Nicola dall’Ospedale di Ampasimanjeva

 

Nicola Baroni da poco tempo laureato in Medicina ha deciso di dedicare due mesi di servizio all’Ospedale di Ampasimanjeva, di seguito una sua breve condivisione dell’ esperienza prima della ripartenza per l’Italia:

“Eccomi giunto da poche ore nella Capitale, per quella che rappresenta l’ultima tappa del mio viaggio in questa terra lontana da casa. Si chiude così un cerchio durato circa due mesi; un tempo che all’apparenza potrebbe sembrare sufficiente per vivere a pieno un’esperienza come quella che ho appena vissuto, ma che in realtà ora, guardandomi indietro, mi pare essere passato troppo velocemente.
Troppo è anche l’avverbio che meglio rappresenta il mio stato d’animo di questo preciso momento: troppi avvenimenti, troppi luoghi e soprattutto troppe persone si sono fatte strada nel mio cuore per poter essere ora elencate rendendo loro giustizia.
Sì perché, a parte l’aspetto professionale senza dubbio arricchente, sono state proprio le persone incontrate a fare la differenza. Perfino per uno generalmente riservato come il sottoscritto non è stato possibile rimanere impassibile davanti alla naturale accoglienza, fatta di sorrisi sinceri e sguardi carichi di un misto tra stupore e gentilezza, di cui è capace il popolo malgascio. Tutto questo ha per me trovato il suo naturale apice ad Ampasimanjeva e nel suo “Ospedale nella Foresta”. Un luogo magico, diverso da ogni ospedale che avessi mai visto prima, forse perché chiamarlo semplicemente ospedale è riduttivo. Si tratta piuttosto di un villaggio nel villaggio, un luogo dove le relazioni si intrecciano ben oltre il semplice contesto lavorativo, contribuendo a creare una vera e propria comunità.
All’interno di questo contesto così unico ho tentato di portare la mia persona ancor prima della figura professionale che rappresento, mettendomi a disposizione di chi ne avesse bisogno a partire dalle piccole cose. Non posso dire che sia sempre stato facile, talvolta il clima torrido del sud-est dell’isola, unito alla lontananza da casa hanno tentato di avere il sopravvento sul mio buon umore. In questo devo ammettere che il mio lavoro come medico in ospedale ha spesso aiutato, costringendomi a mantenere la mente occupata e concedendomi di sorprendermi ogni giorno per la forza vitale di questo popolo, costretto troppo spesso a vivere in condizioni che molti di noi riterrebbero impensabili.
Per concludere, sono fiero constatare che questa esperienza è riuscita di gran lunga a superare ogni mia più rosea aspettativa; segnando, e di questo sono certo, un punto di non ritorno per quello che sarà lo spirito con il quale vorrò affrontare le sfide che il futuro mi riserverà.
Il mio è solo un arrivederci, ne sono certo.”

Veluma.
Misaotra Betsaka.
Nicola.