Dal Rwanda – mettersi in gioco

Kabarondo 2018 – Case Amahoro Rwanda

Le prime condivisioni del gruppo che si trova in Rwanda

Due anni dopo…. è il secondo martedì davanti al Signore a Kabarondo; come diceva sempre don Gigi… per metterci in ginocchio…
Siamo in questa casa, scelta come primo passo, primo ingresso, primo rientro… per noi che siamo ancora in tre, Giorgia, Veronica, Maurizia.
Siamo già passate nelle altre Case per salutare e vi ritorneremo per fermarci alcuni giorni in ognuna, anche con gli altri che arriveranno il 3 agosto, Valentino, Giacomo, Sofia e Sonia.
Signore aprimi il cuore, ho chiesto come prima cosa atterrando all’aereoporto di Kigali!
Come sono entrata nella prima Casa, a Mukarange, ai primi abbracci, … mi si è aperto tutto, era come se non fossi mai ritornata in Italia!
L’incontro con le persone di Casa è stato come una bomba in esplosione dentro di me, … quanto è rimasta forte la vicinanza nello spirito, il senso delle nostre condivisioni, condivisioni della vita, nella preghiera, nel quotidiano, nelle relazioni con l’esterno: parrocchie, diocesi, italiani.
In questi anni hanno elaborato modalità di comunione nella preghiera, stanno rinforzandosi nella vita comunitaria e sono molto contenta di sentirmi raccontare tante cose in uno scambio fraterno, di sorellanza.     Una ventata dello Spirito che ha fatto riprendere vitalità, presenza, significato.
Pendo e gli altri giovani che vivono e vivevano(come Emanueli) nelle Case sono cresciuti e stanno facendo scelte responsabili per il loro futuro; ragazze volontarie si sono sposate e alcuni sono diventati genitori… è davvero molto bello accogliere ed essere accolti e poterci scambiare il nostro bene e le varie novità che la vita ci ha fatto incontrare.
Anche nell’incontro con le altre persone esplode la gioia della relazione condivisa, riprendono vita situazioni e legami e la relazione si allarga, prende corpo come comunione e tutto ritorna a te, Signore:

“... Viviamo in Te, o Soffio di carità,
sorgente viva nei nostri cuori, acqua che mormora incessante:
-Vieni verso il Padre che ti attende!-
Sei trasparenza di un amore che sostiene il cosmo,
in noi presenza della Pasqua del Signore,
grido che anela sempre al suo ritorno!” (CFC)

Grazie sempre al Signore e a voi tutti, un abbraccio, Mauri

“Il mio toccare la loro vita, il nostro sfiorarci e conoscerci, sono significativi: forse l’uomo esiste proprio nel momento in cui incontra l’altro”. (Alex Zanotelli)

Se dovessi racchiuedere questa prima settimana in una parola sceglierei “incontro”. Sono stati giorni ricchi di abbracci, di sguardi, di sorrisi e di comunione. Sceglierei la parola “incontro” perchè mi fa pensare al “venirsi incontro”, tu fai un passo verso l’altro, che lo fa verso di te. Conoscevo bene il mio “passo verso” e la mia voglia di tornare ad essere qui, dopo due anni. Ma è stato emozionante arrivare ed essere chiamata per nome da chi, due anni fa, ha condiviso un piccolo pezzo di strada con me. Risentirsi a casa,come se non fossi mai andata via davvero. Tornare a condividere la quotidianità nelle cose più semplici. Abbiamo ricevuto un’accoglienza speciale, di cuore, silenziosa e raccolta intorno ad un altare in preghiera, fino a diventare un’esplosione di canti e balli a ritmo di tamburo. Mi sono di nuovo sentita parte di qualcosa di grande, qui dove la vita e la gioia di esserci prendono forma.

Un abbraccio, Giorgia

“Colui che semina il buon seme è figlio dell’uomo”. (Mt 13, 37)

Da questa esperienza spero di lasciare il mio seme, fiduciosa che esso cresca e porti con sé legami profondi con radici forti.  Veronica

“Essere missionario per me ha significato bussare alla porta di persone in nome di Colui che sta alla porta di ogni cuore, bussa e aspetta. Entrando, vi scopre un giardino e vi cerca un tesoro. Trovatolo, lo prende, gli da la sua luce, lo presenta allo smemorato proprietario e sparisce, tra lo stupore dei vicini e il canto degli angeli…”
Don Emanuele Benatti

Arrivati in Rwanda i miei sensi hanno dovuto abituarsi subito a nuovi colori, nuovi odori e nuove  parole di una lingua sconosciuta. Le cose per me più semplici e naturali nella quotidianità, qui sono state messe in discussione e mi hanno permesso di mettermi in moto per scoprire nuovi modi di relazionarmi e di porre al centro l’ altro. In questi pochi giorni, qui in Rwanda ho imparato a mettermi in discussione per ricercare la mia essenza che mi porta inevitabilmente a uscire dai miei limiti e dalle miei sicurezze per andare incontro all’altro e alla ricerca di un QUALCOSA.

Un nuovo cielo; una nuova terra da percorrere; un nuovo sorriso un po’ ebete da donare quando non hai capito nulla di ciò che ti è stato detto; un sorriso donatomi da accogliere e custodire gelosamente.

Questo per me, sono i primi giorni di Rwanda!!

buon cammino, Sonia!

“Il pellegrino è colui che cerca, accettando l’incalcolabile rischio di trovare veramente. Perché trovare significa non essere più quello che si era prima.”
D.Gandini

L’esperienza nelle case Amahoro si è presentata fin da subito sotto forma di cammino. Un cammino all’inizio impetuoso e sorprendente ma soprattutto fuori da ogni aspettativa. I primi giorni di cammino sono sempre i più intensi, dove vengono fuori le prime difficoltà, le prime paure tutto questo però guidato da un enorme entusiasmo. Mi sono letteralmente fatta travolgere dalla vita dei Rwandesi scoprendo un popolo accogliente e sincero. E’ difficile spiegare la bellezza e le mille sensazioni che sto provando, le cose da imparare e scoprire sono ancora tante. Per ora continuo a camminare seguendo le parole di Don Luigi Guglielmi: “Guardatevi dal fare troppe cose, ma cercate di essere SEGNO.”  Sofia (nome rwandese: Fossia)

 

Sono arrivato da pochi giorni, ma le sensazioni che ho avuto sono molteplici e una diversa dall’altra, se non addirittura agli opposti: paura, tranquillità, rabbia, pace, stanchezza mentale, vitalità, amore, dubbio e certezza.
La certezza di cui parlo non è presunzione, ma è certezza che nel bene o nel male quest’esperienza mi cambierà.

Spero di fare dono di tutto: dalle esperienze negative per tramutarle in ricchezze e di quelle positive per darmi forza. Una  forza che vorrei portare in Italia, per sentirmi vivo e utile e, chissà, riportare qua per acquisirne di nuova. Qui è tutto diverso e siccome so che la diversità porta a conoscenza e la conoscenza a crescita allora dico che è arrivato il momento di mettersi in gioco e di apprendere questo “diverso”; il tutto sentendomi sempre un passo indietro per poter osservare e, in questo modo, camminare con coscienza senza arrivare mai! Giacomo

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