Un Natale albanese

Il tempo di Natale qui in Albania è iniziato con il tradizionale concerto organizzato dalla Caritas diocesana nella cattedrale di Vau-Dejës. Si è esibito il coro polifonico di Scutari “Prenke Jakova” che ha eseguito brani di musica sacra di diversi autori, sia albanesi che stranieri, accompagnato dall’orchestra. Ai brani musicali sono state alternate letture tratte dai versi di Gjergj Fishta e dalle parole di Madre Teresa.
L’evento, che ha visto anche la partecipazione del nunzio apostolico Charles John Brown, ha riempito la cattedrale di fedeli e ha permesso di trasmettere valori come il senso
del Natale e la carità attraverso un’iniziativa culturale, insolita qui in Albania.
 
 
Abbiamo avuto ospiti a cena in Casa della Carità Nicola e Alberto di RTM, ONG con sede a Reggio Emilia che dal 1973 promuove progetti di cooperazione e solidarietà internazionale in diversi paesi del mondo. In Albania si occupa di sviluppare e valorizzare l’agricoltura familiare nelle zone limitrofe a dove ci troviamo. Qui l’agricoltura è l’attività economica prevalente, è fondata sulla piccola impresa familiare ed è difficile ricavare da essa un reddito adeguato. Questa condizione non offre prospettive ai giovani, favorisce l’emigrazione e aggrava la condizione della donna. Le produzioni agricole sono destinate all’autoconsumo e al commercio informale.
 
Abbiamo assistito allo spettacolo di Natale dei bambini dell’asilo parrocchiale di Vau-Dejës. È stata una mattina molto divertente, i bambini hanno cantato canzoni di natale (una anche in italiano) e recitato a memoria travestiti. Alessandro si è prestato a travestirsi da Babbo Natale, a distribuire i regali ai bambini e a fare le foto con loro. Il regime comunista aveva cercato di eliminare il Natale. 
Infatti tuttora è tradizione scambiarsi regali a capodanno, festa molto più sentita del Natale e l’unica che il comunismo consentiva. Babbo Natale si chiama Baba Gjyshi, ovvero Papà Nonno e l’albero di Natale pemë e vitit të ri, cioè l’albero del nuovo anno.
Abbiamo trascorso una giornata di ritiro con i ministranti e le ragazze del coro nella casa dei cappuccini a Nenshat. Guidati da motra Flora, attraverso diverse attività, abbiamo approfondito il tema del Natale. È stata una giornata che, alternando momenti di gioco, condivisione e preghiera, ci ha permesso di conoscere meglio i bambini e i ragazzi con cui stiamo condividendo quest’esperienza.
 
Dal 22 al 30 dicembre sono venuti da Reggio Don Alessandro Ravazzini, in aiuto alla diocesi per le celebrazioni di Natale, e Gabriele Spadoni di Bagnolo.
Nei giorni della vigilia e di Natale abbiamo accompagnato don Alessandro per le messe nei paesi di montagna. È stato un modo diverso di vivere il Natale, lontano dal caldo e dai festeggiamenti delle nostre case in Italia, ma ci ha permesso di avvicinarci un po’ di più al vero significato di questa festa.
Nel pomeriggio di Natale abbiamo visitato il presepe vivente nella parrocchia di Haimel, poco distante dalla nostra. È il secondo anno che i frati cappuccini della parrocchia lo organizzano.
Quest’anno lo hanno ampliato e rinnovato rispetto al precedente. È stato bello vedere i tanti mestieri del tempo, come il pastore, il vasaio, il fabbro, il sarto, che ci stupiscono perché non li
abbiamo mai visti nella realtà, ma che qui nei paesi della Zadrimë (pianura) sono la quotidianità.
 
Erano tante anche le scene rappresentate, come gli angeli che danzavano, i sacerdoti nel tempio, la reggia di Erode ed è stato bello vedere il coinvolgimento di persone di tutte le età nella realizzazione, dai bambini agli anziani.
 
 
A questo link potete vedere il video del presepe vivente.
Nei giorni successivi, approfittando della presenza di Dodo e Gabriele, abbiamo fatto visita alle Missionarie della carità (o suore di Madre Teresa) a Scutari, che vivono in una struttura che ospita
tante persone disabili. È stato un incontro difficile, ma ci ha ricordato che il Signore ci visita attraverso i più piccoli, anche se molte volte non ce ne accorgiamo e non lo riconosciamo. Abbiamo
ascoltato una testimonianza delle suore Clarisse che vivono a Scutari accanto al carcere utilizzato durante il regime comunista. Ci hanno raccontato di come è cresciuta la loro fede nonostante le
minacce del regime. In ogni epoca storica si presentano delle sfide ai cristiani, un tempo erano le minacce del regime comunista, mentre oggi sono le distrazioni della modernità che ci circonda. Sta
ad ogni cristiano alimentare la propria fede nelle difficoltà del proprio tempo. Infine abbiamo incontrato le Carmelitane di Nenshat. Due di loro parlano italiano e ci hanno raccontato la loro
vocazione e la quotidianità nel monastero di clausura. Potrebbe sembrare che la loro vita sia una fuga dal mondo, invece non è così perché sono tante le persone che le incontrano per confrontarsi
e condividere la propria vita e i propri problemi.
Abbiamo passato l’ultimo dell’anno in parrocchia insieme ai giovani. Nel pomeriggio abbiamo partecipato all’adorazione e alla messa di fine anno. Nella serata siamo stati invitati alla festa di
matrimonio di una ragazza del paese che non avevamo mai conosciuto prima, ma qui i festeggiamenti per i matrimoni sono molto estesi e durano alcuni giorni. Infine siamo tornati in
parrocchia e abbiamo festeggiato il nuovo anno giocando insieme.
Per concludere questo tempo di Natale ci siamo concessi una mattinata di riposo e siamo andati nella città di Lezhe con don Mark.
Abbiamo visitato la cattedrale, un negozio di articoli religiosi artigianali e abbiamo conosciuto il presidente di Caritas Albania. Nella foto siamo davanti alla tomba dell’eroe nazionale Scanderbeg, che nel XV secolo difese il suo paese per decenni dall’invasione ottomana. 
Ringraziamo tutti coloro che ci leggono e ci sostengono da lontano, al prossimo aggiornamento
Alessandro e Paolo
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