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Accolti dall’Albania

Ad 1 mese e 9 giorni dalla nostra partenza, condividiamo con voi una piccola testimonianza di quello che abbiamo vissuto sino ad ora qui in Albania.

La nostra prima impressione in questa terra è stata molto positiva.

Abbiamo trovato usi e costumi completamente diversi da quelli a cui eravamo abituati in Italia.

Sono poche le donne cristiane che ancora mantengono il costume tipico ed è affascinante vedere nel velo che indossano i 500 anni di dominazione ottomana, musulmana. Anche gli usi sono differenti dai nostri, ancora oggi si possono incontrare per strada dai carretti trainati da asini e cavalli, ai pastori con le pecore e capre sino alle vacche portate al guinzaglio.

Il paesaggio che abbiamo trovato è molto particolare. Prevalentemente montuoso e brullo, conserva un’ampia quantità d’acqua distribuita in grandi laghi, uno di questi, quello di Scutari, il più grande qui in Albania.

Un aspetto considerato sacro è l’accoglienza. Anche le famiglie più in difficoltà all’arrivo di un ospite offrono tutto quello che hanno. Siamo stati così accolti in un clima di attesa e gioia, ci siamo sentiti parte di una famiglia da subito e partecipi alla vita della comunità.

È una missione tutta nuova questa, spostatasi dal villaggio ormai disabitato di Gomsiqe al cuore della sede della nostra diocesi, Vau-Dejës, a stretto contatto con la realtà parrocchiale della Casa della Carità e dell’organizzazione pastorale.

La nostra giornata comincia alle 6:30 con le Lodi in Casa della Carità. Dopo aver preparato le colazioni per gli ospiti, partecipiamo alla Messa delle 8.00 in Casa solitamente celebrata dal Vescovo mons. Simon. Dal lunedì al venerdì la mattina dalle 10, per circa 1h30, a Scutari frequentiamo un corso di lingua albanese a casa di un’insegnante. Il pomeriggio partecipiamo alle attività di catechismo e oratorio, gestite dalle Suore Dorotee della parrocchia. Da poco, su richiesta della comunità, abbiamo dato inizio ad un corso di chitarra e ad uno di lingua italiana; la partecipazione dei ragazzi è molto attiva ed è molto apprezzata questa iniziativa. Infine la giornata si conclude la sera col servizio in Casa della Carità e la preghiera.

Per la fine del mese missionario straordinario di ottobre, indetto da Papa Francesco, insieme a tutte le diocesi d’Albania, il 26 ottobre, ci siamo recati a Valona per celebrarne la chiusura.

In occasione della giornata di commemorazione dei defunti del 2 novembre, abbiamo accolto da Reggio nell’Emilia il sacerdote Don Emanuele Sica che, accompagnato dal giovane universitario Mattia Capotorto, ha celebrato nei villaggi delle montagne della nostra diocesi di Sapa. Approfittando della loro presenza abbiamo incontrato, accompagnati da mons. Simon, Suor Maria Kaleta, una vera martire vivente, in quanto è una dei pochi religiosi sopravvissuti alla repressione del regime comunista di Enver Hoxha. Durante gli anni del regime, nonostante la dichiarazione atea dello Stato albanese che vietò qualsiasi forma di culto, Suor Maria in segreto ha continuato a testimoniare la fede sostenendo la propria comunità e battezzando i suoi bambini. In ricordo dei martiri cristiani vittima del regime in questi giorni abbiamo visitato l’ex carcere, ora museo testimone del genocidio e partecipato il 5 novembre alla messa in memoria dei martiri nella chiesa a loro dedicata di Blinisht.

Ringraziamo tutti coloro che lavorano per noi e che ci sostengono con piccoli gesti e con la preghiera.

Un abbraccio,

Paolo Garimberti e Alessandro Nocera.

Ecco alcune foto nella galleria fotografica

riunione di gruppo all'ospedale di Ambokala

Impressioni sulla visita di Papa Francesco

La vista di Papa Francesco in Madagascar insieme alla storica partecipazione alla coppa d’africa della nazionale, sono stati sicuramente i due eventi dell’anno. Perché, ed è facile da intuire, per un popolo di isolani tra le ultime economie del mondo il timore di essere dimenticati dal resto del creato è grande. Va di pari passo quindi che tutto quello che accende i riflettori del mondo verso l’isola rossa per i malgasci la priorità diventa dare il massimo per fare bene.

L’unione nazionale supera le divergenze o le incomprensioni che a volte ci sono tra le religioni, e così il “Papa Ray Masina” (il santo padre) non lo aspettava solo il 20% della popolazione, i cattolici, ma letteralmente tutti quanti, perché il Papa sarebbe stato ed è il Papà di tutti.

Vi faccio un esempio: la spianata dove si è tenuta la messa in capitale battezzata “Soamandrakizay” (nome un po’ difficile da pronunciare, lo so, ma con un bellissimo significato secondo me perché letteralmente significa “il bene per sempre”), questo terreno dicevo appartiene per una parte alla diocesi e per una parte ad un uomo d’affari di fede islamica che lo ha dato per l’occasione in concessione al vescovo.

Io ho avuto la possibilità di partecipare a questa grande e calorosa accoglienza collettiva di Francesco con un ruolo privilegiato, ovvero accompagnando la seconda troupe di TV 2000. Non strettamente al seguito del Papa quindi ma anticipandolo nei suoi incontri e cercando di cogliere quello che i suoi interlocutori stavano provando prima o dopo il suo arrivo.

A stupire subito Maurizio ed Emiliano, giornalista ed operatore di TV2000 che il Papa lo seguono in tanti suoi viaggi, è stato vedere come la città di Antananarivo fosse “addobbata” per l’occasione. Con: striscioni bianchi e gialli appese ai lampioni, poster di Papa Francesco affissi ad ogni angolo (alcune foto (le mie preferite) photoshoppate dove a Francesco veniva tolta anche qualche ruga) manifesti con il Santo Padre con scritte di ben venuto in tante lingue, bandierine in vendita un po’ ovunque e bandiere vere e proprie del Vaticano e del Madagascar sventolare accanto sugli edifici. Mi dissero che non è sempre così, soprattutto in Europa, l’arrivo del Papa nelle città capita passi un po’ inosservato. Magari i malgasci questa volta avranno un po’ esagerato ed il neo presidente non ha badato a spese (e questo indubbiamente può far riflettere vedendo tante mancanze alla popolazione), ma è anche vero che il Papa tornava dopo 30 anni da Papa Giovanni Paolo II e il “calore” non si poteva solo far percepire ma si doveva anche far vedere!!

E il Papa questo calore lo ha visto sentito e ricambiato, pensate che ha voluto raggiungere quasi tutte le sue diverse mete a bordo della papamobile (cercatela in internet, è la macchina prodotta in Madagascar attrezzata a papamobile, merita) questo per dare la possibilità a tutti di poter vere, di potersi sentire parte… e il Papa, con i suoi 82 anni sempre in piedi a salutare i fedeli. Se è stata una emozione per me vederlo passare, dopo essere già stato a Roma ecc ecc… chissà cosa ha significato per un malgascio. E tutto questo in una città costantemente congestionata dal traffico, con una viabilità insufficiente per il volume di mezzi e persone che la percorrono. Ma l’organizzazione è stata devo dirlo impeccabile; la gendarmeria vaticana, quella malgascia, la polizia e l’esercito hanno compiuto un piccolo miracolo rendendo tutto semplicemente funzionate e sicuro. Niente da fare, questa gente non smetterà mai di stupirmi.

Il momento più partecipato è stata sicuramente la messa la domenica a Soamandrakizay, il luogo nella prima periferia fisicamente fino a pochi mesi fa non esisteva, le risaie sono state ricoperte di terra da riporto, terra rossa che non avendo avuto tempo per compattarsi al meglio con il costante vento di quei giorni si è asciugata divenendo poi finissima polvere che il vento alzava e spargeva ovunque. La cosa simpatica è che al termine della messa nel pomeriggio rientrando verso casa dall’ altra parte della città era ben riconoscibile chi era stato a Soamandrakizay, semplicemente perché eravamo tutti letteralmente impanati di polvere rossa!!

La cosa meno simpatica è stata affrontare quella “tempesta” la mattina. Pensate però, sono state stimate un milione di persone, mai in questo paese si era visto un numero tanto grande. E nonostante la polvere il vento, il freddo della notte e lo scarso equipaggiamento medio per partecipante hanno iniziato la veglia il sabato sera, continuato a cantare tutta la notte, per arrivare alla celebrazione della messa la domenica mattina.

Papa Francesco è un trascinatore, e ci ha regalato proprio una bella messa. A colpire è stata sicuramente l’omelia, dove il Santo Padre non ha usato mezzi termini nel condannare atteggiamenti come la cultura del privilegio e i favoritismi, in una parola corruzione. Quest’ultima è una piaga particolarmente grave e antica per il paese, non c’è tra le principali cause di blocco allo sviluppo della nazione. L’ attenzione che ha Papa Francesco di parlare ai potenti dei più piccoli per i più piccoli mi rincuora sempre.

Una sola ammonizione è stata fatta dai malgasci con cui ho avuto modo di chiacchierare nei giorni seguenti questo grande evento indimenticabile: la messa con le sue due ore scarse è durata troppo poco per gli standard quaggiù!!

Dovete sapere in fine di un ultimo regalo del destino o per meglio dire della provvidenza, io e Chiara, altra volontaria e interprete titolare per TV2000, durante la comunione siamo stati ripresi dalla regia internazionale e mandati per pochi istanti in mondo visione. Quante probabilità c’erano in quel mare di gente?? Ma non è tanto il fatto in se, il regalo è stato quello di essere stati visti da tanta gente anche di Manakara, la città in cui vivo ora, e così dal meccanico di biciclette all’impiegato dell’ufficio di RTM, dai malati del centro psichiatrico ai bimbi di strada, dalla venditrice fidata di banane fritte alla cuoca del ristorantino dietro casa non so come ma siamo stati riconosciuti!!

Il regalo è stato rincontrare queste persone e sentirsi dal loro entusiasmo per qualche bizzarra “proprietà transitiva umana” di essere stato una specie di loro inviato, non so se sono riuscito a rendere l’idea…

E poi puntuale la domanda delle domande: ma allora i malgasci sono stati all’altezza oppure “AFA-BARAKA” (disonorati, che c’è da vergognarsi)?

Be di cuore posso e possiamo rispondere che no, assolutamente niente AFA-BARAKA!!

Un grande grazie a Papa Francesco.

Lorenzo.

Don Luis con due parrocchiani

In cammino a Ruy Barbosa…

E’ un po’ di tempo che non scrivo, allora oggi 13 di ottobre, nel giorno della canonizzazione di una Santa bahiana, Santa Dulce dos Pobres, provo ad inviare due righe.

In agosto abbiamo fatto una bella Romaria, pellegrinaggio ad Alagoas, piccolo villaggio, che ricorda con affetto un’altra possibile santa bahiana, Maria Milza, una donna dedicata alla preghiera e alla carità, famosa per curare gli ammalati di ogni genere. La nostra chiesa di Ruy Barbosa, in questo luogo ha ricordato 60 anni di vita e nello stesso tempo 25 anni di episcopato del Vescovo dom André. C’è stata una bella partecipazione del Popolo di Dio, una decina di Vescovi sono stati presenti e certamente si è percepito il cammino di una chiesa in difesa della vita che, nelle piccole comunità di base, ha ancora il soffio dello Spirito che la anima.

Settembre qui è il mese della bibbia, abbiamo approfondito la Prima lettera di San Giovanni, “Noi amiamo perché Dio ci ha amati per primo”: fondare la nostra fede sull’Amore di Dio è sempre una priorità per non camminare invano o senza quell’energia che viene dal profondo del cuore.

Ho partecipato assieme alle Sorelle, all’incontro dei Religiosi della Diocesi in Ruy Barbosa, abbiamo approfondito il documento del sinodo dei Giovani; c’è stata anche una bella confraternizzazione.

In Salvador, assieme a Ir. Maddalena, abbiamo partecipato all’Assemblea Regionale dei Religiosi. Siamo stati ospiti del convento di San Francesco in centro a Salvador. Si è approfondito il senso della missione dei consacrati e guardato alcune priorità per i prossimi anni. Il tema di fondo è stato preso dal Vangelo di Gv 2. Le nozze di Cana: “Fate quello che vi dirà”, le sottolineature sono state quelle di sentire il clamore dei poveri e della terra, tessere relazioni che umanizzano, camminare insieme al laicato, procurare una spiritualità profetico-sapienziale: quel vino nuovo del Regno che anima la vita.

Alla Casa della Carità, una bella presenza delle leve: Lediane che ha terminato il suo percorso di 8 mesi, a cui si è aggiunta Isabela, che in questi giorni ha deciso di fare un anno di leva. Anche una ragazza italiana Giada, in un tempo di discernimento ha terminato qui in Brasile un anno nelle Case; è stato bello vedere giovani di diverse culture che assieme fanno famiglia coi poveri, con una bella disponibilità e gioia.

In questi mesi c’è stata anche la formazione degli ausiliari, abbiamo approfondito l’aspetto della diocesanità e quello dell’essere famiglia coi poveri.

Io continuo a collaborare nella parrocchia di Ruy Barbosa con il Vescovo Dom André, che è belga, il parroco pe. Antonio che è spagnolo, un diacono che sarà ordinato in dicembre, Fred è bahiano, ed è arrivato con noi anche pe. André che è di Malta.

Quando ci siamo tutti è come un laboratorio interculturale. La mia piccola parrocchia di Lajedinho ha fatto festa ieri della patrona del Brasile, Nossa Senhora Aparecida, per l’occasione è venuto il Vescovo Dom André che ha cresimato una quindicina di adulti che in questi ultimi tre anni hanno partecipato alla catechesi. E’ stato un bel momento anche perché l’ultima cresima, la si ricorda solo 24 anni fa; speriamo possano essere questi i nuovi discepoli missionari che rinnovano il cammino della nostra chiesa. Per quello che riguarda ancora il mese di ottobre, abbiamo molta speranza riguardo al sinodo sull’Amazzonia, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma. Anche perché si motivi ancor meglio la scelta di Reggio Emilia di essere presente in quella chiesa. Può esser un evento dove è ascoltato sia il grido sia dei popoli indigeni, sia quello della natura, che possa generare cammini nuovi che lo Spirito chiede sia alla chiesa che all’umanità.

Nossa Senhora Aparecida interceda per tutti noi, le grazie di cui abbiamo bisogno per divenire sempre più discepoli e missionari di Gesù.

Um abraço,

pe. Luis

Ruy Barbosa, 14/10/2019

 

“Son venuto da lontana via per stare in mezzo a questa compagnia..”

Ci si può preparare alla morte o non farlo, si può soffrire per una persona cara che all’improvviso non c’è più e ci si può illudere che dopo sei anni di malattia e dall’altra parte del mondo ascoltare certe parole non faranno tanto male.

In realtà sono tutte cavolate, perchè quando arriva quella chiamata si impazzisce allo stesso modo e l’unica cosa sensata da fare è prendere un aereo, supplicando dall’altra parte del mondo di aspettarti per un ultimo saluto.

Dopo tre anni e mezzo di missione, a pochi mesi dal mio rientro, è successo; non è stato facile e probabilmente non lo è ancora, ma fa parte delle proprie scelte di vita e per quanto non mi sia mai piaciuta l’espressione qui largamente usata “Faz parte”, in realtà è proprio così.

Sono ritornata in Bahia e come sempre il tempo per fermarsi è difficile da trovare.

Il 21 di settembre tanto atteso è arrivato: il Matrimonio Comunitario. Qui a Nova Redençao non si era mai celebrato prima e le aspettative erano tante: 5 coppie, dai 30 ai 65 anni, chi già sposato in comune chi no, insieme chi da 15 chi da 28 anni, con figli e nipoti.

Coppie attive nella comunità cattolica che per svariati motivi non avevano ancora detto di si davanti a Dio; da circa un anno si incontravano mensilmente, accompagnati dal don e da una suora in maniera particolare.

Si sono preparati e hanno organizzato tutto in maniera impeccabile: la cerimonia, i canti, i vestiti tutti dello stesso colore e alla fine il momento della condivisione, la torta che è stata servita a tutti i presenti alla fine della messa.

É stato un giorno importante, non solo per queste 5 coppie, ma per tutta la comunità che condivide tutto, sia i momenti felici, sia i momenti meno felici.

Un’attività importante che sto seguendo insieme ai servizi sociali del paese è un progetto chiamato “Gruppo di inclusione”: in pratica è un gruppo che include bambini dai 4 anni a giovani di 30, alcuni con disabilità più gravi altri con meno, alcuni con difficoltà di socializzazione, altri semplicemente che hanno scoperto per caso l’esistenza del gruppo.

Quello che facciamo è riunirci per fare arte insieme, e la cosa più bella è che si chiacchiera, ci si conosce, ci si aiuta, a volte si litiga anche, senza vedere nessuna diversità nell’altro, ognuno con la sua personalità.

Uno dei più piccoli ha solo 4 anni e il più grande (con paralisi celebrale) ne ha 30; bè dal primo momento è stato amore e il piccolo aiuta il grande con le maggiori attenzioni.

 

Ieri invece ci sono state in tutto il Brasile le votazioni per decidere i nuovi Consiglieri Tutelari che a partire dal primo gennaio 2020 e per quattro anni attueranno nei diversi municipi.

Qui in paese sono stati eletti in 5, in base al numero degli abitanti; è stata una giornata lunga, dalle 8 del mattino fino alle 17 si è votato e poi c’è stato lo spoglio delle schede; a mezzanotte e mezza si sono saputi i risultati, in parte attesi e in parte no.

Il Consiglio tutelare è un organo permanente e automo; i consiglieri, scelti dai cittadini, hanno il compito di assicurare i diritti dei bambini e degli adolescenti, definiti per legge.

Non è un compito facile, ma speriamo che i nuovi eletti possano attuare al meglio, in particolare in questo momento storico in cui stiamo vivendo.

Durante la giornata di votazione ogni candidato sceglie 3 persone di fiducia per essere presenti nelle sede elettorale per fiscalizzare e denunciare eventuali problemi. Una ragazza mi ha chiesto di essere sua fiscale e posso assicurarvi che è stata una giornata lunga =D. Purtroppo lei non è stata eletta, ma per me è stato un giorno di apprendimento, un’esperienza per conoscere un pò di più le persone e alcune dinamiche di questa cultura..anche questa è missione =)

“Son venuto da lontana via per stare in mezzo a questa compagnia..”

Con amore ed allegria il tuo ricordo non andrà mai via.

Ciao Nonno

 

Vanessa

Nova Redenção

dommoacyr

In ricordo di un amico dell’Amazzonia

Si è spento lo scorso 17 giugno 2019 in Brasile all’età di 83 anni Dom Moacyr Ghrechi (Servo di Maria), a lungo Vescovo di Rio Branco e Arcivescovo emerito di Porto Velho (Brasile).

Fu tra i fondatori e primo presidente, nel 1975, della Commissione Pastorale per la Terra in difesa dei diritti dei poveri.

Dom Moacyr era intimo amico di Chico Mendes, il sindacalista assassinato nel 1988 dai latifondisti e divenuto simbolo in tutto il mondo delle battaglie per la difesa dei diritti degli Indios e dei lavoratori della foresta e contro lo sfruttamento e il disboscamento dell’Amazzonia.

Insieme a dom Moacyr collaborò anche il missionario reggiano Padre Andrea Ficarelli, anche lui Servo di Maria, morto a Rio Branco nel 2015.

Grazie a questa rete di conoscenze Mons. Ghrechi fu tra i promotori, insieme al Governatore dell’Acre Jorge Viana e a don Luigi Ceppi, del gemellaggio tra le città di Reggio Emilia e di Rio Branco, che ha dato vita nel corso degli anni a numerose attività di solidarietà e di promozione umana.

Quando veniva in visita a Reggio Emilia, dom Moacyr non mancava di passare dal Santuario della Beata Vergine della Ghiara per salutare confratelli ed amici.

Con la scomparsa di dom Moacyr, l’Amazzonia e i popoli della foresta perdono uno dei loro più strenui difensori. La foresta è oggi più che mai un simbolo della biodiversità, un simbolo che ci ricorda che salvare il pianeta significa anche salvare noi stessi

Per ricordare la figura del Vescovo dom Moacyr Ghrechi e quella di padre Andrea Ficarelli giovedì 4 Luglio alle ore 18.30 verrà celebrata la S. Messa di suffragio nella basilica della Ghiara presieduta dall’amico don Luigi Ceppi, missionario lombardo, di passaggio in questi giorni a Reggio Emilia.

Madagascar bambini

Vaovao dal Madagascar!!

Ciao a tutti amici, in questo mese la mia attenzione e i miei pensieri si sono focalizzati maggiormente sui bambini.  

A scuola (centro papillon) dove presto il mio servizio, dai malati di Tbc, per strada, in ospedale.. Sono tanti i momenti che condivido con i bimbi. 
Ah, i bambini.. Certe volte mi fermo a guardarli in silenzio, SONO COSÌ BELLI, e sono anche buffi da vedere. Certo sono bambini comuni, ma sono speciali, perché cresciuti con consapevolezze, esempi e certezze completamente diverse dalle nostre occidentali. Stando con loro sì percepisce la loro grande gratitudine nel avere qui accoglienza e punti di riferimento. Sono così spontanei, semplici, si a accontentano davvero del niente e sembrano non farci caso a tutto ciò che riguarda guarda l’aspetto estetico delle cose. Vestiti strappati, rovinati, a piedi nudi, nel fango, sporchi di terra che corrono di qua e di là, risultano così belli, così tanto da attirare la mia attenzione su cose più semplici.
Così da mettere in discussione il mio concetto di ‘ normalità’. Da quando sono qui la mia normalità è diventata la loro, certi comportamenti, certe stranezze che notavo all’inizio e che mi lasciavano a bocca aperta, adesso per me sono quotidianità. Amo i miei bimbi, sono loro che giorno dopo giorno mi insegnano quanto sia bello stare al mondo in maniera così semplice. MoltoMadagascar bambini spesso gente che mi conosce dice di me  che  sono una persona coraggiosa, in realtà non penso proprio di esserlo.. anzi.
Ho preso una decisione, ovvero cambiare un po’ la mia vita e spendere del tempo in tranquillità e trovare una pace interiore. Qui ho stretto legami che non si spezzeranno mai, ad ampa ho aperto il mio cuore , qui le persone che amo devono lottare un po’ di più per riempire lo stomaco e per arrivare a fine giornata. Ma sono persone normali esattamente come tutti, e hanno tanto da insegnare.

Può sembrar strano per voi, ma sto bene e sono tanto felice, mi sento a casa. 

A quasi un anno dal mio arrivo qui in Madagascar, desidero posticipare il mio rientro di un po’.. consapevole che certo, i momenti di difficoltà ci sono stati e a volte ci sono ancora., come è normale che sia.. Ma so che ora sono in grado di affrontarli in maniera diversa perché c’è qualcuno che mi indica giorno dopo giorno la giusta strada. 
Grazie per continuare aMadagascar bambini leggermi, per rivolgermi piccole attenzioni anche da qui! 

È bello ricevere affetto! 

Veloma!

Un grande abbraccio a tutti, buona estate! 

Vi auguro di trovare un piccolo angolo di paradiso, così come Ampa lo è per me. 

Ila                          

 

Celebrazione della Vita con la Pastorale del bambini

La libertà che intendo io

Senso di impotenza: credo sia questo lo stato d’animo che più mi ha accompagnato in questi mesi.

Un’adolescente, situazione familiare abbastanza complicata, qualche anno fa è stata stuprata da qualcuno di cui avrebbe dovuto fidarsi, un sorriso magnifico. Io non la ricordavo, ma lei si ricordava di me; l’anno scorso ho accompagnato durante la gravidanza sua sorella, che dopo il parto si è trasferita in un altro paese. Un po’ di mesi fa ero andata a casa sua per informarmi sulla piccolina e ad accogliermi ho trovato S., bellissima e gentilissima, mi ha parlato di sua sorella e della nipotina, mi ha detto che sarebbero tornate a vivere qui in paese; e mentre ero sulla porta per salutarla mi ha detto con il suo sorriso migliore: <<Sono incinta!>>. Sono rientrata in casa, mi sono riseduta e abbiamo iniziato a parlare di lei, di come stava e che per qualsiasi cosa avrebbe potuto contare su di me.

Era seguita dai medici, aveva fatto gli esami necessari, ma non ci ha pensato che a 7 mesi di gestazione il piccolo sarebbe potuto nascere; quando è arrivata alla guardia medica il bimbo è nato lì e d’urgenza l’hanno portato all’ospedale più vicino con un reparto neonatale, 5 ore di strada; è arrivato vivo, ma dopo qualche ora non ce l’ha fatta.

Collera, la mia, tanta… a chi dare colpa? A lei che ha aspettato troppo prima di andare dal medico, all’ospedale troppo lontano, a chi era in ambulanza con lei che non ha fatto del suo meglio.

Lei è tornata a casa, con il suo sorriso magnifico ancora sulle labbra e con un’altra esperienza di vita che la farà crescere ancora un pò.

Tappeto fatto per il Corspus Christi

Tappeto fatto per il Corspus Christi

È una società egoista quella in cui viviamo, dove la cosa più difficile da fare è mettersi nei panni dell’altro.

Il Brasile ormai non è più considerato un “Paese del terzo mondo”, ma in realtà questo poco importa, dove c’è tanta povertà c’è sempre qualcuno che si approfitta della situazione, dove i giochi politici hanno sempre più importanza delle persone, dove gli ultimi saranno sempre marginalizzati o giudicati.

Spesso capita di sentir dire di lasciar perdere, a causa dell’ingratitudine, del menefreghismo, della mancanza di attitudine a volere il cambiamento. Ed è vero, capita che mamme che chiedono del cibo, le incontri a bere birra; che dopo aver insistito per abbreviare i tempi per fare un esame medico, la persona interessata non si presenti; si, ci sono state volte in cui mi sono sentita dire: <<Hai visto, hai fatto tanto per lei, a cosa è servito?!>>

M. è un ragazzino di 12 anni, un padre alcolizzato e una madre a cui non interessa nulla, ormai le insegnanti chiamano me quando c’è qualche problema a scuola. Lui ci prova, ma non è così facile. In questi giorni di festa (nel nord est del Brasile la commemorazione di San Giovanni è un evento culturale, è un pò come il nostro Natale, per la forma in cui è sentito e vissuto) tutte le scuole hanno presentato balli tipici di quest’epoca; 

Incontro settimanale con la pastorale giovanile

Incontro settimanale con la pastorale giovanile

M. ha voluto partecipare, le insegnanti hanno creduto in lui, è cambiato, è migliorato e oltre ad essere un bravo ballerino, ha smesso di uscire dall’aula ogni 10 minuti. Io ci spero, ci credo, anche le insegnanti ci stanno credendo e spero che ci possa credere anche lui. Con sua madre ho smesso di provarci, lei non cambierà e non ha neanche voglia.

I giorni passano, in Brasile come in Italia, lo scorrere del tempo, la quotidianità fanno parte della vita; dall’ultima volta che ho scritto: ho compiuto 30 anni; sono riuscita a vedere 2 giorni il mare; B. (una bimba con disabilità che ho conosciuto poco dopo essere arrivata qui) si è battezzata; con i giovani della parrocchia abbiamo fatto, come da tradizione, il tappeto per il giorno di Corpus Christi; c’è stata la visita di don Pietro e Stefano. E stiamo già organizzando la missione marista, ci stiamo preparando all’avvio di una nuova pastorale che si occupa di ogni forma di dipendenza, e potrei continuare ancora.

Tutti i giorni siamo in movimento, facciamo tanto, ma poi succedono cose, ci facciamo coinvolgere, alcune persone ci entrano dentro e non sempre è facile accettare quanto noi uomini siamo cattivi gli uni con gli altri.

E così, insieme al senso di impotenza, ci sono queste parole che rimbombano nella mia testa, così attuali e così piene di verità:

“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io.”

Sandro Pertini

Vanessa

Nova Redenção , 28/06/19

Incontro francescano in parrocchia

Incontro francescano in parrocchia

Siamo agli sgoccioli…

Ormai siamo alla fine dei 5 mesi qui.
Abbiamo finito un periodo in cui eravamo divise, cioè che io, Marta, ho fatto due settimane ad Uttan e nel mentre la Silvia le passava a Versova e dopo abbiamo cambiato, io sono andata a Versova e la Silvia è andata ad Uttan.

È stato utile, ma molto difficile, essere divise perché ci ha aiutato ad essere più forti e responsabili sulle scelte che facciamo tutti i giorni.
Inoltre siamo riuscite ad avere più confronto con le suore anche se è molto difficile per la lingua e per il modo di pensare.

In questi mesi ho riflettuto sulla mia vita e su quello che vorrei fare in futuro.
Per questo ringrazio chi ha permesso di farmi fare questa esperienza perché mi ha fatto cambiare alcuni aspetti della vita.
Per esempio essere più sicura di me stessa e di fidarmi delle persone che ho di fianco perché loro, in un qualche modo, mi aiutano a crescere ed essere più responsabile per me e per chi si fida e affida a me.

Non vediamo l’ora di arrivare a casa per raccontare questa nostra esperienza agli altri.

Marta e Silvia

RWANDA – Film

Verrà proiettato venerdì 7 giugno alle ore 21, presso il Teatro sociale Danilo Donati in Piazza Tedeschi, il coinvolgente film ” Rwanda” tratto dallo spettacolo teatrale di Marco Cortesi e Mara Moschini.

Alle ore 20 sarà possibile incontrare gli attori durante l’aperitivo. il costo è di 10 €

Per prevendite contattare il seguente numero 339/2949926 oppure la mail govisimone@gmail.com

Dato il numero limitato di posti si consiglia la prenotazione.

La proiezione del film è la prima serata organizzata da U.S. AQUILA FOR AFRICA che ha raggiunto la 35° edizione.

 

Lettera Giulia maggio 2019

E’ tutta una questione di fiducia

18/05/19

E’ tutta una questione di fiducia.
Penso sia questa la ragione per cui sono ancora qui.
Credo di essere una persona dalla fiducia facile, se si può dire, mi fido da subito delle persone e la probabilità di prendere delle incantonate è alta.
Sentivo il senso di colpa per non avere ancora scritto, ma avevo un po’ di confusione in testa e non sapevo come mettere in fila i pensieri.

Sono tornata in Italia e ho visto con i miei occhi quanto teniate anche voi a questa missione, inizio un po’ di più a capire cosa voglia dire partire a nome di una comunità. Dopo un mese lì so di avere le spalle coperte, ne ho avuto la dimostrazione, ognuno c’è stato, c’è e ci sarà a modo suo e questo mi rassicura molto, soprattutto nei momenti un po’ più bui. Voi avete dato fiducia a me, io ho dato fiducia a voi e non posso fare altro che dare fiducia agli altri, anche un po’ ingenuamente, ma voglio comunque farlo.

Mi sono detta tante volte e l’ho detto anche agli altri che non sarebbe stata la stessa cosa tornare qui, ma in fondo non ci avevo mai creduto veramente, mi chiedevo effettivamente cosa sarebbe
potuto cambiare: le persone sarebbero state più o meno le stesse, i luoghi anche e io, sono sempre io, non so spiegarvi che cosa ma, in realtà, qualcosa è cambiato veramente, non riesco a capirlo,
forse più avanti mi sarà più chiaro.

Sabato 11 abbiamo fatto un piccolo ritiro e rispondendo a qualche domanda sono riuscita a mettere un po’ in fila alcuni pensieri.

<< In qualunque casa entriate prima dite: “Pace a voi!” >> Lc 10,5

Da qui le domande:
– Quali sono i luoghi dell’annuncio?
– Cosa vuol dire andare nelle case?
– Qual è la mia ricompensa?
– Come faccio a capire che è ora di passare in un altro luogo?
– Come e dove riconosco che il regno di Dio è vicino? 

Penso che qualunque luogo sia luogo di annuncio a patto che si porti bene e gioia. Annunciare per me vuol dire portare del bene e con bene intendo vestiti, cibo, medicine, un sorriso, l’ascolto o la
semplice presenza, insomma tutto ciò che si ha da donare in quel momento. Non so bene come spiegarlo ma io lo sento se sto portando del bene o no, credo di riuscire a capire se la mia presenza
in un luogo o in una situazione è positiva o negativa e anche con il riscontro degli altri capisco se sto portando del bene.
lettera Giulia maggio 2019 (2)


Nel mio caso penso che andare nelle case significhi confrontarmi con le persone, parlare con loro, scoprire come vivono, lasciandomi consigliare, fidandomi di loro con il rischio di essere presa in giro.
È per questo che dico che è tutta una questione di fiducia, perché qui sono tante le situazioni in cui le cose non vanno proprio come avevo pensato, soprattutto con le persone di cui mi fido, ma quando le cose funzionano e quando capisco che la fiducia che ho nell’ altro e il bene che provo a trasmettergli è reciproco, è proprio lì, in quel momento che io mi sento ricompensata, quando le persone sono felici e io sono felice con loro allora mi sento appagata e tutte le incantonate prese fino a quel momento spariscono.
Quando è ora di cambiare luogo? Penso di sentirlo, come dicevo all’ inizio, quando il mio apporto è negativo o non necessario e di conseguenza anche i momenti in cui mi sento ricompensata sono
pochi o nulli è ora di andare. Quando non sarò più disposta a mettermi in gioco o a dare fiducia alle persone, allora saprò di non poter dare più un apporto positivo. Anche qui penso che la fiducia giochi un ruolo chiave, finché avrò voglia di provarci nonostante le cadute e i pali in faccia allora non sarà ora di andare. Come fanno alcune persone ad annunciare e avere fiducia nelle persone nello stesso luogo per tanto tempo? Forse la loro chiamata è molto chiara e forte oppure hanno la forza e la capacità di amare e di perdonare le persone che io ancora non ho e che invidio molto. È proprio in queste persone che vedo il regno di Dio, in tutte quelle persone che ci riprovano, non mollano, perdonano e tornano ad avere fiducia nelle stesse persone.

Mi piacerebbe essere in grado di farlo un giorno, la strada è ancora lunga ma per il momento posso lavorarci!

Ciao ciao,
Giulia

lettera Giulia maggio 2019 (3)