lacrima. Partiamo con don Luigi e sr. Manuela per un viaggio a ritroso, da Ruy Barbosa a Salvador. Ma stavolta avremo il tempo di visitare la capitale.

Salvador è un’altra faccia della Bahia. È una metropoli di 2.600.000 abitanti, che esibisce schiere di grattacieli colorati in mezzo a colline di casette colorate accatastate una sull’altra, superstrade a 5 corsie con un traffico intenso, enormi centri commerciali che si confondono con enormi chiese, appartenenti a sette evangeliche, su cui campeggiano grandi scritte religiose: “Jesus Cristo é o Senhor”. Quartieri lussuosi e strutture destinate al turismo internazionale si alternano a periferie povere e quartieri popolari, dove il traffico è congestionato e i commercianti espongono di tutto, dai vestiti (indossati da manichini appesi che paiono file di impiccati) alle bare (confezionate con rivestimenti colorati!).

Sui marciapiedi e sull’orla (il viale che costeggia l’oceano per oltre 20 km) vediamo passare uomini e donne giovani e meno giovani in tuta attillata, scarpe da ginnastica e musica nelle orecchie, impegnati nella corsa, cosa che, insieme alle palestre e alle immagini pubblicitarie in tema, mi dicono che il fitness da queste parti ha una certa importanza.

Il centro è un tripudio di musica e colori: negozi e bancarelle, ambulanti e ristoranti, esposizioni di quadri, piastrelle decorate (le famose azulejos portoghesi), vestiti tipici e stoffe africane, havajanas, strumenti musicali, esibizioni di artisti di strada, acconciatrici in costume, decoratori del corpo, passaggio di mendicanti, fotografi, turisti… è il Pelourinho, la zona in cui venivano ammassati gli schiavi africani per essere selezionati, fustigati e venduti, oggi trasformato in luogo-simbolo dell’orgoglio afro-brasileiro. Cuore religioso è la chiesa del Rosario, dedicata a Nostra Signora dos Pretos (negri), che secondo la tradizione sarebbe stata costruita dagli schiavi, dov’è possibile vedere immagini d’epoca e oggetti di culto, testimonianze di una religiosità nata dalla mescolanza tra la cultura africana e la fede cristiana importata con il colonialismo portoghese.

Camminiamo per ore, tra shopping compulsivo e fascino di una città pulsante di vita e di storia, fino a raggiungere il Farol da Barra, il faro che svetta su un promontorio affacciato sull’Oceano Atlantico, dove il sole è appena tramontato. Una pizza con vista sul mare conclude questo compleanno indimenticabile.

Il giorno dopo, l’ultimo della nostra permanenza in Brasile, conosciamo meglio la comunità dove abbiamo pernottato e che ospiterà sr. Manuela per i prossimi giorni: le Suore Francescane Immacolatine, fondate in Italia dal cappuccino p. Lodovico Acernese di Benevento. La struttura che gestiscono e in cui abitano è bella, stile marittimo bianco-azzurro, con un giardino rigoglioso e provvisto di attrezzi ginnici (evidentemente anche qui la forma fisica ha la sua rilevanza…). L’accoglienza che ci offrono è semplice e fraterna; altrettanto si può dire delle suore di Itapuã, che torniamo a visitare e a salutare prima di partire. Reti di sostegno e collaborazione tra congregazioni di diversi continenti che passano dal livello spicciolo delle relazioni personali.

A Itapuã raggiungiamo a piedi la spiaggia. Sembra una cartolina dei Caraibi: sole, cielo, palme, sabbia, scogli e le onde mosse dal vento. La bellezza della natura mi colma il cuore di alegria e di gratitudine a Dio, perché ancora una volta, nonostante le mie paure (eppure lo sapevo), mi ha ricolmata di doni.

Ecco, questa è la mia conchiglia.

Il resto sono dettagli di viaggio, tra cui un imprevisto a Lisbona, dove abbiamo dovuto salire su un aereo per Vienna, che (giuro) ci ha accolto con un valzer di Strauss, come nel concerto di Capodanno, ma lì non c’era spazio per danzare. Peccato, sarà per un’altra volta.                                                                 

Suor Antonella                                             

Um bom dia e boa semana

Qui stiamo andando bene, con calma incontrando e iniziando a conoscere persone che collaborano nella pastorale e che hanno servizi nelle comunità. Le celebrazioni nelle comunità aiutano l’incontro.

Gabriele Carlotti dall’alba di sabato è in viaggio con frei Gino risalendo il fiume Içá per visitare le comunità che vivono sulle sponde di questo fiume.
La maggior parte della parrocchia, come estensione, è lungo i 340 km di questo fiume, fino al confine con la Colombia dove il fiume continua cambiando nome.
Gabriele Burani e anch’io cechiamo di conoscere le comunità della periferia della città oltre che del centro.
Ci aiuta e ci accompagna frei Assilvio, attuale parroco di S. Antônio do Içá; è importante questo passaggio di consegne; ci vorrà molta pazienza nel cammino.

Un saluto al CMD, a te e famiglia.
Um abraço.

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Carissimi il viaggio in terra amazzonica continua. 
La scorsa settimana c’è stata l’Assemblea Diocesana; quattro giorni di incontro di laici (rappresentanti delle 8 parrocchie della Diocesi), religiose e religiosi, frati e preti insieme al Vescovo per tracciare le linee pastorali della Diocesi per i prossimi 4 anni; un gruppo di circa 100 persone.
I riferimenti principali: la realtà, le linee direttrici indicate dalla Conferenza Episcopale Brasiliana, le indicazioni del Sinodo dell’Amazzonia (anche se il documento finale del Papa non è ancora uscito). Il metodo: vedere, giudicare, agire.
Si alternano momenti di preghiera ( a turno ogni parrocchia prepara e guida la preghiera), a lavori di gruppo, a momenti assembleari.
La struttura che ci ospita è della Diocesi: semplice, essenziale. Sobrio e essenziale il cibo; self-service, tutto in unico piatto, acqua, succo di frutta e cafesinho; ognuno lava il proprio piatto e le posate, alleggerendo il lavoro delle cuoche.
L’ultimo giorno è dedicato alle conclusioni operative; il vescovo Adolfo di insiste sulla importanza di scelte condivise alle quali ognuno deve poi dare priorità.

Sabato mattino alle sei ci accompagnano al porto di Tabatinga. Il vescovo Adolfo è già là; ci aiuta per l’imbarco e si parte per la ‘nuova’ parrocchia di Santo Antonio do Içá, affidata ai Reggiani. Sono otto ore ca. di ‘lancha’ la barca più veloce fra i mezzi pubblici di trasporto: trasporta 100 persone ca. e viaggia alla velocità di 28-30 nodi l’ora; fa la linea Tabatinga-Manaus, 36 ore di viaggio! Noi con otto ce la caviamo! Otto ore di acqua in questo immenso fiume color sabbia scura e di foresta sulle sponde. Sosta in Benjamin Constant, S. Paolo de Olivença, Amaturá, porti di cittadine, sedi di comuni e di parrocchie.
Santo Antônio do Içá è la nostra meta: siamo arrivati. Graças à Deus! In pochi minuti siamo alla ‘casa paroquial’; ci accolgono i frati cappuccini: frei Assilvio, parroco, originario di questa terra, frei Gino, perugino, da quasi 50 anni in Amazzonia e frei Vito di Manaus, novizio.
Ci aiuteranno a conoscere almeno un po’ la realtà.

Un saluto carissimo a tutti e l’augurio di un buon s. Prospero. Con affetto
don Fortunato

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