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La Casa de Espera

Chiara Picelli, ex volontaria in Madagascar con RTM, scrive dalla sua nuova sede in Angola, dove si trova con una missione del CUAMM “Medici con l’Africa”.

Casa de Espera

Chiulo, settembre 2017

Ciao amici,
come vi avevo promesso eccomi qui a provare a scrivervi qualche prima impressione su questo nuovo paese che da due mesi mi ospita.

Mi trovo nel sud dell’Angola in un paesino in mezzo al mato… come tradurvi cos’è il mato? Diciamo una zona dove ci sono alberi non troppo grandi e non troppo alti.. e niente di più!
Il paesino in cui sono si chiama Chiulo (si pronuncia”sciulo”) ed è nato intorno all’ospedale della missione cattolica.

Ci troviamo a lato di una strada nazionale che da più a nord scende fino al confine con la Namibia che è a circa 200 km da qui, servono quindi 2 orette di macchia ora. Ma fino a una anno e mezzo fa ne sarebbero servite almeno 5 siccome non tutta la strada fino qui era asfaltata.

Il mercato a Chiulo

Quando arrivi a Chiulo e svolti subito a destra ti trovi davanti la vecchia pista di atterraggio dei piccoli aerei della missione che finisce dritta contro la chiesetta a qualche km si distanza. Lungo questa strada ci sono alcune case, principalmente di persone che lavorano in ospedale, due scuole e poi in fondo verso la chiesa a destra l’ospedale e a sinistra le nostre casette e l’ufficio dove io lavoro.
L’ong con cui lavoro si chiama Medici con l’Africa CUAMM ed è presente in Angola dal 1997 anche se qui a Chuilo da un po’ meno, e si occupa principalmente di migliorare la salute materno-infantile.

I miei colleghi italiani sono tutti medici e lavorano in ospedale: Marco è il nostro responsabile qui e lavora con la direzione dell’ospedale, Mimmo è il pediatra e con lui lavorano anche due specializzande di pediatria Maria Elena (in partenza dopo 6 mesi passati qui) e Cinzia (arrivata poco dopo di me). Al momento ci sono anche Rosita e Sara, studentesse di ostetricia che restano solo 3 settimane.

Baobab

 

 

Tra i colleghi angolani ci sono un’infermiera e una levatrice tradizionale che da qualche anno lavorano con noi e si occupano della Casa de espera (casa d’attesa).
Questa casa, nata con un progetto del Cuamm, sorge a lato dell’ospedale ed è un luogo dove le donne nell’ultimo mese di gravidanza possono venire in attesa di partorire. I villaggi intorno sono molto distanti e con la sensibilizzazione al parto in ospedale si prevengono molte morti dovute a complicazioni nel parto.

Negli ultimi mesi le donne che vengono alla casa de espera sono aumentate notevolmente, in media sono 130-150 al mese. Siccome la casa ormai è troppo piccola per accogliere tutte queste donne, intorno ci sono state messe delle tende a igloo colorate.

L’infermiera e la levatrice si occupano di accoglierle, spiegare le regole e danno poi un piccolo kit alimentare (dura solo qualche giorno, ma è comunque un auto). Ogni giorno poi fanno degli incontri di sensibilizzazione/informazione su vari temi con le gravide della casa.
La vita qui è molto tranquilla non c’è niente per distrarsi un po’, né un ristorantino, né un baretto, e quindi ci pensiamo noi: qualche sera ci troviamo per guardare un film insieme e di solito il sabato sera facciamo la pizza.

Mato

Anche fare la spesa non è facile al mercato qui (a 4 km da casa nostra) trovi solo un po’ di verdura, riso, pasta, olio di semi, sale,zucchero, niente frutta, e pesce secco. I primi negozietti sono alla cittadina a 30 km da qui mentre il supermercato un pò più grande e fornito (ma dipende, tipo è da alcune settimane che non si trova formaggio di nessun tipo, e i salumi? Questi sconosciuti..) sta a circa 150 km, non proprio dietro l’angolo insomma!

Ah sì, non ve l’ho detto ma qui a Chiulo non abbiamo la corrente elettrica: la luce arriva da alcuni generatori. Anche l’ospedale funziona con i generatori e due volte a settimana una nostra macchina va dal benzinaio a 30 km per fare le scorte di diesel e benzina per i generatori dell’ospedale, di cui anche noi beneficiamo.

Gli orari in cui i generatori dell’ospedale stanno accesi sono dalle 9.30 alle 14.30 e poi dalle 18 alle 23 durante la settimana, mentre sabato e domenica solo la sera. Generalmente noi accendiamo un po’ il nostro generatore la mattina nei fine settimana per eventuali lavatrici, per i frigoriferi, telefoni e computer.

Pista e Chiesa

Anche l’acqua corrente in casa ci arriva dal fiume tramite un sistema di generatori, pompe e cisterne di acqua. E per bere e cucinare l’acqua va sempre bollita e filtrata.
Il mio ufficio amministrativo, che si trova nello stesso cortile delle nostre case, è in un container quindi generalmente il pomeriggio, ora che fa caldo, lavoro in casa perché è impossibile starci per il caldo che fa.

In questi ultimi giorni si sente bene la differenza di clima, soprattutto la sera che non fa più fresco come prima: il caldo è arrivato e di giorno si arriva ai 37-38 gradi.
Godetevi l’autunno anche per me!

Um abraço
Chiara

Benvenuti ad una nuova puntata di MissioAlbania!

n quella precedente eravamo rimasti in attesa del ritorno di Don Stefano.
Il mese di Agosto si è aperto con il saluto di Don Alessandro Dodo Ravazzini, Sebastian e Marco, partiti il 5 e che sono stati con noi per gran parte del mese di Luglio. Tra avventure dal meccanico, risate, attività nei villaggi e incontri formativi, lo scambio Seminario-Missione ha portato frutti da entrambe le parti!

Con il ritorno del Generale, i nostri intrepidi protagonisti (Don Stefano, Fede, Virgi e Franci) sono stati alle prese con le più grandi ed impegnative avventure dell’anno: i CAMPI ESTIVI!
Come nell’anno precedente, i campi sono stati tre: uno a Korthpulë (insieme anche ai ragazzi di Gomsiqe Eperme e di Kaftall), uno a Vrrith e uno a Gomsiqe-Karma!

Per quest’avventura i nostri protagonisti non erano soli, ma accompagnati da giovani scelti, provenienti da Reggio Emilia e da Paina (l’ormai conosciuto Gruppo Mendoja!), che li hanno aiutati rispettivamente a Gomsiqe-Karma e nei villaggi di montagna.

I bambini durante il campo estivo hanno conosciuto e sperimentato la storia di Pinocchio! E l’hanno vissuta per davvero: il 18 e il 25 Agosto, come conclusione dei rispettivi campi estivi, i bambini hanno fatto un percorso all’interno delle stanze interattive sul tema di Pinocchio, preparate a Luglio nella vecchia casa delle Dile e di Gjon! Ed ha avuto molto successo: dopo aver incontrato Geppetto, il presentatore del circo, il direttore della scuola e dopo aver affrontato la balena, i ragazzi sono usciti vittoriosi dal percorso, ricevendo un “cuore nuovo”, premio per il loro coraggio! J

E dopo una mattinata intensa, comprendente campi estivi, percorso nelle stanze e pranzo con tutti i bambini, il 18 abbiamo accolto per una notte i volontari del gruppo Mendoja e le Suore Ravasco. Cena all’aperto, gara canora (vinta dal gruppo di Reggio Emilia), la veglia preparata da Suor Francesca, la condivisione sotto il ponte di Dush: che dire, abbiamo passato proprio dei bei momenti insieme!

 

Il 19 poi ci siamo di nuovo ritrovati, reggiani e milanesi, alla giornata Nazionale dei Giovani a Scutari.

Partito il gruppo Mendoja (che ringraziamo di cuore!), fino al 26 Agosto siamo rimasti in compagnia dei 13 campisti della nostra diocesi, continuando il campo estivo per i ragazzi di Gomsiqe Jakaj e Karma, senza trascurare però i momenti di svago, qualche bagno al lago, una gita al Karmelo di Nwnshat, la gita a Shurdah il 15 (con annessa Processione e tombola) e giusto qualche partita a pinnacolo!
Grazie quindi ad Alice, Sara, Nicolò, Chiara Zanelli e Chiara Sanna, Federica, Serena, Laura, Camilla, Miriam, Jennifer, Alessandro e Virginia per la vivacità e la disponibilità che hanno messo nelle relazioni coi bambini, l’impegno e la pazienza per i lavori anche più umili! Rrugë të mbarë të gjithëve J

Rimasti soli, i nostri quattro protagonisti si sono dedicati al riordino della casa e delle idee, in attesa dei cambiamenti di settembre. Seppur affaccendati, non si sono fatti sfuggire l’occasione di premiare i vincitori del concorso della biblioteca (Lexo, ndërto, dhe..) con una gita al lago di Koman! L’entusiasmo era alle stelle e i ragazzi hanno apprezzato sia il giro in barca che la visita ad un’antica grotta di cristiani.

Ed eccoci alla fine di questa puntata. Vi anticipiamo già che sono qui con noi Dodi ed Ermanno, sbarcati nell’Arca di Noè il 4 Settembre!

 

Vi aspettiamo il prossimo mese!
Don Stefano, Franci, Fede, Virgi, Dodi ed Ermanno.

Anna insieme ad un giovane del Madagascar

Madagascar – Veloma mampamanghy

Anna Picciati – Medico all’Ospedale di Ampasimanjeva in Madagascar. È rientrata l’11 settembre 2017 dopo un anno di servizio volontario.

Ci scrive:

Veloma mampamanghy, veloma mampamanghy…” E’ il ritornello di una delle canzoni che si sentiva ogni tanto per starda, per radio mentre ero sul taxy brousse, quando passavo davanti a uno dei tantissimi baracchini che vendevano qualsiasi cosa o nella piazzetta di Ampasimanjeva nel negozietto dei CD, cellulari, film (insomma…una filiale del MediaWorld). Si può tradurre come saluto di addio e per portare i saluti a chi si incontrerà una volta partiti.

Me l’hanno ripetuta tante volte nei giorni prima della parenza, tantissime. E’ ogni volta mi veniva una piccola fitta al cuore.

Ma in quei saluti che mi chiedono di portare in Italia, alla famiglia e agli amici c’è tutto il calore di questo splendido popolo.

Ed è proprio questo che spero di portare con me, in ogni piccola fitta che mi è rimasta.

Anche se qui sembra impossibile crederci, c’è ancora una terra lontana dove il tempo ha un altro valore, lo straniero ha un altro valore e anche i saluti hanno un altro valore.

Spero di rivedervi ancora cari amici malgasci, negli occhi di tutte le persone che hanno guardato al vostro valore.

A presto!

Anna

Come un arcobaleno

E così, eccoci qui ancora una volta a raccontarvi del mese che è passato!

Sono trascorsi solo 31 giorni, ma “Seems like 90, seems like 90”,ovvero “Sembrano 90, sembrano 90”, citando il musical “Jesus Christ Superstar”.

Matteo Tolomelli e Sebastian Pomi (seminaristi reggiani) e don Matteo Bondavalli a Gomsiqe

Innanzitutto, questo mese è stato un arcobaleno di visite: mancando don Stefano per un po’, l’Arca di Noè ha aperto le porte e ci siamo ritrovati veramente in buona compagnia!
Un grazie speciale alla Benny, di cui ancora portiamo sulla pelle i suoi preziosi consigli (la Virgi soprattutto)! Grazie anche a Matteo (detto Tolo), Sebastian (SeBashku), Don Matteo Bondavalli (Don Matteo), Marco (Maccò) e (peccato manchi il sonoro)… don Alessandro #Dodo Ravazzini! Indimenticabile anche la visita della Robby di Cavriago (… e indimenticabile anche la sua Torta al limone! #grazie).
Hanno rallegrato le nostre giornate non solo i reggiani, ma anche una piccola delegazione da Crema, formata da Monsignor Gianotti e Don Angelo che hanno condiviso con noi la vita di Gomsiqe e che poi hanno raggiunto i campisti cremaschi a Lezha!

Ogni persona che è passata di qui questo mese ha lasciato un’impronta nella comunità di Gomsiqe… Un’impronta di colore!

Stiamo infatti arredando, in preparazione al Kampi Verorë, le stanze dove prima abitavano Gjon e le Dile e le stiamo pitturando, allestendo e trasformando in salette interattive sul tema di Pinoku, protagonista del campo estivo di quest’anno!! E per quest’opera la Provvidenza –che in missione non manca mai- ci ha messo a fianco una pittrice davvero in gamba, direttamente da Scutari! Chiaramente questo lavoro ha impegnato gran parte del nostro tempo e della nostra pazienza…

Nonostanze -ops! Lapsus – nonostante il caldo, abbiamo continuato a vedere i ragazzi dei nostri villaggi e fare insieme un po’ di oratorio! Ed è stato meraviglioso vedere in loro la voglia di giocare, ridere, lavorare insieme, andando d’accordo! Abbiamo fatto attività sia a Gomsiqe Eperme (insieme a Kaftall), che a Korthpul e anche qui a Jakaj, insieme ai ragazzi di Karma! E tutti hanno avuto qualcosa da fare: chi giocare, chi il corso di italiano, chi il corso di chitarra e chi i laboratori manuali (che gli adolescenti hanno apprezzato molto!).

E altro super-evento del mese è stata la tanto attesa laurea di Vilma, nostra fedele collaboratrice J Shumë urime!!!!

 

E fin qui vien proprio da dire “Everything’s all right!”, cioè: “Tutto va bene!”.

Ma volete che a Gomsiqe tutto fili liscio? Volete che all’Arca di Noè non ci siano intoppi? Sarebbe una storia molto monotona e molto noiosa da ascoltare! Per fortuna le avventure con la Galloper regalano emozioni. Emozioni soprattutto negative, visto che ha pensato di rompersi per 3 volte nell’arco di un mese, lasciandoci a piedi nei posti più disparati e più disperati! (“Should I scream and shout?” – “Dovrei urlare e gridare?” …. La risposta è sì!). Ma noi le vogliamo bene anche così, coi tubi rattoppati e gli asciugamani sui sedili!

O in macchina o a piedi (come questo mese), la missione continua il suo cammino fatto di bimbi, di famiglie, di giochi, di pause, di lavoro, di ascolto, di preghiera… E fatta anche di dolori, perchè anche se spesso parliamo delle nostre attività, delle nostre avventure o dei nostri risultati, dobbiamo stavolta anche ricordare il pianto, la disperazione, il vuoto lasciato da una ragazza che ha preferito scendere dal binario della sua vita.

Una preghiera quindi per lei e, se potete anche per noi e per la nostra presenza qui (che è “nostra”, ma anche “vostra”!).

 

Un saluto a tutti voi e buone ferie! Noi siam qui trepidanti per il Kampi Verorë!!! 😀

Franci, Fede, Virgi, Don Alessandro, Marco, Sebastian e (col pensiero) Don Ste.

 

Vanessa lascia il Brasile

Brasile – due anni e non sentirli

Meno undici…e pensare che suor Marisa aveva iniziato con meno quaranta, per ricordare il periodo di quaresima; e la mia amica Sara, ormai rassegnata, mi aveva detto: “Sono pronta all’alternarsi di felicità e tristezza che ti accompagneranno fino alla fine di questa esperienza”.
Meno undici…con l’ agenda piena di cose da fare prima di partire e di cose da fare appena atterrata in Italia.

Meno undici…consapevole che saranno giorni pieni di abbracci e di lacrime;  lacrime di gioia per la grande benedizione di aver conosciuto tante persone meravigliose e lacrime di gioia perché non c’è cosa più bella di riabbracciare le persone che si amano e che da due anni sono così lontane.

Come è bello credere nei segnali di Dio, sapere che nulla accade per caso, basta circondarsi delle persone giuste e tutto sarà perfetto.

Questi ultimi mesi sono stati un alternarsi di attività differenti: la missione diocesana in Itaetè, cittadina non molto distante da Nova Redençao, che ci ha ospitato; per una settimana abbiamo visitato le famiglie, condiviso con loro le difficoltà e le piccole conquiste del quotidiano. La visita di don Pietro, nuovo direttore del centro missionario, che ha potuto conoscere la realtà in cui vivo; i suoi sono occhi nuovi, che hanno visto le grandi differenze, non abituato a questa realtà (e lo dico in senso positivo, chi arriva ha sempre un sguardo più fresco). Poi c’è stata l’esperienza dei campisti, 16 in totale, di cui due ragazze che hanno trascorso 10 giorni qui a Redençao; è stata un’ esperienza importante, non solo per loro: essere in contatto con giovani che erano in Italia fino a qualche giorno prima mi ha aiutato a cominciare a rientrare nella realtà italiana, che inevitabilmente sarà cambiata in questi due anni, come del resto sono cambiata io.

E poi ancora un altro mese di emozioni con la compagnia di mia cugina Michela. Condividere il proprio mondo così diverso con qualcuno della propria famiglia è un grande dono. Me lo diceva mia zia Suor Maria Paola dopo aver vissuto con lei nel lontano 2008 a San Paolo e lo confermo io oggi a gran voce: poter camminare per strada in un paese che non è il tuo e sentirsi comunque a casa, perché al tuo fianco ci sono occhi che fanno parte di te.  Presentarle tutte quelle persone che fanno parte della mia vita e che mi rendono felice, mostrarle che nonostante la lontananza e la nostalgia non facile da vivere tutti i giorni, qui sto bene perché le persone che mi hanno circondata in questi due anni sono meravigliose. Che la vita non è sempre facile, ma è la forza di rialzarsi che rende tutto migliore.

questo ultimo mese pieno di eventi: la gincana biblica missionaria, 100 giovani di tutte le età, di paesini diversi, che hanno vissuto momenti di divertimento, collaborazione e di tanta fede.

Organizzare tutto non è stato facile, la stanchezza si è fatta sentire, ma ne è valsa la pena!! La gioia negli occhi di un ragazzino prossimo alla prima comunione che ha vinto una Bibbia; Antonio, un uomo con problemi psichici che durante una delle prove della gincana, mentre a una ragazza veniva chiesto chi è il patrono della nostra città, le ha suggerito la risposta “Sao Sebastiao”! Le donne che dal giorno prima si sono alternate in cucina per preparare da mangiare per tutti. E potrei continuare e continuare…

Sabato prossimo 14 persone, di cui 4 fanno parte del gruppo giovani, si cresimeranno e il sabato successivo ci saranno i battesimi. La vita non si ferma , il mondo va avanti; il 21 ottobre a Reggio Emilia ci sarà la messa di invio per i nuovi missionari e il mandato di rientro per chi sta tornando. Tante emozioni, tanti momenti già pronti per essere vissuti. Ringraziare Dio è d’obbligo, ma lo è anche ringraziare tutte le persone che mi permettono ogni giorni di essere una persona migliore!!

Vanessa

 

Dalla Romaria ai reggiani in arrivo!

Padre Luigi con un gruppo di giovani

Padre Luigi con un gruppo di giovani

Vi scrivo da Utinga dopo una settimana di missioni popolari in Itaetè, una parrocchia della nostra diocesi di Ruy Barbosa. Abbiamo visitato le varie comunità; eravamo un centinaio missionari: una quindicina di sacerdoti, una ventina di suore e una settantina di laici, tra loro molti giovani hanno partecipato con grande entusiasmo a questa missione, che consisteva nel visitare le famiglie e poi incontri e celebrazioni.

Partendo dall’ascolto dalla realtà in cui vive la gente, il semplice annuncio del Vangelo, un saluto di pace che ricorda un po’ la visita di Maria ad Elisabetta, abbiamo sperimentato anche la bella e calorosa accoglienza nelle famiglie. Risvegliare e rimotivare la fede in questi piccoli paesi è sempre bello, ci fa incontrare la loro fede semplice ma anche paziente e tenace di fronte alle difficoltà della vita. Abbiamo incontrato anche persone di altre Chiese, evangelici, con un bello scambio di dialogo e comprensione.
Il tema generale della missione era “Fate tutto quello che vi dirà”, le parole di Maria a Cana.

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Missione ad intra e missione ad gentes

Ipirá – Bahia, 16-07-2017

Carissimi, alcune notizie dal Brasile, dalla nostra missione reggiana.

Innanzitutto un motivo di gioia per noi, la riapertura della Chiesa parrocchiale di Ipirá, dopo un anno di lavori; la prima domenica di luglio abbiamo riaperto la chiesa con una celebrazione molto commossa, presieduta dal nostro vescovo André. ( foto su Face-book).  Una vera ‘eucaristia’ ringraziando Dio per la possibilità di rientrare nell’edificio, e anche per lo scampato pericolo: la chiesa stava crollando e non ne avevamo coscienza! Poteva capitare una vera tragedia.

Il costo dei lavori é elevato, al di lá di quello che si pensava inizialmente, ma molte persone hanno collaborato per aiutare. Un grande aiuto economico dalla Diocesi di Reggio ( diverse parrocchie e singoli ci stanno aiutando) e dal Centro Missionario e di questo ringraziamo molto.  Manca ancora qualche lavoro per concludere, ma ci siamo quasi.   La mancanza di uno spazio grande di incontro nel centro della città  ha causato una diminuzione della partecipazione dei fedeli nelle celebrazioni e disagi per molte attività,  con continue invasioni nella nostra casa, a tutti gli orari…. Ora spero che la possibilità di celebrare in Chiesa rafforzi la comunità un poco dispersa.

Abbiamo avuto la gradita sorpresa della visita del nuovo direttore del centro Missionario, don Pietro Adani, accompagnato da Caterina (economato diocesano); sono rimasti qualche giorno in Ipirá, poi Pintadas e gli altri centri della diocesi dove operano i missionari reggiani. Abbiamo avuto la possibilità di parlare con libertà e amicizia, del passato, del presente e delle prospettive future delle nostre missioni. Credo siano stati giorni molto fruttuosi, per don Pietro con la  conoscenza della nostra realtà brasiliana, diversa dalla reggiana ( ma é sempre la stessa Chiesa di Gesù), e per noi  sentire la vicinanza della Diocesi che condivide la nostra opera pastorale, la nostra presenza in mezzo al popolo del sertão brasileiro.

Sono appena rientrato dalla missione diocesana. Ero in una parrocchia distante da Ipirá più di tre ore di auto.  Ogni anno si sceglie una parrocchie e preti, religiosi, laici da tutta la diocesi sono disponibili per una settimana di missione. Un centinaio di missionari: veniamo divisi in piccoli gruppi e ogni gruppo in una comunità, per visitare tutte le famiglie, guidare le celebrazioni, conversare con i responsabili della comunità, fare proposte per animare, per confermare o migliorare la attività pastorale.   Io ero con altri 5 in un paese di collina lontano dal centro ( circa 200 famiglie), e anche in un assentamento ( si occupa una grande zona che era di una sola fazenda e un solo proprietario, per dividerla  dando terra a tante famiglie)  abitato da 70 famiglie. Visitando le famiglie, mi colpiva il fatto che molti bambini e ragazzi di famiglie che si dicono cattoliche non sono battezzati. Un gruppo ha iniziato la catechesi per la prima comunione, ma la catechista ha interrotto.  Quasi nessuno è cresimato (l’ultima cresima risale a 40 anni fa); pochissimi sposati con sacramento del matrimonio (qualche signora vorrebbe sposarsi, ma i mariti non hanno intenzione). É un paese abbastanza isolato, con una realtà sociale diversa dalla città: non ci sono furti, non subiscono violenza, anche la droga non è diffusa tra i giovani come da noi…  ma anche  non ci sono grandi prospettive per il futuro. Ci sono molti ragazzi, pochi hanno una prospettiva.  In una settimana si è creato un clima amichevole, di stima e collaborazione che  aiuterà la comunità a riunirsi anche in futuro.  Le famiglie sono state molto accoglienti con noi missionari; la speranza è che la comunità abbia un po’ di forza  per animarsi, soprattutto nella parte di formazione catechetica.

Questa della missione diocesana annuale é una esperienza molto valida, fa sentire l’unità della diocesi e certamente aiuta la parrocchia coinvolta a re-impostarsi con maggiore coscienza.

Un saluto a tutti voi, don Gabriele Burani

Voi stessi date loro da mangiare

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.  (Mt 14, 15-21)

Ho deciso di iniziare questa riflessione con un brano del Vangelo per ricordare a me stessa e a voi tutti che spesso quello che serve è solamente la nostra fiducia. La certezza di potercela fare, nonostante tutto, a sfamare “la folla” con il poco che ci sembra di avere e di poter dare.  La storia di RTM ci insegna questo, a fare le cose con fede, a credere che nella condivisione il pane si moltiplica!

Quando mi chiedono quale è il legame tra RTM e la Missione diocesana in Madagascar non posso non pensare a questo brano del Vangelo.

Ricordo ancora uno dei miei colloqui con Don Paolo Ronzoni, i miei dubbi, la paura di non poter dare nulla, la consapevolezza che non sapevo fare cose che potessero servire al Madagascar e al suo popolo… e lui sorridente mi disse soltanto: “pensa se quel ragazzino non avesse offerto i suoi pani a Gesù… lui non avrebbe avuto nulla da moltiplicare. Tu non preoccuparti mettiti solo a disposizione …”

RTM è nato così, dalla volontà di Don Mario Prandi, dalla partenza di quella Chiesa partita per incontrare una Chiesa sorella, dall’idea di inviare una comunità. Non solo dei “missionari” ma una rappresentanza di Chiesa fatta di preti, di suore e di laici, ognuno con le sue specificità e i suoi compiti, ognuno partecipe di un progetto di comunità che si incontrano e che insieme camminano.

Sono passati 50 anni da quella prima partenza, 50 anni di impegno, di condivisione, di fatica e di gioia.
50 anni di incontri. 50 anni di comunità, forse non sempre perfetta, perché le persone non sono perfette, ma comunque 50 anni di comunità. Credo che questo più di tutto abbia segnato la nostra missione, ciascuno di noi e anche tutti i missionari delle altre diocesi e/o congregazioni che hanno incrociato il nostro cammino. La Comunità, il fare famiglia, segni tangibili di un amore che travalica e va oltre.

Sono circa 400 i laici che sono partiti con RTM, nel tempo i progetti sono cresciuti, si è passati da piccole attività strettamente legata alla missione ad attività di più largo respiro che vanno ad affrontare i problemi intervenendo sugli operatori perché i progetti continuino anche dopo la fine dei finanziamenti.  Questo altro non è che il nostro modo per mettere a disposizione quei cinque pani e due pescidi cui si parla nella parabola.

Dalla comunità missionaria è poi nata Ravinala. 30 anni nel dicembre 2017. Nata dal lavoro di Don Giovanni Voltolini e da un idea di Don Piergiorgio Gualdi. Don Giovanni in Madagascar voleva dare dignità alle persone, voleva dar loro un lavoro e non solo carità. Don PierGiorgio voleva che si costruisse un ponte non solo da Reggio al  Madagascar ma bidirezionale, anche dal Madagascar all’Italia; così a dicembre 1987 nasce Ravinala. Legata a doppio filo alla Missione reggiana in Madagascar, legata soprattutto a un popolo che aveva ed ha tanto da condividere ma ancora oggi non ha di che vivere.

RTM crede nell’idea e da subito vita al primo progetto di sviluppo dell’artigianato. Ora sono 30 anni di commercio equo in Madagascar, circa 2000 artigiani che grazie al commercio equo hanno un lavoro e vivono dignitosamente. I figli che studiano, che si costruiscono un futuro, donne e uomini che affrontano finalmente la vita con il sorriso… anche questo è missione, anche questo è il frutto della nostra missione reggiana.

RTM, Ravinala, le Case della Carità, l’intera Equipe Missionaria hanno saputo incarnare pienamente il messaggio evangelico. Ogni volta che rifletto sul nostro andare, sul nostro fare, che forse a volte sembra troppo concreto e a tratti lontano dall’andare e predicare ripenso alla parabola del giudizio universale e, anche se mi sento profondamente indegna,  non posso non credere che, in qualche modo, stiamo facendo la sua volontà.

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (MT 34-40)

Teresa Pecchini

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